La verita’ sul caso di Blade Runner 2049: La recensione mesmerizzata

L’altra notte, prima di addormentarmi, mi stavo riguardando la serie di librettini pubblicata qualche tempo fa, all’inizio degli anni Novanta del secolo scorso (ma è come se fosse ieri, o un millennio fa, per noi che viviamo nell’eterno presente dell’illusione), ve li ricordate? I Libri a 1000 lire della Newton Compton, dai?! All’epoca fecero un macello e portarono stupore e scalpore (in egual misura) in tutte le edicole italiane.
Tra i miei preferiti (e altri assolutamente da riscoprire) mi è tornato tra le mani uno dei classici del terrore: La Verità Sul Caso Di Mister Valdemar, contenuto in una raccolta di Edgar Allan Poe. Allora, non so perché, l’ho istintivamente associato a Blade Runner 2049. Scosso da questo fatto, mi devo essere addormentato di botto perché ho sognato di telefonare a Edgard (con un telefono nero a disco, di quelli vecchi) e chiedergli: «Ma cosa c’entra Blade Runner 2049?» Lui mi ha risposto di getto: «Perché potrebbe essere lo zombie del Blade Runner originale pronto a dissolversi nel tuo ricordo in meno di un minuto dopo che sarai uscito dal cinema ». E io: «Che classe che hai, Ed. Sei un vero dritto», poi ho cominciato a russare.
Il giorno dopo ho pensato a questa cosa dello zombie del film originale, e in effetti mi era passata un po’ la voglia di andare a vedere Blade Runner 2049, ma poi tutto l’internet ha cominciato a parlarne benissimissimo e ho ceduto alla tentazione. E insomma, corridori, alla fine Blade Runner 2049 è un buon film. Invece di perdere tempo leggendo le cazzate che scrivo dovreste andarlo a vedere.

Innesti! Non sono ricordi reali!

Che ci crediate o no, la prima battuta che viene pronunciata all’inizio di Blade Runner 2049 è: «Spero che non vi dispiaccia se mi sono permesso».
Quando l’ho sentita, immerso nel buio della sala, ho pensato che fosse una specie di manifestazione subliminale del pensiero di Ridley Scott, oppure del regista, Denis Villeneuve, entrambi imbarazzati nel dover prendere in mano le redini di questo sequel che arriva a ben 35 anni di distanza dall’originale, e rischia di scalfire quella reliquia santa dell’adorazione nerd che è il primo Blade Runner.
Certamente la cosa non mi dispiace. Sembra che in questo follow-up ci sia stato messo tantissimo ammore, tant’è che hanno anche richiamato lo sceneggiatore originale del film dell’82, Hampton Fancher, e grazie a Dio lo stesso Scott ha fatto un passo di lato consegnato le redini direttive a Denis Villeneuve ( il regista di Arrival). Alla luce di quanto accaduto con l’ultimo film di Alien, la cosa rappresenta un deciso salto evolutivo.
Ma del resto viviamo tempi in cui affoghiamo inondati da una piena infinita di sequel mediocri e reboot non richiesti, quindi, un progetto così delicato come Blade Runner 2049 aveva stipulato, fin dall’inizio, una forte ipoteca con la banca della delusione.
Come fai a dare seguito a un film così iconico come Blade Runner? Tu, regista che hai la patata bollente fra le mani, cosa sacrificherai del vecchio e cosa introdurrai di nuovo? Cambi tono? Ritocchi gli ambienti? Rinunci alla filosofia? E la storia? È una storia convincente la tua o no?
Invece, cari corridori miei, questo sequel riesce a vivere una vita propria rimanendo rispettoso di tutte le cose insegnate dal suo predecessore, e riuscendo a sfangarla dignitosamente costruendosi una sua propria identità, che per quanto discutibile la si può trovare visivamente splendida.

Questo non significa che Blade Runner 2049 sia un film perfetto, anzi, i suoi bravi difetti ce li ha, ma alcuni di essi ​​riescono a funzionare come punti di forza. E il primo punto di forza è il suo impatto visivo che lo fa assomigliare più a un’esperienza artistica che a un prodotto commerciale.
L’ampia e nitidissima fotografia trasporta lo spettatore all’interno della pellicola e lo fa vivere come fosse dentro a un quadro raffigurante un futuro disastroso. Gli ampi spazi illuminati, le panoramiche sulla desolazione umana sia interna che esterna stridono con gli ambienti claustrofobici ed estremamente ricchi di dettagli del capitolo precedente. Stralci di luoghi completamente bianchi e asettici cozzano con le periferie degradate, sporche e fatiscenti della metropoli, e ci consegnano un mondo senz’anima, sterile, dannato per l’eternità e incapace di amare o creare la vita se non fabbricandosela di plastica.


