Welcome to BOLGIAVILLE: di quando visitai gli anfratti oscuri di RETROCAMPUS Garda

TEMPO DI LETTURA: 6 minuti

cutmypicScrivere un articolo sui vecchi videogiochi da bar è ambizioso e difficile. Da un lato si rischia di scadere nella retorica da istituto Luce, dall’altra di affondare nell’abisso dei tecnicismi tanto cari ai fanatici del retrogaming ma che annoiano tremendamente le persone normali. Come si fa? Si prende uno scribacchino senza una profonda esperienza nel settore e lo si affianca ad un valido consulente sugli arcade. Se lo scribacchino è bravo ed il consulente è competente può venir fuori un pezzo della Madonna, ma oggi non corriamo questo rischio. Oggi a scrivere del sottomondo che circonda i giochi da bar ci sono io, però il consulente è Alessandro Bolgia, un amante dei cabinati che vive a Pastrengo ed è presidente di Retrocampus Garda, la sezione di Retrocampus dedicata al recupero, preservazione e condivisione della storia del videogioco. Quindi, per voi ex-teenager devastati dalle sale giochi, una flebile speranza di leggere qualcosa di decente ancora c’è.
Sigla!

Vi ricordate quando c’erano i videogiochi cabinati nei bar? Erano i tempi in cui esistevano ancora i cabinati, erano i tempi in cui esistevano ancora i Bar.
Erano gli anni ’70/’80, più ’80 per la verità. Tempi in cui le strade e i campi (sì, perchè esistevano anche quelli, i campi) erano pieni di giovani che inseguivano un pallone che quando andava di lusso era di cuoio sennò era il SuperTele.
Tempi in cui una Fiat Panda nuova brillante parcheggiata davanti casa dimostrava in maniera lampante l’esistenza di Dio, quel Dio che progettava ponti e costruiva le fabbriche dove i papà andavano a lavorare.
A quel tempo io ero un ragazzino che giocava a Subbuteo e impennava la Graziella.
Credulone e romantico, me ne andavo in giro con la faccia di uno appena uscito da una giocattoleria, e come tutti, ma proprio tutti-tutti, se avessi dovuto scegliere fra la vita e la morte, avrei scelto l’America.

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L’America nel cuore

Sono passati più di trent’anni da quei tempi pregni di ingenuità, e praticamente tutte le cose che appartenevano a quell’epoca sono scomparse come biciclette lasciate in balia di un livornese. Abbiamo detto ciao alle cabine telefoniche e al telefono fisso, bella zio ai pattini a 4 ruote, allo walkman e, appunto, ai videogiochi cabinati nei bar. Ci hanno dato tanto, è vero, ma sono stati superati dall’evoluzione tecnologica e dai profondi cambiamenti sociali accorsi.

Bolgiaville: Restauro arcade su scala industriale

Bolgiaville: Restauro arcade su scala industriale

Ai giorni nostri dei giochi da bar resta solo un pallido ricordo, una cosa da raccontare ai propri figli sentendosi disastrosamente vecchi mentre ci si rende conto di appartenere a una generazione ormai canuta, ma non tutto è perduto corridori. PER ODINO, non tutto è perduto. Fortunatamente esistono persone che si rifiutano di lasciar scomparire cabinati e flipper come lacrime nella pioggia, e alcune di loro sono sicuramente i 2 fondatori di Retrocampus Garda: Alessandro Bolgia e Andrea Massarotto. Già, Retrocampus Garda, un posto che tanti di voi non immaginavano esistesse e adorerebbero visitare. Un posto nel quale, modestamente parlando, io sono stato, godendo come un muflone afgano quando l’ho trovato zeppo, appunto, di cabinati e flipper.

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Bolgiaville: Collezione notturna autunno/inverno

 

Ma da dove comincia la storia di Retrocampus Garda, o più personalmente per me, BOLGIAVILLE?
Beh, come tutte le cose che meritano di essere vissute, la sua storia parte da lontano, negli anni ’90, quando due utenti di un newsgroup, Alessandro Bolgia (da adesso in poi solo e unicamente IL BOLGIA) e Andrea Massarotto stringono amicizia. L’uno appassionato di lasergames con una particolare predisposizione per Dragon’s Lair ed Esh’s Aurunmilla, l’altro innamorato dei flipper e degli arcade in generale

Flipper nostalgici che guardano dalle finestre

Bolgiaville: Flipper nostalgici che guardano fuori dalle finestre

Nel corso dei successivi venti anni i due non escono mai dai rispettivi schermi radar e spesso si incontrano per caso nei magazzini dei noleggiatori di macchine a gettone, quando questi ultimi decidono di svuotare.
Ognuno di loro è ormai un collezionista fatto e finito, e di conseguenza si scontra con quella problematica che affligge tutti i collezionisti fatti e finiti: lo spazio per stoccare.

