Durare quanto un gatto sull’Aurelia: The Atari Adventure Centers

TEMPO DI LETTURA: 5 minuti

atari-adventure-st-louis-3Ci sono cose che proprio non ci si crede, tipo il fallimento di quella grande società videoludica che fu Atari.
Se nel 1981 aveste detto a chiunque che, da lì a meno di 24 mesi, la società con una fatturazione passata da 0 a 2 miliardi di dollari in 10 anni se li sarebbe bruciati tutti in meno di uno finendo a gambe all’aria, vi avrebbe riso in faccia talmente forte da farvi un lifting. Eppure questa è la cruda realtà. Atari ha fatto la fine di Gomorra: è sparita in una notte. Lasciando dietro di se tantissimi errori manageriali, sospetti di insider trading, progetti incompiuti, e lo stupore generale.
Uno di questi progetti era un’avveneristica catena di punti vendita che dovevano nascere in tutto il paese. Un progetto molto interessante perchè sarebbe stato il primo nel suo genere, parecchi anni prima della Apple e dei suoi stores, ma molto più interattivo. Non un semplice negozio, ma molto di più. UN’ ESPERIENZA.
Benvenuti nella Atari Adventure. SIGLA.

Per rendere meglio l’idea ai più giovincelli portatori di testosterone, lo schianto di Atari nel 1983 destò la stessa sensazione che potrebbe causare oggi un eventuale fallimento della Disney. Provate a immaginare: domani vi svegliate e la Tv, la radio, l’internet, vi comunicano all’unisono che, causa debiti, il regno di Topolino è finito, e per questo motivo l’impero verrà smembrato in piccoli stati indipendenti, tipo chessò, il granducato di Pixar, il regno delle due Marvel, la repubblica di Disneyland, per essere meglio svenduto sul mercato e fare cassa. Incredibile vero? Ma smettiamola di carezzare sogni dorati e torniamo a noi e a questi interessanti negozietti.

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Vedi Adolfo? Alla fine basta comprarli tutti

Il primo “Atari Adventure Center” (AAC) aprì i battenti nel novembre del 1983, in un centro commerciale a Saint Louis, Missouri. Come concetto era veramente brillante: un incrocio tra la versione Atari di un Apple Store anni ’80, e una sala giochi di alto livello con i giochi completamente gratuiti.

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Dove stava il trucco secondo voi? Ve lo dico subito. I cabinati arcade avevano il compito di attirare e intrattenere gli ospiti in un clima di divertimento, mentre l’Atari Store rendeva disponibili alla vendita tutti i prodotti di casa. In questo modo i commerciali Atari potevano approfittare della situazione per vendere direttamente dal produttore al consumatore, e se proprio non riuscivano a vendere, state sicuri che avrebbero fatto un’efficace opera di promozione.
In pratica, gli Atari Adventure Centers combinavano l’esaltazione videoludica con la possibilità di toccare con mano i computer e le console che, in una speciale sala espositiva zeppa delle ultime novità, potevano essere provati sotto la supervisione di “istruttori” che seguivano l’utente passo-passo, e sotto le loro mentite spoglie rivelavano un’anima da venditori, proprio come se fossero dei commessi di un Apple Store, solo con meno scrupoli e niente anima.

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La linea dei computer XL era uno degli articoli di punta e veniva mostrata in un contesto high-tech. Venivano organizzate perfino delle classi per frequentare appositi corsi di alfabetizzazione informatica, con persone di tutte le età. Inoltre, seguendo la filosofia che sarebbe stata degli internet point molti anni dopo (però a pagamento), negli AAV era anche permesso usare gratuitamente le workstations per vari scopi, tipo fare i compiti, stampare su carta, o semplicemente eseguire programmi.

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La sala giochi dell’AAC era quanto di più moderno potesse offrire il mercato videoludico in quel momento. C’erano gli ultimi giochi arcade da tutti i principali produttori inseriti in un ambiente lussuoso. Mentre nell’aera espositiva, i visitatori potevano dare uno sguardo a tutti i più recenti prodotti usciti dal dipartimento “Ricerca e Sviluppo” di Atari, perfino prototipi di videogiochi che erano ancora in fase di test. In questo modo i visitatori diventavano parte attiva della fase di messa a punto, contribuendo fisicamente con prove di stress sulla macchina e le loro opinioni a riguardo.

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Nel Novembre 1983, il primo Atari Adventure Center era un’enorme galleria di video-gaming da 8.000 metri quadrati a St. Louis, e venne progettato come prototipo per la successiva diffusione di tutti gli altri a livello nazionale.

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Una menzione speciale va all’AAC di Santa Clara, California.
Questo centro era situato all’interno del parco divertimenti “Marriott’s Great America” e si distingueva dagli altri per il fatto di avere un’attrazione strutturata in tre differenti fasi. Proprio per questo motivo venne denominato “Atari VIDEO Adventure Center”.
Lanciato nel corso del 1982, la sua attrazione venne completata con l’attivazione della terza e ultima fase solo nell’anno successivo, e tale attrazione permetteva ai visitatori di sperimentare il cosiddetto “video caleidoscopio”: un montaggio meticolosamente orchestrato di suoni e immagini che mostrava il ruolo fondamentale dei computer nella vita umana. L’attrazione, gestita da un computer interattivo, aveva lo scopo di stimolare gli occhi, le orecchie e la mente degli spettatori.

Atari Video Adventure Concept Art

Atari Video Adventure Concept Art

Procedendo con la prima fase, i visitatori potevano sperimentare la pittura nella stanza dei computer. Grazie a software grafici predisposti era infatti possibile disegnare e dipingere a mano libera, utilizzando sistemi di comando molto semplici come le touch-table o i joystick.

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C’era poi anche uno speciale tunnel del suono con file di pilastri allineati al suo interno. Chiunque ne toccasse uno, produceva un suono musicale diverso. Con decine di persone sparse attraverso l’ambiente, toccando i pilastri si creavano toni multipli e, sorprendentemente, il risultato finale non era rumore, ma musica.
Il tunnel era ingegnosamente progettato per produrre musica accattivante in qualsiasi modo le mani dei visitatori avessero toccato i pilastri.

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La fase finale era uno spettacolo di colore e movimento. I visitatori, in piedi davanti a uno schermo dalle dimensioni di un intero muro, si potevano ammirare riprodotti su di esso, solo che non erano riprodotti come effettivamente erano, ma come il computer riusciva a ricrearli.
Diverse telecamere riprendevano la stanza piena di persone e trasmettevano le immagini a un computer che ne gestiva il colore, modificava i movimenti e distorceva la realtà. Così facendo creava una serie di effetti grafici informatici mozzafiato, e lo spettatore era parte di quella creazione.
Il tutto non era altro che una dimostrazione delle potenzialità del computer nel creare immagini e suoni straordinari.

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Tutto il progetto “Atari Adventure Center” venne cancellato con il fallimento e la conseguente scissione di Atari avvenuta nel mese di luglio del 1984.

L’anno successivo, nel 1985, un gruppo di investitori riuniti sotto la denominazione di “Adventure Properties Ltd” acquistò l’intera catena degli “Atari Adventure Center” dalla Warner Communications Inc. per una cifra mai rivelata, riconvertendoli parzialmente in attrazioni a pagamento.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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