Perdona i tuoi nemici, ma non prima di averli impiccati : La rece di DENTE PER DENTE

C’è un antico proverbio Klingon che dice: «la vendetta è un piatto che è meglio gustare freddo. Ed è molto freddo, nello spazio.»
Ecco. Come tutte le trilogie che si rispettino, anche la trilogia dei libri di Francesco Muzzopappa ha un terzo capitolo, e parla giustappunto di vendetta.
Dente Per Dente si presenta già bene così, dal titolo che lascia poco margine a qualsiasi tipo di fraintendimento.
Sfiga vuole che di Dente Per Dente mi siano arrivate prima le recensioni positive che la possibilità di leggerlo. Peggio ancora, le recensioni positive non erano solo tali ma anche al superlativo: bellissimo, intensissimo, non potete capirissimo! Quattro stelle e mezza. Cinque! Novantundici stelle! E infine, la chicca: Per capirlo davvero dovete leggerlo due volte!
Dunque, a parte tutto il bel dire, quella del «va letto due volte» è un po’ la frase preferita di chi non capisce i libri alla prima e cerca di dare la colpa a qualcun altro perché non trova nessun valido motivo per darla a se stesso, però, ecco, finalmente sono andato in ferie e così me lo sono letto. Oh, ragazzi, che forte questo Muzzopappa. Oltre che essere un bravo scrittore il suo libro non è difficile da capire, ma manco per sbaglio.
Sigla.

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Lottare per la supremazia Videoludica : la prima console war fra Atari e Intellivision

Ah, la vecchia scuola dei videogiochi. Che bei tempi di pionieristiche scazzotate erano quelli, vero? Qui in Italia lo scontro tra titani avvenne a partire dal 1982, e almeno inizialmente i due colossi che si spintonavano erano l’Atari 2600 e l’Intellivison di Mattel. Ognuno di noi, ragazzini neanche tanto brufolosi, ha avuto un compagno di classe ricco o un cugino agiato in possesso di un Atari o un Intellivision, e se per caso questi due soggetti si incontravano per strada, la zuffa era assicurata. Entrambi sarebbero stati disposti a giurare sui propri parenti fino alla terza generazione ( tranne le mamme. Quelle no. Le mamme si dovevano lasciar stare) che il proprio sistema di gioco era migliore dell’altro. Che i giochi che giocavano su uno erano migliori di quelli che si potevano giocare sull’altro. Ma quanto di vero c’era in questo? Quando cantavano le lodi della loro console, i fan di Intellivision erano soltanto dei palloni gonfiati oppure l’Atari 2600 aveva veramente tutti questi brutti giochi? Gran parte dello scontro si giocò sul campo del marketing, e lì, cari corridori miei, contro Atari non ce n’era per nessuno.

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Date un premio a quest’uomo : ho finalmente visto SPLIT

Oh, grazie a Dio, l’ultimo film di Night Shyamalan è venuto bene. Lo so. Adesso state pensando a come si pronuncia il cognome di questo regista, vero? Ve lo dico io: si pronuncia SCIAMALAN, me l’ha detto in confidenza Google Traslate. È un regista sopravvalutato, è vero. È un regista che ha vissuto tempi migliori, è vero anche quello. Io, ad esempio, ero uno di quelli che quando leggeva i titoli: «Shyamalan è il nuovo Spielberg!» quasi quasi ci credeva, poi il tempo è passato, i passi falsi sono stati innumerevoli, e nel mio immaginario Shyamalan è diventato una figura sempre più simile a LENTINI ( o DONNARUMMA, se torna meglio a voi giovani), cioè: più che altro un fenomeno montato dai media che purtroppo delude sul campo.
FERMI! Non sto cercando di convincervi che SPLIT sia il thriller psicologico più spaventoso di sempre, perché semplicemente non lo è. Dico solo che, dopo il convincente THE VISIT, il grande talento di James McAvoy riporta in serie A un regista che si era un po’ appannato.

Intanto, nel 2002…

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Una ragione per vivere e una per morire : i trailer del Comic-Con 2017

A San Diego il Comic-Con 2017 è ufficialmente finito e lo ha fatto col botto. Mai come quest’anno ci arrivano così tante grandi novità dal settore dell’intrattenimento, e infatti eccole! Maledetti nerd assetati di emozioni che non siete altro, eccole qui! A questo giro non ho saputo resistere tanta era la carne al fuoco, e così ho immortalato l’hype in questo articolo paraculo e ruffiano come pochi.
Cominciamo, via. Continua a leggere

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Non ho paura dei computer, ma della loro eventuale mancanza : Atari Club Med

Ultimamente mi è capitato di scrivere diversi articoli sulla mai abbastanza compianta Atari, di seguirla nelle sue evoluzioni più del normale, e devo dire che per una volta che azzecca qualcosa di vagamente divertente (vedi Atari Box), ce ne sono altre tre che ti fanno rimpiangere il fatto che non sia più quella dei bei tempi andati. Seriamente! Questa cosa mi fa incazzare. Capisco che gli anni sono passati e Nintendo was the new, e Sony IS the new, però, Atari era davvero una società che si prestava a iniziative rivoluzionarie, spesso senza senso, è vero, però osava. E tra l’altro arrivava a un livello di fantasia nel marketing che i commerciali delle aziende videoludiche di oggi non riuscirebbero ad eguagliare neanche se vivessero 16 vite.
Se pensate che ora venga la parte in cui vi dico che bisognerebbe farsene una ragione, che ormai è andata così e c’è poco da fare, allora siete quelli che hanno scelto la pillola blu e fine della storia. Domani vi sveglierete in camera vostra e giocherete alla Playstation 4. Con la pillola rossa di Atari, invece, resterete nel paese delle meraviglie e andrete in vacanza in un villaggio turistico di un’isola caraibica disseminato di computer e console per videogiocare. Non mi invento niente. Vi sto offrendo sola la verità, ricordatelo. Niente di più.
Sigla!

