Ray Kassar colpisce ancora: Easy to Learn, Hard to Master – The Fate of Atari

Non so se ci avete fatto caso (è una domanda trabocchetto così capisco chi non è un vero fan del blogghino e lo caccio fuori), ma quest’anno è caduto il 40esimo compleanno della console Atari VCS.
Per festeggiare, noi Cugini Del Terribile con il supporto del Signor Santilio e dei Bit-elloni, abbiamo fatto un mese intero di programmazione a tema su Atom Radio, e addirittura uno speciale dedicato. Questo lo abbiamo fatto noi che siamo fan nel nostro piccolo. Chi è fan nel suo grosso, invece, lancia una campagna su Kickstarter per produrre l’ennesimo documentario e… Ci riesce raggiungendo clamorosamente il goal! Ma fermi tutti, non è così facile come pensate. Come ebbi modo di dire ai bei tempi di quella storia su Nibbler, sono due i problemi che affliggono i documentari che trattano un soggetto su cui si sono spesi fiumi di parole: 1) avere senso per chi non ne sa un cazzo; 2) avere senso per chi sa già tutto. E io, modestamente, lo seppi.
Prego la regia di mandare un contributo video.

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La verita’ sul caso di Blade Runner 2049: La recensione mesmerizzata

L’altra notte, prima di addormentarmi, mi stavo riguardando la serie di librettini pubblicata qualche tempo fa, all’inizio degli anni Novanta del secolo scorso (ma è come se fosse ieri, o un millennio fa, per noi che viviamo nell’eterno presente dell’illusione), ve li ricordate? I Libri a 1000 lire della Newton Compton, dai?! All’epoca fecero un macello e portarono stupore e scalpore (in egual misura) in tutte le edicole italiane.
Tra i miei preferiti (e altri assolutamente da riscoprire) mi è tornato tra le mani uno dei classici del terrore: La Verità Sul Caso Di Mister Valdemar, contenuto in una raccolta di Edgar Allan Poe. Allora, non so perché, l’ho istintivamente associato a Blade Runner 2049. Scosso da questo fatto, mi devo essere addormentato di botto perché ho sognato di telefonare a Edgard (con un telefono nero a disco, di quelli vecchi) e chiedergli: «Ma cosa c’entra Blade Runner 2049?» Lui mi ha risposto di getto: «Perché potrebbe essere lo zombie del Blade Runner originale pronto a dissolversi nel tuo ricordo in meno di un minuto dopo che sarai uscito dal cinema ». E io: «Che classe che hai, Ed. Sei un vero dritto», poi ho cominciato a russare.
Il giorno dopo ho pensato a questa cosa dello zombie del film originale, e in effetti mi era passata un po’ la voglia di andare a vedere Blade Runner 2049, ma poi tutto l’internet ha cominciato a parlarne benissimissimo e ho ceduto alla tentazione. E insomma, corridori, alla fine Blade Runner 2049 è un buon film. Invece di perdere tempo leggendo le cazzate che scrivo dovreste andarlo a vedere.

Innesti! Non sono ricordi reali!

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La delusione e’ un sentimento che non delude mai: Il punto su Atari Box

Ne ho già scritto a giugno, quando tutti si pensava che Atari Box meritasse un’analisi più approfondita che in quel momento, con quei dati a disposizione, proprio non si poteva fare. Lo pensavo io. Lo pensavate voi. Lo pensavano tutti. È difficile prodursi in valutazioni sulla base di una fotografia. Sulle fotografie si fanno ipotesi, non valutazioni che possano andare oltre all’applicazione di un criterio estetico.
E in effetti l’idea di Atari Box contiene tutti i miei ingredienti preferiti (morboso fanboysmo, esaltazione per la novità, nostalgia e voglia di rivivere antiche emozioni, dubbio che sia una perculata), tuttavia è talmente insensata e di difficile realizzazione che arrivo alla giornata di oggi cercando di non pensarci, di distrarmi ipotizzando cose ugualmente improbabili e nonsense tipo “modi di uccidere Feargal Mac facendolo sembrare un incidente ed evitando che mi venda un Atari Watch“, oppure, “primarie del centrodestra” e robe del genere. Tutto pur di non dover prestare attenzione alle ultime novità pubblicate riguardo Atari Box, che mettono tanta carne al fuoco e poi la lasciano bruciare senza ritegno mentre Atari cerca inutilmente di capire come usare un barbecue.
E adesso una Sigla a tema.

