Tutto e’ fatidico all’ombra della torre : di Viareggio, di Boris, e di tutti gli artisti di strada bistrattati nei multiversi possibili

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Buonasera, adesso vi racconto una storia

DISCLAIMER: LA PRIMA PARTE DI QUESTO ARTICOLO È UNA STORIA DI FANTASIA, TOTALMENTE INVENTATA DAL SUO AUTORE

Introduzione

Passeggiata di Riovaggio, 20 Km da Castle Rock, Aprile 2016.
Un vecchio senzatetto col vizio di alzare un po’ troppo il gomito, Boris Egorov, si sta facendo riprendere da un giovane cineasta mentre fa le bolle di sapone. È il protagonista di un corto dedicato alla sua vita che si andrà ad inanellare con altri corti episodici dedicati a personaggi che vivono ai margini, reietti dalla società o autoesclusi che dir si voglia.
Il giovane cineasta è Victor Musetti, un mestierante con poca esperienza ma tante capacità e voglia di mettersi in gioco. I due sono lì perché servono delle buone scene in cui Boris mostri agli spettatori il luogo dove lavora e come si guadagna da vivere, ma purtroppo la giornata non è delle migliori e il cielo plumbeo filtra una luce non certo ottimale.

Capitolo 1 – Potenzialità sprecate

Victor, sicuramente padrone del suo mestiere, per poter effettuare delle riprese migliori suggerisce a Boris di spostarsi dal suo solito luogo di esercizio e di andarsi a piazzare in un punto più arioso e illuminato, all’imbocco della traversa tra il negozio Yamamay e il Liberty store/Mondodisco. Boris, tranquillamente, obbedisce, non è lì per lavorare in senso stretto, non si deve preoccupare di scacciare altri artisti di strada che vogliono occupare il suo spazio, e quel ragazzo gli sta offrendo 50 euro facili facili per mostrargli la sua vita, quale miglior lavoro per un vagabondo senza fissa dimora?

 

E infatti Boris, una volta posizionato, inizia a fare le bolle sotto l’occhio vigile del regista e della sua telecamera, ma qualcosa va storto. Il vento soffia le bolle verso le vetrine degli esercizi commerciali imbrattandole di sapone, e i commercianti escono fuori palesando le loro rimostranze anche in modo abbastanza brusco. Boris, non essendo notoriamente un gentleman, risponde ai contestatori nel suo solito stile ruvido e tagliente, in men che non si dica il livello di scontro si alza in maniera impressionante, costringendo il Musetti a sospendere le riprese e allontanarsi velocemente con il suo protagonista per impedire lo scoppio di un vero e proprio confronto fisico. Per quella giornata finisce tutto lì, i lavori sono sospesi.

Ma Victor, una volta tornato a casa, si mette a ripensare a quello che era accaduto e al fatto che fosse stato così ingenuo da tenere la telecamera spenta, si era fatto coinvolgere emotivamente negli accadimenti. Un vero professionista non avrebbe fatto così. Un vero professionista avrebbe conservato il sangue freddo e ripreso tutto dalla A alla Zeta, perchè quel genere di cose sono oro colato quando si vuole montare un corto in cui il protagonista deve essere idealizzato, deve muovere a compassione lo spettatore, deve toccare le corde delle emozioni vere, quelle che, in fondo, ci rendono tutti umani. Col senno di poi una scena del genere ci sarebbe stata benissimo nel suo video, con quell’inserto sarebbe stato perfetto.

Dovevano tornare laggiù.

Capitolo 2  – Imbottigliare il fulmine

L’indomani mattina Victor e Boris sono di nuovo lì, tra il negozio Yamamay e il Liberty store/Mondodisco, ma purtroppo stavolta le carte in tavola sono cambiate, il vento tira nella direzione opposta e le bolle non vanno più ad imbrattare le vetrine. Victor è un po’ deluso ma tutto sommato forse è meglio così, avrebbe comunque girato quelle scene che si era ripromesso di fare il giorno prima. Ma proprio quando la partita sembrava avviata verso il pareggio con un noiosissimo zero a zero, il personale del Liberty Store esce allo scoperto per scacciare Boris in malo modo nonostante tutto, nonostante non stesse facendo niente di male, regalando di fatto a Victor Musetti uno di quegli assist involontari che accadono una sola volta nella partita della vita.

