Guarda mamma, senza mani! La pazza storia degli Atari Mindlink controller

Dite la verità, cari corridori, quante puttanate ci siamo sciroppati nel corso degli anni ’80? Tante vero?! Ma proprio tante-tante.
Oh, non passava giorno che ci dessero a bere qualcosa come se fosse veramente possibile che succedesse, come se veramente si potesse realizzare.
Dice: ma loro almeno ci provavano. Adesso non c’è più niente!
È vero, su questo punto tocca darvi ragione. Però, cari corridori, la realtà dei fatti rimane sempre la stessa: quante puttanate ci siamo sciroppati negli anni ’80?
Una di queste furono gli Atari Mindlink controller, che lì per lì sembravano poter trasformare noi brufolosi in una nuova leva di cavalieri Jedi, ma alla fine si rivelarono per quello che erano: una cialtronata tipo il POWER GLOVE.
Ma provate a venirmi dietro mentre vi illustro nel dettaglio questo diabolico congegno, anzi NO! Provare no! Fare, o non fare! Non c’è provare!

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La strada verso il disastro è sempre lastricata di buone intenzioni, e almeno di quelle Atari, nei primi anni del decennio ’80, ne aveva parecchie.
Nel 1983, la casa videoludica più ganza dell’universo era sempre sul pezzo, pronta a concepire articoli innovativi e all’avanguardia per sbaragliare la concorrenza. Lasciate perdere che poi non avesse né il coraggio né le capacità per produrli su vasta scala e immetterli sul mercato, (e quando trovava l’iniziativa, i prodotti in questione erano già obsoleti) però, se almeno teoricamente Atari si dava da fare e il suo reparto Ricerca e Sviluppo si impegnava, praticamente invece NO, e il reparto produzione lasciava marcire le console 7800 nel magazzino, rilasciandole anni dopo quando ormai la tecnologia era saltata nell’iper-spazio.

La tecnologia è balzata avantissimo e non la riacchiappi più

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Ma queste sono solo sterili considerazioni, e nel 1983 dicevo, qualcuno in Atari che definiremo genericamente come TAFANO® e aveva appena visto Il Ritorno dello Jedi, una volta uscito dal cinema si pose la domanda di come interfacciare le persone e i videogiochi in un modo completamente nuovo.
Fu così che proprio TAFANO® concepì un’insolita combinazione tra hardware e software denominata Atari Mindlink System.

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Una combinazione sbalorditiva, avveniristica, che si riproponeva di far interagire gli utenti Atari con le proprie macchine VCS 2600, 7800 e home computer senza usare le mani, utilizzando il solo pensiero. Cristo santo corridori! Utilizzando LA FORZA!

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In realtà il maestro Darth TAFANO® non aveva alcuna abilità particolare e neanche i midichlorian nel sangue. Darth TAFANO® aveva semplicemente un buon spirito di osservazione, e aveva notato che nella stragrande maggioranza dei casi, quando un giocatore si impegnava in un videogioco, immancabilmente faceva delle facce buffe, delle espressioni contratte, delle volte lanciava perfino qualche moccolo. Questo naturale atteggiamento antropologico poteva essere sfruttato per interagire con il computer, ed ecco che TAFANO® ti andò a inventare i controller Mindlink, che a detta della pubblicità potevano fondere la mente del giocatore con il processore della macchina.

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Ma cos’era alla fine il controller Mindlink?
Niente di speciale e soprattutto niente che necessitasse un atto di fede. Era una fascia elastica con montato sopra un sensore che riusciva a rilevare i movimenti dei muscoli frontali e delle sopracciglia, li traduceva in impulsi elettrici che venivano inviati a un trasmettitore a infrarossi, il quale li destinava a un ricevitore collegato alla porta joystick delle macchine Atari.

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Nel giugno 1983, al CES di Las Vegas, Atari presentò i primi prototipi Mindlink ad un pubblico a dir poco perplesso. Erano disponibili solo 2 programmi con cui provarlo: MindMaze, il classico gioco di associazione immagini in versione videoludica, e Bionic Breakthrough, che non era altro che il gioco di Breakout, ma riprogrammato per funzionare con il Mindlink.
Usando i muscoli della fronte, una persona poteva controllare i movimenti sullo schermo ma, inutile dirlo, al costo di forti mal di testa non appena il ritmo dei giochi cominciava ad accelerare o perdurava nel tempo.

Il gruppo cinese della filiale Atari di Hong Kong si occupò del design e i prototipi risultarono afflitti da difetti. Uno di questi fu che la fascia dove era montato il sensore non poteva essere utilizzata sempre in quanto molto rigida e impossibile da adattare alle dimensioni delle varie teste che la potevano indossare, per questo venne sostituita con una fascia elastica con fissaggio a velcro nella parte posteriore. Inoltre, cosa più importante, il metodo utilizzato per raccogliere i segnali dalla fronte non era preciso in quanto delegato a 3 miseri tasti metallici a contatto con la pelle.

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Dannata pallina! Mai che vada dove gli si dice

Nel 1984, dopo appena un mese dall’inizio della campagna pubblicitaria che avrebbe dovuto lanciare il Mindlink sul mercato americano, la Atari venne scissa e la divisione Home computer fu venduta alla Tramiel Technologies Ltd. di Jack Tramiel e figli.
Vedendo il Mindlink come un giocattolo troppo costoso e mal funzionante, i Tramiel annullarono la sua commercializzazione e il suo conseguente sviluppo al costo dei molti milioni di dollari già spesi per il suo perfezionamento fino a quel momento.
La parte più triste della storia del Mindlink fu che il giorno dopo l’inizio della promozione sulla TV nazionale si fece avanti il campione paralimpico Rafer Johnson, allora presidente della federazione paralimpica americana, proponendo ad Atari di sviluppare software sportivi per gli atleti delle imminenti paralimpiadi di Los Angeles.
Se Atari avesse accettato l’offerta, questo avrebbe aperto una porta per lo sviluppo delle interfacce informatiche per disabili e, probabilmente, anche per un controller come il Mindlink.

L’eredità di TAFANO® non venne mai raccolta da nessuno e il Mindlink rimase un caso raro e stravagante di cui parlare negli anfratti bui di internet, questo almeno fino a poco tempo fa, quando la ditta australiana EPOC ha cominciato a sviluppare gingilli come quello che potete vedere sotto.

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Questa volte le aspirazioni sono molto alte, riuscire a costruire un dispositivo che REALMENTE possa interpretare le onde cerebrali di un essere umano e tradurle in segnali elettrici ben precisi. A capo del progetto hanno messo un tipo soprannominato TAFANO®.

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