BREAKFAST CLUB: perché così tanta gente della mia generazione lo ama ancora?

TEMPO DI LETTURA: 7 minuti

breakfast club

Se sei un generazione X con meno di 50 anni come il sottoscritto, è probabile che tu abbia ricevuto la maggior parte dei tuoi insegnamenti di vita dal cinema e dalla televisione. Entrando nel merito della questione, gli insegnamenti più ficcanti ti sono stati dispensati da quel mare di film americani per adolescenti che impazzavano negli anni ’80.
E infatti quando hai messo piede per la prima volta nella tua scuola superiore, probabilmente ti sei domandato dove fosse il tuo armadietto, quando si sarebbe tenuto il ballo della scuola, e se prima o poi avrebbero indetto ( da qualche parte, no so ) il concorso di miss maglietta bagnata che sarebbe stato vinto dalla più troia dell’istituto.
Poi c’è stato il duro impatto con la realtà. Le lezioni noiosissime e la consapevolezza che i film per adolescenti di quel periodo raccontavano storie ambientate su un pianeta lontanissimo chiamato America, e che se veramente tu avessi seguito quegli insegnamenti saresti stato molto più disadattato di quanto non lo eri già.
Il film per adolescenti per antonomasia è sicuramente Breakfast Club.

Magliette bagnate
 

Quando è stata l’ultima volta che avete visto Breakfast Club? Non intendo quando ne avete visto un pezzettino su YouTube, o avete incrociato una GIF di uno dei suoi protagonisti, o l’ultima volta che ci avete semplicemente pensato. No. Io intendo proprio quando è stata l’ultima volta che lo avete visto, dall’inizio alla fine ( dando per scontato che lo abbiate mai visto almeno una volta, ovviamente). Ve lo chiedo perché io l’ho fatto di recente, e sono rimasto molto sorpreso nello scoprire quanto sia invecchiato male.
Per coloro che non hanno visto Breakfast Club, lo riassumerò molto rapidamente di seguito, in poche righe:
Per punizione, a cinque adolescenti viene imposto di frequentare i locali scolastici anche di sabato ( roba impensabile per noi italiani per i quali il sabato era un giorno in cui si svolgevano regolarmente le lezioni ). I cinque ragazzi sono rigorosamente suddivisi per stereotipi. C’è il criminale badass, la fighetta ricca, il secchione disadattato, l’atleta, e la pazzoide darkettona.
Durante la loro convivenza forzata tutti scoprono che ognuno di loro è più profondo del suo stesso stereotipo. Ne derivano scenette stravaganti e situazioni imbarazzanti, e il film culmina quando, in una specie di seduta psichiatrica collettiva, tutti condividono il proprio cuore con gli altri, svelano i propri problemi più reconditi, crescono interiormente accettando sé stessi e il diverso che c’è negli altri, mostrando, in sostanza, quello che noi spettatori brufolosi del tempo amavamo guardare in quel genere di film. Viva l’America!

 

Mettiamo bene in chiaro una cosa. Breakfast Club può essere tranquillamente considerato il film per adolescenti su cui vennero basati tutti i futuri film per adolescenti. Ha una variegata squadra di archetipi gettati in una situazione in cui normalmente non si ritroverebbero, subiscono un’evoluzione interiore consumata in un tempo super breve, e trovano anche il modo di ballare qualche buon pezzo musicale dei Simple Mind. Se non è questo lo stampo base su cui si basano moltissimi film del periodo, ditemi voi quale altro potrebbe essere. Ah, quasi dimenticavo, alla fine diventano tutti amici. Se non è anniottantudine questa…
Vabbè, e allora? Vogliamo ridurre tutto il film a questi pochi punti comprovati e liberarcene? Assolutamente no! Breakfast Club, nonostante la sua patina cheap ha qualcosa di accattivante, ed è il fatto che nel 1985 il regista John Hughes abbia saputo parlare al suo pubblico, ai ragazzi della mia età seduti in quel momento in sala.
Non ha patrocinato o trasmesso alcun tipo di messaggio morale, ha solo affrontato le emozioni e i problemi nascosti che la maggior parte degli adolescenti stavano attraversato in quegli anni e che, seppur in misura diversa, sono rilevanti ancora oggi, tipo quando Brian “Il secchione” confessa di essere stato punito perché il prof aveva trovato una pistola nel suo armadietto, e che stava pensando di usarla contro sé stesso perché depresso; nel mondo di oggi questo è più rilevante che mai, non credete?