Una serie di giocate veramente eccezionali da parte del commesso del Liberty Store permettono a Victor non solo di testimoniare visivamente un episodio di arroganza umana di rara bruttezza, un episodio di quelli che dopo, all’artefice, non resta altro che scavarsi una fossa profonda fino al mantello e nascondercisi dentro per il resto della vita, ma confezionano con dovizia un nemico internettiano esemplare. Un nemico nato appositamente per essere odiato e combattuto sui social network. Un nemico palesemente colpevole per la stupidità dei suoi atti, smaccatamente debole per il ruolo sociale che ricopre, e inesorabilmente vulnerabile perchè statico e facilmente rintracciabile da chiunque.

Il giovane regista riprende tutto senza neanche tanto sforzo, il personale del Liberty Store gli offre di battere quel calcio di rigore in scioltezza. Anche Boris, complice la lontananza della bottiglia di Vodka, offre una prestazione di magistrale autocontrollo dove l’evidenza dei fatti risulta innegabile: il sopruso, la prevaricazione del debole, la prepotenza perpetrata da un commesso decisamente poco lungimirante sono gli assoluti protagonisti.

Victor quasi non ci crede. Un episodio del genere va ben oltre tutte le sue più rosee aspettative. Cercava qualche secondo per muovere a compassione i suoi spettatori e si ritrovava tra le mani minuti interi di una dichiarazione di colpevolezza.

Passata la maretta corre a casa e confeziona il video di quello sgradevole episodio; è stata una bruttissima esperienza, è vero, però adesso ha uno strumento più che valido per denunciarla al mondo. Tutta Riovaggio pensa da anni che il personale del Liberty Store non eccella in cortesia e disponibilità, quel video avrebbe tolto qualsiasi dubbio in merito. Sono le 21:22 del 21 Aprile quando Victor accede al suo account di Facebook e carica.

 

Capitolo 3 – Oltre ogni più rosea aspettativa

La reazione del popolo social è fulminea. Centinaia di migliaia di condivisioni in poche ore, milioni di visualizzazioni, il tam-tam è irrefrenabile e, iniziando tra i residenti del luogo, si sparge a macchia d’olio per tutta la penisola. La gente è inizialmente scioccata, poi indignata, e infine furibonda con gli artefici del sopruso. Volano le prime minacce, partono i primi hashtag #IoStoConBoris , viene prontamente organizzato un sit-in di protesta davanti alla nuova casa del fascio che adesso risiede esattamente dove c’era prima il Liberty Store/MondoDisco, e tutto questo accade in poche ore.

Il giorno dopo è il delirio. Tutta Italia sta parlando dell’artista di strada Boris Egorov che, durante l’intrattenimento dei bambini con le bolle di sapone si vede vessato e umiliato pubblicamente da un commesso fascista. Le testate giornalistiche on-line ne parlano, i TG regionali ne parlano, i TG nazionali ne accennano. L’evento di protesta su facebook registra migliaia di adesioni. Selvaggia Lucarelli coglie l’occasione per scandalizzarsi e telefona indignata al Mondodisco, sicuramente, dopo, il mondo sarebbe stato un posto migliore. Gipi doppia il video di Victor e sdrammatizza un po’.

 

Capitolo 4 – Credo che la cosa mi stia sfuggendo di mano

Durante quella giornata Victor e Boris sono al centro del mondo e in serata il regista riceve una telefonata; è il sindaco di Riovaggio che convoca lui e Boris in municipio. Ovviamente, essendo il primo cittadino un politico, occorre che faccia il politico. Non si può schierare con Boris sennò gli elettori di destra gli darebbero del comunista, non si può schierare con quelli del Liberty Store sennò gli elettori di sinistra gli darebbero del fascista. Occorre farsi vivo e temporeggiare sperando che la cosa si sgonfi da sé, soprattutto in un’occasione come questa in cui il Musetti, con un solo video, è riuscito a rompere la televisione, i giornali, e l’internet tutto. Giusto quella sera il Musetti realizza, e telefonando al suo migliore amico pronuncia la fatidica frase che rimarrà emblematica in tutta questa vicenda:

«Credo che la cosa mi stia sfuggendo di mano»

Poi telefona anche a Boris e concorda con lui un basso profilo da tenere riguardo alla questione. Troppo casino, troppa confusione, troppo di troppo, la parola d’ordine è “Acqua sul fuoco”. Dal sindaco niente parolacce, niente vodka e niente scontro, anzi, bella Riovaggio, bella sindaco, bella zio, grazie a tutti e va bene così.

