Bon Jovi – Wanted Dead or Alive: le 8 cose che non sapevi e che forse ne potevi fare anche a meno

TEMPO DI LETTURA: 4 minuti

bonjovi-4Questo blog vorrei fosse un po’ come una scatola di cioccolatini , non sai mai quello che ti capita. Giusto qualche settimana fa avevo annunciato lo scoperchiamento del pentolone delle BALLAD anni ’80, e infatti, puntale come una ragnatela in piena faccia che ti aspetta alle 7.30 del mattino, ecco che ci sono ricascato. Anche questa volta per caso, ovviamente. Tutto perché  ho deciso di andarmi a rivedere un filmettino di pistolettate e caoboi di quei tempi là, e di colpo come in una visione, mi è apparsa davanti l’immagine di Jon Bon Jovi tamarrissimo che cantava questo inno da stadio e tutti dietro ad agitare gli accendini accesi (che al tempo i telefonini erano solo in Star Trek). E siccome io ai Bon Jovi gli ho sempre voluto bene, me ne sono andato a zonzo su internet per carpire i segreti di questa bellerrima canzone.
Così, quando ho capito che a Jon gli era presa la sindrome di Lucas e aveva voluto rifare MALE questa canzone nel non troppo lontano 2003, mi ci è preso un concreto MALE anche a me.
Ma cosa gli piglia a ‘sta gente? Cosa spinge un autore a voler riproporre un’opera di per sé PERFETTA nella maniera più assurda? Perchè l’hai fatto Jon? Perchè l’hai fatto George? Perchè l’hai fatto Steven? Li mortacci vostri!

Verrà la morte e sarà la figlia del vicino con il nuovo CD di Justin Bieber, ma nel frattempo, noi vecchie reliquie di anni un po’ più movimentati di questi, potremmo sempre riascoltarci una canzone per tirarci su. Una delle NOSTRE canzoni. Una di quelle che le ascoltavamo a menatta nello stereo dell’automobile di mamma quando tornavamo a casa, nel cuore della notte, dopo avere trombato per benino la fidanzata ed averla ricollocata sana e salva sull’uscio di casa sua.
Adesso uno le canzoni se le cerca sul tubo e le trova in un batter d’occhio. Soprattutto se sono di quelle belle-belle le ritrova anche col video in HD. Oggi tocca ad un inno dei ragazzi selvaggi persi al galoppo nella prateria sconfinata. Tocca a “Wanted Dead or Alive” dei Bon Jovi, che al tempo facevano scaldare la ciuffa alle ventenni, e adesso che sono diventate quarantenni hanno ancora le vampate al pensiero. YA-HAA! AL GALOPPO SILVER!

1) Molti attribuiscono a questa canzone l’inizio della “Unplugged-mania”. Infatti, durante gli MTV Video Music Awards del 1989, Jon Bon Jovi e Richie Sambora eseguirono questo pezzo con il solo ausilio delle chitarre acustiche, dando alla rete l’idea per il programma televisivo “Unplugged” che avrebbe avuto tanto successo e regalato ai Nirvana uno dei loro dischi più venduti.

2) Altro che selvaggio West! Jon Bon Jovi e Richie Sambora scrissero insieme questo pezzo nel seminterrato della casa della madre di Sambora. Lo fecero in un giorno soltanto e la cosa li riuscì facile perché la canzone è una metafora delle loro reali esperienze durante i tour. Il riff sul quale si basa tutto era un esperimento di Sembora con la sua nuova chitarra. Voleva fare una bella canzone calda e possibilmente acustica perché, secondo lui, al tempo in radio ne passavano troppo poche.

3) Il verso “Six string on my back” non si riferisce a una qualche genere di frustata sulla schiena, ma alla chitarra portata a tracolla a mo’ di zaino. Lo “Steel horse” invece non è un cavallo d’acciaio ma il bus che usavano per fare i tour.

4) “Wanted Dead Or Alive” doveva essere il titolo dell’intero album. Per la copertina in tema cowboy la band aveva già fatto un servizio fotografico in una miniera, vestiti con vecchi abiti da far west. Una sera, dopo una sessione di registrazione, il gruppo andò in uno strip club e si rese conto che forse quella cosa del far west era un po’ troppo seriosa. Vicino al palco c’era una doccia che le ballerine usavano durante le loro performance. Bastò quello a dare l’idea per il nuovo titolo dell’album, “Slippery When Wet”.