breakfast club

Da sx: Il bullo, lo sportivo, la darkettona matta, la fighetta ricca, il secchione

Chiarito il fatto che io consideri Breakfast Club come un buon film ma indissolubilmente legato al contesto temporale in cui è stato rilasciato, viene da rivolgere lo sguardo altrove e constatare che per molti recensori americani sia “il film degli anni ’80 per eccellenza“. Tuttavia, distaccandosi dall’ardente nostalgia che suscita la sua visione, in alcuni punti il film non ha oggettivamente più alcun senso.
Chi ve lo dice è uno che adesso ha 48 anni, non più 13, e il mondo in cui si rapporta Breakfast Club non esiste più così come la sua musica ( a parte i Duran Duran che saranno per sempre eterni nei secoli dei secoli, amen ).
Comincio citando il caso della mia diva dell’epoca, Ally Sheedy, protagonista dei sogni bagnati di noi brufolosi tutti.

breakfast club

Ally carina goth standard

Durante tutto il film, Ally interpreta Allison che è un personaggio pazzo. Ok. Non è il tipo di personaggio pazzo-pazzissimo, e non è neanche il tipo di pazzo di cui ridi, ma è abbastanza pazzo da rendersi indesiderabile, soprattutto quando mostra chiaramente sintomi di qualche disturbo che lo potrebbero svelare ancor più pazzo di quanto non sembri già.
Ecco. La misteriosa e pazza Allison subisce un restyling radicale negli ultimi minuti del film che la trasforma da “carina goth standard” a ” carina acqua e sapone”. Per una ragazza, cose del genere negli anni ’80 significavano che, d’improvviso, tutti i tuoi vestiti sembrano fatti di federe.

Ally carina acqua e sapone
 

Emilio Estevez, nei panni dello sportivo Andrew che fino a quel momento aveva considerato Allison come una specie di comodino insolitamente loquace, si innamora immediatamente e premia il cambiamento estetico della ormai ex psicopatica prendendole la mano e baciandola. È l’inizio di quello che, siamo sicuri, diventerà una relazione felice e duratura.
Lo stesso tipo di Whatthefuck accade con il “criminale” autoproclamato Bender che per tutto il film molesta la fighetta ricca Claire.
Bender è oggettivamente un bel personaggino: strappa i libri della biblioteca, si dà fuoco alla scarpa, tira fuori un coltello durante il diverbio con lo sportivo, si arrabbia urlando, prende a pugni se stesso e attacca ripetutamente qualsiasi cosa si trovi accanto a lui su una superficie piana. Nel caso in cui ciò non fosse abbastanza affascinante, insulta ripetutamente Claire, tenta di infilare la faccia fra le sue gambe quando si nasconde sotto al tavolo, e le fa proposte sporche fino a ridurla in lacrime.

breakfast club

OOORCODIOOO!

In altre parole, è un vero gentleman incantatore. È palesemente un delinquente giovanile e quindi, nell’universo cinematografico per adolescenti degli anni ’80, è una specie di Yoda del sesso. Claire non può fare altro che cadere fra le sue braccia alla fine del film. Logico, no?
E allora? Al netto del fatto che il film sia invecchiato male e abbia tutti questi evidenti buchi, perché così tanta gente della mia generazione ama ancora Breakfast Club?
Beh. Penso che Breakfast Club più che un film sia un simbolo. È quello che la gente ama credere che fossero gli anni ’80.
Tanto per incominciare, dopo una bella scrollata all’internet, quello che è caduto a terra sono recensioni di persone che si possono dividere in due categorie abbastanza nette.

A) Persone che erano effettivamente al liceo quando il film è uscito nel 1985.
B) Persone che erano molto più giovani o addirittura non nate quando il film è uscito.

Per la categoria “A”: Breakfast Club rappresenta un momento della loro vita in cui pensavano di poter cambiare qualcosa; di poter singolarmente fare la differenza e realizzare qualsiasi loro intenzione. È stato la dimostrazione filmica che tutti possono superare rapidamente i loro difetti e migliorare. Adesso che hanno quaranta/cinquant’anni e sono terrorizzate da ciò che la vita è in realtà, c’è questo barlume, questo debole ricordo di un passato rappresentato da un film in cui le persone non sono imprigionate nei clichè perché capaci di superarli rapidamente e cambiare.
Per le persone del gruppo “B” è più complicato. Come spesso accade per tutto quello che arriva da quegli anni, per loro è una sorta di romanticismo verso qualcosa di cui non hanno mai fatto parte. Come se quel tempo dovesse essere migliore semplicemente per il fatto che non è stato il loro.

