Piu’ brutto era difficile: Brivido, gli AC/DC e l’unico (menomale) film diretto da Stephen King

tumblr_mtgt6geai01ssholto1_500Se sei bravo a scrivere non significa che tu sia bravo anche a dirigere un film. Voglio dire, non è scritto da nessuna parte che se sei un fuoriclasse a guidare la moto poi lo sarai altrettanto a guidare la macchina.  Dice: ma hanno le ruote tutt’e due. Sì. Ok, bravo. Ma NON È LA STESSA DANNATISSIMA COSA.
Nel corso degli anni ’80, lo zio King imbarcò in cassa una vera e propria VALANGA di paperdollari. I suoi libri venivano divorati dai lettori più o meno brufolosi di ogni parte del globo. I film che ne venivano tratti erano attesi e guardati da orde di adolescenti che poi tornavano a casa e tiravano il collo al gatto per provare a farlo rivivere sotterrandolo nell’orto, ché dice lì una volta c’era una chiesa anglicana sconsacrata ma poi buttarono giù tutto per costruirci sopra.
Insomma, sembrava veramente che ogni cosa che portasse la sua firma sarebbe diventata automaticamente un mega-successo, e a testimoniarlo c’erano film di grandi registi come De Palma, Kubrik, Carpenter e Romero, che con i loro adattamenti cinematografici avevano sbancato il botteghino.
Lo Zio King allora ci pensò un po’ sopra e disse: «Caspita! Se l’hanno fatto loro, allora posso farlo anch’io!».
Fu così che rimediò una delle più grosse tranvate della vita, dopo quella che prese mentre faceva jogging, s’intende.
L’unica cosa buona erano gli AC/DC, che quelli sono come i vestiti neri e stanno bene su qualsiasi cosa.

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Sopra: una simpatica foto di Stephen King sul set di “Brivido”

Si potrebbe dire che “Brivido” (“Maximum Overdrive” in originale) racchiuda in sè la quintessenza del film brutto nonostante sia stato scritto e diretto da Stephen King. Questo non perché sia il peggiore film dell’orrore in assoluto, nossignori, ma semplicemente perché essendoci un nome così altisonante dietro a tutto, la gente si aspettava chissà che cosa. Del resto, se lo si analizza bene, per gli standard di quegli anni (1986) potrebbe giustamente essere collocato in buona compagnia di altri simili tipo “Creepshow 2”. Il problema era soltanto che la Ggente non se l’aspettava così scadente. Fu come pagare il biglietto per vedere i Rolling Stones e poi, una volta entrati nello stadio, trovarsi davanti Le Vibrazioni.

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Sopra: Un camion sobrio e senza tanti orpelli per confondersi nel traffico e non dare nell’occhio

La prima mossa che fa lo zio è quella di cercare una spiegazione per l’inspiegabile, qualcosa che aveva saggiamente evitato di fare in “Camion “, il breve racconto contenuto nella raccolta “A volte ritornano” dal quale è stata derivata la sceneggiatura del film. Uno spiegoncino iniziale ci avverte che la Terra sta attraversando la coda di una cometa, e che il nostro pianeta rimarrà al suo interno per circa otto giorni. Poi ci sciroppiamo subito i primi segni di ribellione da parte dei congegni meccanici di tutto il mondo. Il display posizionato all’ingresso di una banca comincia improvvisamente a lampeggiare di parole inequivocabili. Il nostro zio King si autocita con un cameo mentre inserisce la sua carta nel bancomat e il display gli comunica il messaggio che milioni di spettatori gli avrebbero mandato una volta arrivati ai titoli di coda.

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Sopra: Messaggio occulto dai fan di tutto il mondo

Un ponte levatoio si muove di sua spontanea volontà e fa una macedonia di pendolari, accumulandoli uno sopra l’altro e citando chiaramente il gruppazzo tosto che sta suonando la colonna sonora.

i005485Mentre le macchine di tutto il mondo sembrano aver dichiarato guerra al genere umano, un manipolo di protagonisti più o meno sacrificabili converge sulla stazione di servizio “Dixie Boy” dove Bill Robinson, un Emilio Estevez bello fresco di “Breakfast club” e prossimo a fare il botto con “Young guns”, fa la parte di un giovane cuoco un po’ fesso, libero sulla parola dopo una condanna per rapina a mano armata. Lui è l’eroe. Lui li salverà tutti. Vai Emilio, facci sognare!

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Un Emilio al giorno leva il medico di torno

Al di là della recitazione scadente e dei personaggi irritanti, il problema di ‘sto film è che la sceneggiatura è bucherellata come un emmenthal e la regia è sopra le righe. Più che a un crudo film dell’orrore sembra di guardare un lunghissimo episodio dell’ A-Team in salsa gore. La sensazione è che per primo lo stesso King non c’abbia creduto fino in fondo e non sia riuscito a prendersi troppo sul serio, come uno che fa il serione e poi a un certo punto scoppia a ridere, una specie di coito interrotto.
Voglio dire, come si fa a non sorridere quando un distributore di coca-cola omicida sta falciando dei giovanissimi giocatori di baseball con le sue lattine proiettile, quando un ragazzo in bicicletta è inseguito da un tosaerba turbo, quando una mitragliatrice montata su un carrettino a motore spara da sola proiettili inesauribili. Fortunatamente ogni tanto il GORE-gasmatron s’impenna con qualche scena tipo quella dello schiacciasassi.

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Poi però c’è Handy, il camion assassino.  Ne vogliamo parlare? Il mastodonte ha incollata davanti una riproduzione in fibra di vetro del volto del Goblin Verde e quando risplende dei suoi occhi rossi è tanto inquietante quanto incredibilmente stupido. Eh sì, l’arcinemico in questione è un po’ troppo fesso e si fa mettere nel sacco dai nostri eroi con una facilità disarmante.

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Al giorno d’oggi, la visione di “Brivido” evoca un’intera epoca di film horror anni ’80. È il tipo di film con cui la mia generazione è stata svezzata al cinema, nei videonoleggi VHS e a tarda notte su Italia 1 molto prima che fosse zeppa di tizi che ti urlano in faccia ogni 5 minuti che sei su Italia 1. Ha un valore nostalgico e kitsch che è simile alla magia, e fornisce una sorta di calore per l’anima dell’aficionado dell’orrore. Inoltre, come film è unico se considerato tra i tanti slasher prodotti all’epoca, perché trasmette un insolito senso di divertimento di cui i suoi coetanei sono carenti. E poi ragazzi…Oh, suonano gli AC/DC! Sentite come pompano col pezzo composto appositamente per fare da colonna sonora.

Vi lascio con il trailer originale del film presentato nientepopodimenoche dallo zio King in persona. Guardate come vi inquieta già a vedere lui con la barbetta alla George Lucas e la camicia boscaiola. Sentite la musichetta di sottofondo alla Carpenter. Notate il suo ironico piglio, il monociglio sprezzante. Và l’occhietto come tira di mancina. Grande Zio, tu si che ci hai fatto sognare.(Ai tempi ti ho comprato anche la merda in barattolo)

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