Bandersnatch e Jerome F. Davies: Le cose da sapere prima di guardare Black Mirror

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La sorpresa del mese è su Netflix e si chiama Bandersnatch. Ammetto di essermi avvicinato al film di Black Mirror pieno di supponenza e pregiudizi. Supponenza: perché non credevo che esistesse ancora qualcosa che non sapessi riguardo al retrogaming degli anni ’80. Pregiudizi: perché l’ultima stagione di Black Mirror comparsa su Netflix non mi aveva entusiasmato come le precedenti e, sì, va bene, c’era quell’episodio a tema Star Trek e siamo contenti, ma poi c’era anche tanto di quello che si potrebbe considerare sbagliato oggi come oggi.
Comunque, la forte tentazione che le amicizie facebook hanno esercitato su di me mi ha spinto a provarlo, capire che su Chromecast non c’era verso di vederlo, riprovarlo, e godermelo tutto su iPad coi cuffioni da DJ pazzo e, si, dai, mi sono proprio divertito, quindi la prima cosa che posso dire è che funziona. L’ultima cosa che posso dire su un film del genere è: «È tutto come me l’ero immaginato» e sconsigliarvi di dargli un’occhiata.
Per adesso posso dirvi due cose sul vecchio videogioco di Bandersnatch e la mitica figura di Jerome F. Davies, e non sono tutte negative.


Prima di cominciare a parlarvi di Bandersnatch vi devo per forza calare in situazione:
Il film è ambientato nei primi anni ’80 che furono l’Eldorado dei programmatori di videogiochi e dei produttori di Home Computer, ma mentre negli Stati Uniti il pubblico si stancò presto di videogiocare e la bolla scoppiò nel 1983, qui da noi, nella vecchia Europa, la situazione era radicalmente diversa.
Ogni nazione del continente coltivava il proprio fiorente mercato, spesso diversissimo da quello delle nazioni limitrofe, e i micro computer (home computer) si diffusero rapidissimamente, soppiantando quasi subito le console.  Così, mentre in America le console e i videogiochi finivano nascosti nella parte più buia dell’espositore e il mercato crollava portandosi dietro produttori e sviluppatori, qui da noi il mercato rifioriva con gli home computer e i giovani programmatori che si inventavano videogiochi milionari programmandoli direttamente nella loro cameretta.

I clienti, quindi, non mancavano (al contrario di quanto accadeva in America). La pirateria, semmai, era il vero, grosso problema, perché una legislazione comunitaria ancora non esisteva, e ogni stato legiferava sul copyright in modo indipendente, o non legiferava per niente, tipo come succedeva qui da noi nella nostra cara Italia a 8 bit.
Comunque, dicevo, ogni nazione faceva storia a sé, e quindi succedeva che, nel 1984, il computer più diffuso in Italia e Germania fosse il Commodore 64, quello più diffuso in Spagna e Gran Bretagna fosse lo Spectrum, quello più diffuso in Polonia fosse l’Atari 8bit, e qui mi riallaccio a Bandersnatch. Il film di Black Mirror racconta di un giovanissimo programmatore alle prese con la creazione di un gioco per ZX Spectrum: Bandersnatch, appunto, e questo non deve stupire perché la storia è ambientata in Inghilterra dove Sir Clive Sinclair era una superpotenza dell’informatica.

Bandersnatch è forse il più famoso videogioco inedito per Spectrum. Molte cose sono state dette su di esso ma probabilmente il miglior articolo mai scritto a riguardo lo potete trovare sul numero 12 di CRASH, una rivista videoludica inglese che furoreggiò in UK in quegli anni e il cui formato è molto simile alla nostrana e sampiterna ZZAP! ( che a sua volta era copiata dall’inglese ZZAP!64).
In realtà, sull’articolo di CRASH si parla molto di una trasmissione televisiva sempre di quell’epoca, COMMERCIAL BREAKES, che racconta la strepitosa ascesa dell’azienda che stava producendo Bandersnatch, la Imagine Software, ma che, paradossalmente, al momento delle riprese stava già fallendo, trasformando il documentario in uno strepitoso epitaffio commerciale. Sono riuscito a recuperare la trasmissione sul tubo e la potete vedere qui sotto:

 

