Non ho paura dei computer, ma della loro eventuale mancanza : Atari Club Med

Ultimamente mi è capitato di scrivere diversi articoli sulla mai abbastanza compianta Atari, di seguirla nelle sue evoluzioni più del normale, e devo dire che per una volta che azzecca qualcosa di vagamente divertente (vedi Atari Box), ce ne sono altre tre che ti fanno rimpiangere il fatto che non sia più quella dei bei tempi andati. Seriamente! Questa cosa mi fa incazzare. Capisco che gli anni sono passati e Nintendo was the new, e Sony IS the new, però, Atari era davvero una società che si prestava a iniziative rivoluzionarie, spesso senza senso, è vero, però osava. E tra l’altro arrivava a un livello di fantasia nel marketing che i commerciali delle aziende videoludiche di oggi non riuscirebbero ad eguagliare neanche se vivessero 16 vite.
Se pensate che ora venga la parte in cui vi dico che bisognerebbe farsene una ragione, che ormai è andata così e c’è poco da fare, allora siete quelli che hanno scelto la pillola blu e fine della storia. Domani vi sveglierete in camera vostra e giocherete alla Playstation 4. Con la pillola rossa di Atari, invece, resterete nel paese delle meraviglie e andrete in vacanza in un villaggio turistico di un’isola caraibica disseminato di computer e console per videogiocare. Non mi invento niente. Vi sto offrendo sola la verità, ricordatelo. Niente di più.
Sigla!

Wish you were here! VORREI CHE FOSSI QUI! Non sembra una frase bellissima per iniziare una collaborazione? Non sembra il titolo di una canzone dei Pink Floyd eseguita in un bellissimo concerto dove un David Gilmour in sovrappeso e vestito con una semplice t-shirt nera canta da un palco fatto a forma di occhione luminoso? Quel genere di situazioni dove un tuo amico ti passa un cilum di proporzioni imbarazzanti e tu voli via trasportato dalle note di una canzone, entrando in quell’occhio, perdendotici dentro e trovandoci un giusto ricovero come fossi una cispia. Sarebbe bellissimo, no? Ci pensate allo sprecare un auspicio del genere per una cosa che poi non ha seguito? Che brutto, che terribile errore, che grandissimo spreco dell’auspicio più emozionale della storia degli auspici. Inutile dirvi che tale glorioso auspicio è annegato nel dispiacere quando non si è potuto realizzare compiutamente, ed è durato come un gatto sull’Aurelia. Lo stesso genere di dispiacere provato vedendo naufragare gli Atari Adventure Center. Capito cosa intendo?

Personalmente sono ancora sconvolto, non so che dire. Chi se l’aspettava una joint venture tra Atari e Club Med? Io non me la sarei mai immaginata neanche dopo due concerti dei Pink Floyd e uno dei Guns N’ Roses, per dire. Tra l’altro, e su una nota più seria, bisognerebbe scrivere una cosa lunga e ponderata sulla questione, capire l’idea dietro a certe scelte, e nel frattempo iniziare a chiederci il perché, il significato dietro a certe azioni di marketing che ai nostri occhi sembrano buttate lì a caso.
Ad esempio, quando questo esperimento pilota inizia, nel 1983, Atari è in piena crisi finanziaria, i bilanci sono già stati resi noti alla fine dell’anno precedente e Ray Kassar è già sotto inchiesta per insider trading. A metà anno verrà costretto a dimettersi e arriverà il curatore fallimentare, coso lui, quello là, J. Morgan, che neanche la madre si ricorda il suo nome. Allora cosa diavolo lanciano questi progetti pilota, dico io? È come leggere una storia avvincente e sapere già in anticipo che ha un finale del cazzo.

