Mi sono rotto il razzo – problemi di copyright

Mi sono veramente rotto il razzo
 

Buonasera! Come va? Tutto bene dalle tue parti? Ti trovo in forma. Tutti questi anni non ti hanno per niente sciupato, vecchio guascone che non sei altro.
Mi fa piacere vedere che apprezzi gli articoli di questo blog. Pensa, io invece mi sono proprio rotto il razzo, sai? In questo preciso momento mi girano talmente forte i garabadorri che potrei volare direttamente in Australia in meno di un’ora, e lo sai perché? Proprio per colpa tua! Continua a leggere

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Roba Da Intenditori : Ralph Supermaxieroe in sala giochi

Era il 1983 quando nel decimo episodio della terza stagione di Ralph Supermaxieroe intitolato “Maghi e Stregoni” il nostro eroe fa il suo ingresso in una sala giochi per sfidare un vero monstercade. Un cabinato di Tempest(Atari) con il pannello di controllo di Scramble(Konami) che permette di giocare ad Advanced Dungeons and Dragons:Cloudy Mountain per Intellivision.
Perché accade questo? Esiste davvero una tale Chimera video ludica?
È più semplice di quanto si pensi. Assolutamente NO.
Per non pagare le royalties ad Atari per il suo Tempest, i produttori preferirono creare in sala montaggio questo mostro strano in modo che non fosse né facilmente identificabile né materialmente fattibile.
Il cabinato strutturato in quel modo, infatti, non esiste. La partita di Ralph è solo il frutto di un abile montaggio di diverse sequenze operato in post-produzione.
Grazie a una segnalazione della inarrestabile Catherine DeSpira(Retrobitch) ho potuto recuperare la parte dell’episodio incriminata nella sua versione italiana. L’ho postata qui sotto. Godetevela. Continua a leggere

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Catturare la bestia indossando pantaloni ascellari : PREDATOR 2

Molti dei film che ho amato e con i quali sono cresciuto quando ero diversamente vecchio sono ancora quelli che rivedo volentieri oggi, e sono diventati mainstream. Questo non significa che abbia un gusto incredibile nell’ambito della settima arte, né che mi attacchi come una cozza alla glorificazione dei tempi che furono. Ognuno giudica e sceglie in base alle esigenze della propria personalità ed estetica. Quello che so è che ci sono dei film che quando sono usciti al cinema mi sono interessati il giusto ma poi ho rivalutato nel corso degli anni. Uno di questi film è Predator 2. Forse perché ero un fan sfegatato dell’originale o perché Danny Glover era un tipo di eroe molto diverso rispetto ad Arnold Schwarzenegger, fatto sta che la visione mi lasciò abbastanza tiepido. Lo giudicai un sequel non indegno ma tranquillamente rinunciabile, adesso però non la penso più così. Ragazzi, ho cambiato idea su Predator 2! Non sarà meglio dell’originale ma questo non significa che rivederlo oggi non diverta.
Ok. Avete ragione. Penso sia giunto il momento di chiedere scusa a Danny Glover. Adesso gli telefono e per incominciare col piede giusto gli dico che balla bene.

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Ice Ice Baby : THE TERROR – la rece della prima stagione

Io, ad esempio, non lo sapevo.
Senza un motivo preciso, così, dal niente, mi sono ritrovato a guardare The Terror pensando di trovarci dentro un sacco di gente intirizzita, incazzata e in preda al panico che rimane intrappolata in ambienti chiusi affrontando i mostri di Lovecraft armata di un cucchiaio e tanto istinto di sopravvivenza, il tutto mentre guarda in cagnesco il proprio vicino pensando che potrebbe essere IL MALE© sotto mentite spoglie.

Dopo un’analisi più accurata, ovvero dopo aver guardato tutti e 10 gli episodi di questa serie invece di dare per scontate cose a caso tanto per, emerge che non è assolutamente una serie ad alto tasso di Cthulhu come pensavo, ma un prodotto ben confezionato, finanziato da quel furbacchione di Ridley Scott e che quindi, per logica conseguenza, vorrebbe essere mille cose contemporaneamente ma alla fine riesce ad esserne soltanto una, e neanche tanto bene.
Nonostante questo, una cosa ve la devo dire, è stato molto più facile per me seguirla perché c’è dentro quella bonazza di Greta Scacchi, che adesso è più una nonnetta panzona e inacidita, ma al tempo era quella bonazza di Greta Scacchi sulla parete della mia cameretta.

