Bravimabasta: Atari tra cloni e pirateria

pacman-graveyardAh che meraviglia gli anni ’80. Fino a una decina di anni fa tutti a schifarli e prenderli per il culo e poi, d’un tratto, tutti a rivalutarli e riproporli senza ritegno.
In realtà gli eighties non furono proprio rose e fiori. Furono seminali per tante piaghe che tutt’oggi ci affliggono tra cui la pirateria informatica e tutte quelle menate sui diritti d’autore che saltano sempre fuori quando meno te lo aspetti. Per certi versi furono l’inizio della fine. Ma furono anche anni rivoluzionari, di incoscienza e abbattimento delle regole, più o meno come oggi però senza internet e il wi-fi, ma tante spalline imbottite.
Resta il fatto che tutti coloro che sono cresciuti in quel decennio non possono non ricordarlo con affetto e farsi scendere la lacrimuccia al ricordo della rivoluzione informatica che permise al signor Rossi di avere un computer in casa per strinarlo a suon di videogiochi con la scusa che “Mi serve per studiare”.
I giochi si compravano anche e soprattutto in edicola, e all’epoca non esistevano normative digitali sul copyright, non c’era controllo e neanche un’autorità delegata a sorvegliare. Era il Far West informatico e ogni nuovo gioco che le software house immettevano sul mercato veniva salutato con un sontuoso assalto alla diligenza piratesco. La duplicazione illegale del software e la corruzione del suo codice erano consuetudini ignorate dalle autorità e molto remunerative.
Atari non fu immune da questo fenomeno, e tra clonazzi dei suoi giochi e copie pirata diffuse sulle BBS, perse un sacco di paperdollari e quote di mercato.

È indubbio che la pirateria giocò un ruolo importante nella dipartita di molte aziende produttrici di hardware e software. Atari può essere considerata una di queste. Anche se il suo crollo è principalmente imputabile all’inettitudine dei suoi vertici aziendali, molte briscole che avrebbe potuto calare le vennero bruciate dai pirati, e questo le precluse l’accesso a una bella fetta di guadagni e notorietà che l’avrebbero resa sicuramente più solida.

Ma lasciatemi dire 2 paroline a riguardo, giusto per rendervi bene il quadro della situazione:

A quei tempi, quando Reagan lucidava il pulsante rosso di “Total Annihilation” un giorno sì e l’altro anche, il fenomeno della pirateria in America assumeva proporzioni grandi. In Europa proporzioni gigantesche. In Italia proporzioni ROTFL.
Si stima che nel 1984 gli home computer fossero già ampiamente diffusi nelle case degli italiani, ma il software che li faceva girare era per circa il 90% contraffatto. Infatti, le leggi sul diritto d’autore in vigore all’epoca facevano sì che fosse sufficiente cambiare anche un solo bit del codice sorgente perchè il programma non fosse più considerato una copia ma qualcosa di originale e, in pratica, tutto il magna-magna che ci stava intorno era legalissimo. Questo fenomeno portava i venditori di software ad abbassare i prezzi per riuscire a vendere qualcosa ma, soprattutto, non li incentivava assolutamente a spingere i prodotti per i sistemi meno diffusi che non garantivano un sicuro ritorno economico.

Sappiatelo o voi brufolosi di adesso che spesso parlate a vanvera.

Sopra: Un brufoloso di adesso che parla a vanvera

Sopra: Un brufoloso di adesso che parla a vanvera

In pratica, se tu brufoloso ragazzino anniottanto non eri in possesso di uno degli home computer delle 3 madri: C64, Spectrum, MSX. Trovare programmi di qualsiasi tipo per la tua piattaforma si dimostrava abbastanza duro. Non impossibile certo, ma duro.
Invece, il brufoloso possessore di uno qualsiasi degli home computer più diffusi, andava in edicola e si comprava la cassettina, e con una modica cifra intorno alle 10mila lirette scrause si portava a casa un frappo di giochini che poi erano la versione tamarra di quelli originali. Per cui succedeva che il commodoriano giocava a “Bomber” senza sapere che si trattasse di “Kick-off”…

Kick Off

Kick Off

Oppure giocasse a “PANINARO” senza sapere che fosse “Burger-time”…

Burger-time

Paninaro

Oppure si dilaniasse con “BOLLE BOLLE” ignorando che fosse “Bubble Bobble”…

Uh, it's almost like Bubble Bobble!

Uh, it’s almost like Bubble Bobble!