Il giorno dopo, una posticcia pace mediatica viene consumata frettolosamente nell’atrio del municipio. Boris, con la barba ben fatta, presta il volto alle telecamere dei numerosi giornalisti mentre dice che sì, via, possiamo anche metterci una pietra sopra, mentre accanto a lui il gestore del Liberty Store finge malamente un’espressione contrita più per la strizza di non vedere più un cliente in negozio che altro.

Epilogo

La domenica seguente è un trionfo. In passeggiata migliaia di persone da tutta Italia manifestano il loro disappunto per la barbarie perpetrata, e Boris, come Mosè, conduce biblicamente il suo popolo tra un mare di bolle di sapone in nome degli artisti di strada bistrattati.

E questa è la mia parola, andate in pace

Una volta scoppiata la bolla di sapone mediatica, sulle pachine della passeggiata rimane Boris Egorov, adesso diventato un ricercatissimo artista di strada la cui presenza è richiesta e indispensabile in molti eventi e sagre a carattere locale che si vogliano definire rispettabili. Victor Musetti, promettente cineasta che ha avuto una visibilità professionale a livello nazionale che non si sarebbe mai immaginato e che sicuramente sfrutterà. E il personale del Liberty Store/Mondovideo etichettato come fascista e prossimo a un probabile licenziamento causa chiusura dell’esercizio.

FINE

Ecco, questa storia non è andata così, amici lettori. Si è svolta diversamente, oppure sì, in uno dei millemila universi paralleli che ruotano attorno al nostro mondo-cardine forse sì. È solo una delle tante versioni che mi sono fatto in testa per giustificare quel pasticciaccio brutto che è stata la vicenda Egorov.

Che dite? Ho esagerato?

In questo film lungo 4 giorni (perchè di film si può tranquillamente parlare) quello che mi ha lasciato molto perplesso è stato il ruolo dei media nel gonfiare oltremodo la vicenda, nell’omettere sistematicamente qualsiasi dettaglio che contribuisse a calmare gli animi e/o smontare il casus belli. Boris è stato aggredito da un fascista perchè povero e indifeso artista di strada nell’esercizio delle sue funzioni mirate al sollazzo dei più piccoli. PUNTO. Cosa c’è di più ingiustificabile di questo?

Nessuno però si è ricordato che a Viareggio esiste una normativa comunale che, per quanto fumosa, impedisce di fatto l’esibizione degli artisti di strada entro i confini del comune. Sto parlando del tanto vituperato REGOLAMENTO di POLIZIA E DECORO URBANO emesso dalla giunta Marcucci una decina d’anni fà e salito alla ribalta tra i Viareggini per la discussa norma che impediva la circolazione a torso nudo in passeggiata. I più sarcastici la chiamarono amichevolmente LEGGE BON TON.

Paradossalmente, se i signori del Liberty Store avessero chiamato i vigili urbani avrebbero ottenuto l’allontanamento di Boris senza tanto clamore mediatico, e la sua esclusione dalla scena si sarebbe consumata nell’assoluto silenzio della legalità. L’intento sarebbe stato lo stesso ma nella forma socialmente accettata.

Non mi fraintendete, non sto cercando di difendere nessuno dei protagonisti di questo pasticciato film, non sarebbe rispettoso per tutti gli attori che ci hanno recitato dentro e le migliaia di comparse che hanno prestato il loro contributo a gratis arrivando da tutte le parti d’Italia. Certo è che, anche un caratterista di peso come può essere un sindaco, si è completamente dimenticato delle norme applicate nella sua stessa città ed ha dato il suo contributo affinchè lo show andasse avanti.