Boh. Alla fine non ci capisco gran che. A molta gente piace sinceramente Breakfast Club per qualche motivo, e forse entrambe le categorie, “A+B”, lo vedono come una rappresentazione di come vorrebbero fosse la vita.
Il cambiamento è difficile. Nella vita reale raramente siamo il tipo di persona che vorremmo essere.
Parlando a titolo personale, spesso mi guardo allo specchio e mi chiedo come abbia avuto il coraggio di fare le cose che ho fatto. Spesso parlo l’inglese riuscendo a farmi capire abbastanza bene ma se dovessi spiegare a qualcuno cosa ho appena detto, grammaticalmente e logicamente non saprei proprio cosa dirgli. Sarebbe bellissimo superare tutti i problemi semplicemente lavandomi il viso, pettinandomi i capelli all’indietro e indossando un vestito di federe come fa Allison nel film. O, almeno, mi piacerebbe fare l’equivalente maschile che non includa il travestirsi da donna nei fine settimana.
Anch’io avrei voluto filare con Ally Sheedy semplicemente trovandomi al posto giusto nel momento giusto, e poi, dopo aver superato tutti i miei problemi, alzare il pugno al cielo e tornarmene a casa sui titoli di coda consapevole che anche gli altri erano tutti felici e io ero una specie di eroe.
Ma non è così che finiscono le storie. Non è così che vanno le cose nella vita reale.
Siamo cresciuti evitando più scontri possibile, adattandoci, e facendo tonnellate di figure di merda. Purtroppo il cambiamento non avviene in cinque minuti ma a Hollywood è la cosa più semplice del mondo! E diciamoci la verità, tutti quanti avremmo voluto vivere lì, soprattutto negli anni ’80.
Credo che Breakfast Club piaccia proprio per questo. Rappresenta come vorremmo che il mondo funzionasse. Parla di un sogno che accarezzavamo per il nostro futuro: fare del nostro meglio e vincere in un mondo complicato che non capivamo. Ma, indipendentemente da tutto ciò, è comunque invecchiato male.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con sé stesso e non falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai videogiochi vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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15 Responses

  1. Lorenzo ha detto:

    Io pur avendo la tua età non avevo mai visto Breakfast Club. Negli ultimi anni ho avuto modo di vedere altri film di Hughes, ma mi hanno sempre dato la sensazione di roba fatta al volo, un po’ grezza. Poi, settimana scorsa ho voluto vedere Breakfast Club su Netflix. Dopo 20 minuti non ce la facevo più e ho spento.
    Sono appassionato di film anni ’80 e per me quello che rende insopportabile Breakfast Club non è che sia un film di quegli anni e quindi sia “datato” (anzi, la cosa bella dei film vecchi è proprio la loro diversità con quelli attuali), il problema è che è un film secondo me inguardabile indipendentemente da quando è stato realizzato… tipo, i dialoghi non hanno senso, adesso come nell’85 😀

    • Simone Guidi ha detto:

      E lo so, lo so. Ho avuto la stessa impressione anch’io. ( pure io l’ho visto su Netflix, ovviamente )
      L’ho trovato “stridente” in parecchi punti, ma STRIDENTE nel vero senso della parola, eh?! Cioè, avevo voglia di tapparmi le orecchi e gli occhi su determinate scene perché non riuscivo proprio a digerirle.
      Ma sai… credo che poi la ragione del suo essere “film indimenticabile” risieda proprio in una singola scena, verso la fine, che dà un senso più ampio a tutto il film, e in qualche modo lo rivaluta.
      Alludo alla scena dello sgabuzzino con il prof e il custode insieme che parlano fumando. Ecco. Lì il custode dice al prof una cosa che penso risollevi tutto il film portandolo oltre la sufficienza. Gli dice che non dovrebbe giudicare male i ragazzi, non dovrebbe trattarli come merda perché anche lui, alla loro età, era uguale a loro. Il prof risponde scandalizzato che non è vero, che loro da giovani erano diversi, e il custode ribatte dicendo che NO, lui non era diverso a quel tempo, era diverso ADESSO, perché crescendo era cambiato e non riusciva più a capire la prospettiva dei ragazzi.
      Penso che questo ragionamento si possa applicare a Breakfats Club nella sua interezza. Nel 1985 era una figata perchè avevamo 13/15 anni. Adesso lo è decisamente meno e sta in piedi sugli stecchi, ma lo diciamo noi che abbiamo quasi 50 anni.