Proprio l’anima è il punto focale di tutto il film. In un mondo che l’ha inesorabilmente persa si muovono i Replicanti che la cercano disperatamente e, contrasto nel contrasto, si dimostrano “più umani dell’umano”.
Se nel primo film quel magnifico esemplare di uomo e attore che è Rutger Hauer dava spessore a un personaggio (Roy Batty) capace di un enorme atto di pietà in punto di morte, in Blade Runner 2049 Ryan Gosling, con l’espressività di un paracarro, cerca l’amore e il miraggio di una madre, di una famiglia che forse non ha mai avuto.
Tutti questi risvolti filosofici, queste alte riflessioni, queste metafore della miseria umana, quasi servono a scusare l’eccessiva lunghezza del film: quasi 164 minuti.
Lo so cosa state pensando. Oggigiorno qualsiasi  film sembra troppo lungo per quello che deve raccontare, ma questo, wow, è veramente TROPPO lungo. Nel buio della sala, soprattutto dopo la metà del film quando il ritmo subisce una frenata col paracadute, sono riuscito a distinguere almeno due spettatori che russavano sonoramente. L’originale Blade Runner durava meno di due ore e nonostante quello ha segnato un’epoca. Se il sequel avesse replicato la sua brevità, avrebbe fatto un ulteriore passo verso la perfezione.

A discapito della sua lentezza, della sua lunghezza, e della sua complessità nei temi trattati, è difficile sottovalutare quanto sia bello questo film. Diretto, sì, da Denis Villeneuve, ma compiuto con l’apporto del direttore della fotografia 13 volte candidato all’Oscar, Roger Deakins, ogni scena è da mozzare il fiato. Vederlo al cinema pare l’unica cosa doverosa da fare per esserne sopraffatti. Come film può essere pretenzioso, ma vi assicuro che ne ha tutto il diritto per esserlo.
Deakins e Villeneuve hanno ricreato la Terra dell’originale Blade Runner, ma è qualcosa di nuovo, qualcosa di diverso da prima. Mentre il Blade Runner originale era profondamente radicato nel noir e nell’hard boiled, il sequel mantiene queste radici, ma imposta il suo proprio standard. Sono riusciti a gettare un ponte tra i due film in maniera convincente e naturale, mentre le musiche di Hans Zimmer e Benjamin Wallfisch fanno abbastanza il verso a Vangelis senza pugnalarvi al cuore.

Il cast è comunque perfetto, salvo l’aver letto che Villeneuve aveva pensato a David Bowie per il ruolo che poi è obbligatoriamente andato a Jared Leto. Se ci fosse stato David al posto del Jocker mongoloide, tutto sarebbe stato più glorioso.
Quindi, corridori, questo è il futuro di Blade Runner 2049. Un futuro dove Pan Am e Atari sono orgogliosamente sopravvissute a primeggiano spalmate su enormi cartelloni luminosi disseminati nel paesaggio. Un futuro dove i vecchi franchise sci-fi, una volta rassegnati al culto, possono essere rivissuti e rinnovati. I replicanti avevano una durata di vita molto ridotta; adesso non più. Siamo fortunati. Possono gli androidi sognare le pecore elettriche? Può essere. Ma i cinefili amanti della fantascienza dovranno per forza sperimentare un film come Blade Runner 2049.

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5 risposte a La verita’ sul caso di Blade Runner 2049: La recensione mesmerizzata

  1. Ste84 scrive:

    Di tutte le recensioni che ho letto, come al solito la tua è tra quelle più equilibrate e realistiche. Diffido da chi ne parla un po’ troppo benissimissimo ma sono più che disposto a credere che sia un buon (o anche buonissimo) film e di certo gli darò una possibilità anche se ancora non so se al cinema o a casa.

    • Simone Guidi scrive:

      Come film di fantascienza è buono e ben fatto. Il punto è che ha delle velleità mainstream che non può sostenere. Un film così, con quell’incedere lento, quella lunghezza, non può arrivare a tutti. È fisiologicamente impossibile. Io capisco che la produzione abbia voluto Harrison Ford per la continuità col vecchio film ma, paradossalmente, avrebbe funzionato meglio senza di lui. Avrebbe funzionato meglio come film spin-off anzichè sequel.
      Per me la visione di BR2049 è irrinunciabile se si è dei veri amanti della fantascienza. È un film che VA VISTO proprio per la bellezza della sua realizzazione, ma il casual viewer lo stroncherà sicuramente. Troppi pochi botti, troppi temi complessi, troppa lentezza nella dipanazione della trama.

      • Ste84 scrive:

        “Troppi pochi botti, troppi temi complessi, troppa lentezza nella dipanazione della trama.”… ottimo, esattamente quello che cerco in un film di questo genere 😉

  2. Lorenzo scrive:

    Ieri, al cinema, la coppia di fianco a me ha dormito per metà film. Quando lui si svegliava, controllava sul telefono come stesse andando il derby 😀

    • Simone Guidi scrive:

      Un MUST 🙂 . È un peccato che non ci sia più tanta gente con la radiolina e l’auricolare all’orecchio come un tempo. Sai quanti si sarebbero salvati da Morfeo ieri sera? 🙂

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