Sarebbe bastato giocarla un minimo sul legale per instradare questo film verso una direzione diversa, verso la comprensione dei personaggi senza la frenesia di voler essere troppe altre cose tutte insieme. Ma ciò non toglie che a Viareggio gli artisti di strada non possano esibirsi pubblicamente, e si assiste alla grottesca farsa di avere la passeggiata di Lido di Camaiore intasata di esibizioni durante la bella stagione mentre, tre chilometri più indietro, la passeggiata di Viareggio è deserta. Questa è una grave ingiustizia, soprattutto alla luce del fatto che Viareggio (caso più unico che raro in Italia) ospita sul suo suolo ben cinque associazioni di artisti di strada e giocoleria varia.

Gli spazi per gli operatori di questo settore sono sempre più esigui, anno dopo anno, a causa dell’ignoranza diffusa che mette sullo stesso piano la categoria con quella degli accattoni, confondendo chi ha frequentato anni di scuole specializzate e si è fatto le ossa nei teatri con chiunque si metta in un angolo a fare delle bolle di sapone.

Le piazze, dicevo, vengono chiuse. Ultima in tempi recenti quella di Pietrasanta considerata una delle più ricche e appetibili. Uno dei pochi luoghi atti all’esibizione di questo genere di artisti a Viareggio è appunto l’Anfiteatro Fabio Chiesa, una struttura gestita da volontari che ogni anno si danno un gran daffare per portare ai cittadini rassegne di artisti sempre diversi e professionali.

All’amministrazione comunale basterebbe guardare dalle parti del Terminetto, in piazza del Buonconsiglio dove l’Anfiteatro Fabio Chiesa risiede per capire a fondo cosa significhi esercitare la dura professione dell’artista di strada e modificare quello sciagurato regolamento, ma del resto, perchè ciò accada, bisogna avere due cose che a Viareggio si sono sempre trovate con estrema difficoltà: il coraggio di osare e di mettere le mani nel portafoglio. Quantomeno, mi rincuora il fatto che il caso Boris sia esploso perchè gli amministratori della città si siano dimenticati delle inique norme che loro stessi hanno approvato, significa che forse i tempi sono maturi per definirle stupide come gli atti di un commesso del Liberty Store.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

10 Responses

  1. Francesco ha detto:

    Pessimissimo e pieno di livore. Della serie “NOI siamo artisti di strada, non quel briao di merda”. Senza distinguere chi fa l’artista di strada professionista da chi si arrangia a far bolle di sapone perché è un barbone con le stampelle che deve mettere insieme il pranzo con la cena; verso il quale in sostanza si invoca l’intervento repressivo della Legge! Ridicolo poi presentare l’indifendibile commesso del Liberty Store (che poi pare in realtà sia un socio) come “categoria debole”; ma in che mondo vive questo qui? Si indulge inoltre nel voler leggere il pensiero altrui (di Musetti, del commesso, di Boris) pretendendo di analizzare quasi psicanaliticamente la motivazione recondita delle altrui azioni: quello che conta sono i fatti, e i fatti di quel giorno sono indifendibili, anche al netto delle esagerazioni sui social. Che poi Boris beva, cosa insistentemente rimarcata nell’articolo, non solo non mi stupisce perché è cosa comune fra i poveracci che vivono per strada (la strada non rende migliore nessuno, ma abbrutisce), ma non cambia di una virgola la sostanza delle cose ed è un misero attacco ad personam per screditare chi in questa vicenda ha subito. E sì, i bottegai in questione si sono comportati da fascisti: io uso il termine con molta parsimonia ma qui ci sta tutto. Non è un eccesso di zelo di un momento o uno scatto d’ira, sono atti, peraltro continuativi, che solo chi ha già una mentalità di merda da bottegaio gretto e protervo può concepire: né io né te né nessuno dei miei amici farebbe cose del genere neanche sotto LSD. Insomma, una rosicata pessima (“ma bada te quanto casino per un briao e un fallito colla telecamera quando noi che siamo tanto belli e bravi non ci càa nessuno”) di qualcuno che se la prende, al solito, con chi è più debole di lui (perché un barbone con le stampelle è comunque più debole, indipendentemente da quanto beva, da quanto sia simpatico e da quanto sia bravo a fare le bolle senza avere la certificazione di artista di strada DOCG).

