Se lo sapevo prima ci scommettevo un rene: Quando Atari rifiutò Amiga

20070926173030atarivsamigaLa storia dell’informatica è fatta da tizi che perdono il treno. Cioè, loro sono bravi, si impegnano, ma quando l’occasione gli si para davanti se la lasciano sfuggire perché: a) Non la riconoscono b) La riconoscono ma non credono che valga la pena prenderla.
In questo eterno Trainspotting elettronico sono rimasti incastrati tanti personaggi sconosciuti perché, ovviamente, noi conosciamo solo quelli che il treno l’hanno preso.
Così ci ricordiamo bene di Steve Jobs come uno dei più brillanti innovatori di questo siliceo ambiente, e gli diamo la paternità del primo sistema operativo a finestre (quello del Macintosh) quando invece l’idea l’aveva ciulata a quelli della XEROX, ché stavano in bolletta e non avevano più neanche i soldi per far cantare un cieco.
Tutti ci ricordiamo di Bill Gates come colui che ci consegnò il DOS, mentre, invece, l’aveva comprato da Tim Paterson, che viveva in uno scatolone col gatto e per 100mila dollari glielo svendette incluso il gatto.
E tutti ci ricordiamo del Commodore Amiga, che però ha rischiato di essere un Atari Amiga. Sorpresi? Lasciate che ve lo racconti. Siete pronti per la consueta storia dell’informatica FOR DUMMIES? Si? E Allora è il momento di un po’ di pubblicità con Buzz Aldrin, le Pointer Sister, Little Richard e un sacco di altra gente famosa:

Mi scappa forte di fare una nuova console

Sembra strano ma il Commodore Amiga inizia la sua vita in Atari. Jay Miner, già ingegnere presso l’azienda del Fuji-logo e creatore dell’home computer Atari 800, ha una visione che lo catapulta avanti di 5 anni. Vuole creare una console basata su un processore a 16 bit con drive floppy disk incorporato, il cui sviluppo sia semplice ed economico.
È il 1980, e in quel momento i dirigenti di Atari nuotano nei ricchi dividendi guadagnati dalla console VCS e computer 8-bit, per cui gli rispondono: « A Gei, scialla un pochetto che noi stamo a nuotà naa piscina piena di paperdollari ».
Detta semplice e meno romanesca: per non rischiare di ridurre le vendite dei sistemi più popolari, la dirigenza non permette a Miner di realizzare la sua idea.
Jay ci resta parecchio male e la cosa gli va abbastanza di traverso, talmente di traverso che decide di togliere il disturbo licensiandosi.

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Jay Miner quando era mormone e collezionava cani morti stirati sulla variante

Ma quando ti scappa di fare qualcosa, voi mi insegnate che la si può tenere per un po’ ma poi bisogna rinchiudersi da qualche parte e farla uscire. A Miner gli riscappa l’idea 2 anni dopo, nel 1982, quando incontra un altro ex-Atariano come lui, tale Larry Kaplan, che non è altro che uno dei 5 co-fondatori di Activision e creatore di quel giochino siNpatico che fu Kaboom!

kaboom_5200Kaplan si innamora subito dell’idea di Miner e ci crede così tanto da mollare Activision per avviare una nuova società videoludica che, almeno inizialmente, ha l’obiettivio di sfornare una nuova console a 16-bit e videogiochi per la piattaforma Atari 2600.

C'erano 3 dentisti in Florida...

Da dove si comincia? Per mettere su un’azienda del genere ci vogliono tanti soldi! Ma in America, all’inizio degli anni ’80, la realtà supera di gran lunga la fantasia e succede che Jay e Larry trovino 3 dentisti in Florida che li finanziano per ben 7 milioni di paperdollari. Così. Tanto per gradire. Tenete ragazzi, che a noi ci avanzano. Ecco che, in men che non si dica, la Hi-Toro è bella e che formata.

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È bello essere dentista

La Hi-Toro ha due divisioni: una per la produzione di giochi e periferiche per Atari 2600, e l’altra per sviluppare la nuova console che prende il nome in codice di “Lorraine”, che poi è anche il nome della moglie del CEO, Dave Morse.
La società commercializza varie periferiche di successo per il 2600 e pubblica anche diversi giochi.

