La Mecca del videogioco: Il pellegrinaggio e le lasagne al pesto

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Date retta a chi ne sa più di voi

Ci siamo. Parti da Lucca per la Mecca del videogioco e ti senti anche un filino euforico.
Ti eri organizzato il trip con il piccolo grande mago dei videogames (che arriva da Firenze) e vi dovevate incontrare a Viareggio, all’uscita dell’autostrada, ma lui ha toppato clamorosamente (anche perchè, a ripensarci dopo, gli hai dato le indicazioni sbagliate) e se ne è andato serenamente sul lungomare, cercando i carri del carnevale. Riesci a recuperarlo in corner davanti alla farmacia del cimitero, e già il luogo ti inquieta perchè potrebbe rivelarsi in qualche modo profetico.

Lo carichi in macchina: «Ciao, come stai? Io bene, tu? Anche» VIA! Parti di volata in direzione Genova.
Il tempo è di merda infausto ma potrebbe essere peggio. Il navigatore ti guida con fiducia fino all’uscita di Lavagna, dopodichè ti dai in pasto alla viabilità collinare. Ma niente paura, il Tom-Tom non demorde portandoti fino all’imbocco di Via Terzonasca (laddove c’è la Mecca) che tu e il tuo degno compare non vedete, così come non avete visto prima, uno straccio di indicazione. Tirate diritto su per la collina.
Quando la strada comincia a restringersi tanto da metterti a rischio le fiancate, cominci ad avere dei dubbi.
Che fare adesso? Il navigatore è andato a signorine allegre che fanno la vita mentre tu e il piccolo grande mago dei videogames vi guardate spaesati non avendo idea di dove cavolo siete e, soprattutto, di dove andrete a finire.
Urge una decisione, un gesto maschio per risolvere la situazione disperata. Pensi al capitano Kirk e ti gasi. Prendi un bel respiro ed esci sotto la pioggia dirigendoti verso l’unica casa solitaria che riesci a vedere. Con la forza della disperazione ti attacchi al campanello.
Momenti di ansia carichi di phatos.
Apre una donna in pigiama, stranamente ti concede relazione dandoti pure le giuste indicazioni. Tu ringrazi nipponicamente prostrandoti per terra tipo stoino. Lei capisce che sei un poveraccio e ti da la sua benedizione. Se tu fossi stato veramente il capitano Kirk, l’avresti stretta in un abbraccio virile, baciandola appassionatamente. Fortunatamente non lo sei e ti risparmi la querela.

Ecco LA MECCA! Parcheggi la Scenic a 20 centimetri dall’ingresso. Un po’ perchè sei pigro e un po’ perchè continua a piovere come Dio la manda e non ti vuoi bagnare. Tu e Robin schizzate fuori dall’auto come tappi di champagne ma solo per scoprire che la porta è chiusa e dentro non si può entrare.
#Perchètantoodio ? Ti domandi sotto la pioggia battente.
Ma era una finta, perchè l’incontro con mister Roberto Dillon è già cominciato e si svolge nella vicinissima scuola media di Gattorna. Ti precipiti nell’aula gremita da una scolaresca di ragazzini, giusto in tempo per sentire la domanda:
«Qual’è stato il primo videogame della storia?»
Mentre tutti i piccoli potenziali tiranni dicevano «Pong!» tu eri l’unico che, sboronamente, rimarcava «Spacewar!».
«Lei ha vinto un premio» ti ha detto Mister Dillon, consegnandoti un DVD di un gioco PC che non giocherai MAI.

Eccoti lì che fai il piacione mentre ritiri il tuo videogioco brutto

Eccoti laggiù che fai il piacione mentre ritiri un videogioco brutto

Roberto Dillon comunque è un gran professionista e ti intriga assai. Oltre a dare sfoggio di un’immensa cultura videoludica ci sa anche fare con la platea, e riesce a catalizzare i bimbiminchia senza che nessuno di loro si arrampichi sul lampadario e comici a tirare le proprie feci addosso ai presenti. Ripensi a te stesso alla loro età ed ammetti con rammarico che avresti già cominciato a tirare i RAUDI in classe a metà lezione, altro che feci.
Alla fine una foto col Dillon riesci a strapparla.

