Lo stupro interspecie e la sorpresa nell’ovetto : ALIEN

Si, bravi, però siate seri. C’è mai stata una serie di film di fantascienza migliore di quella di Alien?
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Ummh… Okay, forse qualche altra ce n’è stata, ma questo non impedisce che sia una delle mie preferite. Non so perché. C’è qualcosa di ipnotizzante in alcuni di quei film e, soprattutto, nell’universo che descrivono. Non riesco a dire esattamente cos’è, però, visto che l’11 di Maggio uscirà il supposto prequel, Alien: Covenant, ho deciso di capirlo meglio andandomi a riguardare il primo film di Ridley Scott, e…Oh, ragazzi…TIENE BOTTA!
Tiene botta ancora oggi dopo quasi quarant’anni. Una roba che non ci si crede. Adesso sono tutto eccitato e con l’hype a mille per il nuovo film. Quindi, dal momento che il franchise di Alien ha visto un sacco di rimaneggiamenti nel corso dei decenni, per adesso fatemi godere questo primo, paurosissimo film, e vedrete se ho ragione.

Fifa blu


Si fa presto a dire «questo film è un cult», ma nel pazzo mondo dei film Hollywoodiani ci sono diversi tipi di cult. Ci sono dei cult che, se pur ammirevoli, non invecchiano bene, tipo L’esorcista, per dire. Ci sono dei cult che ancora funzionano, ma sono per sempre inchiodati al periodo storico in cui sono stati fatti, tipo Il Dottor Stranamore e molta della filmografia anni ’80 figlia dell’edonismo reaganiano. E poi ci sono dei cult che sono senza tempo, immortali, e probabilmente saranno ricordati e ammirati per sempre a prescindere da tutto. In quest’ultima categoria è dove troviamo il primo film della saga di Alien, for sure.
Nel 1979, Ridley Scott mette in scena la fusione perfetta tra due generi: quello horror e quello sci-fi, e regala la visione di un capolavoro del disagio condito da strizzoni di terrore, nonché un universo originale e credibilissimo. La trama procede a cazzo dritto fin dai primi minuti e anche se ci sono momenti in cui non succede niente, lo spettatore ha sempre una continua sensazione di pericolo incombente. SEMPRE. A cominciare dalla ricezione della richiesta di aiuto che poi richiesta d’aiuto non è; alla silenziosa discesa del Nostromo sul pianeta LV-426; alle fredde letture digitali del computer della nave; alla tempesta che infuria intorno al vascello, questo film è già spaventoso ancor prima che qualcosa di alieno si presenti oltre al suo titolo.

E poi i nostri entrano dentro l’astronave schiantata e arriva il Facehugger. Questa sorta di crostaceo brutto come se non ci fosse un domani, dotato di piccole zampettine e una lunga coda. Salta fuori dall’uovo che neanche ce ne accorgiamo, e si attacca alla faccia del povero Kane. Visto da sopra pare una grossa mano con 8 dita, visto da sotto, una figa. Impone un cannilingus mortale alla sua vittima e contemporaneamente la stupra oralmente con uno pseudo-pene per deporre un embrione nella sua trachea. Nel 1979 era la creatura più assurda mai vista in un film (Luigi Soffrano arriverà solo qualche anno dopo), soprattutto perché sembra incredibilmente plausibile anche oggi. Per me, uno dei momenti più impressionanti in tutto il film è quando tentano di rimuovere il Facehugger abbarbicato, e lui stringe la gola di Kane.

Pochi minuti dopo, ovviamente, arriva la scena che non necessita di spiegazioni. E da lì in poi è tutta discesa libera.

Il figlio di Kane

Naturalmente, Alien non è il primo film su una creatura assassina dello spazio, né è il primo che racconta di personaggi braccati e sistematicamente macellati in un ambiente chiuso.
Lo sceneggiatore Dan O’Bannon concepisce la trama dopo la sua esperienza con Dark Star, una commedia sci-fi scritta a quattro mani con l’amico regista John Carpenter, e che ha, tra i vari temi trattati, un alieno che circola in scioltezza all’interno della nave spaziale combinando grossi casini. La pellicola è estremamente economica e sopra le righe, tanto sopra che l’alieno non è altro che un pallone da spiaggia, ma tanto basta per ispirare O’Bannon a provare qualcos’altro di più ardito e tendente all’horror. Per completezza accludo una foto dell’alieno pallone da spiaggia.

Successivamente, O’Bannon ha modo di incontrare e conoscere l’artista surreale H.R. Giger durante un fallito tentativo di produrre un film di Dune. H.R. Giger, dicevo, artista molto attivo nel campo del design, pittura, scultura, e noto per il suo stile biomeccanico e sessualmente esplicito, spesso prestato al rock e alle copertine degli album come quello dei Dead Kennedys qui sotto.