    • Simone Guidi ha detto:

      Francesco, mi dispiace che tu non abbia afferrato il senso dell’articolo, io non voglio fare l’elitario né lo snob. Tu dici che il messaggio che traspare è “NOI siamo artisti di strada, non quel briao di merda”, beh, non è quello. La prima parte dell’articolo è inventata di sana pianta tant’è che l’ho scritto chiaro e tondo al termine. Probabilmente non sei pratico dello stile di Stephen King, nei suoi racconti egli spesso fa riferimento a universi paralleli dove le cose sono quasi uguali a quelle che tutti conosciamo tranne piccole differenze tipo, appunto, bere vodka piuttosto che coca-cola, vestire in nero piuttosto che con colori sgargianti, chiamarsi Sergey Egorov piuttosto che Boris.
      Il senso di questo articolo è quello di far riflettere sul fatto che, legalmente, ora, adesso, a Viareggio gli artisti da strada, da quello che fa le bolle a quello che fa il triplo salto mortale carpiato, non possono esibirsi, perchè c’è una legge a mio avviso stupida che glielo impedisce. Che poi Boris continui a fare quello che fa, ben venga, io sinceramente ne sono felice, resta il fatto che se un giorno a qualcuno salta il grillo di metterlo di mezzo lo può fare grazie alla legge Bon Ton. Capisci che voglio dire? Finora gli artisti di strada a Viareggio sono tollerati ma legalmente perseguibili, allora perchè non togliere direttamente quella legge? Perchè non aprire la piazza a tutti e non solo a chi viene tollerato?
      Hai anche scritto: “Ridicolo poi presentare l’indifendibile commesso del Liberty Store (che poi pare in realtà sia un socio) come “categoria debole”. Ecco, questa me la devi spiegare perchè penso di averci perso l’uso della tastiera scrivendo che non si è comportato bene e il gesto che ha fatto è indifendibile.
      Concordo pienamente col tuo passaggio: “né io né te né nessuno dei miei amici farebbe cose del genere neanche sotto LSD”. Oh, quello ci puoi giurare, guarda. Penso che una figura di merda del genere e una prepotenza/arroganza simile raggiunga livelli stratosferici per me inconcepibili.
      Infine c’è un passaggio tuo riferito (credo) al personale dell’Anfiteatro che reputo particolarmente significativo che è questo: “ma bada te quanto casino per un briao e un fallito colla telecamera quando noi che siamo tanto belli e bravi non ci càa nessuno”
      Sono pienamente d’accordo con te nelle ultime 4 parole, ovvero “NON CI CAA NESSUNO”. Guarda, a me Boris non mi ha fatto niente e gli voglio pure bene, ma credo che questa sia una buona occasione per accendere i riflettori su tutta la categoria per riuscire a cambiare veramente qualcosa in città, anche perchè, te l’ho detto, con la legge BON TON in essere gente come quelli del Liberty Store avrebbero potuto colpire QUALSIASI artista da strada protetti dallo scudo della “legalità”, e né io né te ne saremmo mai venuti a conoscenza. Non mi sembra giusto.

  2. Francesco ha detto:

    No, mi dispiace, il trucchetto “ma mica le penso davvero le cose che ho scritto, scrivevo nello stile di Stephen King!” è un po’ come chi, rimproverato per aver detto qualche bestialità, vuole rimediarla con “la mia era solo una provocazione”, “stavo parlando per paradossi”, o “non avete colto l’ironia”: uno svicolare dalla responsabilità di quello che si è scritto nero su bianco. Fra cui il descrivere l’odioso e prepotente commesso/socio del Liberty Store come debole, vulnerabile e, poverino!, a rischio licenziamento. E i toni rancorosi verso Boris, Victor Musetti e tutta la vicenda – toni assai piú accesi e insistenti di quelli riservati al personale del Liberty Store, che per me se ora finisce a pulire i cessi è solo un bene – continuano anche nella seconda parte, quella che non ha scritto Stephen King. Se invece si intendeva altro, forse è meglio impegnarsi di piú a farsi comprendere: confermo, anzi ribadisco, quanto ho scritto nel primo commento. Se siamo a prendersela con un barbone con le stampelle perché svilisce il nostro ruolo di artisti di strada plurititolati e incompresi, siamo non alla frutta, ma all’ammazzacaffè; e qui chiudo, perché quanto scritto nel post originale mi sembra chiarissimo e non abbia bisogno di esegesi (salvo che, di nuovo, si pretenda di valutare non i fatti oggettivi o le parole che si è messo nero su bianco, ma le presunte e insondabili intenzioni che vi starebbero dietro).
    P.S.: non conoscevo questa realtà di artisti di strada, ma post come questi non è che mi spronino proprio ad approfondirne la conoscenza. Sarei semmai curioso di sapere se tutti la pensano allo stesso modo (mi auguro di no).