Alcune robette interessanti della Hi-Toro

Alcune robette interessanti della Hi-Toro

I risultati, però, non sono eccezionali e Hi-Toro ci sta precisa con le finanze. Guadagna giusto-giusto il necessario per portare avanti il progetto Lorraine.
Miner è a capo del progetto ed è anche molto ambizioso. Vuole una macchina con funzionalità avveneristiche, molto più potente dei suoi contemporanei, e molto meno difficile da sviluppare e programmare; il contrario dell’Atari 2600.
La sua macchina sarebbe stata in grado di visualizzare fino a 4.096 colori; una cosa senza precedenti nel settore dei videogiochi. Ma cosa più importante rispetto alle sue prestazioni e funzionalità, Lorraine sarebbe stata una piattaforma facile per gli sviluppatori che non avrebbero avuto bisogno di nessuna speciale workstation di sviluppo per creare i giochi. Lorraine avrebbe fornito loro tutto il necessario: un bundle con una tastiera e un floppy drive da 3,5″.
Proprio quando lo sviluppo di Lorraine sta ingranando la quinta, la Hi-Toro è costretta a cambiare il suo nome dopo che salta fuori una società di tosaerba giapponese che già ne detiene i diritti. Il nuovo nome dell’azienda, scelto da Dave Morse, diviene “Amiga”, dal portoghese “amica”, termine che ispira fiducia e familiarità al contrario di molti concorrenti dell’epoca che hanno nomi tecnologici e incomprensibili.

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Quando meno te lo aspetti, l'APOCALISSE

Nel 1983, l’industria dei videogiochi è sull’orlo del collasso. Tecnologicamente, Atari non ha aggiornato la sua linea di console dalla fine degli anni ’70, e la maggior parte dei consumatori è stanca di un’offerta videoludica congelata su soli 8-bit.
Dopo una serie di giochi fallimentari immessi sul mercato, lanciati tra squilli di trombe e fanfare (tra cui il famigerato E.T.) dagli ormai troppi sviluppatori, il mercato collassa. Warner Communication, la società proprietaria di Atari, vede precipitare le vendite ed è costretta a svendere il proprio magazzino, passando da 60 dollari per cartuccia a 20. Molte società di sviluppo giochi cessano l’attività causa crisi.
Amiga non è immune da questo tonfo ed è costretta a ridimensionarsi cercando altri investitori a cui attingere visto che i ricavi relativi ai prodotti Atari sono precipitati. La prima uscita in pubblico del Lorraine è prevista per il CES (Consumer Electronics Show) del 1984, a Chicago. Un termine apparentemente impossibile visto l’andazzo.

oh-cringeAmiga decide di mollare i progetti dedicati allo sviluppo di robe per Atari 2600 e concentra tutte le sue risorse sul progetto Lorraine che viene diviso a sua volta in due gruppi di lavoro.
Un gruppo, diretto da Jay Miner, si focalizza sul completamento dell’hardware, mentre l’altro, guidato da Dale Luck, deve creargli un adeguato sistema operativo.
La progettazione dell’hardware è quasi terminata già alla metà del 1983, e si concentra principalmente sulla miniaturizzazione dei componenti. Dall’altra parte, la squadra software è ancora molto indietro e la scadenza del CES sembrava impraticabile.
Nonostante tutto, Amiga tenta la mossa del giaguaro e decise di andare lo stesso. Invece di sviluppare un intero sistema operativo, la squadra del software crea diverse demo per sfoggiare l’abilità tecnica della macchina. La più popolare e impressionante di queste demo è “Boing Ball”, dove una sfera a scacchi rossi rimbalza sui bordi dello schermo.

tumblr_mxyucusgZ31t2308to1_500Nel 1984, Amiga è pronta per il CES…O quasi. Il prototipo da esibire è su 4 differenti basette e non nel case personalizzato che Miner ha progettato. È così fragile che per scaramanzia quelli di Amiga prenotano i posti per il viaggio a Chicago sotto il falso nome di “Joe Pillow” (Giovanni Cuscino). Nonostante tutto, il prototipo riscuote un buon successo e tanti apprezzamenti dai molti visitatori impressionati.
Ma a parte le pacche sulla spalla e i complimenti, di nuovi investitori per completare il progetto nemmeno l’ombra.

