Alessandro Apreda: Il suo regno per un Oreo

È che poi al destino non puoi mica dare sempre del tu

Avete presente quella canzone di De Gregori che fa:

[…]Ma un futuro invadente, fossi stato un pò più giovane, l’avrei distrutto con la fantasia, l’avrei stracciato con la fantasia.

Ecco. Si intitola “Rimmel”, e da quando ho finito di leggere il libro di Alessandro Apreda questa strofa mi rimbalza nella testa come fosse all’interno dello schema di gioco di PONG. Non credo che De Gregori abbia a che fare con Apreda per moltissime ragioni, soprattutto anagrafiche, ma mi piace immaginare che quando scrisse quella canzone stesse pensando ad un tipo come lui. “ È che poi – al destino non puoi mica dare sempre del tu “, con questo titolo lunghissimo e difficile da tenere a mente, mi ha positivamente impressionato. Ma che dico positivamente. FELICEMENTE forse è più appropriato!

Stato d’animo dopo aver letto il libro di Apreda

Lo stato d’animo che mi ha lasciato addosso dopo la lettura è molto simile a quello che ho provato dopo aver letto “Fango” di Ammaniti ( un bel po’ di eoni fa ). Un misto di sbigottimento per la capacità creativa dell’autore, sorpresa per la facilità di lettura, ed un sano autocompiacimento per aver scovato un buon libro da leggere. Chiariamo subito una cosa, dentro a questo libro il tasso di “nerdaggine” raggiunge livelli assurdi e, di conseguenza, si preclude una buona parte del pubblico femminile. Ma Apreda non è certo il tipo che si svende alle logiche di mercato, tutt’al più a una confezione di Oreo, ma questo è solo un’inutile dettaglio. Apreda è Apreda, scrive perché ne ha voglia e gli piace. Dentro alle sue opere ci mette ogni fibra del suo essere, e proprio per questo nella raccolta troviamo:

1) Una riunione di divinità del tuono nel centro di Cosenza, con tutti gli annessi e i connessi. Un racconto dal sapore molto “Gotlibbiano” che mi ha fatto precipitare nuovamente ai bei tempi di TOTEM COMICS.

2) Un futuro alternativo dove la religione cattolica non esiste più. Qui il lavoro di Apreda è VERAMENTE MA VERAMENTE impressionante. Crea personaggi e tecnologia credibilissimi, in un universo tutto suo. Stefano Benni sarebbe orgoglioso di avere un alunno come lui.

3) Il sosia di Lino Banfi e le sue vicissitudini esistenziali. Una buona prova che strizza l’occhio ad Ammaniti ma riesce comunque a camminare con le proprie gambe. Peccato per il finale aperto. Sarei stato curioso di sapere come andava a finire veramente.

4) Un serial killer cattivissimissimo. Forse l’unico racconto veramente feroce di tutta la raccolta. Ci si inserisce bene perché fa capire che l’autore, oltre a prendere e prendersi in giro, quando vuole può graffiare, e anche a fondo.

5) Un’ alternativa stravagante agli alcolisti anonimi chiude il tutto riportando il lettore nella dimensione Apreda. Concludendo dico che questo è un libro di tutt’altra pasta rispetto al suo precedente. Qui l’autore mette in mostra le sue capacità e la sua versatilità. “Mostra i muscoli” come si direbbe in gergo.

Cosa aggiungere ancora su di lui? Niente. Sicuramente lo continuerò a seguire nel suo cammino letterario e sul suo blog: “L’antro atomico del Dr.Manhattan”. Pagina internet questa, dove è possibile acquistare il libro e che induce una pesante dipendenza.

GIUDIZIO FINALE:

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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