  2. Twinkle ha detto:

    Mi pare gli americani abbiano coniato un termine preciso per questo genere (“Brat Prack”) che, similmente al City Pop giapponese, è strettamente legato al suo periodo e si è sciolto nel giro di pochi anni con la fine del decennio stesso.
    I film adolecsenziali successivi ne hanno ripreso solo gli stereotipi, virando più sul demenziale..
    In America è un cult, qui decisamente meno (di John Hughes credo sia più famoso La Donna Esplosiva), negli anni ho trovato scoinvolgente il numero di volte in cui è stato citato, dai Simpson (il direttore Skinner è dichiaratamente ispirato al preside-despota di questo film), Futurama (Bender, appunto), Griffin (la chiusura del bellissimo episodio di Lando Griffin), e infatti incuriosito da tutti questi puzzle l’ho recuperato dato che in tv non girava mai, e devo dire che mi è piaciuto molto, pur non avendolo beccato nel suo periodo di uscita. Mi ha colpito la sua struttura quasi da film carcerario, l’intero film è ambientato in una scuola, l’esterno non si vede mai, e i personaggi si scoprono piano piano con dialoghi naturali e mai sopra le righe. È oggettivamente un bel film, sicuramente invecchiato, ma migliore di tanti altri venuti dopo.

    • Simone Guidi ha detto:

      E anche qui non posso che darti ragione. Guarda, io con John Hughes ho un rapporto un po’ complicato. Sul blogghino ho già recensito La Donna Esplosiva qualche anno fa e mi sono reso conto che alla fine l’ho giudicato all’incirca come ho fatto per Breakfast Club. Sono film tutto sommato divertenti e godibili ma c’è sempre una parte di me che li rifiuta perché palesemente fuori contesto, e questa è una cosa OVVIA! Certo che sono fuori contesto! Sono degli anni ’80! Capisci cosa ti voglio dire? Come nella scena dello sgabuzzino di BC anch’io mi rendo conto di essere invecchiato e non essere capace più di sostenere certe soluzioni narrative, ma contemporaneamente una parte di me non riesce a cassare i film perché, tutto sommato, quando vennero rilasciati avevano senso, avevano un messaggio e un pubblico che lo recepiva. Con John Hughes vivo un cortocircuito mentale continuo.

    • vik ha detto:

      Ciao, per la precisione, il “Brat Pack” non è il termine che definisce un genere di film ma è il nome, letteralmente, “affibbiato” dalla stampa ad un gruppo di attori giovanissimi di quel periodo (tra cui alcuni degli interpreti di Breakfast Club) che, essendo molto popolari si ritovarono spesso a recitare insieme nei film di quel periodo. Questa definizione causò,ad essi in qualche modo, una perdita di popolarità ed fù spesso avversata dagli attori oggetto del nomignolo, come Emilio Estevez o Charlie Sheen ad esempio, portandoli addirittura a cercare di non recitare più insieme. Fù, da loro, anche ritenuta la causa principale del decadimento della teen-comedy stessa. A proposito di quest’ultima, John Hughes ne è considerato il suo legittimo padre e come tale tenuto in gran considerazione dagli appassionati. E’ ritenuto una figura di spicco poiché ha ispirato molto il modo di fare, successivamente, un certo tipo di cinema. Breakfast Club è considerato un cult proprio perchè rappresentativo del genere teen comedy stesso (sebbene a mio parere certo non il miglior film del genere). Questo é lo stesso motivo per cui film come La Donna Esplosiva, Sixteen Candles (Un Compleanno Da Ricordare) o Ferris Bueller’s Day Off (non ricordo il titolo italiano) sono altrettanto iconici e ritenuti anch’essi dei cult. Possono non piacere o essere invecchiati male (a seconda dei punti di vista naturalmente) però sono alla base di un certo tipo di cinema espressamente dedicato ai problemi esistenziali della crescita e in particolare dell’adolescenza che fino a quel momento non aveva anocra trovato una sua forma di espressione ben definita (se non quella comunmente di taglio goliardidico, pruriginoso e similari). Just my two cents 🙂

      • Simone Guidi ha detto:

        Grazie Vik. Un supporto impeccabile. Qual’è il film di Hughes che ti è piaciuto di più?