Chi non muore ( o e' moribondo) si rivede

Atari è presente al CES e rimase colpita dalle potenzialità di Lorraine. Ma da perfetti CRETINI che sono, invece di farsi avanti per investire nella società a titolo definitivo, provano a tirargli un trappolone. Atari offre un prestito di 500mila dollari ad Amiga in cambio del design della scheda madre di Lorraine e una clausola impone che tale prestito debba essere restituito entro un mese, pena l’acquisizione dell’intero progetto da parte di Atari.

Sopra: Un'istantanea dei dirigenti Atari durante la pausa sigaretta

Sopra: Un’istantanea dei dirigenti Atari durante la pausa sigaretta

A nessuno in Amiga piace quel piano, ma l’acqua è alla gola e non ci sono alternative, tocca accettare. Atari sa che Amiga è alla canna del gas e non è in grado di restituire il prestito per tempo, e tira a farsi cedere Lorraine per una piccolissima frazione del suo prezzo reale.
Molti degli ingegneri di Amiga sono pienamente consapevoli che Atari non ha alcun interesse per la squadra degli sviluppatori, vuole solo il chipset per poterlo impiegare in un qualche tecno-coso a 16-bit per contrastare la rivale del momento, la Commodore, che dal canto suo naviga in alto mare con un progetto di computer a 16-bit basato su Unix.
Ma siccome il nemico del tuo nemico è tuo amico, parallelamente Amiga cerca di trovare agganci anche in Commodore. Vedi mai che che questi della grande “C” ci assumano in blocco.

Arriva la cavalleria

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Nel frattempo in Atari succede la rivoluzione. La Warner vede le carte del commercialista e si accorge di avere tra le mani un’azienda con uno SBIRIGLIONE di debiti. La scinde in due tronconi e vende la divisione home computer e console a Jack Tramiel, ex CEO di Commodore, fresco dimissionario dalla sua vecchia compagnia. Tramiel sa che l’affare Lorraine è molto più che un semplice capriccio, è la porta attraverso la quale entrare trionfalmente nella prossima generazione di computer e console, e da buon ex-commodoriano sa anche che Amiga sta tenendo il piede in due staffe, cercando di sfilarsi in qualche modo da Atari. Cerca, quindi, di marcare il territorio citando in giudizio Commodore e Jay Miner, rivendicando l’esclusiva dell’accordo. Cascasse una pannocchia, il Lorraine è di Atari fin quando il debito non sarà estinto.
Dall’altra parte della barricata, la Commodore riceve una querela dal suo ex direttore e si chiede quanto importante sia realmente questo fantomatico affare Lorraine. Beh, non ci mettono molto a capire, e con una contromossa da manuale, pagarono LORO il debito di Amiga e la inglobano come sussidiaria.
Lorraine viene ribattezzato “Amiga” e sarebbe stato rilasciato sul mercato nel giro di un anno. Commodore non ha alcuna esperienza nel mercato delle console e decide di lanciare l’Amiga come computer di casa. Il degno successore del loro grande campione, il Commodore 64.

La guerra a 16-bit fra Atari e Commodore

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La Atari di Tramiel non ha, però, intenzione di cedere il mercato a 16 bit così facilmente. Riesce comunque a produrre un proprio computer, l’Atari ST, e a rilasciarlo sul mercato prima di Amiga. La macchina non è impressionante come il suo antagonista ma è abbastanza buona per molti utenti domestici.
Commodore è turbata dalla comparsa dell’Atari ST, ma questo non gli impedisce di lanciare Amiga con una sfarzosa presentazione al Lincoln Center di New York l’11 Luglio 1985.
Vennero invitati Andy Warhol e Debbie Harry per illustrare al pubblico le straordinare capacità della macchina. Warhol, che è stato un assiduo utente Mac dal 1983, disegna sul momento utilizzando un programma grafico, e la Harry sponsorizza la potenza del sistema audio per l’impiego in ambito musicale. Il pubblico è entusiasta e la stampa ne parla per molti giorni. Quello che successe dopo ve lo racconterò un’altra volta.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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