Il nuovo Atari VCS : Un errore cosi’ bello che sarebbe uno sbaglio non commettere

Recenti studi condotti dall’università della Forfora mi definiscono come un uomo mondano. Di conseguenza posso anche capire che molti lettori del blogghino e ascoltatori di Atom Radio mi percepiscano come un privilegiato esponente del nerdismo che ha sempre un posto d’onore alle anteprime cinematografiche, agli eventi retrocosi, e alle sfilate di moda. Uno di quei personaggi che saltano la fila dal dottore, che al ristorante pagano il conto lasciando una semplice firma su un tovagliolo, e quasi sempre vanno in giro circondati da donne bellissime e disinibite.
Ok. Lo ammetto. In parte tutto questo corrisponde a verità. Però sappiate che anche questo tipo di vita ha i suoi momenti di straziante sofferenza, tipo quando, perdendo una scommessa con altri eminenti V.I.P. del panorama Nerd (I Bit-Elloni), tocca giocare a videogiochi di cui non mi frega niente o partecipare a buffet vegani offerti da star del cinema verso le quali non nutro alcuna stima.
Io, per esempio, detesto la verdura ( perché non ne apprezzo il sapore, ma in società preferisco dire che odio le piante) e le basse operazioni commerciali per capitalizzare sui retrogames, quindi, quando lo scorso anno Atari annunciò all’E3 la sua nuova console, cominciai, sì, a fare i castelli in aria, ma poi al GDC di Marzo le cambiò pure il nome da Atari Box ad Atari VCS, e pensai: « Mmmh. Ma che bella idea del cazzo! Se prima faceva comparire 30 risultati quando la cercavi su Google, adesso si confonderà nel marasma e passerà completamente inosservata! » Poi la campagna di crowdfunding che saltava, Feargal Mac-coso licenziato, i dettagli che non arrivavano. Insomma, il tutto stava assumendo una brutta piega e anche se qualcuno mi avesse messo in mano una nuova Atari VCS durante un’anteprima riservatissima, l’avrei guardata attentamente pensando: « E tu cosa ci fai fuori dal cestone dell’Euronics? Pussa via, sai?! TORNA NEL CESTONE A SCONTO!»
Cosa posso aspettarmi da una roba del genere?
Visioniamo il trailer, e scopriamolo insieme.

Lo sapete. È da un po’ che vi racconto la novella di quella che si chiamava Atari Box e che poi è diventata Atari VCS. A questo punto della storia occorre domandarsi soltanto una cosa: perché dovrei comprarla?
Personalmente, credo che, almeno all’inizio, Atari VCS fosse stata concepita come console retrò seguendo le orme delle mini offerte di Nintendo, ma poi, mentre qualcuno cercava di capire se bastasse riproporre i vecchi giochi con la grafica pixellosa a ridosso del 2020, qualcun’altro ha deciso che dovesse essere qualcosa di completamente diverso.
La campagna promozionale è partita tra mille polemiche e, ancora oggi, nessuno ha ben capito cosa Atari VCS debba essere, e quando dico nessuno, intendo dire proprio NESSUNO. Non può essere una Xbox Terminator o una PlayStation Killer per ovvie ragioni tecnologiche e di marketing, ma neanche si accontenta di rimanere radicata nella nicchia del retro appeal. È un po’ Steambox ma come sistema è probabilmente migliore rispetto a una banale Steambox il cui prezzo non è poi così conveniente. Se è vero che la maggior parte delle Steambox costa dalle 3 alle 5 volte tanto, è anche vero che Atari VCS verrà venduta tra i 200 e i 300 paperdollari e come console questo non la renderà certo economica. A quel prezzo fornirà una potenza che potrebbe avvicinarsi a quella di una Nintendo Switch modello base ma solo quando il vento è a favore e la strada in discesa. Il tutto guarnito da polemiche e critiche asprissime sull’intero progetto da parte di youtubers ed “esperti” del settore che, manco a farlo apposta, non ci hanno preso neanche per il cazzo.
La cruda realtà dei fatti è che i preordini per Atari VCS sono iniziati mercoledì 30 e sono stati così tanti che nel corso della prima ora hanno causato il sovraccarico del server di Indiegogo mettendolo off-line, e al momento in cui sto scrivendo la raccolta ordini ha sfondato i 2 milioni di paperdollari a fronte di un goal iniziale di appena 100.000.