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Il rispetto per gli anziani: ricorda Mazinga Z mentre aspetti Mazinga Z Infinity

L’avrò scritto mille volte: Se vi intrattenete sulle pagine di questo blog, nella maggior parte dei casi è perché leggete roba di quando eravate bambini. È indubbiamente così. Non ci piove. Io e voi, cari corridori, siamo cresciuti in un periodo in cui la nostra merenda a base di pane e nutella – il pasto più importante della giornata – era accompagnata da una scarica di cartoni animati giapponesi tra i più belli mai creati da mente umana. Goldrake, Il Grande Mazinga, Daitarn 3, Gundam, Jeeg Robot d’Acciaio, Mazinga Z, Supercar Gattiger e basta, che se no mi metto a piangere. Poi, grazie alla inesauribile fame di soldi della Toei Animation, il 31 Ottobre andremo al cinema a vedere un film di Mazinga Z tutto nuovo, che sembra uscito proprio da uno di quei pomeriggi passati in salotto davanti al televisore. Robottoni contro mostri. Figatona! E a noi scende la lacrimuccia facile, chiaro. Ma quello che ci chiediamo è: e i bambini di oggi? Coloro che sono cresciuti senza la guida spirituale della Toei Animation, cosa se ne fanno di un film del genere? Probabilmente niente. E allora, visto che noi siamo gli unici a cui interessa, mi rinfresco la memoria con una veloce retrospettiva.

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Venti minuti nel futuro: la fulminante parabola di Max Headroom

Se negli anni ’80 non eravate vivi; Ok. Ci sta. È un problema vostro.
Se negli anni ’80 non eravate neanche abbastanza vecchi per ricordare cosa vi stava accadendo intorno; Ok. Bene. Forse è meglio così.
Negli anni ’80, comunque siano andate le cose per voi, c’era Max Headroom, e il punto non è se ve lo ricordiate o no, il punto è che impersonava e allo stesso tempo TRASCENDEVA il decennio in cui era stato creato.
Quando poi si ricavò il suo spazio fisso in TV, Max Headroom diventò una sorta di celebrità strisciante, un personaggio che faceva figo citare e mostrare, ma creava imbarazzo spiegare e giustificare. Il suo mezzobusto comparve sulle copertine delle riviste, fece da testimonial per la Coca-cola, innescò discussioni da un continente all’altro. Ma al di là del folklore, della sua pseudo-CGI posticcia, c’è un aspetto di lui forse meno ricordato ma altrettanto interessante: raccontava di un mondo futuro in cui il ruolo dei media sarebbe diventato preoccupante e, col senno di poi, tremendamente attuale.
Vai Max! Facci ballare!

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La vecchiaia non e’ cosa per signorine : Buon Compleanno Atari 2600

A grandissima richiesta, torna il mese di Atari!
Lo so cosa vi state chiedendo: Richiesta di chi? C’è mai stato un mese di Atari prima? Perché non un mese di Intellivision, allora? Oppure il mese di SuperNintendo, la settimana del Mega Drive, il giorno della PlayStation, il nanosecondo del Vectrex? Pochi discorsi, corridori. Settembre è il mese di Atari, punto e basta. Fatevene una ragione.
Adesso concentratevi perché vi sto per dire una cosa importante: esattamente l’11 Settembre 1977, la console meglio ricordata di casa Atari veniva messa in commercio; si chiamava Atari VCS. Quest’anno l’Atari VCS segna il suo 40° compleanno, e anche se a voi giovini (con i blue jeans) la cosa non interessa, noi vecchi di merda festeggiamo perché la sua influenza è molto più profonda di quanto si possa immaginare e il suo nome rimmarà scolpito nella storia dei videogiochi.
Quello che sto dicendo è che quando la civiltà crolla, le uniche cose che sopravvivono sono gli scarafaggi, Keith Richards, e l’Atari 2600 (soprattutto i suoi joystick).
Sigla.

