Scusate la polvere: Te lo ricordi Andrea Pazienza?

Nei giorni scorsi mi è stato fatto notare che sono abbastanza vecchio da ricordarmi chi sia Andrea Pazienza, ma non sono abbastanza giovane da apprezzare le ultime novità Manga.
Voi ve lo ricordate ancora Andrea Pazienza? Ricordate quello che ha fatto? A me manca tantissimo. Era una fonte di emozioni. Vederlo disegnare era come assistere a uno spettacolo; sorprendevano la rapidità e l’incisività del segno, ma anche la capacità di passare dal dramma alla commedia nell’arco della stessa tavola.
Il fumetto sta all’arte di Paz come il cemento sta a un grattacielo. In ogni piano di questo immenso grattacielo, Pazienza si divertiva a costruire storie e ambienti stilisticamente diversissimi.
Inutile negarlo, quando ripenso a lui e alla sua arte mi prende una groppo alla gola per la fine prematura che ha fatto, mi rattrista che si sia spenta la sua energia creativa, ma ancor di più mi rende triste il constatare che molti non lo conoscono per niente, o peggio, anche se lo conoscevano, adesso se ne sono completamente dimenticati. È cambiato il tempo, è cambiato lo spazio, è cambiata la testa delle persone.  E quando alla domanda. «Tu te lo ricordi Andrea Pazienza?» ti senti rispondere «No. Però c’è ZeroCalcare che è una bomba!» capisci che in Italia la cultura del fumetto ha un serio problema.

È incredibile come un fumettista sia importante e assolutamente doveroso da celebrare come Andrea Pazienza.
Pazienza, o Paz, o Apaz, o SPAZ (vedete voi) è stato, oltre che un disegnatore talentuoso, anche un soggettista e sceneggiatore incredibilmente prolifico e mostruosamente efficace. Ha rappresentato l’attualità del suo tempo in un modo narrativamente disarmante e per questo è stato preso come base, esempio, ispirazione, da diverse generazioni di fumettisti venuti dopo. Spesso un artista fatica a trovare un proprio stile per tutta la vita, e se lo trova poi lentamente lo evolve : Pazienza ne aveva svariati tra i quali saltava con disinvoltura, e il suo incredibile talento nel rappresentare le forme, basandosi sul puro istinto e con pochissima ponderazione, incontrò magnificamente la sinteticità di molte forme, passando dalle copertine dei dischi, ai calendari, poster, spot pubblicitari e videoclip, fino alle scenografie teatrali.

Se si scorre la sua gigantesca produzione, tipica dei geni sregolati come egli era, balza subito all’occhio quanto ingombrante sia stata la sua presenza nel panorama fumettistico italiano e quanti imitatori abbia generato. Pochi artisti italiani sono assimilabili a lui e ancora meno lo possono essere qualitativamente; onestamente, poi, non mi è mai capitato di leggere qualcosa di suo veramente brutto o di pensare che, per quanto un fumetto appaia incasinato, l’idea originaria alla base non sia buona

Potremmo parlare dei suoi grandi classici per ore: Zanardi, Pentothal, Pompeo, sono opere che rimarranno per sempre lì, incastonate nella storia di quel fumetto italiano che ci raccontava del disagio giovanile di una generazione, delle lotte politiche universitarie tra fasci e comunisti, della spirale autodistruttiva in cui l’eroina trascinava i giovani negli anni 80. Potremmo anche dibattere delle influenze di Moebius e di Walt Disney che i fumetti di Pazienza portano con sé, ma voglio concludere con un contributo del tutto personale.

Uno degli avvenimenti cruciali della mia giovinezza fu imbattermi nella sua raccolta “Perché Pippo sembra uno sballato” durante uno di quegli eventi formerly known as “Mostra del fumetto di Lucca”. Fu la prima opera di Paz che vidi in assoluto.
L’assunto incredibilmente semplice nella sua surrealtà fu per me avvincente ma anche formativo: Leggevo di un Pippo come mai me lo sarei immaginato. Freakkettone, ribelle, “sballato”, appunto. Desideroso soltanto di essere lasciato in pace, lì dove si trovava, nel deserto, per continuare a stordirsi in santa pace. E un Topolino terribilmente cinico e spietato, servo del sistema che al contrario lo voleva ripulire e riportare alla civiltà per il solo scopo di trarne profitto, per far girare il business che milioni di bambini nel mondo alimentavano con il loro amore per lui. Leggendo questo fumetto assurdo mi stavo ponendo dei dubbi morali, divertendomi un mondo nel mentre. In sintesi, capii il potenziale gigantesco di una storia a fumetti.

Negli anni scoprii che quella raccolta è effettivamente reputata un piccolo gioiello della sua produzione (così come lo sono un po’ tutte le sue opere, per la verità), ma all’epoca non lo sapevo. Mi si aprì un mondo, il SUO mondo, e in fondo, se oggi sono qua a parlarvi spesso e volentieri di robe assurde ma belle, è anche un po’ merito del signor Pazienza.

Com’è finita lo sanno tutti: nel 1988, trent’anni fa, con quel classico arresto cardiaco che troppo spesso viene piazzato lì a mascherare un’overdose di un qualche tipo di droga. E come una droga, Pazienza è rimasto in circolo per parecchi anni, creando una problematica dipendenza a un folto numero di fumettisti. Ci sono voluti 30 anni per disintossicarci da lui. Trent’anni per togliercelo dalla testa. Forse è giusto così. Forse è giusto dire, adesso, che non ce ne frega più un cazzo di lui. Proabilmente oggi il 95% della sua produzione, delle sue gag, non funzionano più. Non lo so. Io però gli serbo sempre un angolino nel cuore, e mi piace ricordarlo così:

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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