Questo poster, per dire, lo avevo attaccato in camera

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Le migliori conversioni cinematografiche per Atari 2600

Ci sono molte cose che si possono sbagliare quando si crea un videogioco. E molti modi per poterle sbagliare. C’è però un solo modo per sbagliarle tutte quante insieme nel peggior modo possibile. E quel modo, non ve lo sto neanche a dire, è E.T. di Atari.
Milioni di tastiere sono state già abbastanza martoriate per descrivere questo increscioso avvenimento, il quale, nella memoria collettiva dell’atariano medio, è diventato sinonimo di disincanto e forse a maggior ragione, frustrazione. Quello stesso tipo di frustrazione che si prova quando qualcuno parcheggia davanti all’ingresso del garage e tu sai benissimo che se anche chiamassi i vigili 8000 volte non verrebbe mai nessuno, oppure, quando ti si guasta il router e l’assistenza ti chiede di mandare una mail per descrivere il problema. Ma guardiamo qualcuno di questi titoli, che poi è tutto quello che possiamo fare prima di deprimerci troppo.

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Amiga mia, torna a casa tua : It Came From The Desert il film

Mi guadagno subito la vostra attenzione: IT CAME FROM THE DESERT è il film ispirato all’omonimo gioco per Amiga. Figata, no? Guardate qui di fianco, c’è il poster con un tizio che fa elegantemente le penne con il KTM. Proprio così: uno che fa le penne su questo poster proprio come su quello dell’ultimo film di Star Trek; solo per questo motivo tremano le vene nei polsi. Scommetto state già tentando di vederlo su SKY come ho fatto io, vero? VERO?
E invece no. Lo so che ci vuole cuore per credere in un film come questo. Lo so. Però capitemi, cari lettori: io sono troppo intelligente per fare una semplice, mera recensione di un horroruccio di serie Z con le formiche assassine. Io voglio farvi vedere che sono smart. Voglio titillare le vostre sinapsi, farvi sbavare scrivendo “AMIGA” nella terza riga di questo articolo buttando lì at cazzum definizioni tipo “RETROGAMING CINEMATOGRAFICO”, e ve lo scrivo anche tutto maiuscolo, tò. Siam mica qui a pettinare le bambole, eh? E allora rilassatevi. Respirate. Non fa male. Quello che non uccide, fortifica. Guardiamo questo cazzo di film.

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Questa citta’ puzza di vampiro : Gli Ultimi Giorni di Salem

Non so se ve ne siete accorti, ma in questo blogghino apparentemente anonimo che galleggia sull’internet mi sono preso la libertà di recensire, tra videogiochi vecchi e robe di fantascienza, ben 4 (QUATTRO!) film di vampiri, portando il valore intrinseco dei contenuti su un livello troppo alto per essere effetivamente compreso o spiegato a voi umani, e convincendomi ad interessarmi, nel futuro prossimo venturo, a più o meno qualsiasi altra storia di vampiri uscita al cinema e in televisione, eccetto Twilight.
I film di Twilight non troveranno mai spazio nel mio database perché, nel frattempo che scrivevo le recensioni di cui sopra, ho maturato un senso critico e della dignità che mi impediscono di guardarli senza sentire la necessità di conficcarmi degli aghi nelle pupille. Per questo motivo ho scelto di rivedermi Gli Ultimi Giorni Di Salem, la miniserie del 1979 con protagonista il collega furbo di Starsky. Twilight nuoce gravemente alla mia salute ed eviterò di vederlo. Vi ringrazio per l’applauso. Adesso spiegatelo voi al signore qui sotto che vi piace Twilight.