5) Una grossa fonte di ispirazione per la band fu ascoltare la canzone di Bob Seger, “Turn the page”, sul loro autobus durante il tour, nel 1985. Fu lì che Jon Bon Jovi decise che il gruppo aveva bisogno di un inno da far intonare a gran voce da tutti i fan. Il risultato fu “Wanted Dead Or Alive.”

6) Nel 2003 la band ha voluto re-incidere la canzone in maniera abbastanza discutibile. I fan fingono che la cosa non sia mai accaduta, tutti gli altri neanche lo sanno.

7) “Wanted Dead Or Alive” si piazzò alla settima posizione nella top 10 della Billboard Hot 100. Fu la terza traccia da “Slippery When Wet” a farlo. “You Give Love a Bad Name” e “Livin ‘on a Prayer” erano già entrati prima. Questo rese il loro album il primo album hard rock ad avere tre hits Top 10 nella Billboard Hot 100.

8) Emilio Estevez era un fan della band e approcciò Jon Bon Jovi chiedendogli l’utilizzo di “Wanted Dead or Alive” come colonna sonora del film “Young Guns II”. Estevez credeva che la canzone sarebbe stata perfetta, ma Jon non era così convinto. Pensava che ci volesse una canzone che parlasse specificatamente del selvaggio west, non una metafora. Scrisse rapidamente “Blaze of Glory” e si recò sul set in Nuovo Messico per suonarla a Estevez con il solo ausilio della chitarra acustica. Inutile dire che il nuovo pezzo divenne la colonna sonora ufficiale del film e si schiantò direttamente alla prima posizione della classifica. Fu anche il suo primo pezzo da solista senza la band.

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Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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2 Responses

  1. Ste84 ha detto:

    Bellissimo pezzo! Forse non ho mai realmente apprezzato i Bon Jovi per quanto invece si sarebbero meritati ma del resto il loro è un genere che non ho mai approfondito tantissimo ad accezione di alcuni gruppi, Mötley Crüe e Great White in primis. E’ da 5 o 6 anni che non sono più in periodo “hair” metal ma quando ci tornerò (è questione di tempo, io vado a cicli 🙂 ) una delle prime cose da fare sarà recuperare i primi dischi dei Bon Jovi e riscoprire questa band che senz’altro ha lasciato il suo segno nella storia dell’anniottantitudine!

    P.S.: un giorno, quando ero un giovane e sbarbato musicista alle prime armi, fui coinvolto mio malgrado in questa tragicomica discussione:

    x: oh ragazzi facciamo una cover di Turn The Page??

    y,z: sii facciamollah!!

    io: figata, mi piace un casino Bob Seger!

    x,y,z: ……ma chi cazzo è Bob Sega, è una canzone dei Metallicaaa!!
    \m/_ _\m/

    😀 😀

    • Simone Guidi ha detto:

      Ma guarda…il mondo del rock è divertentissimo. È fatto da gente che dice di voler suonare metal vero e non stronzate da radio, poi è pronta a giurare che “Knocking on heaven’s door” è una canzone dei Guns’n’roses. Gente che si auto-appioppa i soprannomi più estremi tipo “BURZUM” o “TORNADO” e poi molla le prove di volata perchè la mamma ha fatto la pasta al pesto. Insomma, è un ambiente colorato e colorito del quale bisognerebbe far parte tutti almeno una volta nella vita. Io posso dire di averlo fatto e mi ha lasciato un ricordo tutto sommato piacevole, legato agli anni della gioventù e dell’incoscienza. Del resto a quell’età chi non lo era incosciente?
      Per quanto riguarda l’hair-rock, ecco, quello ha segnato tutto il decennio ’80, non solo il sottoscritto. Alla fine è passato come sono passati tanti generi prima di lui ma anch’io ci ritorno spesso sopra perchè ha dei pezzi veramente tirati e anche di una certa profondità. Giovanni Bongiovanni al tempo spaccò di brutto ed era l’idolo delle donne perchè era(è?) oggettivamente un bell’uomo però oltre a quello c’era anche della qualità musicale non indifferente. Per me è uno dei simboli di quel decennio, un po’ come lo è stato il Boss. Icone collocate proprio in quel preciso punto temporale, da adorare se vuoi ma anche da bestemmiare per quello che hanno prodotto dopo. Lì dipende dai gusti. 🙂

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