Tanks a lot Battlezone : Le 10 cose che non sapevi e che forse ne potevi fare anche a meno

battlezoneCredo di avervi già raccontato di quanto mi piacerebbe essere il fortunato possessore di un bombardiere. Sì, credo proprio di sì. Almeno un paio di volte. Quello che non vi ho detto è che, in mancanza di un bombardiere, mi potrei legittimamente accontentare anche di un più modesto carro armato.
Nei miei sogni di boy-scout ho questo fermo immagine mentale di un PANZER tedesco dal quale sbuca fuori la mia testolina con gli occhialoni, e se ne va a spasso per la città sfasciando roba. Questo sicuramente accadrebbe in quel mondo giusto dove i privati cittadini potessero andarsene in giro per le strade con un carro armato, ovviamente. Io e Arnold Schwarzenegger staremmo continuamente on the road. Ma non è solo una questione di gusti, è proprio l’evoluzione di un antico desiderio che mi è cresciuto rigogliosamente nella testa nel corso degli anni, germogliando da un seme di nome BATTLEZONE.

anigif_enhanced-1180-1394658293-15

Meanwhile nel mondo giusto

Durante i primi giorni dello sbarco degli arcade, quando le prime sale giochi cominciavano a spuntare fuori come i funghi di Centipede, le esperienze davvero coinvolgenti erano poche e, soprattutto, rudimentali. Battlezone fu un eccezionale new entry. Grazie ai controlli realistici e la rappresentazione vettoriale pulitissima, i giocatori dell’epoca godettero di un’esperienza unica che rese il gioco un must-play della sala giochi.

 

Battlezone metteva il giocatore al centro dell’azione facendogli guidare un carro armato, e lo faceva in un modo talmente realistico da essere un antenato della realtà virtuale in tempi in cui tale termine non aveva ancora alcun significato compiuto per il 99% della popolazione mondiale.
Il cabinato arcade era originalissimo. Provvisto di una pedana che permetteva ai più piccoli di utilizzarlo, aveva una sorta di maschera davanti allo schermo che richiamava l’idea del periscopio per sottomarini. Il giocatore doveva appoggiarci la faccia e giocare guardandoci attraverso in modo da avere un’esperienza più immersiva. Anche lateralmente era possibile osservare il gioco attraverso delle feritoie atte allo scopo.

BattlezoneCabinet

Definizione di Figata

Ora, cari corridori, mettetevi nei panni di un ragazzino di 10 anni come ero io all’epoca, e immaginatevi di avere la possibilità di attaccarvi ad un accrocchio del genere. Dimenticate per un attimo chi siete, dimenticate la PS4 e la XboxOne, cercate di capire cosa potesse significare per un brufoloso degli anni ’80 andarsene in giro con un mezzo fornito di cannone e poter sparare a tutto quello che si muoveva (e che gli poteva far guadagnare punti). Lo immaginate? Eh? Lo immaginate? No. Non ci riuscite. Non potete immaginarlo perché siete dei BABBANI.

Questi siete voi che non capite la POESIA di questo gioco

Questi siete voi che non capite la MAGIA di questo gioco

Vabbè. Comunque andiamo avanti.
In seguito, Atari produsse il gioco in cabinati senza “periscopio”, probabilmente per andare a risparmio come spesso la ditta di Sunnyvale aveva l’abitudine di fare in quei tempi tumultuosi, ma forse anche perché, alla fine, quella mascherina davanti allo schermo intralciava troppo e finiva per puzzare come la carcassa di un coyote. I comandi erano la cosa più figa, forse ancor più figa del gioco in sé: due joystick, ognuno dei quali controllava uno dei due cingoli, il movimento del carro armato era il risultato della combinazione dei due. Solo uno dei joystick includeva un pulsante per sparare: BUM!

BADABUM!

BADABUM!

La storia che sta dietro a questo gioco è, però, altrettanto figa. Atari pubblicò Battlezone nel 1980 e venne programmato da Ed Rotberg che, per ironia della sorte, era un fervente pacifista. A seguito del rilascio del gioco e del successo che ebbe, l’esercito degli Stati Uniti ne rimase molto impressionato e approcciò Atari per farsi fare un simulatore di combattimento per carri armati. Molti sviluppatori dell’azienda si rifiutarono di lavorare ad un progetto del genere tra cui lo stesso Rotberg, il quale era entrato a lavorare in Atari dopo aver ricevuto la precisa assicurazione che mai, dico mai, sarebbero stati sviluppati programmi a fini militari, promesso guarda, giurin-giurello, vieni pure tranquillo Ed.

bigguy

Un Cristo compagnone per Ed Rotberg

E invece, il caro Ed se la prese nel baugigi, perché di fronte ai paperdollari tintinnanti dello Zio Sam, mamma Atari calò le brage e sviluppò il simulatore di battaglia partendo proprio da Battlezone. Si chiamava “The Bradley Trainer” (o anche “Army Battlezone” o “Military Battlezone), e venne sviluppato per allenare gli artiglieri dei carri Bradley. Rispetto a Battlezone, Bradley Trainer è più realistico e si basa sulle reali armi in dotazione ai veicoli Bradley. Ne vennero costruiti solo due prototipi, uno se lo presero i militari ed è andato presumibilmente perduto, l’altro è nella collezione privata del signor Scott Evans, che, si dice, lo ritrovò vicino a un cassonetto nel parcheggio sul retro della Midway Games, ma più probabilmente lo acquistò all’asta fallimentare della Midway Games ( che a suo tempo aveva acquistato Atari Games ) quando chiuse i battenti nel 2003.