Detta in breve, la Imagine Software è una delle aziende più attive dei suoi tempi nell’ambito pubblicitario. Dall’inizio del 1984, già oberata di debiti proprio per pagare tutte le sue campagne pubblicitarie, inizia a pubblicizzare massivamente i suoi cosiddetti MEGAGAMES: Bandersnatch per Spectrum e Psyclapse per Commodore 64. Una varietà di annunci pubblicitari appaiono sulle riviste di computer inglesi durante il corso dell’anno.
Il progetto dei MEGAGAMES è decisamente ambizioso. Si tratta di giochi che al giorno d’oggi verrebbero definiti come “tripla A”, e siccome Bandersnatch è troppo corposo per la ristretta capacità di memoria dello Spectrum, si pianifica di rilasciarlo con un componente hardware aggiuntivo atto a espandere la RAM della macchina. Ovviamente tutto questo ha un costo, e viene stimato che il gioco avrà un prezzo tra le 20 e le 40 sterline. Una cifra enormemente più alta rispetto alle 6/7 sterline di un comune gioco standard per ZX.
Tutto questo progetto, però, rimane impietosamente su carta. La Imagine Software fallisce miseramente nell’autunno 1984, stroncata dai debiti pubblicitari e dalle fatture per la duplicazione delle cassette non pagate, e sia Bandersnatch che Psyclapse non vengono mai terminati.

Nonostante questo, al momento della morte della Imagine Software, i due giochi hanno raggiunto una fase abbastanza avanzata e si dice cha abbiano dell’incredibile, per questo motivo due fuoriusciti dall’azienda, Ian Heatherington e Dave Lawson, formano una nuova società chiamandola Fireiron ( ci sono anche testimonianze che la definiscono col nome di Finchspeed) e progettano di rilasciarli su cartuccia per Sinclair QL, ma senza successo.

I due megagames vedono finalmente la luce nel 1986, ma rielaborati in un unico videogioco denominato Brataccas per Atari ST e Amiga. Pubblicato dalla Psygnosis, società composta da personale ex-Imagine Software, è la loro prima produzione ufficiale.

 

CHI È JEROME F. DAVIES?

La trama di Black Mirror: Bandersnatch racconta di un giovane programmatore, Stefan Butler, che sta cercando di convertire il libro d’avventura multiscelta dell’autore Jerome F. Davies in un videogioco.
Stefan idolatra Jerome, ma Jerome è una figura inquietante. È disceso nella follia mentre scriveva il suo libro, Bandersnatch, ed ha tagliato la testa alla moglie accusandola di stare in combutta con un demone.
Successivamente, durante il film, vediamo Stefan leggere una biografia intitolata “The Lives of Jerome F. Davies” e guardare un documentario sulla vita dello scrittore su VHS. Su di lui vengono accennate diverse cose tra cui il fatto che credesse nel multiverso e disegnasse ossessivamente un simbolo a due punte per rappresentare più linee temporali ma che i più maligni come me non faticano a riconoscere come una testa di caprone capovolta ed estremamente stilizzata.

L’autore appare solo in filmati sgranati del documentario, e anche se le immagini non sono particolarmente significative, la sua figura incombe costantemente su Bandersnatch. Adesso vi mostro chi è realmente Jerome F. Davies:

 

Jerome F. Davies è interpretato da Jeff Minter, che in realtà è un programmatore e designer di videogiochi nella vita reale. Oltre ad essere uno dei pochi grandi programmatori ancora sul pezzo dagli anni ’80, è il fondatore della software house Llamasoft che ha recentemente rilasciato TEMPEST 4000 per Atari.

Su Twitter ha sfacciatamente cambiato il suo nome in Jerome F. Davies e appena due giorni fa aveva avvertito i suoi follower col seguente messaggio:

 

Conosciuto con lo pseudonimo di Yak, Minter è una figura di spicco nel settore dei videogiochi. Ha iniziato a lavorare come freelance negli anni ’70 e ha sviluppato molti videogiochi per Commodore Vic-20 e 64.
Minter ha anche lavorato con Atari ai tempi del Jaguar con Tempest 2000, e successivamente anche Tempest 3000 per VM Labs.
Ancora suoi sono Gridrunner, Attack of the Mutant Camels, e Polybius. Attualmente vive in Galles con il suo partner, Ivan “Giles” Zorzin (italiano), e un’intera schiera di animali tra cui quattro pecore, due capre, due lama, una collie.

Ecco. Adesso sì che potete andare a vedere Black Mirror Bandersnatch su Netflix.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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