Vicoretro’ 2018 : Col tono giusto si puo’ dire tutto, e Luca Cusani lo ha trovato

4 Ur eyes only

Anche quest’anno, ma non come l’anno scorso che me ne andai a Imola per vedere il concerto di quel gruppetto da sagra laggiù (non mi sembra neanche il caso di nominarvelo dato che se non li conoscete significa che siete persone agre dentro e molto tristi), mi sono spinto fino agli sconosciuti lidi di Vicopisano, in compagnia dell’amico Nicola, per la terza edizione del Vicoretrò, interessantissima manifestazione che offre una vetrina per quanto riguarda il retrocomputing.
Ottimo vino, qualche spritz, prosciutto che levati e una mattinata intera passata coattivamente tra computerS di trenta-quaranta anni fa e giovanissime ragazze immagine (tante anche orientali) appositamente predisposte dall’organizzazione a saziare la nostra sete di sapere, nostalgia, e occhi a mandorla. Eh sì, that’s unbelivable, vero? Esatto. Avete ragione. Le ragazze immagine non c’erano (neanche quelle orientali) ma in compenso c’era lui: Luca Cusani. Segretario dell’associazione Vicoretrò e P.R. ufficiale della manifestazione. In ordine di importanza, l’ultima cosa che mancava a Luca erano gli occhi a mandorla.

Meantime all’ingresso del Vicoretrò 2018…

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Eravamo due amici al bar (e uno sputava fiamme) : Dragonheart

Quando nel 1996 uscì al cinema Dragonheart, gli effetti digitali del drago generato al computer vennero considerati innovativi. A livello tecnologico fu una specie di piccolo scatto in avanti come lo era già stato Giochi Stellari nel 1984.
Riguardarlo adesso, ai tempi della PlayStation 4, non impressiona più come prima, anzi, impressiona come possono impressionare i suoi sequel direct-to-video, il più recente dei quali, cazzarola, è uscito appena l’anno scorso.
Quando andai a vedere questo primo, inimitabile film, avevo 24 anni e pensavo che Jim Carrey fosse l’uomo più divertente della terra, ero sicuro che le tette di Pamela Anderson fossero più genuine e cariche di valori nutrizionali di una forma di Grana Padano, e reputavo J-Ax un musicista ganzissimo che lottava contro il sistema. Quando avevo 24 anni, mi sbagliavo su un sacco di cose, ma su Dragonheart forse ci avevo visto giusto.

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Se un videogioco avesse le palle sarebbe Marble Madness

20 febbraio 2013
La radiosveglia si accende alle cinque e mezza.
Mark Cerny si drizza a sedere sul letto come fosse un pupazzo a molla. Piedi in terra. Due metri avanti, tre metri a sinistra, preme l’interruttore e accende il neon sullo specchio del bagno. Si guarda, si riconosce, e tira un sospiro di sollievo.
Abluzioni varie, barba, profumo, e un’acconciatura studiata con metodo: seriosa abbastanza da confacersi all’evento, ma quel filino anarchica per onorare il suo spirito ribelle.
Colazione americana velocissima prima di fasciarsi in un completo di Armani.
Bacio alla moglie che è rimasta coricata. Bacio al cane che gli saltella intorno scodinzolando. Bacio al pupazzetto di Kermit la rana che gli ha sempre portato fortuna. Non bacia i figli che quelli è bene che non si sveglino, e alle 6 è già fuori di casa per infilarsi nella Limousine che lo attende silenziosa.
New York è buia, fredda, ed è ancora notte. Tante luci spente, silenzio. La Hammerstein Ballroom, un teatro tra la 34esima strada e l’ottava avenue, ha l’aspetto di una cattedrale. La cattedrale dei videogiochi dove lui, oggi, esattamente dalle 18 in poi, darà il solenne annuncio al mondo intero: Sony lancerà la Playstation 4 e non ce ne sarà più per nessuno.
Sarà un annuncio epocale, un evento storico per il quale si è preparato meticolosamente. La console più potente, la SUA console, val bene una levataccia pur di riuscire ad orgBAM!are alla perfBAM!one lo spTHUD!colo più belBAM!

