In una rivoluzione, se è vera, si vince o si muore : Atari Cosmos

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cosmosadSì, va bè, adesso però ricordate quanto erano pazzi gli anni ottanta. Erano pazzi vero? Dite la verità. Dopo tutto quello che è accaduto potete esprimervi tranquillamente, mica vi denuncia nessuno eh?!
Tanto-tanto pazzi nevvero?
Erano tempi di sfarzo e glamour post-punk. Tempi pre-grunge e di consumismo sfrenato. Tempi elettronici e sperimentali come le canzoni di Battiato.
Atari, all’inizio del decennio e prima della grande crisi dei videogiochi del 1983, era ben nota come leader nel settore dell’intrattenimento elettronico e ci dava dentro di brutto per mantenere il suo status di colosso tecnologico cercando di inventarsi dei prodotti nuovi da dare in pasto al vasto mercato dei brufolosi con le manine unte e sudaticce, tipo me. Così, pensa che ti ripensa, siccome c’era questa roba nuova di nome OLOGRAFIA che faceva tanto flippare, perché non provare a farci qualcosa?
Vai Frank!


I giochini portatili a LED furoreggiarono tra i brufolosi di ogni luogo ed estrazione nei primi anni ’80. I ragazzetti dell’epoca, come voi mi insegnate, erano affamati di tecnologia, scoppi fortissimi e colori ultravivaci, e cosa più di un accrocchio portatile caratterizzato da rudimentali griglie di LED colorati mischiati a una manciata di effetti sonori fastidiosi poteva soddisfare le loro esigenze? Atari si accorse della cosa e fu ansiosa di entrare in quel fervente mercato, ma non lo voleva fare con un prodotto uguale ai mille altri già presenti. Nossignori, sarebbe stato troppo facile. Lo voleva fare con qualcosa di originale, all’avanguardia. Una roba che avesse solo lei.

Giusto per darvi un’idea
 

La soluzione arrivò sotto il nome di Atari Cosmos, un giochillo portatile a LED dalla forma molto intrigante di un POS che utilizzava delle immagini olografiche come fondali per dare l’illusione di un campo di gioco tridimensionale.
Dal 1978 al 1981, Atari dedicò tempo e vagonate di paperdollari per svilupparlo. Il Cosmos sarebbe stato programmabile a cartucce (almeno apparentemente) e avrebbe avuto effetti sonori sbalorditivi. Infatti, inizialmente 8 giochi dovevano essere resi disponibili sul mercato e i titoli erano quelli che lo facevano venire duro ai giocatori dell’epoca: Asteroids, Superman, Soccer, Road Runner, Sea Battle, Space Invaders e Outlaw. Il titolo dell’ottavo gioco, però, restò sconosciuto, ma tanto è uguale.

La furbata del Cosmos era che veniva venduto pre-programmato con già dentro quegli 8 giochi, e quando il brufoloso acquistava una cartuccia in realtà comprava nient’altro che uno sfondo olografico composto da 2 immagini e una serie di fori che permettevano di operare la selezione nell’unità di gioco al momento dell’inserimento. Era un approccio brillante e molto paraculo che avrebbe consentito ad Atari di vendere Cosmos a 100 dollaroni e poi permettere l’acquisto dei giochi al prezzo sociale di 10 dollari ciascuno, passandoci anche bene di fronte al mondo mentre in realtà trapanava il cacapranzi dei giovani giocatori.

Il gioco in sé SEMBRAVA rivoluzionario ma non lo era: il dispositivo era composto da una semplice griglia di LED rossi 7 x 6 che si illuminavano a seconda che il gioco giocato fosse Space Invaders piuttosto che Superman o Asteroids, ma il fatto che lo rendeva particolare era che uno dei 2 microprocessori presenti al suo interno era interamente dedicato al suono, permettendogli di fornire effetti sonori realistici che erano anni luce oltre qualsiasi gioco elettronico portatile del suo tempo. L’altro microprocessore serviva per gestire il gioco LED, quindi fottesega.

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Sfondo ASTEROIDS

Nel mese di maggio del 1981, Atari annunciò che la macchina era pronta per essere lanciata ma non dichiarò una data precisa in cui sarebbe stata disponibile nei negozi. Alcuni modelli vennero dati in visione esclusiva a selezionati recensori che però sbollirono gli entusiasmi lamentandosi del fatto che, sì, gli ologrammi erano davvero una gran figata da vedere ma alla fine non miglioravano il gioco che fondamentalmente restava un handheld come tutti gli altri già visti prima.
Fu una doccia fredda per Atari. Per diversi anni l’azienda si era impegnata nel campo degli ologrammi, raccogliendo ogni singolo brevetto relativo senza avere un’idea su ciò che farne. Alla fine gli ingegneri del reparto Ricerca & Sviluppo (Al Alcorn, Harry Jenkins e Roger Hector) avevano partorito il Cosmos, il primo prodotto videoludico ad implementare un ologramma con aspettative commerciali di dimensioni siderali, e invece…

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Atari avviò la produzione per un brevissimo periodo, stampando brochure pubblicitarie e preparando un packaging accattivante, il tutto mentre i brufolosi d’America attendevano con ansia l’uscita di questo famigerato Cosmos, l’handheld DEFINITIVO, ma l’attesa fu vana. Alla fine di quell’anno Atari annunciò che, in conseguenza delle lamentele dei critici, stava ridisegnando il sistema in modo che gli ologrammi contribuissero di più all’azione del gioco piuttosto che fornire solo un bello sfondo. Lo sgonfiamento del mercato dei portatili a led e la poca fede di Ray Kassar nel progetto (si diceva che l’unica cosa in cui credesse fosse la console 2600) fece il resto, e nessuno sentì più parlare del Cosmos al quale venne staccata definitivamente la spina quando le vacche si fecero magre per la casa di Sunnyvale.

 

Non sapremo mai cos’è accaduto realmente al Cosmos, se questa macchinetta sarebbe stata un successo o no, ma di sicuro è uno dei gingilli più collezionabili della storia. Ad oggi è nota l’esistenza di sole 2 unità pienamente funzionanti. L’Atari Historical Society ne ha uno con tutti gli 8 Holoptic Games. Una seconda unità è ancora nelle mani di un altro ex dipendente Atari che ha lavorato nell’Advanced Projects Group di Atari.
Ah, alla fine anche Atari capì come usare tutti quei brevetti sulla tecnologia olografica, e risultarono utili per fare gli adesivi da applicare su cartucce e hardware per comprovarne l’originalità.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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