Musica per i vostri occhi : Atari Video Music

«Vorrei ringraziare Dio, i miei genitori, il mio vocal coach, e Morgan che ha sempre creduto in me. Dedico questo premio ad Atari e a quando ha creduto che solo perché c’era la musica di mezzo si potesse vendere qualsiasi cosa»

In ossequioso silenzio, indosso guanti di cotone e impugno delle lunghe pinzette metalliche per sfogliare le pagine di ART OF ATARI. Seduto nel piccolo studiolo della nostalgia scopro l’ennesima perla, e mi trovo oggi a parlare di ATARI VIDEO MUSIC, un congegno che apre la mente a diversi interrogativi, di cui uno è il principale: stiamo scherzando o il plug-in di Winamp è una scopiazzatura sotto steroidi di Atari Video Music?
Ma andiamo con ordine e ascoltiamo qualcosa per calarci nell’atmosfera.

Tornando indietro ai giorni inebrianti della gestione Bushnell, quando le versioni casalinghe di Pong e Stunt Cycle stavano facendo i soldoni, il VCS non era altro che un’idea promettente all’orizzonte, e il cielo sembrava essere l’unico limite, laqualsiasi cosa avrebbe benissimo potuto essere la prossima cosa importante per un’azienda come Atari.
Per di più, intorno alla metà degli anni ’70, sviluppare videogiochi era un lavoro stressante, molto stressante. Quelli di Atari lo sapevano bene ed è per questo che circolano così tanti pettegolezzi sul fatto che abusassero di sostanze che alteravano la mente e aiutavano a elevarsi fino al Nirvana pixellato.
Ma se ci pensate bene, cos’altro dovevano fare questi poveri cristi? La controcultura degli anni ’60 aveva portato con sé questa pesante eredità: la mente aperta, le porte della percezione, l’LSD, LE CANNE. La musica era la principale forma di intrattenimento e i suoi interpreti, se non erano già morti marci, erano sulla strada per esserlo da lì a poco.
Tutto questo si traduceva in una cosa sola: se non ti sfondavi eri fuori moda. E allora, i ragazzacci di Atari che ci tenevano tantissimo ad essere trendy, colsero l’ispirazione ed entrarono in pieno nello spirito delle cose con il modello C-240, meglio noto come ATARI VIDEO MUSIC.

Ah, la psichedelia, che siNpatica tendenza culturale che era. Ti sballavi e andavi fuori come un terrazzo, prendevi una chitarra, una penna, un pennello, e davi forma e colore a un mondo tutto nuovo. Un mondo caleidoscopico e variegato (quando ti prendeva bene) nel quale c’era anche il rischio di rimanere intrappolati fino alla morte.
Per questo motivo nasce Atari Video Music; per riuscire a far vedere la musica alle persone che, ahinoi, non potevano usufruire di quel particolare incentivo chimico che lo rendeva possibile.

Ma cos’è in sostanza ATARI VIDEO MUSIC? Beh. È il compromesso al ribasso tra una console gioco e uno stereo hi-fi. Questa bestia strana è stata concepita per assomigliare a un componente stereo di fascia alta, tipo un amplificatore, e offrire a te, o amante della musica di un certo livello, un caleidoscopio di effetti video che pulsano a tempo con le tue hits preferite dei Kraftwerk o dei Pink Floyd.

 

Non vi deve stupire questo interessamento di Atari per la video musica, oltre all’uso permissivo di bamba sul luogo di lavoro (almeno fino all’arrivo del terribile Kaiser Kassar) basta dare un’occhiata al catalogo Sears dell’epoca per rendersi conto che questo partner commerciale prediletto dedicava regolarmente un’intera pagina ai generatori di luce psichedelici. Questi dispositivi consistevano tipicamente di lampadine in una scatola che emettevano luce attraverso una ruota rotante composta da pellicola di colori diversi. Il risultato era un vorticoso motivo di luce colorata. Era la preistoria del trip. Per questa ragione Atari trovò più che giustificato apportare il suo contributo con Atari Video Music.
Volete vederlo in azione? Il video dei Devo qui sotto lo utilizza dal minuto 0:43 in poi.

 

Parlandone tecnicamente, l’Atari Video Music ha sul retro una coppia di ingressi audio RCA da collegare all’impianto stereo, e un’uscita video RF da connettere al televisore. Sul frontale ha una serie di pulsanti per selezionare diversi effetti da riprodurre sullo schermo. C’è anche una modalità AUTO, nel caso in cui il proprietario sia in botta piena e troppo impegnato a sfuggire al Glass Spider per premere un altro pulsante in modo tempestivo.
In pratica è una primordiale versione dei plug-in visualizzatori che tanta celebrità hanno regalato a WinAmp e soci.
Il designer Fred Thompson aveva cominciato a pensarci anni prima, quando lavorava ancora in Heathkit, un produttore di componenti elettronici.
Il problema era che costava sui 170 paperdollari, una cifra consistente nel 1976, e considerando il suo uso limitato, Atari Video Music divenne un capriccio di lusso che in pochi si preoccuparono di soddisfare.

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