Mark Cerny apre gli occhi. Si guarda attorno. Stanno bussando violentemente alla porta. Sono le 9.34 e la sveglia non ha suonato. Rischia concretamente di perdere l’aereo per New York. Afferra la prima camicia che trova nell’armadio, si impiastriccia i capelli di gel, e si precipita fuori dalla sua stanza d’albergo.

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RetroEdicola Videoludica : VIDEO GIOCHI del Gruppo Editoriale Jackson

Immaginate la scena. Sono i primi anni ’80 e il boom dei videogiochi e dei computer domestici sta esplodendo in tutta Italia. Da Milano a Palermo, le case di tutto il paese sono invase da microcomputer e console, mentre nel 1983, migliaia di bambini italiani strappano eccitati la carta di un regalo di Natale o di compleanno trovandoci dentro un Atari 2600, uno ZX Spectrum e, molto probabilmente, un Commodore 64.
I videogiochi, insieme alla BMX, sono il regalo più ambito dalla stragrande maggioranza dei ragazzini, e molti genitori senza una vaga idea di cosa siano o come si possano giocare, si sentono quasi obbligati a separarsi da ingenti somme di denaro per donare alla propria prole la possibilità di giocarli, acquisendo, di conseguenza, le abilità necessarie per affrontare la vita nel XXI secolo prossimo venturo. In questo clima di isteria tecnologica l’unico vero punto di riferimento per la nuova generazione elettronica è rappresentato dalle riviste informatiche come VIDEO GIOCHI e, successivamente, ZZAP! Del primo vorrei provare a parlarvi e, credeteci, un mondo fatto così è esisitito veramente! (non sono pazzo. Mia madre mi ha fatto controllare).

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Ridendo e scherzando si digeriscono i cattivi : Salto Nel Buio

Salto Nel Buio è un film di Joe Dante, e Joe Dante  è uno di quei registi da incolpare quando, parlando dei film che passavano al cinema durante la loro infanzia, i cresciuti negli anni ’80 non riescono mai a starsene zitti.
Il nome di Joe Dante non è così famoso, non è altisonante come quello di Steven Spielberg o George Lucas, ma nonostante tutto riesce a farsi ricordare per un pugno di altalenanti pellicole che hanno pressofuso mnemonicamente le sinapsi di una generazione e, insomma, anche se tra poggi e buche, Joe Dante è riuscito a definirsi una bella carrierina dove film blockbuster si sono alternati a fiaschi paurosi. E tutto questo enorme giro sulle montagne russe si è scatenato quasi per scherzo, anzi, per una scommessa che vi racconto giusto prima di parlarvi del suo Salto Nel Buio.

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Solo Feccia Ribelle : La storia di Han Solo nell’Universo Espanso

Lunedì scorso è arrivato l’ultimo trailer di Han Solo – A Star Wars Story, il film che darà un retroscena nuovo di zecca all’iconico contrabbandiere corelliano dopo che l’impero del male Disney ha deciso di derubricare la sua fedina penale nel comparto LEGENDS.
Nel nuovo canone che verrà definito c’è, relativamente, una lavagna vuota su cui scrivere.  Al contrario, nella precedente timeline dell’universo espanso c’erano dozzine di romanzi, fumetti e giochi che avevano arricchito ogni piccolo dettaglio del suo passato. E mentre non si sa ancora quanto di questo dettagliame rimarrà nel nuovo corso, è giusto fare il punto su quello che sappiamo fino ad ora. Per questo, grazie a una pennetta USB che mi è stata consegnata a mano in segreto da una persona di cui non posso fare il nome (William Shatner), adesso posso raccontarvelo.


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Han Solo e’ una puttana : Come i Fanboys salvarono Fanboys

Giuro che non ho scelto di rivedere Fanboys perché voglio cavalcare l’onda della popolarità di Ernest Cline. È vero, Ready Player One è praticamente ovunque in questo momento, e chiunque sull’internet vi ha già fatto sapere la sua opinione a riguardo nel bene e nel male. Ma, a conti fatti, io è dal 2013 che non mi annoio più, e considero Ernest Cline un po’ responsabile di questa cosa.
Giuro che non c’entra neanche il fatto che la regia di RPO sia di Steven Spielberg, uno dei miei registi adolescenziali, il quale, con la trasposizione cinematografica del romanzo di Cline è passato istantaneamente da ex-re Mida di tempi andati e incerto produttore televisivo a rassicurante garanzia di qualità dietro la macchina da presa.
Ho scelto di rivedermi Fanboys per un altro motivo. Per capire da dove arriva tutta questa mia curiosità per quello che accade all’interno del cervello di Ernest Cline. Uno che nella vita vera va in giro con una DeLorean, sta in fissa da anni per la fantascienza, i videogiochi, i fumetti, un severo contorno di cazzate adolescenziali e, magari (spero per lui) qualche tetta clandestina.