        • vik ha detto:

          Grazie, Simo 🙂 Volevo dare qualche insight e spunto di discussione al tema.
          A me questi film sono un pò tutti piaciuti e anche parecchio.
          Su Breakfast Club ho impressioni contrastanti (già quando lo vidi ai bei tempi andati) ma comunque, pur se un pò troppo patinato ed irreale già allora, mi prese parecchio per via delle tematiche affrontate.
          Il mio preferito però è Sixteen Candles, per via di Molly Ringwald, uno dei miei amori impossibili adolescenziali e per il particolare soggetto della storia e, non ultimo, lo humour messo in campo.
          Da brufoloso, e so che a te non è tanto piaciuto, mi fece impazzire Weird Science (La Donna Esplosiva): a chi non sarebbe piaciuto allora potersi creare dal nulla e con un computer (un computer!!!) e un reggipetto in testa una figa da paura, disinibita ma fedelissima e completamente a tua disposizione!!!, come Kelly LeBrock al contempo diventando, col tuo migliore amico, i re della scuola da sfigati che invece si era? (La domanda è retorica, secondo me…).
          Io non sono mai stato a quei tempi del tutto sfigato: avevo uno stile mio che su alcune, pochette purtroppo non essendo masi stato un belloccio (per cui la compagnia femminile me la dovevo guadagnare…), aveva un suo certo fascino.
          In più a scuola ero tra i casinisti più sfrenati, non certo quindi a nascondermi in un angoletto.
          Mi sono comunque sempre ampiamente riconosciuto nell’adolescente/giovane uomo sbavante che non poteva certo aspirare a modelle di quel livello, sebbene lo desiderasse intensamente (diconsi ormoni…).
          Per cui, so che è infantile, ma come poteva non piacermi una favoletta pseudo tecno-fanta-erotica, pur se con qualche sbavatura (vedi i cattivacci in moto: poco credibili) in cui quella parte di me poteva finalmente sublimare e prendersi l’agognata, giusta(?!), rivincita sociale?
          Sono questi e, tanti altri, gli aspetti che, a mio parere, hanno reso così popolare allora la teen comedy.
          Strano che non trovino oggi una formula modernizzata per dare voce a problematiche/tematiche che probabilmente sono senza tempo e quindi ancora attualissime nonstante i social/internet etc (anzi internet ha peggiorato il bullismo e la necessità di accettazione sociale, alla base del genere cinematografico di cui parliamo, ma divago).
          Chiudendo su Breakfast Club: sono d’accordo con te, anche se penso che ne hai visto più gli evidenti difetti che il tentativo, pregevole, di affrontare quelle tematiche di bisogno di accettazione, inserimento sociale e difficoltà di interazione con i genitori e gli adulti in generale (tipiche dell’adolescenza e del primissimo inizio dell’età adulta) che secondo me sono sempre state la vera anima del film.
          Anch’io l’ho rivisto qualche anno fa e mi ha un pò stranito, sebbene abbia cercato di continuare a focalizzare l’attenzione in modo da intravederne il vero spirito: non mi è certo venuto naturale però, per cui ti capisco benissimo.
          Certe cose, così come sono venute spontaneamente e sono state una volta, non tornano più.
          A presto, ciao

  3. Matteo Lorenzetti ha detto:

    Io l’ho recuperato pochi anni fa, ed essendo nato nel 87′ ho fatto persino cilecca nel recuperarlo in tv (al contrario de La Donna Esplosiva, e Bella in Rosa, cult delle mattine di Italia 1). Al contrario l’ho trovato una vera eccezione nel genere teen-movie dell’epoca, la seduta psichiatrica nel finale è un momento e una scelta che non ho mai visto in quel tipo di cinema, così come il contesto da reclusi a cui dei ragazzi sono costretti a stare per tutto il film, quindi quanto può essere invecchiato? Non è questione di sentirsi eroi poi, tutt’altro, è la classica sensazione del sentirsi accettati e accettarsi per quello che sono che li rende felici a fine film, e le dinamiche con i genitori che hai omesso sono fondamentali. La darkettona disadatta si è rifugiata in quello stereotipo mentre ne invidiava magari un altro, così come la fichetta snob che ambiva a diventare un po’ troia. Fare pace con se stessi, quindi una autoseduta di terapia su tematiche sempre attuali.