…E che dire di quella strana somiglianza che aveva “PIERINO IL POSTINO” con quel gioco in sala che si chiamava “Paperboy”?

Vai Pierì. Facce sognà.

Vai Pierì. Facce sognà.

Insomma, alla fine della fiera tutto questo si traduceva in un monte di quattrini che non entravano nelle tasche delle software house, non ripagavano lo sforzo creativo dei programmatori e non portavano fama all’azienda, ma bensì trovavano la via di Napoli o Milano, per andarsi a infilare nelle tasche di “Ginuzzo ‘o maneggione” che poi tirava una cipolla cruda al programmatore schiavo che teneva rinchiuso nello scantinato.

Il programmatore schiavo
Ai piani alti invece, direttamente nelle software house, le fughe di informazioni e lo spionaggio industriale era all’ordine del giorno. Le release preliminari dei programmi venivano rubate o più semplicemente, incautamente divulgate. Il risultato era che dopo poche ore quelle stesse release erano disponibili allo scarico gratuito su un fantastilione di BBS in tutto il mondo, con buona pace per i produttori e la cospicua fetta di guadagni che ne sarebbero potuti derivare.

Atari era una di quelle aziende nell’occhio del ciclone e cercò di difendersi come poteva alzando i livelli di sicurezza interna implementando nuovi livelli di controllo. Del resto una sorta di processo di “militarizzazione” interna era già stato avviato dalla gestione Kassar quando la Warner fece il suo sboronissimo ingresso nel management, ma non fu abbastanza, e i programmi continuarono a fuoriuscire dall’azienda prendendo le vie più disparate, fino a quando si toccò l’apice con il caso LUCASFILM, dove le talpe sembravano annidarsi addirittura nell’ufficio del direttore.

Di seguito sono riportati i titoli che Atari sviluppò ma non rilasciò mai ufficilamente proprio a causa della pirateria. Sarete meravigliati di leggere alcuni insospettabili nomi.

Gremlins (1984)

55531-gremlins-atari-5200-screenshot-yikes-it-s-gremlins-mayhem-sUna grandissima opportunità padellata per Atari. Questo titolo venne programmato da John Seghers e, sull’onda dell’euforia per il successo del film, poteva essere una vera e propria killer-app per Atari 8-bit, peccato che venne giocato dagli atariani MESI prima del suo rilascio ufficiale. Alla fine uscì sul mercato in sordina e invece dei grandi botti fece schioppare qualche petardino.

Berzerk (1983)

berzerkUn’altro classico arcade da STERN Electronics. Non venne mai rilasciato ufficilamente per Atari 8-bit. Atari cercò di trattenerlo per farne uno dei titoli di punta per la ludoteca della console 5200 ma non ci riuscì. Anche lui era giocabile su Atari 8-bit un bel po’ di tempo prima della sua uscita programmata.

Vanguard (1981)vanguard_2Originariamente pubblicato in sala giochi dalla TOSE. Nel 1981, Atari si assicurò i diritti di conversione anche per i suoi home-computer 8-bit. Peccato che fosse già scaricabile dalle BBS un attimo dopo la sua messa a punto. Atari non riuscì neanche a farlo arrivare sugli scaffali dei negozi, e fu un gran peccato perchè come conversione era veramente di alto livello. Solo i pirati se lo giocarono.

Kangaroo (1983)

Kangaroo_3Sviluppato da Atari USA e programmato da James Leiterman, “Kangaroo” fu un’altra vittima della pirateria e non venne mai rilasciato ufficialmente nonostante il suo stato di prototipo fosse quasi giunto alla versione definitiva. I giocatori onesti non lo videro mai arrivare.

Ovviamente lo stesso trattamento venne riservato a molti altri giochi per Atari 8-bit che però vennero ugualmente rilasciati come se nulla fosse. Ecco un elenco di quelli più rilevanti:

  1. Donkey Kong Jr.
  2. Millipede
  3. Track & Fields
  4. Blue Max 2001
  5. Alley Cat
  6. Decathlon
  7. Pitfall II
  8. Rescue on Fractalus
  9. Ballblazer
  10. BC’s Quest for tires
  11. Bruce Lee
  12. Spy Hunter
  13. Dropzone
  14. Ghostbusters
  15. Archon II

Tutti questi titoli e molti altri, erano già disponibili sotto forma di dischetti da 5′ 1/4 liberamente scaricabili dalle BBS o acquistabili tramite commercio postale almeno 3 MESI prima della data ufficiale del loro rilascio.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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