Atari Gotcha : le tette ti attirano, il gioco anche no

Dal diario segreto di Nolan Bushnell, data astrale: Luglio 1973. Trascrizione privata del consueto brainstorming con i ragazzacci del dipartimento Ricerca e Sviluppo.

«Niente male le tette della nuova segretaria dell’ufficio acquisti, vero?»
«Niente male. Ma è un’ora che fumiamo canne e stiamo sempre a parlare di figa. C’è nessuno qui che ha una buona idea per il gioco?»
«La figa è importante, amico. Non sminuire la potenza della figa.»
«Lo so. Ma mica possiamo sempre parlare di quella!? Abbiamo bisogno di nuove idee, di qualcosa di diverso»
«E che ti devo dire? Sarà che la figa salta sempre fuori per via di tutti questi joystick qui intorno che sembrano cazzi?»
«Ecco l’ideona! Spiazziamo tutti! Facciamo un joystick a forma di cazzo!»
«Buona idea Al, ma non è ancora il momento. Facciamolo, piuttosto, a forma di figa.»
«No. Di figa no. Ma di tette, magari sì» disse George Faraco.

(Piccola annotazione a margine di Nolan Bushnell)
Se ne potrebbe dedurre che Gotcha sia un gioco sulle tette della nuova segretaria dell’ufficio acquisti e sulla volontà di Atari di sperimentare nuovi tipi di controller? Forse. O magari è solo un modo educato per produrre un videogioco che, a voler essere generosi, si guadagnerà visibilità grazie agli ammicchi sessuali dei suoi controversi controller?
Personalmente credo che sia soprattutto un videogioco sulle tette della nuova segretaria dell’ufficio acquisti.
SIGLA!

Essendo un pesantissimo fan di Atari e mirando utopicamente a far diventare questo blog l’unico punto di riferimento italiano che salta fuori quando digitate la parola “Atari” su Google, oggi, tanto per non sapere né leggere né scrivere, mi sono messo a sfogliare quel gran libro che è ART OF ATARI di Tim Lapetino, di cui, vi prometto già da ora, mi impegnerò a pubblicare delle traduzioni appena possibile. Leggendo e sfogliando le belle pagine, la mia attenzione è stata richiamata da questa immagine di un tipo che bracca una ragazza vestita di raso, con lo sfondo di un cabinato che al posto dei normali controller joystick ha delle specie di puppore rosa.
Ora, lo sapete, io non ho assolutamente nulla contro le puppore, di qualsiasi colore, grandezza, e forma esse siano, anzi, penso che sotto svariati punti di vista siano organi molto utili, però, il vederle incastonate in un cabinato arcade ha stimolato particolarmente la mia curiosità, e mi sono messo a fare delle ricerche.

SDRAAA!

Allora viene fuori una storia tipo quella dei Mindlink, oppure del Puffer, o degli Atari Adventure. Insomma, quelle storie lì. Storie atariane di scommesse perse ma non senza averci creduto un bel po’. Storie che a raccontarle oggi, che tutti i prodotti vengono lanciati dopo accurate indagini di mercato, statistiche, pianificazioni d’impatto, e calcolo dell’incidenza astrale dell’allinemanto dei pianeti e della gatta in calore, sembrano barzellette che non fanno ridere.
Ho iniziato questo pezzo con la consueta introduzione frivola, tanto per farvi entrare meglio in situazione, ma devo dire che, in questo caso, la realtà si discosta di poco da quello che ho scritto.
Si può dire che Gotcha è un videogioco arcade di mamma Atari, il quarto sfornato dalla casa di Sunnyvale compreso il capostipite, PONG, e si può ugualmente dire che i controller a forma di seno di Gotcha siano la risposta atariana alla forma fallica dei joystick tradizionali.
Si, certo. Nessuno si è mai avvicinato a Centipede o a Missile Command e ha pensato alla trackball come se fosse una tetta o una chiappa. Ma vi garantisco che Gotcha ha SICURAMENTE un controller a forma di seno.

Succede che nel 1972 Atari rilascia sul mercato PONG, ed è una discreta bombetta. Pong dà praticamente inizio alla rivoluzione commerciale dei videogiochi aprendo un nuovo mercato dove in tanti si tuffano a pesce. Atari, ovviamente, essendo la prima, si trova in una posizione di vantaggio, ma resta il fatto che già l’anno successivo il mercato arcade venga saturato da cloni di Pong o simil-Pong prodotti da laqualunque, i quali pregiudicano gli introiti dell’originale.

La risposta di Atari alla situazione in essere è quella di spingere sull’accelleratore, sfornando nuove varianti di Pong, certo, ma anche cercando di battere nuove strade, talvolta estreme, pur di distanziare gli inseguitori, uscire dall’ombra di Pong, ed emanciparsi come casa produttrice di videogiochi.
E questo ci porta direttamente a Gotcha e il suo gameplay che è tanto semplice quanto essenziale: due giocatori, uno scappa e l’altro insegue, il tutto attraverso un labirinto che cambia a intervalli regolari. Vince chi acchiappa più alla svelta o chi scappa per più tempo.

Mentre il game designer è quella garanzia umana rispondente al nome di Allan Alcorn, il quale ebbe l’ispirazione per il gioco vedendo un difetto durante la lavorazione di Pong, il product designer responsabile del cabinato è George Faraco, il quale decide di buttarla sul sesso e progetta dei controller a forma di seno costituiti da dei normali joystick racchiusi sotto a cupole di materiale gommoso rosa. In quel modo il giocatore ha l’impressione di manipolare dei seni e all’atto di giocare gli dovrà dare delle severe strizzate.
Grande idea, George. Alla grande così. Sei un mito.
Inizialmente il progetto viene approvato e il materiale promozionale prodotto e distribuito. Iniziano a girare i primi flyers del gioco, e lì casca l’asino. Poco importa se Gotcha è il primo videogioco a labirinto (in questo caso variabile), e altrettanto poco importa il fatto che ne esista anche una versione a colori VERA, cioè senza il trucco delle strisce colorate appiccicate sullo schermo. Gotcha diventa per tutti unicamente il BOOB-GAME, il gioco delle tette, e come tale è pietra dello scandalo.
In un tempo in cui basta anche solo l’IDEA del sesso per suscitare scandalo, Gotcha viene travolto dalle polemiche ancor prima di uscire sul mercato, e Atari è costretta a sostitire i controller con dei normalissimi joystick standard.

Alla sua uscita, Gotcha non è stato un successo commerciale, ma è doveroso dire che, ancora oggi, il numero delle sue unità vendute è molto controverso. Nel 1977 è però servito da ispirazione per una versione migliorata di sé stesso per console Atari 2600, Maze Craze, certamente  più popolare dell’originale, e sicuramente esente da tutte quelle polemiche che resero Gotcha il primo cabinato soggetto a controversia nella storia dei videogiochi.

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