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Non si esce vivi dagli anni ’80 : La rece senza spoiler di Ready Player One

Credo si possa tranquillamente dire che ultimamente (gli ultimi 10 anni) Spielberg abbia un po’ perso lo smalto. The Post sarà stato pure bello, sarà stato pure nominato per sacco di premi Oscar, ma a noi regaz non è che ci abbia esaltato più di tanto. Il Grande Gigante Gentile avrebbe dovuto essere magico e straziante, ma invece è stato lungo e noioso. Tintin era… Boh? Com’era Tintin? Io ancora non l’ho capito. Lincoln urlava “AMERICAAA” da lontano un chilometro. War Horse era melenso, e non voglio parlare di Indiana Jones E Il Regno Del Teschio Di Cristallo perché tutti sappiamo che non è mai esistito.
Il Ponte Delle Spie? Beh. Il Ponte Delle Spie è un bel filmone di spie, un po’ polpettone, certo, ma non è esattamente quello per cui eravamo entrati quando abbiamo letto  il nome di Steven Spielberg sul poster appeso fuori dal cinema. Ready Player One, invece, lo è. È un film perfettamente Spielberghiano, e dopo averlo visto posso dirvi che non riesco a immaginare qualcun’altro che sarebbe stato in grado di farlo così bene come ha fatto lui.

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La sacra scuola di menare e sfasciare auto : Mad Max Oltre La Sfera Del Tuono

Il mondo in cui viviamo non è perfetto, siamo tutti d’accordo, ma sicuramente batte dieci a uno un deserto senza fine popolato da gente disperata e cannibale. A tal proposito tengo a precisare che l’unico personaggio post apocalittico che mi sia veramente interessato è stato Kenshiro, il quale nella gloriosa trilogia di Mad Max (recentemente diventata quadrilogia ma senza Mel Gibson) ha pescato infilandoci le braccia fino al gomito. Ma se ci penso bene, quella di Mad Max è una serie di film strana perché non sono neanche dei veri film. Più della metà di essi sono solo scuse divertenti per inseguimenti futuristici in auto nel bel mezzo di un deserto, e per esibire addominali ritenuti illegali in più di sedici stati dell’Unione, ma c’è un film che si erge sopra a tutti e quattro. Uno che, si dica quello che si dica, ha definito il mito di Mad Max ai suoi fan. Sto parlando dell’immortale Mad Max: Oltre La Sfera Del Tuono, che è di gran lunga il più commerciale del franchise ma se lo riguardi adesso lo ritrovi ancora in perfetta salute.

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In offerta alla Lidl : ATARIBOX alla Game Developers Conference 2018

Questo articolo ha una precisa funzione sociale. Come voi, anch’io ho una figlia, diversi nipoti, persone care di svariata natura, e sono molto preoccupato dalla loro completa estraneità al fatto che Atari presenti Ataribox al GDC 2018. Pensate che la mia bimba, che ha 7 anni suonati, non ha ancora provato a tenere in mano un vero joystick Atari, o fatto brillare un’asteroide in Asteroids, o contemplato la poesia di un carro armato che esplode in Battlezone. Mi contorco dialetticamente da mesi cercando di convincere i frequentatori del blogghino che giochi come Centipede o Gauntlet siano fondamentalmente degli educational pieni di importanti lezioni di vita. Ho provato anche a dirgli: «Oh dai, ragazzi. Se avete creduto in Ouya, Ataribox farà proprio al caso vostro. È più o meno la stessa cosa, ma con un marchio prestigioso sopra!»
Ma niente. Non se la sono bevuta.
SPOT!


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