Alla fine John muore: Recensione del libro e salsa di soia

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wong_Alla_fine_john_muore_1024x1024Hey corridori! Ho finito il libro! Vi ricordate di quella volta che vidi il film? No? Fottesega. La questione è che mi sono sparato le 518 pagine dell’edizione ebook in circa 2 mesi e adesso penso di meritarmi una festa, o un pizza party, vedete voi. Va bene tutto purchè ci sia anche una torta gelato e quei cappelli divertenti a forma di cono che fanno sembrare tutti dei perfetti imbecilli. Se poi volete portare anche le squillo per me va bene. Farò come Tom Hanks in “Bachelor Party” e rimarrò stoico in attesa di mia moglie, ché io sono una persona ammodo. Aspettate, aspettate. Suppongo che adesso vorrete avere uno straccio di giudizio su questo libro. Vorrete sapere se è decente o indecente. Se ne vale la pena o no. Bene. Mi sembrano delle giuste pretese dopotutto. E allora, visto e considerato che ho apprezzato molto quest’opera, andiamo a parlare del libro di “Alla fine John muore”. Beccatevi la RI-SIGLA, uguale a quella vecchia per il film.

Scritto e narrato da David Wong (il protagonista è lo stesso scrittore, ma sotto pseudonimo), nome fittizio di Jason Pargin, senior editor del sito umoristico Cracked.com,  “Alla fine John muore” racconta le avventure di Wong e del suo amichetto John, mentre rimangono invischiati in strambi e orrorifici imbrogli multi-verso. dave e john Le loro peripezie trans-dimensionali comprendono delle droghe psicotrope senzienti che ti permettono di vedere mostri antropomorfi e variegate creature ultraterrene. In sostanza, grazie alla Ddroga si possono vedere i mostri che si celano sotto le sembianze di persone normali, e badate bene, quelle persone normali non sono al corrente di essere mostri.

OBEY

Si, lo so. Tutto questo fa molto “Essi Vivono”, ma del resto che ce vo’ fà? ‘Sta cosa è figa e inoltre carica i protagonisti di un irrisorio quantitativo di responsabilità, tipo salvare l’universo. A valle di questa premessa, stabiliamo subito che il romanzo è suddiviso in due blocchi che corrispondono a due avventure separate. Ognuna di esse presenta al suo interno dei pezzi di puzzle che uno, mentre legge, non si accorge nemmeno che siano puzzle fino alla fine del romanzo, quando ricollega tutto insieme e i nodi vengono al pettine.

Scorpioni con manine e parrucchino? Sì, grazie.

Cose tipo gli uomini ombra, le persone anziane nude con le maschere sul volto, i cani parlanti, le meduse che fluttuano nell’aria e molestano oggetti inanimati, sembrano buttati lì a caso ma in realtà hanno un senso.

La trama

Due giovani deboscia della provincia americana meridionale partecipano a una festa dove uno sconosciuto spacciatore propone l’uso di un nuovo tipo di droga. La droga si chiama “Salsa di soia” e promette ai suoi fruitori di fare dei trip sbalorditivi, vere e proprie esperienze ultraterrene. [pullquote]Dicono che Los Angeles sia come Il mago di Oz. Un minuto è una cittadina provinciale in bianco e nero e poi boom, all’improvviso ti ritrovi in un’immensa baracconata in Technicolor, piena di nani. [/pullquote] I deboscia la provano e da quel momento in avanti sarà l’inizio della fine perché, in un modo o nell’altro, chiunque abbia avuto a che fare con la salsa, o muore male o, se gira bene, finisce che vive peggio. John & Dave, i nostri due deboscia in questione e consumatori di salsa, durante i loro trip scopriranno che è in corso un’invasione trans-dimensionale da un’altro mondo e faranno di tutto per bloccarla con tutto il casino che ne consegue. La storia è narrata in terza persona, nel senso che il lettore ne viene man mano a conoscenza mentre Wong la racconta durante un’intervista.