Mi è semblato di vedele un razzo

O’Bannon ne rimane immediatamente affascinato. Compra il NECRONOMICON e lo divora con avidità, riservandogli un posto d’onore nella libreria di casa. Tutti quei rimandi sessuali, quello stile unico, fanno molta presa su di lui, così, quando il progetto Alien ( che all’inizio doveva chiamarsi “Space Beast” ma a Dan proprio non piaceva) riceve la luce verde dalla produzione, O’Bannon passa il Necronomicon a Ridley Scott, raccomandandogli caldamente l’artista. Scott, dopo averlo visto, decide di affidare a Giger la titolarità di tutto il design del suo film.
Da quel momento in poi sono cazzi nel vero senso della parola, perché portare a bordo Giger si rivela la decisione fondamentale che modella l’intero film e genera alcune delle immagini più riconoscibili di tutta la storia del cinema. Giger disegna tutto. Disegna la nave abbandonata, disegna lo Space Jockey, l’alieno, tutto il paesaggio. E ogni singolo elemento è carico di rimandi a peni galattici e vagine spaziali.

Vagine spaziali

Nessuna delle immagini sessuali in Alien è messa lì per caso. Tutto è meticolosamente calcolato per precipitare lo spettatore in un morboso metaforone della riproduzione umana con peni e vagine everywhere. Ad esempio, nell’immagine sopra i membri dell’equipaggio umano “penetrano” la nave aliena, per cui in effetti sono come spermatozoi di dimensioni umane che strisciano al suo interno. Da qui, il personaggio di John Hurt, Kane, che è il primo fra tutti a raggiungere le profondità del “ventre” della nave trovando le ovaie. Un’analogia spermatica non da poco e con un sacco di senso biologico.

Quello che succede dopo lo sappiamo tutti. Kane trova l’uovo e il facehugger gli si attacca alla faccia, di fatto stuprandolo oralmente e inseminandolo con l’embrione alieno che, in un ossimoro esistenziale, all’atto di nascere provocherà la sua morte. Sempre di fatto, Kane è tenuto in coma con un cazzo alieno giù per la gola per circa 20 minuti di film, una gravidanza-lampo di molto inferiore ai 9 mesi canonici e senza quei gonfiori, sbalzi ormonali, o voglie notturne che rendono la vita coniugale miserabile. La nascita di suo figlio, d’altra parte, è un evento esplosivo, sanguinoso e doloroso, che lo uccide facendogli uscire un’altro cazzo dalla pancia, il Chestburster.
Insomma, peni, peni, peni ovunque. Se ci fate caso, anche la testa dell’alieno adulto ha forma fallica.

Giger’s Alien, 1979

E il suo modus operandi per uccidere le vittime tramite la doppia dentatura cos’altro è se non una sorta di penetrazione violenta?
Perfino quando l’androide Ash rivela la sua vera natura schizoide e sclera tentando di uccidere Ripley, cosa usa? Un coltello? No. Un oggetto contundente? No. Un arma? No. Usa un giornale arrotolato che tenta di ficcarle giù per la gola. Altra metafora dello stupro.

Insomma, l’arte di H.R. Giger ha fortemente condizionato la messa in scena di questa pellicola che oltre a essere un superbo horror fantascientifico ha una fortissima componente sessuale.

Il fallimento del controllo delle nascite

Nel corso dell’intera serie questo filo rosso unisce, più o meno, tutti i film. Ogni episodio di Alien si concentra intorno a una forte leadership femminile, prima Ripley, poi la dottoressa Elizabeth Shaw, mentre tutti i personaggi di contorno vengono “violentati” e uccisi dagli alieni.
Tutto questo è per dirvi che in questo film TUTTO è quello che è per una ragione ben precisa, studiata. Giger, O’Bannon, e Scott hanno compiuto un lavoro straordinario che non si riduce soltanto a riconoscere un cazzo nella testa di un alieno o nelle decorazioni di un ambiente, c’è molto di più.

Space Bukkake

E adesso, per concludere, qualche curiosità pescata in giro sull’internet:

1)Nella prima stesura della trama, le uova si dovevano trovare in un strana piramide come quelle d’Egitto dove l’equipaggio avrebbe potuto rimuovere i caschi perché l’atmosfera era respirabile. In quel posto avrebbero trovato statue e geroglifici in cui veniva illustrato il ciclo vitale degli alieni e informazioni sugli Space Jockey lì chiamati “Ingegneri”, ma alla fine le idee vennero scartate in quanto il bilancio non era sufficiente per realizzarle. Quelle stesse idee venero poi riprese e messe in atto nello spin-off Alien Versus Predator.

2)La nebbiolina leggera e il laser blu presenti nella camera delle uova furono prestati della band inglese “The Who” che stava facendo alcuni test per un evento musicale proprio accanto al set del film.

3)Il set della scena in cui si vede lo Space Jockey morto era molto grande e fu costoso da realizzare. Per accentuare la maestosità dello scenario, Ridley Scott portò sul set i suoi nipotini e gli fece indossare delle piccole tute da astronauta. In questo modo potè girare diverse scene dando l’impressione che il Jockey fosse molto più grande di quello che già era.