C’è inoltre da dire che in seguito a questa mossa di Atari, a Ed Rotberg girarono talmente forte i GARABADORRI che da lì a poco, insieme a un pugno di colleghi, dette le dimissioni per fondare l’azienda che poi sarebbe stata rinominata SENTE.

Ma procediamo dicendo che il gioco ebbe un successo discreto e proprio per questo originò una marea di clonazzi più o meno riusciti e conversioni casalinghe a profusione per praticamente tutte le console, Home computer e Personal computer dell’epoca. Su ogni macchina si provò a rendere l’esperienza di gioco il più simile possibile all’originale arcade, su tutte ci si provò con alterni successi, su tutte tranne il sanpiterno Atari 2600 che, porello, a causa delle sue limitazioni tecniche non riusciva proprio ad emulare decentemente la complessità del gioco, e per questo venne utilizzata la coloratissima grafica raster. Nonostante questo, Battlezone è considerata una delle più valide e divertenti conversioni nel parco giochi del 2600.

 

Ma adesso spariamoci un po’ di TRIVIA su questo bel giochino, che fa sempre bene:

1) Battlezone è stato il primo gioco in assoluto ambientato in un  paesaggio 3D. Utilizzava un sistema di processori denominato “mathbox” per fare i calcoli del 3D e visualizzare la grafica sul display. Ne sono state prodotte circa 15.000 unità.

2) Sullo sfondo del gioco comparve un vulcano in eruzione che non era assolutamente contemplato nel progetto originale, questo perché un programmatore collega e amico di Ed Rotberg continuava a suggerigli di metterlo nello sfondo, mentre Rotberg tentennava perché già abbastanza impegnato anche solo per fare il gioco.
Un giorno, dopo l’ennesimo sollecito da parte del collega, Rotberg gli disse chiaro e tondo che se proprio ci teneva a vedere un vulcano attivo nel paesaggio di Battlezone se lo sarebbe dovuto programmare da solo: «Tu sei un programmatore. Se desideri un vulcano attivo, scrivi il codice e io ce lo metterò dentro!». Il giorno dopo, Ed trovò un listato sulla sua scrivania, era la programmazione dell’eruzione. Nel pomeriggio il codice venne integrato nel gioco e una montagna divenne un vulcano attivo.

bzone_volcano

3) La sindrome del vulcano: molti giocatori rimasero affascinati dal vulcano all’orizzonte e altrettanti giocarono con l’unica intenzione di raggiungerlo. Inevitabilmente cominciarono a circolare numerose leggende urbane riguardo a cuGgini che erano riusciti a raggiungerlo, l’avevano risalito, c’erano entrati dentro e avevano trovato un castello nel quale erano entrati…col carro armato.

4) David Palmer detiene il record mondiale del gioco con 23.000.000 punti. L’ha fatto il 30 agosto 1985.

5) Mamma Atari dedicò un volantino a fumetti al gioco e lo allegò alla vendita delle sue cartucce per Atari 2600

6) Un cabinato di Battlezone appare in diversi film della prima metà degli anni ’80. Tra questi figura un film del 1982, Tron, e un film del 1983, Joysticks. Tutta roba felicemente recensita su questo pirotecnico blog.

7) Nel 1998, Activision acquistò da Atari una concessione sui diritti per un reboot del gioco, e sfornò un ottimo titolo che dell’originale aveva poco ma riuscì lo stesso a guadagnarsi un bel po’ di fan in giro per il mondo. Era un ibrido tra un simulatore di combattimento e un FPS, e girava sotto Microsoft Windows.

8) Nel 2008, la stessa Atari tramite la casa produttrice di CARMAGEDDON, Stainless Games, rilasciò un altro reboot omonimo ma di scarso interesse. La piattaforma era la XBOX 360.

 

9) Nel 2013, la società formalmente riconosciuta come ATARI andò a gambe all’aria, e per risollevarsi dal fallimento vendette i diritti di Battlezone alla REBELLION INTERACTIVE per un buon mezzo milione di paperdollari. Rebellion è quindi l’attuale detentrice dei diritti sul franchising e si sta apprestando a rilanciarlo con un gioco presentato all’ultimo E3. Segue il trailer da urlo.

 

10) Nelle prime fasi di sviluppo, il gioco era stato configurato per permettere a due persone di giocare testa a testa sullo stesso monitor. L’idea venne scartata perché le dimensioni dello schermo risultavano troppo piccole per ogni singolo giocatore.

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *