Affari di famiglia: Francesco Muzzopappa, le nobili origini e il gelato del discount

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Era destino che Francesco Muzzopappa entrasse di prepotenza nel ristretto circolo dei miei autori preferiti.
Era destino che Francesco Muzzopappa, dopo l’ottimo esordio di “Una posizione scomoda“, si confermasse come uno degli autori più interessanti e divertenti del panorama italiano.
Era destino, dicevo, anche perché uno con un cognome così deve per forza essere destinato a fare grandi cose, dato che l’alternativa sarebbe una vita di sberleffi e di gente che esclama “Eh?!” con una brutta espressione in faccia.
Il suo segreto? Niente di trascendentale. Francesco Muzzopappa legge autori inglesi, si documenta e, soprattutto, sa far ridere di suo. Muzzopappa costruisce personaggi stravaganti e sempre al limite del grottesco, ma così inevitabilmente vivi e attuali da regalare una genuina esplosione di ilarità anche a un cono spartitraffico. Questo fa Francesco Muzzopappa, e ora, con tutte le volte che ho nominato Muzzopappa, voglio proprio vedere se google non mi indicizza per bene.

Muzzopappa, e sai cosa leggi.
Muzzopappa, vuol dire fiducia.
Muzzopappa, per l’uomo che non deve chiedere MAI!
Che dite? Adesso vi ricorderete il nome di questo autore? Io dico di sì. Ma non dipenderà dal fatto che lo avete visto scritto ennemila volte sulle pagine di un remoto blog che google vi ha inspiegabilmente propinato mentre inserivate la chiave di ricerca: “ROTFL MILF ROTFL”. No. Ve lo ricorderete perché d’ora in avanti lo sentirete nominare sempre più spesso anche da altre parti: alla radio, alla televisione, sui quotidiani, SULLA GAZZA, sui giornali scandalistici mentre in costume a Capri sorseggia un cocktail e gli si infila l’ombrellino nel naso.
Insomma, Muzzopappa è il prescelto, è destinato a grandi cose, e anche se non l’ho ancora detto, l’internet è già suo con twitter e tutto.

Dicono che il secondo album è sempre più difficile...

Dicono che il secondo album è sempre più difficile…

…ma nella carriera di un artista anche il secondo libro non è da meno.
In molti aspettavano il Muzzopappa al varco. Voglio dire, un conto è se imbrocchi alla grande il primo libro, e va bene, ma poi con quelli che vengono dopo c’è da vedere se riesci a tenere il ritmo, a mantenere alta l’asticella. E questo vale soprattutto se dici di voler scrivere un libro di ridere che ha una protagonista femminile (Ahia!).
È infatti noto alle moltitudini che donne e risate siano due elementi abbastanza rari da conciliare insieme. Piuttosto che farti ridere, è più facile che le donne ridano di te. Se poi sono anche vecchie e di origini nobili, allora l’affare si complica.

Ma di cosa mai parla questo “Affari di famiglia”? Con una protagonista femminile che più leggevo e più me la immaginavo come Maggie Smith? Ecco qua:

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Mi sarei aspettata un televisore più funzionale: fa fatica ad accendersi, fa fatica a spegnersi, si riscalda con molta calma e l’immagine è tirata verso i lati, esattamente come alcune mie amiche dei Lions

Nel libro seguiamo le vicissitudini della sessantottenne contessa Maria Vittora dal Pozzo della Cisterna, anziana aristocratica con la passione per le frolle della Baratti & Milano, che a causa dell’allegra gestione del patrimonio di famiglia operata dal figlio Emanuele, a suo dire: “tanto bello quanto stupido”, si ritrova a ridimensionare drasticamente il suo stile di vita. Via i domestici, via i giardinieri, meno orsi al guinzaglio nei salotti buoni e più Gocciole della Pavesi al posto delle sue amate frolle.
Il tutto mentre il giovane rampollo, stupido come un barattolo che rotola giù da un dirupo, continua a dilapidare il patrimonio senza soluzione di continuità, sperperandolo in feste, bella vita e, soprattutto, TROIONI.