Cosa c'è di buono

1) John e Dave sono due grandi personaggi e costituiscono una coppia inossidabile. Si mangiano praticamente tutto, ed ogni pagina letta è carica dell’aspettativa di scoprire cosa mai diranno o faranno i nostri due eroi.  Dave incarna il cinismo, il pessimismo e l’incapacità di accettare le nuove deliranti realtà che si paventano all’orizzonte. John è il caos, è come pescare il cartellino degli “Imprevisti” a Monopoli. Lui, al contrario di Dave, si adatta subito ad ogni nuova situazione e la cavalca nei modi più bizzarri e creativi. Entrambi i personaggi sono complementari. L’uno non sarebbe niente senza l’altro. Se il mondo fosse giusto sarebbero gay, e alla fine del libro fuggirebbero insieme a Miconos.

[pullquote]Fin dal primo momento avevo avuto la sensazione che vivere nella società fosse come partecipare a un ballo atroce e complicato e che tutti avessero preso lezioni tranne me[/pullquote]

2) La trama è incredibilmente originale. È un più che azzeccato mix tra horror e goliardia. Soprattutto sul finale spinge di più sul tasto horror ma comunque non riesce mai a farsi etichettare definitivamente in una sola categoria. 3) Contrariamente a quello che viene mostrato nel film, la storia NON è assolutamente incentrata sulla Salsa di Soia, ma ANCHE sulla Salsa di Soia. Nel libro trovano infatti molto spazio le relazioni che Dave intraprende con le ragazze, in particolare Amy.

Cosa c'è di cattivo

1) I personaggi secondari sono tutti abbastanza bidimensionali. Questo perchè i due protagonisti sono costantemente sotto i riflettori dall’inizio alla fine. Solo Amy riesce ad emergere un pochetto, ma per il resto John e David sono onnipresenti e mattatori della storia. [pullquote]Il Signore dà a ogni uomo qualche talento. Tra quelli che ha dato a me c’è un pene così grosso che se avesse anche lui il pene, il pene del mio pene sarebbe più grosso del tuo.[/pullquote] 2) Il ritmo e lo stile non sono omogenei. Per quanto riguarda il ritmo, si assiste a delle vere e proprie “frenate” nella narrazione e alle conseguenti “ripartenze”. Per lo stile invece, la lettura incappa in pagine macchinose, zeppe di elucubrazioni descrittive riguardo a qualcosa di inutile ai fini della storia, per poi smaltire il nodo con altre successive pagine scritte in scioltezza dove gli avvenimenti scorrono con agilità. Tutto questo è sicuramente dovuto al fatto che l’intera opera non è stata concepita come un corpo unico, ma è il risultato di un successivo assemblamento di vari capitoli autoconclusivi, pubblicati in tempi anche molto distanti tra loro sulle pagine del sito Cracked.com

Vale la pena leggerlo?

Certo che sì. Anche se è un tomo bello pesante e lo potrebbe benissimo essere di meno, questo libro è divertente, raccapricciante, strano, abbastanza veloce, e veramente piacevole. Si rivolge prevalentemente a tutti i coetanei di Wong: lettori alla fine degli “enti” fino ai primi anni dei 40. [pullquote]«Wong» disse, con quella mancanza di entusiasmo che di solito si riserva ai mormoni quando bussano alla porta[/pullquote] Leggetelo anche soltanto per rendervi conto della infinita opera di tagliuzzamento e castrazione operata da Don Coscarelli per tirarne fuori un film dalla durata umanamente accettabile. Basta che vi ricordiate una cosa sola: qualunque cosa facciate, non spoilerate il finale. Nota: Questo libro contiene violenza, situazioni adulte, uso di droghe, linguaggio di maleducazione e truculento. Cosa aspettate a leggerlo? Probabilmente è proprio il genere di libro che vi serve in questo momento no? Sappiate che un paio d’anni fa, David Wong ha pubblicato il sequel. Si intitola “This book is full of spiders: seriously, dude, don’t touch it!”. Ecco il booktrailer:

Giudizio

arroganza

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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