Bolgiaville: composizione artistica con Amiga 1000

Bolgiaville: composizione artistica con Amiga 1000

Nel corso degli anni entrambi avevano accumulato tantissimo materiale nelle rispettive cantine, e ormai anche quelle degli amici non bastavano più. Che fare allora? Cercare di farsi nuovi amici a patto che avessero la cantina? Precedere i tempi e concentrare tutti gli sforzi sulla scienza della miniaturizzazione?

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Bolgiaville: giapponesate sparse

La svolta arrivò con il matrimonio del Bolgia e l’entrata in scena di suo cognato Andrea, il quale, una volta opportunamente circuìto, diede disponibilità di un magazzino per stoccare i giochi. Da lì in avanti la strada per il duo Bolgia/Massarotto si fece in discesa e avendo finalmente un punto di riferimento per la loro passione, gli appuntamenti fissi fra loro si intensificarono, dando la possibilità ad ognuno di accrescere le rispettive collezioni senza più limitazioni di spazio.

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Bolgiaville: guida pratica sul come riempire gli angoli delle stanze

Il loro incontro con Carlo Santagostino e la sua proposta di affiliamento a Retrocampus fecero il resto. Adesso il Bolgia e Massarotto si occupano della parte arcade di retrocampus nella filiale Retrocampus di Pastrengo (VR).

Bolgiaville: Un cocktail di arcade (questa è fine)

Bolgiaville: Un cocktail di arcade (questa è fine)

Allora amanti degli arcade, vi è piacuta la storiella che vi ho raccontato? Sappiate che è tutto vero: la forza, i jedi, bolgiaville, TUTTO VERO.
Se anche voi siete interessati a condividere la passione con qualcuno che vi possa capire a pieno senza chiedere tariffe orarie, se vorreste coltivarla facendo parte di qualcosa di più grande della solita ghenga di simpatizzanti a cui la cosa piace ma anche no, beh, rivolgetevi a RETROCAMPUS.
Ricordate amanti dei giochi a gettone, BOLGIAVILLE (Retrocampus Garda) può accogliere anche voi e l’allestimento di una struttura che possa ospitarvi è una delle sue priorità.
Chiudo lasciandovi alcune foto dell’evento organizzato da Retrocampus in quel di Pastrengo lo scorso 12 e 13 dicembre.

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Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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3 Responses

  1. Ste84 ha detto:

    Che belli sono i cabinati?! E’ da quando ero una pulce, fomentato da film tipo Big, che mi immagino la casa che avrei avuto da grande, soprattutto il salotto: enorme. Con tv enorme, divano enorme, impianto stereo enorme, vinili, chitarre e amplificatori ovunque, muri con mattoni a vista con una grande scritta Roxy Bar al neon e in un angolo un flipper e un cabinato con una raccolta dei migliori giochi di sempre da Pacman a Ghosts ‘n Goblins. Ovviamente anche il mio stipendio doveva essere enorme e il lavoro doveva essere qualcosa tipo suonare e giocare tutto il giorno e poi dire cosa ne pensavo. Ora che grande lo sono diventato, inutile dire che, ahimé, niente di tutto ciò si è minimamente avverato ma la voglia di cabinato non se ne è mai andata! 😉
    PS: non centra nulla ma ogni volta che li vedo non riesco a capacitarmi di quanto fossero grandi gli Who. Eccezionali. E quella pila di testate e casse Hiwatt dietro a Pete Townshend?? Altro oggetto di desiderio impossibile… Che vita grama!!

    • Simone Guidi ha detto:

      Penso che l’avere in salotto un cabinato sia un MUST-HAVE di tutti quelli cresciuti duranti gli anni ’80. Era una specie di utopia videoludica, l’avere i giochi da bar direttamente a casa proprio uguali-uguali. Era il top oltre il quale non si poteva andare, non si riusciva neanche a CONCEPIRLO l’oltre.
      E niente, anch’io ho accarezzato il sogno di averlo in salotto. Per un breve periodo c’ho pure creduto veramente, poi, invece, mi sono ritrovato a fare i conti con il poco spazio per sistemarlo, la moglie che mi avrebbe guardato storto per tipo TUTTA L’ETERNITA’, e il fatto che alla fine , sì, è bello, però gli stessi giochi me li posso giocare tramite emulatori sulla Wii, sul PC, sull’iPad e sull’Androide. Alla fine ho lasciato perdere.
      Gli Who erano spaccavano di brutto, in tutti i sensi, e uno come Keith Moon non è ancora rinato.

  2. Vik ha detto:

    Scorre lenta sul viso una lacrimuccia…

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