Solo Feccia Ribelle : La storia di Han Solo nell’Universo Espanso

Lunedì scorso è arrivato l’ultimo trailer di Han Solo – A Star Wars Story, il film che darà un retroscena nuovo di zecca all’iconico contrabbandiere corelliano dopo che l’impero del male Disney ha deciso di derubricare la sua fedina penale nel comparto LEGENDS.
Nel nuovo canone che verrà definito c’è, relativamente, una lavagna vuota su cui scrivere.  Al contrario, nella precedente timeline dell’universo espanso c’erano dozzine di romanzi, fumetti e giochi che avevano arricchito ogni piccolo dettaglio del suo passato. E mentre non si sa ancora quanto di questo dettagliame rimarrà nel nuovo corso, è giusto fare il punto su quello che sappiamo fino ad ora. Per questo, grazie a una pennetta USB che mi è stata consegnata a mano in segreto da una persona di cui non posso fare il nome (William Shatner), adesso posso raccontarvelo.


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Han Solo e’ una puttana : Come i Fanboys salvarono Fanboys

Giuro che non ho scelto di rivedere Fanboys perché voglio cavalcare l’onda della popolarità di Ernest Cline. È vero, Ready Player One è praticamente ovunque in questo momento, e chiunque sull’internet vi ha già fatto sapere la sua opinione a riguardo nel bene e nel male. Ma, a conti fatti, io è dal 2013 che non mi annoio più, e considero Ernest Cline un po’ responsabile di questa cosa.
Giuro che non c’entra neanche il fatto che la regia di RPO sia di Steven Spielberg, uno dei miei registi adolescenziali, il quale, con la trasposizione cinematografica del romanzo di Cline è passato istantaneamente da ex-re Mida di tempi andati e incerto produttore televisivo a rassicurante garanzia di qualità dietro la macchina da presa.
Ho scelto di rivedermi Fanboys per un altro motivo. Per capire da dove arriva tutta questa mia curiosità per quello che accade all’interno del cervello di Ernest Cline. Uno che nella vita vera va in giro con una DeLorean, sta in fissa da anni per la fantascienza, i videogiochi, i fumetti, un severo contorno di cazzate adolescenziali e, magari (spero per lui) qualche tetta clandestina.

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Non si esce vivi dagli anni ’80 : La rece senza spoiler di Ready Player One

Credo si possa tranquillamente dire che ultimamente (gli ultimi 10 anni) Spielberg abbia un po’ perso lo smalto. The Post sarà stato pure bello, sarà stato pure nominato per sacco di premi Oscar, ma a noi regaz non è che ci abbia esaltato più di tanto. Il Grande Gigante Gentile avrebbe dovuto essere magico e straziante, ma invece è stato lungo e noioso. Tintin era… Boh? Com’era Tintin? Io ancora non l’ho capito. Lincoln urlava “AMERICAAA” da lontano un chilometro. War Horse era melenso, e non voglio parlare di Indiana Jones E Il Regno Del Teschio Di Cristallo perché tutti sappiamo che non è mai esistito.
Il Ponte Delle Spie? Beh. Il Ponte Delle Spie è un bel filmone di spie, un po’ polpettone, certo, ma non è esattamente quello per cui eravamo entrati quando abbiamo letto  il nome di Steven Spielberg sul poster appeso fuori dal cinema. Ready Player One, invece, lo è. È un film perfettamente Spielberghiano, e dopo averlo visto posso dirvi che non riesco a immaginare qualcun’altro che sarebbe stato in grado di farlo così bene come ha fatto lui.

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La sacra scuola di menare e sfasciare auto : Mad Max Oltre La Sfera Del Tuono

Il mondo in cui viviamo non è perfetto, siamo tutti d’accordo, ma sicuramente batte dieci a uno un deserto senza fine popolato da gente disperata e cannibale. A tal proposito tengo a precisare che l’unico personaggio post apocalittico che mi sia veramente interessato è stato Kenshiro, il quale nella gloriosa trilogia di Mad Max (recentemente diventata quadrilogia ma senza Mel Gibson) ha pescato infilandoci le braccia fino al gomito. Ma se ci penso bene, quella di Mad Max è una serie di film strana perché non sono neanche dei veri film. Più della metà di essi sono solo scuse divertenti per inseguimenti futuristici in auto nel bel mezzo di un deserto, e per esibire addominali ritenuti illegali in più di sedici stati dell’Unione, ma c’è un film che si erge sopra a tutti e quattro. Uno che, si dica quello che si dica, ha definito il mito di Mad Max ai suoi fan. Sto parlando dell’immortale Mad Max: Oltre La Sfera Del Tuono, che è di gran lunga il più commerciale del franchise ma se lo riguardi adesso lo ritrovi ancora in perfetta salute.

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In offerta alla Lidl : ATARIBOX alla Game Developers Conference 2018

Questo articolo ha una precisa funzione sociale. Come voi, anch’io ho una figlia, diversi nipoti, persone care di svariata natura, e sono molto preoccupato dalla loro completa estraneità al fatto che Atari presenti Ataribox al GDC 2018. Pensate che la mia bimba, che ha 7 anni suonati, non ha ancora provato a tenere in mano un vero joystick Atari, o fatto brillare un’asteroide in Asteroids, o contemplato la poesia di un carro armato che esplode in Battlezone. Mi contorco dialetticamente da mesi cercando di convincere i frequentatori del blogghino che giochi come Centipede o Gauntlet siano fondamentalmente degli educational pieni di importanti lezioni di vita. Ho provato anche a dirgli: «Oh dai, ragazzi. Se avete creduto in Ouya, Ataribox farà proprio al caso vostro. È più o meno la stessa cosa, ma con un marchio prestigioso sopra!»
Ma niente. Non se la sono bevuta.
SPOT!


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Vampiri playboy che ti soffiano la ragazza : AMMAZZAVAMPIRI

La butto lì, i miei film di vampiri preferiti sono quelli ambientati ai giorni nostri, quelli che prendono l’antico mostro che spesso ha centinaia di anni e lo contestualizzano nell’ambiente moderno.
Ovviamente, NO, non sto parlando di QUESTO, e se lo avete anche solo pensato il servizio di sicurezza provvederà a sbattervi fuori da questo blog con la velocità di un tappo di champagne.
Sto parlando di cose serie come Ragazzi Perduti, Dal Tramonto All’Alba, e robe così.
Per arrivare finalmente al punto, Ammazzavampiri è giusto quello che mi mancava per aggiungere più carisma e sintomatico mistero a questa virtuale valle di lacrime. Anzi, vi chiederete perché non l’ho recensito prima. Il fatto è che passo attraverso fasi alterne in cui mi innamoro e disinnamoro del genere, e tra una fase e l’altra possono passare anche 27 anni, ma dopo aver visto questo Ammazzavampiri ho reinstallato nel cervello la mia brama per i succhiasangue, imparato che dovrei sempre credere a quello che dicono gli amici, e non presentare mai la mia fidanzata a mostri galanti, sexy e sofisticati.

Mogli che bramano l’iPhone X

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Orgoglio e Pregiudizio e Commodore : Dal Commodore 64 al C64 Mini

Arriva il C64 mini e siamo contenti, ma per entrare in empatia con lui dobbiamo tentare di ricordarci a che punto stava la tecnologia a metà degli anni Ottanta. Adesso concentratevi. Chiudete gli occhi e calatevi in situazione: [dissolvenza]
Mentre noi abbiamo un amico figo con un home computer, il mondo del cinema e della televisione comincia a sfruttare questo argomento per raccontarci storie futuribili che di colpo diventavano plausibilissime. La rivoluzione informatica ha luogo portando in ogni famiglia italiana uno strumento grazie al quale si riesce a fare cose apparentemente impossibili se non dentro a un episodio di Star Trek. Le madri di tutta la nazione si autoconvincono che il semplice uso di un accrocchio elettronico trasformerà i loro figli nei nuovi Einstein del 21° secolo. Ma come accade tutto questo? Come si arriva all’informatizzazione di massa scardinando un monopolio informatico riservato a una ristretta elite? Come avviene lo scatto culturale che ci farà considerare il computer come un accessorio indispensabile nel salotto di casa? Certo, noi siamo deboli, pieni di menate e fallibili, ma siamo guidati dal Giusto. Ecco perché il Commodore 64 è sceso tra di noi per mostrarci la via.
Sigla!