4)Le tute spaziali degli astronauti furono disegnate dal fumettista francese Moebius.

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3 risposte a Lo stupro interspecie e la sorpresa nell’ovetto : ALIEN

  1. Ste84 scrive:

    Pensa che ho visto Alien 8000 volte e non mi sono mai accorto coscientemente di tutti questi rimandi sessuali di cui il film è zeppo, forse perchè nonostante siano molto evidenti tendono a passare in modo un po’ subliminale (l’altra spiegazione è che non sono molto sveglio quindi preferisco pensare che sia così!). Adesso mi è venuta voglia di fare 8001 e in questi giorni mi rivedrò il film con la lente d’ingrandimento cercando di fare attenzione a questi particolari.
    Per il resto non posso non concordare, Alien è ETERNO. E non solo. Considero Aliens uno dei miglior sequel della storia del cinema e pure il terzo, seppure inferiore agli altri due, non è affatto male. E ti dirò che più vado avanti nelle visioni di questa trilogia e più mi piace, l’ho rivalutata tantissimo in tempi recenti e di fatto mi piace molto di più adesso di quando avevo 15 anni, mentre di solito capita il contrario. Il quarto al contrario lo vidi solo una volta all’epoca e dovrei rivederlo ma non ne ho un bel ricordo, anzi.
    Dark Star invece lo amo alla follia ma te l’avevo già detto, anzi, ritornando a quell’articolo mi sono accorto che praticamente segna il mio Chinoncorreèperduto-compleanno, 14 aprile 2014, sono già passati tre anni! 😉

    • Simone Guidi scrive:

      Caro Ste, tre anni insieme a me! Ti rendi conto? Un’impresa epica, guarda. Metto su la Fidaty card e ti do un tot di punti fragola per ogni articolo che commenti. In ballo ci sarà un mappamondo, of course. 🙂
      Al momento sto riguardando tutti i film del franchise per farmi una cultura in vista della puntata dei Cugini su quel tema, e Alien 3 è in programma per questa settimana. Lo vidi al cinema e mi deluse un po’, più che altro perché il film precedente, come hai detto tu, era proprio strabello e alzare l’asticella ancora di più era molto difficile. Ci sono un paio di scene che sono iconiche, tipo l’alieno che si struscia sulla guancia di Ripley mentre lei se la fa addosso, pero’ il problema non è il regista (Fincher dopo si fece ben valere), né gli effetti speciali. Il problema è proprio la trama. Questa cosa di uccidere Hicks e Newt alla cazzo di cane per lasciare Ripley sola sul pianeta prigione è stato una grosso passo falso. Per me dovevano farla rientrare sulla terra e poi, semmai, farla ripartire per una nuova missione a tema alieno, NON buttarla in caciara su Fiorina.
      Il quarto, ecco, il quarto film a me ha lasciato deluso e interdetto. Prende spunto a piene mani dai fumetti Dark Horse “Alien – Colonial Marine” ma non riesce a rimanere a fuoco, non riesce a percorrere nuove strade oltre quelle già battute.
      REMINDER: Devo rivedermi Prometheus.

  2. Ste84 scrive:

    Ecco guarda, a sto punto è inutile tergiversare, faccio filotto e buonanotte: mi rivedo la trilogia di Alien, recupero La Clonazione, chissà che ora mi faccia meno schifo, e in vista di Covenant mi rivedo pure Prometheus anche se l’avevo già rivisto durante le ultime vacanze natalizie.
    E’ un film strano, sfuggente, nel senso che lo guardo e poi me lo devo rivedere perché non mi ricordo più alcuni punti della trama. Poi lo rivedo e dico “ah già”, passa qualche mese e mi dimentico qualche altro pezzo, è un film che non riesce a stare in piedi nella mia mente, pazzesco. Diciamo che non è proprio un buon segno infatti in tanti l’hanno massacrato, dovrei andarmi a leggere un po’ di critiche per ricordarmene i motivi anche se mi pare che i vari buchi di sceneggiatura fossero i principali. Io ammetto di non essere bravo in queste analisi, se un film istintivamente mi intriga sono sempre disposto a chiudere un occhio (a volte anche un occhio e mezzo) davanti ai difetti. Infatti alla fine l’ho trovato gradevole e perchè no, anche affascinante in certi punti, certo più di La Clonazione. E mi sento in vena anche di essere moderatamente ottimista su Covenant. Pensa che dopo aver visto svariate volte il trailer di IT sono diventato ottimista pure su quello. Sarà l’aria della primavera!

    PS: ti ringrazio per la carta fedeltà ma devo fare mea culpa ed essere onesto, non so se sono già pronto per questo ambito premio. Infatti per essere un vero chinoncorreèperdutoista dovrei prima leggere The Rise And Fall Of Atari, senza la perfetta conoscenza di questa sacra bibbia sento di non meritarmi il riconoscimento! :))

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