Una nuova definizione per la parola “azzardo”

Non ci sono dubbi. Quanto sta accadendo è esattamente ciò che si può definire: “fascino duraturo del marchio”.
Mettetevi l’animo in pace. A prescindere dalle poche informazioni a riguardo, dalle poche prospettive di sviluppo futuro, della misera convenienza economica, la gente (quella vecchia come noi, eh?! Non i giovani indisponenti con la Vespa scoppiettante che disturbano la nostra pubblica quiete. Quelli no) vuole rivedere qualcosa con marchio Atari sul mercato, e la sta comprando. Ora, con già 2 milioni in saccoccia e una pioggia di complimentoni che le piovono addosso, tutto ciò che l’azienda deve fare è mantenere le promesse, la qual cosa potrebbe non essere semplice poiché i precedenti tentativi di creare delle retroconsole hanno avuto risultati discutibili, Ouya dixit.
Adesso, da un lato ci sono colossi come Nintendo che una volta lanciato il NES Classic Mini hanno dato il via al fruttuosissimo mercato delle mini console nostalgiche, mentre dall’altro ci sono tutti gli altri che tentano di battere quella strada in qualche modo, come è il caso dello ZX Spectrum Vega + che nel 2015 su Indiegogo raccolse il 366% del budget richiesto ma, ad oggi, deve ancora vedere la luce del giorno.

Pare ovvio che Atari VCS sia in cerca di una nuova nicchia di mercato dove collocarsi. Così come Nintendo si è saldamente calcificata nel pubblico giovanissimo grazie a una precisa scelta di marketing e il fortissimo carisma della sua mascotte, Mario; Atari è alla caccia dei giocatori della prima ora, quelli più vecchi, quelli che sono cresciuti assistendo alla nascita e lo sviluppo dell’industria dei videogames, ovvero: adulti con un reddito stabile, un debole nostalgico per quello che è accaduto sulla scena videoludica negli anni 80/90, e che vedono con soddisfazione il ritorno sul mercato di un marchio decaduto ma iconico.
Se ne può dire quello che vi pare ma sembra che di questa gente, in giro per il mondo, ce ne sia veramente tanta dato che la campagna su Indiegogo ha blastato il suo obiettivo. Quindi la domanda non è il problema, è la risposta semmai che lo è.
L’auspicio è che nei mesi che ci separano dal rilascio ufficiale ( giugno 2019) molte  informazioni finalmente trapeleranno e qualche sviluppatore di peso venga coinvolto nel progetto. Un emulatore Stella preinstallato e il solo Jeff Minter con Tempest 4000 non possono certo bastare per convince i giocatori esperti a optare per Atari VCS anziché PS4, Xbox One o PC. Attirarli sarà un affare dannatamente serio che avrà la sua discriminante nella disponibilità e la qualità dei giochi nuovi.
Il principale fattore di differenziazione sembra essere la personalizzazione del prodotto e l’apertura della piattaforma con sistema operativo Linux che, sicuramente, metterà a proprio agio gli sviluppatori indie, ma il VCS, così come si palesa all’orizzonte, non deve conquistare il mondo. Già basterebbe se Atari portasse a compimento quello che ha in mente di fare, provando a riprendersi un piccolo spazio nel mercato hardware come parte di un piano a lungo termine, un punto di partenza dal quale ricostruire troppe cose che sono andate perse come la sua anima.

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