    • Simone Guidi ha detto:

      Vabbè, ma che ci sia del buono dentro è cosa indubbia. Come hai scritto tu c’è il rapporto coi genitori, il rapporto con l’autorità, la condivisione dei problemi come mezzo di superamento degli stessi…uuuh. Hai vogli se ci trovi dei punti forti. Il fatto è che questi punti forti convivono con punti deboli, tipo l’atteggiamento di molestia ( perché oggi, nel 2020, possiamo tranquillamente definirlo “molestia” se dobbiamo seguire i canoni attuali ) di Bender verso Claire.
      Se ci fai caso, Claire viene provocata dal bullo ininterrottamente per tutto il film, e arriva anche al punto di piangere per questo. Poi, così, dal niente, sboccia l’amore.
      Ecco, non credo che quello sia il modo giusto per fare breccia nel cuore di una donna. Cioè, se tu facessi così nella realtà ti guadagneresti una nemica per la vita ( e non batteresti chiodo). Giusto in un film accade una cosa del genere. Pure il prof è un filino troppo nazista per i criteri di adesso, se ci pensi bene.
      Alla fine Breakfast Club è un film che rimane sospeso. Non sai dove incasellarlo perché stride spesso al suo interno. Ne vedi le rughe, capisci che è vecchio, ma senti che la sua anima è ancora quella di un giovane ( però del 1985).

  4. MikiMoz ha detto:

    Mi piace la tua visione della questione.
    E in fondo… non è che tutti i film degli anni ’80 sono COME VOLEVAMO che fosse la vita?
    Qualcosa di vero c’è, sicuramente.
    Non credo però che sia invecchiato male (l’ho rivisto a luglio scorso, su Italia 1).
    Diciamo che, hai ragione, è un simbolo.
    Però non so, ha saputo oltre che parlare alla generazione di allora, anche far qualcosa di epico a livello di drama per ragazzi. Oggi in tanti citano il doposcuola punitivo, o comunque un gruppo così da mettere insieme. Ha creato un modello.

    Moz-

    • Simone Guidi ha detto:

      Certo Moz, ha creato il modello dei film per ragazzi che poi tutti hanno rifatto in mille declinazioni diverse. Cmq devo approfondire questo discorso su John Hughes. Mi intriga assai questa sua filosofia romantica e un po’ cheap. Oltretutto è una vita che non rivedo i suoi film e riverderli adesso è come farlo per la prima volta. Per fortuna Netflix mi viene in soccorso. A noi due, John! 😉

  5. Ste84 ha detto:

    Io faccio decisamente parte della categoria B e sono un convinto estimatore del film. In realtà poco mi interessano i dialoghi improbabili o le scene senza senso. Mi ricorda che in tanti momenti della mia vita mi sono sentito scontento di me stesso o arrabbiato con i miei genitori, deluso sentimentalmente o angosciato dai miei doveri di studente. E se sono sempre riuscito a tirarmi su dopo essere caduto il merito va anche e soprattutto al fatto che c’era sempre un amico ad ascoltare, come succede ai ragazzi del film. Voglio dire che a volte è proprio successo in quel modo lì, in 4 o 5 amici seduti a guardarsi in faccia ognuno con la sua storia malata da raccontare come nelle terapie di gruppo. Insomma, non voglio nemmeno entrare nel merito cinematografico della questione. A me Breakfast Club ricorda dei momenti molto importanti della mia crescita e tanto mi basta, forse anche per molti altri vale la stessa cosa.

    • Simone Guidi ha detto:

      Credo che in molti la pensino come te, Ste. Certi pezzi della cultura pop ci servono per andare avanti. Ci danno forza. Io sento le stesse emozioni per un pugno di canzoni di quei tempi. “Head over heels” dei Tears For Fears, per esempio, è una di quelle. E se dovessi citare un film che mi ha dato tanto a livello emozionale, ne pescherei uno a caso tra la filmografia di Belushi. Breakfast Club ha rappresentato tanto per una bella fetta di mondo e quando uscì al cinema era molto efficace.

      • Ste84 ha detto:

        Che bel pezzo Head Over Heels, per me i Tears For Fears sono tra i più bravi del periodo. E dire che fino a qualche anno fa li conoscevo ingiustamente solo per Shout. Un giorno vagando per il tubo mi ritrovo per caso su una loro raccolta e da lì li ho rivalutati moltissimo.

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