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Il nuovo Atari VCS : Un errore cosi’ bello che sarebbe uno sbaglio non commettere

Recenti studi condotti dall’università della Forfora mi definiscono come un uomo mondano. Di conseguenza posso anche capire che molti lettori del blogghino e ascoltatori di Atom Radio mi percepiscano come un privilegiato esponente del nerdismo che ha sempre un posto d’onore alle anteprime cinematografiche, agli eventi retrocosi, e alle sfilate di moda. Uno di quei personaggi che saltano la fila dal dottore, che al ristorante pagano il conto lasciando una semplice firma su un tovagliolo, e quasi sempre vanno in giro circondati da donne bellissime e disinibite.
Ok. Lo ammetto. In parte tutto questo corrisponde a verità. Però sappiate che anche questo tipo di vita ha i suoi momenti di straziante sofferenza, tipo quando, perdendo una scommessa con altri eminenti V.I.P. del panorama Nerd (I Bit-Elloni), tocca giocare a videogiochi di cui non mi frega niente o partecipare a buffet vegani offerti da star del cinema verso le quali non nutro alcuna stima.
Io, per esempio, detesto la verdura ( perché non ne apprezzo il sapore, ma in società preferisco dire che odio le piante) e le basse operazioni commerciali per capitalizzare sui retrogames, quindi, quando lo scorso anno Atari annunciò all’E3 la sua nuova console, cominciai, sì, a fare i castelli in aria, ma poi al GDC di Marzo le cambiò pure il nome da Atari Box ad Atari VCS, e pensai: « Mmmh. Ma che bella idea del cazzo! Se prima faceva comparire 30 risultati quando la cercavi su Google, adesso si confonderà nel marasma e passerà completamente inosservata! » Poi la campagna di crowdfunding che saltava, Feargal Mac-coso licenziato, i dettagli che non arrivavano. Insomma, il tutto stava assumendo una brutta piega e anche se qualcuno mi avesse messo in mano una nuova Atari VCS durante un’anteprima riservatissima, l’avrei guardata attentamente pensando: « E tu cosa ci fai fuori dal cestone dell’Euronics? Pussa via, sai?! TORNA NEL CESTONE A SCONTO!»
Cosa posso aspettarmi da una roba del genere?
Visioniamo il trailer, e scopriamolo insieme.

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I’m flying SOLO feat. Richie Cunningham: la rece di SOLO: A Star Wars Story

Aaah, la Disney. Con Rogue One ci ha regalato un bel film con un nuovo cast di nuovi eroi (poi li ha seccati tutti, uno alla volta, come in un dannato film della Marvel coi Vendicatori infiniti), adesso ci regala il primo spinoff di Star Wars che si concentra su un personaggio della trilogia originale. E non è uno Skywalker come Luke, Leia, o Darth Fener, ma piuttosto l’adorabile mascalzone Han Solo. Noi grandicelli, che sappiamo come funzionano le cose nell’universo di Star Wars ( o funzionavano? boh? ) ne siamo estremamente felici perché in qualche modo Lucasfilm riesce a vendere la storia di un contrabbandiere interplanetario di successo ai bambini di tutto il mondo.
Solo: A Star Wars Story è qui per insegnarci tutto su come Han ha conosciuto Chewbacca, incontrato Lando Calrissian, vinto il Millennium Falcon, e poi ha trascorso il decennio successivo a spalmare gli interni bianchi immacolati dell’astronave con secchi di feci di Wookiee.

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Vicoretro’ 2018 : Col tono giusto si puo’ dire tutto, e Luca Cusani lo ha trovato

4 Ur eyes only

Anche quest’anno, ma non come l’anno scorso che me ne andai a Imola per vedere il concerto di quel gruppetto da sagra laggiù (non mi sembra neanche il caso di nominarvelo dato che se non li conoscete significa che siete persone agre dentro e molto tristi), mi sono spinto fino agli sconosciuti lidi di Vicopisano, in compagnia dell’amico Nicola, per la terza edizione del Vicoretrò, interessantissima manifestazione che offre una vetrina per quanto riguarda il retrocomputing.
Ottimo vino, qualche spritz, prosciutto che levati e una mattinata intera passata coattivamente tra computerS di trenta-quaranta anni fa e giovanissime ragazze immagine (tante anche orientali) appositamente predisposte dall’organizzazione a saziare la nostra sete di sapere, nostalgia, e occhi a mandorla. Eh sì, that’s unbelivable, vero? Esatto. Avete ragione. Le ragazze immagine non c’erano (neanche quelle orientali) ma in compenso c’era lui: Luca Cusani. Segretario dell’associazione Vicoretrò e P.R. ufficiale della manifestazione. In ordine di importanza, l’ultima cosa che mancava a Luca erano gli occhi a mandorla.

Meantime all’ingresso del Vicoretrò 2018…

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