Posti belli con le palme e gli Atari 800

La cosa incredibile di Atari Club Med è quanto il pretesto sia allo stesso tempo banalissimo e perfettamente credibile. Ve lo giuro, è tutto sensatissimo soprattutto se lo si interpreta a condizione di avere i piedi ben piantanti negli anni ’80.
Vi faccio subito uno SPOILER: siamo nel 1983 e il computer si è evoluto in un accessorio indispensabile sulla scrivania di tutti gli uffici d’America, di conseguenza molte persone sono nel panico. Cos’è questo computer? Cosa ci fa qui? Che vuole? CHI SEI? Questo oggetto sconosciuto e spaventoso è improvvisamente diventato una parte fondamentale della vita di molti. Ed è qui che la PAURA gioca un ruolo fondamentale. La gente teme che i computer possano ribellarsi, possano scatenare guerre atomiche per divertimento, possano realizzare le fantasie più sfrenate di qualsiasi malato di mente. Come difendersi da questo avanzamento tecnologico che condiziona tutti gli aspetti della vita di un uomo? La soluzione c’è, ed è: CONOSCI IL TUO NEMICO. Ecco cosa bisogna fare. Conosci il tuo nemico affinchè tu possa sconfiggerlo o, al limite, fartelo amico, che sarebbe anche meglio, tra l’altro.

Pigia qui, tesoro.

Ecco che Club Mediterranee, che in quel preciso momento storico è la più grande organizzazione di villaggi turistici al mondo, decide di cavalcare questa paura e si inventa un programma di pacchetti vacanze apposta per sfuggire alla fobia del computer.
Club Med racconta ai suoi potenziali clienti che per superare le loro paure e rilassarsi con i computer occorre istruirsi sul loro conto in un ambiente non minaccioso, possibilmente rilassante, e senza il contatto con la vita urbana che tutti i giorni ci affligge. Ed è proprio lì che si inserisce Atari. Con una salva di pollici su, il semaforo verde alla joint venture viene dato dagli esperti di marketing e Atari e Club Med, insieme, introducono un programma pilota nel villaggio turistico di Punta Cana, nella Repubblica Dominicana. Atari fornisce numerosi computer domestici, console, videogiochi, software personalizzato e istruttori addestrati (leggasi anche agenti commerciali camuffati) per facilitare i turisti nella loro prima esperienza col computer, e subito dopo tutto l’ufficio marketing di Sunnyvale se ne va in vacanza gratis nel villaggio Club Med in Giamaica. Una coincidenza? Io non credo.

Tornei di tennis virtuale per villeggianti pigri

Così, il Club Med di Punta Cana diventa la testa di ponte di un vasto piano promozionale che aggiunge i computer alle attività per i vacanzieri tipo il windsurf, la vela, lo snorkeling, lo sci acquatico e un sacco di altra roba.
Atari, dal canto suo, fornisce il supporto della sua libreria software, tra cui IL BASIC (coro di OOOH dalla piccionaia), programmi di contabilità, editor di testi, e, soprattutto, videogiochi, ma anche molti programmi personalizzati appositamente creati per il villaggio. Ah, quasi dimenticavo, vengono effettuati diversi tornei di Tennis virtuale dei quali potete osservare uno scatto rubato qui sopra. Troppo forte, ragazzi. Non avete idea di cosa vi siete persi.
Insomma, a Punta Cana si fanno le cose serie, e sono appositamente progettate delle stazioni mobili con computer e console che vengono piazzate in tutto il villaggio (inclusa la spiaggia) per un accesso immediato alle risorse Atari. In tutto, tra computer e console, sono presenti 83 macchine, mica pizza e fichi?!

Infine, A Punta Cana, gli istruttori di computer sono assegnati principalmente al Mini-Club e al Kid’s Club. Questo, ovviamente, è stato fatto per far sì che i bambini ottengano le stesse opportunità di introduzione ai computer dei grandi, mica per allevare nuove leve di videogiocatori che incasineranno i propri genitori quando vorranno farsi comprare le cartucce nuove?! Naaa. Siete dei maliziosi prevenuti. È da piccoli che si deve imparare a combattere le proprie paure. Atari sta lavorando in tal senso.

SPOILER! Sì, alla fine il programma Atari Club Med durò poco. Non ho a disposizione alcuna fonte per certificarlo ma visto che l’anno dopo l’azienda venne smembrata e svenduta a quel bottegaio di Jack Tramiel, i freddi numeri del calcolo delle probabilità mi suggeriscono che il programma sia stato interrotto come le mille altre iniziative della gestione precedente, tipo l’Atari 7800, per dire. Comunque il costo totale del pacchetto settimanale, compreso di biglietto aereo, era inferiore agli 800 paperdollari a persona. Una modica cifra per non aver più paura del futuro.

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