Beatletoons : la vera storia dietro al cartone animato dei Beatles

«Sei più un tipo da Beatles o da Rolling Stones?» Ieri sera ho fatto questa domanda all’amico Danny Phaser. Ovviamente, non è che doveva piacergli uno e fargli schifo l’altro, eh?! Potevano piacergli entrambi, ma di certo non potevano piacergli allo stesso modo. A un certo punto doveva scegliere, e quella scelta gli avrebbe mostrato chi era veramente.
Questa è una filosofia che si può applicare a praticamente ogni aspetto della vita, e quando si parla di cartoni animati, io non ho mai avuto dubbi: puoi essere un tipo da Mazinga o un tipo da Goldrake. Un tipo da Bugs Bunny o un tipo da Duffy Duck. Ma se ti fai delle paranoie su cartoni animati del genere, l’unica cosa certa è che sei un tipo ben stagionato e forse, dico FORSE, c’è una piccola possibilità che tu abbia intravisto da lontano anche i cartoni animati dei Beatles.

Questa storia inizia negli anni Sessanta, quando un allora poco più che trentenne Al Brodax si insedia al vertice della divisione cinematografica e televisiva della King Features Syndicate(KFS), con l’intenzione, neanche tanto velata, di produrre centinaia di cartoni animati di Popeye per la TV.
Meantime, in Inghilterra, c’è questo gruppo che sta facendo molto bene, suona una musica fresca, divertente, e per certi versi rivoluzionaria. Si fanno chiamare The Beatles e sembrano destinati a un brillante successo.
Brodax è rapido a intuire il potenziale di quei 4 ragazzi di Liverpool ed ha un’idea meravigliosa molto più fica di quella di Cesare Ragazzi. Alza la cornetta e contatta il loro manager, Brian Epstein: «Ehi, Brian! Vorrei fare una serie animata sui tuoi ragazzi. Quanto vuoi? » «Mah, senti. Così su due piedi ti direi che venticinquemila paperdollari potrebbero anche andare bene.» «Ok. Affare fatto Bro
Così, nel 1963, Brodax ottiene il diritto di produrre una serie animata sui Beatles spendendo 25.000 dollaroni. Esattamente un anno dopo aveva già recuperato 3 milioni.

Come prima cosa, Brodax commissiona a vari artisti il compito di elaborare le bozze dei protagonisti, ma i risultati lo sconfortano. Servono dei veri professionisti per fare un buon lavoro, e per ingaggiarli c’è bisogno di quei soldi che al momento non ha.
Passa quasi un anno e la popolarità dei Beatles esplode definitivamente sbarcando anche negli Stati Uniti. La terra dal grilletto facile è sconvolta dall’arrivo dei FAB4 che all’areoporto J.F.K. di New York vengono accolti da orde di ragazzine con le mutande in mano. L’affare si ingrossa a dismisura e chiunque capisce che se non si vuole perdere quel treno ci si deve muovere subito. Così, nel novembre del 1964, la KFS annuncia pubblicamente l’arrivo di una serie a cartoni animati dei Beatles.
Brodax, con in mano solo i disegni preliminari e uno schema di base di ciò che intende fare, si ritrova nella cacca fino al collo e alla disperata ricerca di un produttore. Fortunatamente lo trova nella A.C. Gilbert Company, una grossa azienda di giocattoli, la quale accetta di investire nel progetto un milione e mezzo di paperdollari e, tramite le sue connessioni interne, vende il format alla rete nazionale ABC.
Amministrativamente l’affare è fatto, adesso basta solo realizzarlo tecnicamente.

 

Ed è proprio tecnicamente che l’impresa si dimostra più ardua. Passa il tempo e a sei mesi dalla messa in onda della prima puntata, Brodax non ha ancora trovato i disegnatori che gli producano materialemente la serie, nessun sceneggiatore che gli scriva gli script, o alcun doppiatore per prestare la voce ai Fab4.
Mentre si adopera per sistemare tutti i pezzi del puzzle, pensa al formato dello spettacolo. Lo vuole molto semplice: cinque minuti e mezzo per ogni episodio in cui i Beatles vivono situazioni tipiche o assurde. Le situazioni tipiche sono quelle in cui fuggono inseguiti da ragazze, media, o persone che li cercano per approfittarsi del loro successo. Le situazioni assurde li vedono fuggire da fantasmi, vampiri o bestie strane, tutti, naturalmente, fan dei Beatles.

 

Ogni episodio prende il titolo da un canzone originale dei Beatles e si ispira vagamente al suo testo. Spesso le parole delle canzoni appaiono in sovraimpressione per dare la possibilità ai telespettatori di cantare il Karaoke. In più, per dare alla serie un sapore veramente internazionale, le storie sono collocate in diversi paesi del mondo, come il Giappone, l’Irlanda, l’India, la Spagna, ecc.

Rapidamente Brodax compone il suo mosaico e la produzione del cartone animato vero e proprio inizia.

John Lennon viene rappresentato come il leader del gruppo. Ha il mento grosso e squadrato, e i suoi movimento sono spesso scattosi, plateali. È decisamente impulsivo e spesso agisce senza rifletterci troppo sopra, perché i veri leader di ceppo anglosassone agiscono, e semmai, dopo, pensano.
Eppure, nonostante tutto questo, si preoccupa veramente dei membri della band ed è disposto a fare di tutto per loro.