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Sempre insieme, eternamente divisi : Ladyhawke

Nei primi anni ’80, i film fantastici di cappa e spada godono di un discreto successo. Hollywood si dà un bel po’ da fare in quel senso, e tutti ci ricordiamo di Conan Il Barbaro nel 1982, e Krull nel 1983, tanto per citare due dei numerosi titoli. Senza contare che anche noi italiani facciamo uscire in sala la consueta marea di pellicole fotocopia a basso budget che cavalcano l’onda e contribuiscono a prolungare il fenomeno.
Ma quando non sono gli italiani a produrli o interpretarli, quei film vengono spesso girati qui da noi, nei nostri posti belli (che ne abbiamo tanti) poi spacciati per la Francia Carolingia, ché così fa più figo, dice. Ladyhawke è uno di questi. Ha un discreto successo ed è uno dei più atipici del ciclo. Si sceglie di sottostimare violenza ed effetti speciali in favore di una storia classicissima e principalmente rivolta agli adolescenti, ovvero, sangue e magie praticamente inesistenti (l’elemento della stregoneria è rappresentato con le dissolvenze, pensate un po’), ma un grandissimo bagaglio di buoni sentimenti, romanticismo e gag che fanno presa sul giovane pubblico.

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Buon Compleanno Atari 2600 : Il mese di Atari su Atom Radio

L’evento più atteso della storia è tornato, l’11 settembre 2017 la console Atari 2600 compirà quarant’anni, e nulla sarà più lo stesso.
Chi sarà in ascolto su Atom Radio, e nello specifico chi sarà in ascolto ogni lunedì di quel mese alle ore 19, potrà avere il privilegio di sentire I Cugini Del Terribile che faranno il punto della situazione sulla storia di Atari. Cosa è stato, cosa è cambiato, cosa non va bene, di quante vasche idromassaggio dispone attualmente Nolan Bushnell, e quanto sia opportuno aspettarsi da Atari Box. Continua a leggere

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Hai paura della morte? Kiefer Sutherland no. Flatliners Linea Mortale

In TV vanno di moda le serie ospedaliere coi dottori, la gente le ama, e insieme alle serie procedurali coi poliziotti non posso pensare ad un’altra professione che sia stata tanto sfruttata televisivamente fino all’assoluto sovraccarico. Sul grande schermo, però, la musica cambia. Il mondo della medicina non è mai stato rappresentato con l’adeguata competenza e, col passare degli anni, il miglior film a tema medico rimane sempre e comunque Frankenstein.
Visto questa grossissima Sindrome di Lazzaro che colpisce tutti i blockbusters degli anni ’80 per farceli riavere redivivi al cinema adesso, mi è parso il momento giusto per andarmi a rivedere questo Flatliners Linea Mortale del 1990, che al tempo vantava una Julia Roberts in piena ascesa da Pretty Woman, un Kiefer Sutherland in piena ascesa da una vagonata di teen movie anniottantari, un Kevin Bacon nell’anno di Tremors, e un Baldwin a caso. Non so se il remake/reboot di prossima uscita si meriterà di essere visto, fatto sta che se aveste paura di morire sappiate che Kiefer Sutherland non ce l’ha per niente, e Joel Schumacher vuol portare di moda pure l’aldilà.
E adesso una canzoncina a tema:

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Perdona i tuoi nemici, ma non prima di averli impiccati : La rece di DENTE PER DENTE

C’è un antico proverbio Klingon che dice: «la vendetta è un piatto che è meglio gustare freddo. Ed è molto freddo, nello spazio.»
Ecco. Come tutte le trilogie che si rispettino, anche la trilogia dei libri di Francesco Muzzopappa ha un terzo capitolo, e parla giustappunto di vendetta.
Dente Per Dente si presenta già bene così, dal titolo che lascia poco margine a qualsiasi tipo di fraintendimento.
Sfiga vuole che di Dente Per Dente mi siano arrivate prima le recensioni positive che la possibilità di leggerlo. Peggio ancora, le recensioni positive non erano solo tali ma anche al superlativo: bellissimo, intensissimo, non potete capirissimo! Quattro stelle e mezza. Cinque! Novantundici stelle! E infine, la chicca: Per capirlo davvero dovete leggerlo due volte!
Dunque, a parte tutto il bel dire, quella del «va letto due volte» è un po’ la frase preferita di chi non capisce i libri alla prima e cerca di dare la colpa a qualcun altro perché non trova nessun valido motivo per darla a se stesso, però, ecco, finalmente sono andato in ferie e così me lo sono letto. Oh, ragazzi, che forte questo Muzzopappa. Oltre che essere un bravo scrittore il suo libro non è difficile da capire, ma manco per sbaglio.
Sigla.

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