    • Simone Guidi ha detto:

      Francesco, che ti devo dire? Come hai detto tu, è tutto lì, nero su bianco. Chiunque può leggere e farsene un’idea. L’unica cosa in cui ti posso dare pienamente ragione è il fatto che forse ho calcato troppo la mano sulla distinzione tra artisti di strada professionali e artisti di strada improvvisati. Per questo ho rimosso tutti i riferimenti a questa cosa. Per il resto, spiace, ma non condivido assolutamente quello che pensi riguardo a questo articolo. Eò. Ce ne faremo una ragione entrambi.

  3. Starfox Mulder ha detto:

    Mentre leggevo ero già sicuro che ti saresti beccato la critica ma va benissimo, fa parte del pacchetto. Lucido, forse un filo cinico ma tocca esserlo per avvicinarsi alla realtà. Meno male io che scrivo solo di cazzate e non devo farmi di sti pensieri.

    Comunque mi è piaciuto!

    • Simone Guidi ha detto:

      Grazie per il like, Starfox, ogni tanto mi piace deragliare dal normale trend del blog e occuparmi delle cose che mi impressionano particolarmente. Alla fine questo è un blog personale e mi piace metterci i miei pensieri del momento, poi, dopo, ognuno è libero di dire la sua finché non c’è malafede o pregiudizio.
      Comunque tranquillo, il prossimo articolo avrà sicuramente un soggetto meno “pesante”.

  4. Victor Musetti ha detto:

    Ciao amico, il giorno prima del video dell’aggressione non ero presente insieme a Boris e nessuna bolla è mai arrivata sulla vetrina del Liberty Store, Boris si mette sempre con il vento alle spalle, non ci vuole un genio per capirlo… Grazie per avermi reso un personaggio complesso e pieno di conflitti interiori nel tuo racconto, però non puoi fare ricostruzioni inventate per poi scrivere “niente di quello che ho scritto è vero”. Un minimo di senso di responsabilità quando si usano le parole, visto che scrivi bene e poni degli argomenti interessanti. Che ne dici di parlare un po’ di più delle cose che conosci e lasciar stare la finzione alla finzione? Altrimenti se vuoi fare del giornalismo fai qualche numero di telefono e documentati no? Cosa scrivi a fare esattamente? Un abbraccio…

    • Simone Guidi ha detto:

      Non ho dubbi in merito a quello che dici Victor, in quanto la prima parte della storia è totalmente inventata. Io mi chiamo Simone, piacere di conoscerti, e ho scritto l’articolo per richiamare l’attenzione sulla legge bon ton.
      Grazie per il suggerimento ma non credo che ci sia bisogno di chiamare nessun numero di telefono per inventarmi le cose e scriverle su un blog personale, resta il fatto che tu sei uno dei protagonisti di questa storia di fantasia e se ritieni che sia offensiva o lesiva verso la tua persona sei nel pieno diritto di chiederne la rimozione dalle pagine di questo blog e dal quello dell’Anfiteatro Fabio Chiesa. Dispiace che il senso di questo articolo non sia stato afferrato ma se anche tu non riesci a vedere il punto allora significa che è stato strutturato male. Grazie ancora per il tuo commento a mio avviso molto importante. A presto.

      [Aggiornamento]
      Per evitare ulteriori equivoci l’articolo è già stato rimosso dalle pagine del blog dell’Anfitetro Fabio Chiesa. Rimane solo qui, se e per quanto deciderai tu.

      • LCA90' ha detto:

        Interessante quello che hai scritto, una sorta di provocazione verso leggi assurde. Vorrei specificare che io sono di zona e quindi conosco anche i fatti di qualche settimana prima quando davanti al cinema sulla passeggiata c’è stato un omicidio in pieno giorno, ma non ha fatto breccia mediatica…

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