 

 

Paul McCartney è il Beatles più intelligente ed elegante. È sicuramente il secondo al comando nel gruppo dietro a John, e quando parla gesticola molto con le mani per esprimere quello che dice. È anche il bello del gruppo e per questo ha spesso successo con le donne.

 

 

 

George Harrison è disegnato in maniera più “spigolosa” e longilinea di tutti. Ha quasi sempre l’espressione aggrottata di uno che sta pensando chissà che, e solitamente usa mettersi le mani in tasca o appoggiarsi contro qualcosa. È anche quello del gruppo che subisce maggiormente il fascino delle diverse culture con cui il gruppo entra in contatto e, occasionalmente, è superstizioso.

 

 

Ringo Starr è il corrispettivo di Pippo. È simpatico, ingenuo, confuso e sfortunato. Indossa sempre vestiti che sembravano  troppo grandi. Quando non si caccia nei guai da solo è vittima di scherzi, anche un po’ crudeli, da parte del resto del gruppo.

 

 

 

Per risolvere il problema di produrre tanti episodi nel più breve tempo possibile, Al Brodax fa tesoro della sua esperienza ed impiega il metodo affidabilissimo che aveva già utilizzato in precedenza con la serie di Popeye, ovvero, affida il lavoro di animazione a diversi studi sparsi in tutto il mondo e li fa lavorare contemporaneamente. Di conseguenza, l’animazione per la serie dei Beatles viene prodotta in studi locati in Inghilterra, Australia, Canada e Olanda. Ne risultano episodi stilisticamente diversi fra loro, e, al contrario di quanto si pensa, nessuno di essi viene mai effettivamente prodotto negli USA.
Nonostante questo, per fare maggiore presa sul pubblico yankee, si decide che le voci dei quattro Beatles devono essere “americanizzate”, vale a dire che devono suonare come quello che per gli americani dovrebbe essere un accento britannico. Va detto che i componenti della band, in quel momento storico, parlano tutti il dialetto di Liverpool, ma a nessuno passa anche lontanamente per la testa di riproporlo nel cartone perché sarebbe stato troppo difficile per il giovane pubblico americano riuscire a capirlo. In ultima analisi, il doppiaggio viene effettuato dando ai quattro un’inflessione tipicamente londinese e questo crea un grosso problema.
Brian Epstein, il manager dei Beatles, è sconvolto da quell’accento e da quella rappresentazione, e per paura che il pubblico britannico si imbestialisca, fa proibire la visione della serie in tutto il Regno Unito. Gli stessi Fab4 concordano con lui disconoscendola e ne censurano la messa in onda, la rivaluteranno solo vent’anni dopo, alla fine degli anni ’80, permettendo quindi al pubblico inglese di vederla.

Le canzoni di Ringo
E per l’America? Beh, per quanto riguarda l’America, la decisione di Al Brodax sulle voci si rivela vincente. Quando nel 1965, la serie dei cartoni animati dei Beatles viene mostrata alle 10:30 di sabato 25 Settembre, è immediatamente premiata con indici d’ascolto stellari. Col passare del tempo, poi, lo show si rivela straordinariamente redditizio per la ABC perché cresce in popolarità con i Beatles stessi. Con un traino promozionale del genere la serie riesce a sopravvivere per 3 stagioni, fino al 1969, inanellando ben 78 episodi. Durante questo lasso di tempo i Beatles (quelli veri) hanno il tocco di Mida. Tutto quello che fanno: gli eventi, i concerti, le registrazioni, le apparizioni televisive e radiofoniche, stabiliscono sempre nuovi record senza soluzione di continuità. Ma nel 1967, appunto, i Beatles si avvicinano alla fase successiva della loro carriera. Il gruppo si trasferisce nello studio di Abbey Road per iniziare a lavorare sul loro album più famoso: Sgt. Pepper Lonely Hearts Club Band.
Sebbene il mondo continuasse ad amarli come quei bravi ragazzi di Liverpool con i capelli lunghi, erano cambiati profondamente. I Beatles erano cresciuti, così come il pubblico dei loro cartoni animati. Occorreva andare oltre e lasciarsi alle spalle tutto il vecchio retaggio, compresi quei controversi cartoni animati.

Inoltre, da quando “Batman” aveva debuttato sulla ABC nel gennaio 1966, era diventano il nuovo programma di punta spingendo le reti concorrenti a riorganizzare il loro palinsesto del sabato mattina concentrandosi sui supereroi. “Frankenstein Jr. e Gli Impossibili“, “Space Ghost”, “Superman”, “Mighty Mouse” e molti altri fecero la loro comparsa, e anche se I Beatles resistevano orgogliosamente, era indubbio che una nuova tendenza si era innescata.
In America i cartoni animati de I Beatles funzionarono alla grande ogni sabato mattina sulla ABC, dal 1965 al 1969, attirando un pubblico enorme. Quando nel 1966, il progetto di un lungometraggio animato dedicato a “Yellow Submarine” salì alla ribalta, Al Brodax sentì che il fulmine avrebbe potuto colpire due volte nello stesso punto, ma questa è un’altra storia e ve ne parlerò un’altra volta.

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