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The Great Videogames Swindle : Di Billy Mitchell, Todd Rogers, e Twin Galaxies

Ha ancora senso per me parlare di videogiochi arcade nel 2018? I primi che ho recensito sono stati quelli laser di Don Bluth, con Dragon’s Lair e compagnia bella, nel lontano 2012, anno di fondazione del blogghino. Da allora non li ho più mollati: Pac-Man, Donkey Kong e pure Crystal Castles. Ne ho giocati parecchi, ne ho recensiti altrettanti e, parallelamente, ho scoperto un mondo di gente che li adora e ci gioca con impegno ancora oggi. Vere e proprie organizzazioni che certificano la veridicità di un record, veri recordman, uomini immagine promotori di sé stessi e di tutto l’indotto, film, documentari, libri, parodie o esplicazione dell’intrattenimento arcade.
Dentro di me ho sempre avuto un grosso dubbio: ma tutta questa gente ci è o ci fa? Sono persone genuinamente innamorate di un vetusto sistema di intrattenimento, oppure, – scusate – egocentrici che vogliono sfruttare la buona fede dei nostalgici per ricavarne notorietà e profitto? Anzi, doppio scusate, TRUFFATORI? Eh, mi sa che alla fine la risposta l’ho sempre saputa, è stata dentro di me fin da quando Billy Mitchell pretendeva di entrare alle feste nella Bit-elloni Mansion con quella cravatta ridicola dicendo all’ingresso: «Oh, ma io di qui e io di là. Io ho fatto il record a Ms. Pac-man, Donkey Kong, e Burgetime!» Fulvio Lazzaretti ed Emiliano Buttarelli chiudevano un occhio e lo facevano entrare, ma noi tutti l’avevamo capito, e come l’avevamo capito noi, l’avete capito pure voi, amici lettori.

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Buongiorno galassia : la prima stagione di Star Trek Discovery

Ciao, mi chiamo Simone Guidi e penso che sia il momento di fare il punto su Star Trek e quello che Gene Roddenberry avesse in mente.
Bene. Diciamo che il vecchio Gene voleva aprire una finestra sull’umanità e mostrarci come noialtri, intesi come specie, potessimo trionfare sui nostri fallimenti. Voleva dirci che in fondo (ma proprio in fondo, eh?!) abbiamo il potenziale per elevarci al di sopra dei nostri istinti più bassi ed essere veramente delle brave persone. Il tutto avvolto e confezionato in un contesto di avventure, eccitazione, e signorine verdi sexy.
Roddenberry ha usato il suo telefilm di fantascienza per affrontare il razzismo, il sessismo, l’uso di droghe, il lavoro, l’invecchiamento, la guerra, la tecnologia, il terrorismo, e l’annoso problema dei Triboli (di cui c’è molto da dire ed è ancora irrisolto). L’impatto culturale del suo show è stato altissimo e non può essere negato.
E Star Trek Discovery?  Cos’è che ha esattamente in mente Star Trek Discovery? Ecco. Tanto per iniziare…

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Messo insieme con lo scotch: la rece di The Cloverfield Paradox

Nel corso degli ultimi dieci anni è capitato un sacco di volte. Nelle sue produzioni, Jeffrey Jacob Abrams ci racconta una storia, durante la storia accade un incidente clamoroso che getta i protagonisti in una situazione precaria e molto, molto pericolosa, ci si imbatte in un mostro, si scopre un piano malefico estremamente arzigogolato che era lì pronto da tipo 40 anni, o si piomba direttamente in un ambiente che se non è proprio alieno, è totalmente assurdo. Poi, così, di colpo, la trama sfugge di mano e assume dei risvolti incomprensibili. Si eleva a un livello di interpretazione che sconfina nel filosofico e lascia lo spettatore basito, in un limbo strano in cui non si capisce se il problema è suo che non è intelligente abbastanza per comprenderne la complessità, oppure lo stanno prendendo ferocemente per il culo. Alla fine, se è una serie televisiva, bisogna aspettare un’altra settimana con la speranza di capire. Se è un film che non appartiene a un franchise famoso, qualcuno mette in piedi un diversivo suicida il cui scopo è mascherare il fatto che la trama sia andata completamente in vacca. The Cloverfield Paradox è un film prodotto da Jeffrey Jacob Abrams, vedete voi cosa può essere.

Ma questo è un malocchio?!

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