Il sosia barbuto di KEN insieme a Roberto Dillon

Il sosia barbuto di KEN insieme a Roberto Dillon

Finisce la lezione di videogiochi che sono le 12,30, il museo però riapre alle 15,30. Che famo? Il piccolo grande mago dei videogames ti guarda sprizzando saudagi da tutti i pori. HA FAME. E a pensarci bene ne hai anche tu. L’istinto di sopravvivenza conduce uno sparuto gruppo di visitatori a radunarsi. La ricerca di cibo nelle immediate vicinanze è la priorità. Dopo mezz’ora ti ritrovi seduto in una caratteristica trattoria, incuneata tra due colline accanto a una cascata impetuosa che romba la supremazia della natura sulla vacuità dell’uomo. MAREMMA CANE! È una cascata da paura, e ti manca solo di vederci Goemon in meditazione seduto sotto.

Ovviamente, visto che sei in Liguria, ti sembrava doveroso farti una doppia dose di lasagne al pesto che hai consumato con la voracità di un cinghiale, ma anche il resto dei turbo-nerd che ti accompagnavano non sono stati da meno. Hanno onorato le portate senza tirarsi indietro di fronte a niente. Neanche le cotolette di cervo hanno intimorito alcuno, e tra una bottiglia e una baldracca, e una baldracca e una bottiglia…insomma, sapete come vanno certe cose. Lo sapete vero? Arriviamo all’ingresso della Mecca alle 15,40 ed entriamo.

La Mecca del videogioco, al primo impatto, si presenta come un gran guazzabuglio di cose ammassate alla rinfusa. Solo dopo l’iniziale stordimento riesci a capire che invece in tutto quel caos un ordine c’è.

Hardware sotto pressione

Hardware sotto pressione

Molte teche ti accolgono subito all’ingresso, e al loro interno è compressa la storia dei videogiochi. A partire dal Magnavox Odyssey fino alla contemporanea Pleistescio. L’anfitrione del museo, colui che ti guida in questo labirinto della conoscenza, è il Sig. Giansandro Rosasco. Prego la regia di mandare una foto qui sotto.

Il_fondatore_Giansandro_Rosasco_e_Virtual_Boy_consolle_3D_futuristica_e_uno_dei_pi_grandi_flop_della_storia_dei_videogiochiGiansandro è di una disponibilità infinita e ti illumina sul contenuto di ogni singola teca, ogni singolo hardware, ogni resistenza saldata dentro a quei magnifici pezzi da collezione. Si vede benissimo che gli piace quello che fa, e ci mette tanto, tanto ammore. Ti dice anche che il museo è aperto solo da 8 mesi, che è piccolo ma crescerà. Adesso siamo al “primo livello”, che in pratica significa “fatto un po’ alla cazzo di cane“, ma il secondo livello è lì, a due passi, quasi pronto. Nella fattispecie il nuovo livello comprenderà l’apertura di nuovi locali dedicati ad ospitare cabinati e articoli che sono rimasti fuori dall’esposizione. Sembra infatti che attualmente solo 1/3 degli articoli disponibili siano esposti alla Mecca, proprio a causa della mancanza di spazio.

La famiglia Atari zippata

Varie console zippate

«Tanto di cappello» dico io. Mi giro e guardo il piccolo grande mago dei videogames che annuisce col capoccione.
E allora dopo questa forbita introduzione al museo, cosa ti rimaneva da fare? Ma è ovvio, GIOCARE! E che gioco sia! Ti ha confermato una voce tonante dall’alto.
Ci hai dato dentro per un bel po’. L’uso dei cabinati, così come quello delle console e dei computer, era completamente gratuito, e diciamocelo, ti sei genuinamente divertito vivendo frequenti e commoventi momenti amarcord.

I turbonerd strapazzano Pitfall!

I turbonerd strapazzano Pitfall!

Solo verso sera, quando anche il piccolo grande mago dei videogames ti guardava con occhi da cocker bastonato, hai deciso di levare le tende.
Hai salutato Giansandro facendogli i tuoi migliori auguri. Quello che sta facendo è senza dubbio una cosa eccezionale, soprattutto alla luce del fatto che il tutto si autosostiene grazie all’impegno amatoriale di persone che non percepiscono una lira, e senza usufruire di alcun contributo economico da parte di enti, comune o provincia.
La Mecca del Videogioco è una piccola realtà in rapido sviluppo. Andatela a visitare INFEDELI!

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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2 Responses

  1. Stefano ha detto:

    Bellissimo racconto, la mia stima nei tuoi confronti cresce articolo per articolo…
    Dove arriveremo?
    Stefano

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