Si dice che la mela non cada mai troppo lontana dall'albero. Nel caso di Emanuele credo che la mela se ne sia fregata dell'albero, scivolando giù per le pendici scoscese della collina, rotolando velocemente fino al Po per arrivare in qualche modo all'aeroporto di Torino, acquistare un biglietto in economy per il primo volo transoceanico disponibile e atterrare nel triangolo delle Bermude, dove tuttora credo risieda il suo cervello

Si dice che la mela non cada mai troppo lontana dall’albero. Nel caso di Emanuele credo che la mela se ne sia fregata dell’albero, scivolando giù per le pendici scoscese della collina, rotolando velocemente fino al Po per arrivare in qualche modo all’aeroporto di Torino, acquistare un biglietto in economy per il primo volo transoceanico disponibile e atterrare nel triangolo delle Bermude, dove tuttora credo risieda il suo cervello

Proprio quest’ultimo punto affligge particolarmente la contessa. In mezzo a tutte queste donne squalo di facili costumi, se n’è affermata una molto più squalo di tutte le altre e molto pericolosa che, armata di tette al silicone e labbra botox, reclama a gran voce il diamante di famiglia. Inutile dire che per la contessa equivarrà a una dichiarazione di guerra. Una guerra dove tutto è lecito, anche rapirsi da sola.

Con tutto quello che sto passando per la mia famiglia, il casato e quel benedetto diamante,merito come minimo di rinascere regina di un grande stato democratico com l'Inghilterra, solo con una cucina migliore

Con tutto quello che sto passando per la mia famiglia, il casato e quel benedetto diamante, merito come minimo di rinascere regina di un grande stato democratico come l’Inghilterra, solo con una cucina migliore

La cosa bella di questo libro, oltre al fatto di essere zeppo di battute fredde e taglienti in puro stile english, è che assume gradatamente e inevitabilmente i toni di uno scontro generazionale. Da una parte c’è la contessa, stoica donna d’altri tempi che, conservando il suo aplomb, cerca di contrastare chi sta dall’altra parte, ovvero, la potenziale nuora; una classica giovane sgallettata da rotocalco, in possesso di una quinta al silicone, labbra da canotto, e seri problemi nella coniugazione dei verbi. Il contrasto tra le due controparti è estremamente esilarante, se non euforico con l’aggiunta delle frequenti valutazioni della contessa nei confronti dell’idiozia del proprio figlio.

Dopo anni di incomprensioni, però, ho stabilito che io e lui proprio non ci capiamo. Se una mattina lo chiamassi per chiedergli Come stai? Con tutta probabilità mi risponderebbe Le nove e un quarto.

Dopo anni di incomprensioni, però, ho stabilito che io e lui proprio non ci capiamo. Se una mattina lo chiamassi per chiedergli Come stai? Con tutta probabilità mi risponderebbe Le nove e un quarto.

Ma la storia non è soltanto questa. Il buon Muzzopappa ha pensato bene di inserire due ottimi personaggi di supporto che entrano pienamente a regime intorno alla metà del libro. In particolare ce n’è uno che mi è rimasto molto simpatico e quando ho letto una delle sue battute mi ha fatto drizzare in piedi sul lettino a bordo piscina di Gardaland, con i pugni sollevati verso il cielo infinito. Me lo immagino come Daniele doesn’t matter quando si traveste da tamarro e lui, come vi ho detto prima, è molto simpatico…Infatti spaccia.

- Allora, mi parli un po' di lei. E' fidanzato? - Diciamo che ho una che mi succhia il cazzo.

Allora, mi parli un po’ di lei. E’ fidanzato?
– Diciamo che ho una che mi succhia il cazzo.

CONCLUDENDO

Il secondo di Muzzopappa è sicuramente un ottimo libro. Sperimentale e forse un filino meno incisivo del precedente. È la messa in atto di schemi collaudati ispirati dai maestri comici inglesi, e per uno come me, fan adorante dei Monthy Pyton e di quella comicità un po’ glaciale, è un vero e proprio invito a nozze. L’ho apprezzato, goduto, e mi sono fatto delle sonore sghignazzate.

Ma siccome sono consapevole che la comicità inglese non piace a molti, e tante lettrici magari cercano una certa profondità, dei messaggi sociali, o un dramma che non sia prettamente quello di una contessa snob. Beh, dispiace dirlo ma questo libro non fa per loro. Questo libro fa solo evadere dalla quotidianità e ridere dall’inizio alla fine. Una fine, per altro, alla Muzzopappa. Un finale buono che fa sempre ben sperare. Del resto, Pieraccioni scappando in Messico col Figone ci campa da vent’anni. Perché non farci campare anche Muzzopappa?
Forza Francesco. Facci sognare! (tutta la curva)

GIUDIZIO

arroganza

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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