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Gli spot forvianti di Atari nel 1982

Siamo nel 1982 e Atari vende videogiochi ai ragazzini. Fermiamoci un attimo a rifletterci su. Se sei un ragazzino nel 1982, deve per forza essere la cosa più figa della storia, no? Guardi le pubblicità e ti vengono di quelle cose in mente… Fai un giro nel negozio che li vende e rimani abbagliato dalle brochure, i poster, i cartonati… Accendi la televisione e vedi di quegli spot… Ma ehi! Chiunque tu sia, caro responsabile del marketing Atari, sappi che sei un grande e quando morirai ( e credo che adesso lo sia di già) andrai nel paradiso dei ragazzini esaltati con la bava alla bocca. Grazie di cuore, responsabile del marketing Atari. Grazie davvero per quei magici momenti.
Peccato che, oltre a essere un colpo di genio, le tue pubblicità siano anche totalmente ingannevoli. Solo guardando le copertine dei giochi ti si formano in testa immagini di un qualcosa che in realtà non esiste. Un qualcosa di bellissimo in cui i nemici cercano di fottere il ragazzino sbagliato, ovviamente, e quei nemici ne avrebbero pagato le amare conseguenze, che è, in effetti, un po’ quello che succede in tutti i videogiochi ma, ahimè, per quanto riguarda quelli Atari, con una resa visiva mooolto più annacquata rispetto all’originale in sala giochi.
Tenetevi forte a me. Facciamo un bel balzo indietro negli anni ’80.

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La giungla si e’ animata e lo ha rapito : PREDATOR

È divertente quando ci pensi. A 30 anni di distanza, tra tutti i film di Predator, solo quello originale è considerato un cult. Questo perché tutti i film sfornati da Hollywood negli ultimi cinquant’anni possono essere suddivisi in due categorie: qualsiasi altro film e Predator.
Oh, sicuro, anche Predator 2 ha alcuni momenti solidi, ma il punto è un altro. Nell’economia di un franchise che ha accolto tra le sue file anche cani randagi come Roul Bova e il nasone di Adrien Brody, è sempre venuto a mancare un personaggio come Arnold Schwarzenegger. La gente si aspettava di rivedere un protagonista muscoloso e cazzuto tipo Arnold, e invece: nisba. È mancata quel tipo di perfezione che solo Schwarzenegger e un manipolo di eroi enormi in quella maniera hanno saputo dare al primo film nel 1987. A tal proposito, vi posto una veloce diapositiva qui sotto, estratta direttamente dall’archivio dei film carismatici. Tanto per darvi un’idea.

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Atari Box – Cosa aspettarsi : Affinita’-Divergenze fra il compagno Bushnell e noi

Di Atari, lo sapete, ve ne ho scritto parecchie volte sulle pagine del blogghino, ed è l’unico motivo per cui sono sicuro al 100% di ricordare quello che vi ho raccontato. Siccome verba volant, scripta manent; quando ne ho voglia posso fare una ricerca con chiave “Atari” e salta fuori di tutto: l’Atari parlata, l’Atari divertente, l’Atari delle cazzate, l’Atari inventata, l’Atari dei prototipi, ma mi venisse un colpo se andavo a pensare che sarebbe uscita una nuova console e ci sarebbe stata un’Atari di Atari Box. Tu vedi il caso, certe volte…
Sembra proprio che toccherà ad Atari Box portare il pesante fardello del revival vintage. Funzionerà? Non funzionerà? Subirà lo stesso beffardo destino di suscitare divertimento nell’immediato e totale oblio sulla lunga distanza come per le mini console di ATGames? C’è un solo modo per scoprirlo: alla macchina del tempo!

Andiamo!

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I Cugini Del Terribile intervistano SLASH stasera alle 19 su ATOM RADIO

Quando incontri un idolo e scopri che è idolo vero. Emiliano Buttarelli si introduce nel backstage del concerto di Madrid dei Guns N’ Roses e intervista uno spiazzante Slash. Continua a leggere

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Paradigmi dal manuale del vampiro modaiolo : Ragazzi Perduti

Correva l’anno 1987 e Twilight, con quella checca isterica di Edward Cullen, era ancora il sogno bagnato di uno sceneggiatore sotto Prozac. Negli anni ’80 non si scherzava per niente. Erano i giorni in cui gli uomini erano uomini, gli alieni erano alieni, i vampiri erano… Urgh… VAMPIRI! Ogni singolo film che usciva al cinema proponeva un manipolo di celebrità teenager impegnato a cercare tesori, vendicare mentori, stirare gente cattiva e, occasionalmente, blastare mostri. Se poi il manipolo di teenager proprio non c’era, di teenager ne bastava solo uno (ma belloccio) che si trasferiva con la famiglia in California per via delle esigenze lavorative del genitore separato, e il gioco era fatto. Incontrare un bullo stronzo che ti menava e un anziano giapponese che ti insegnava il Karate, era un vento. Finire per scontrarsi con una banda di teenbiker vampiri guidati da un terribilissimo Kiefer Sutherland, una giacchettata. Perché, come tutti sanno, nessun film degli anni ’80 avrebbe senso se la gente smettesse di andare in California. Il problema è la California, ragazzi. Solo quella.

Tutti gli anni ’80 in un sassofonista solo
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