Piu’ brutto era difficile: Howard e il destino del mondo. Il primo, scarso, cinecomics Marvel

howardeildestinodelmondoMentirei se dicessi che NON mi sono ricordato di questo film dopo i titoli di coda de “I Guardiani della Galassia”. D’altronde sul net è stata spoilerata la scena post-crediti, e allora? Cosa dovevo fare? Fingere di non vederla?
Beh, per chi non l’avesse ancora fatto, non sarò certo io a raccontargliela. Dirò soltanto che a un certo punto compare questo personaggino Marvel direttamente dai tempi delle felpe Fiorucci, e al momento è tutto un parlare di un possibile reboot filmico, ché l’Impero del Male Disney ha speso il fantamiliardo di Zio Paperone per comprarsi la Lucasfilm e ora deve fare cassa.
Fatto sta che Howard il papero è tornato sulla bocca di tutti dopo che nel 1986 avevamo strofinato forte con la trielina per cancellarne ogni traccia.
E allora, visto che da noi “I Guardiani della Galassia” arriveranno il 22 Ottobre, abbiamo tutto il tempo per parlare di questo papero, e soprattutto dell’IGNOBILE adattamento che George Lucas produsse a quei tempi.
Se pensate che un procione chiacchierone dal grilletto facile sia il personaggio più strambo e originale mai comparso al cinema, allora non avete mai sentito parlare (o più probabilmente avete scelto di non ricordare) del film “Howard e il destino del mondo”. Ma state tranquilli. Nessuno ve ne farà una colpa. Andiamo.

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Howard nella scena post-titoli de “I Guardiani della Galassia”

Per chiunque fosse abbastanza ignorante come il sottoscritto, Howard il papero è un personaggio Marvel che ha avuto i suoi momenti di sballo negli anni ’70 e ’80, e qui da noi ce lo propose la defunta Editoriale Corno, sotto le mentite spoglie di ORESTOLO IL PAPERO.
È fondamentalmente un papero antropomorfo, piuttosto scorbutico, scorretto e somigliante al più choosey Paolino Paperino. Proviene da una dimensione parallela ed è rimasto intrappolato qui con noi, sulla Terra, per motivi a me ignoti. Inoltre, se ne va in giro con una strappona molto sexy che gli fa da occasionale spalla/fidanzata e risponde al nome di Beverly Switler.

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La strappona Beverly Switler

Ok, Va bene. Ma a parte il carattere e le battute in stile “Lobo”, cos’ha di speciale questo papero? Beh. Non ha super-poteri ma è un abile praticante del Quack-Fu, abbastanza bravo da dare del filo da torcere o abbattere avversari molto più grandi di lui.
Ha un certo talento per l’occulto, tanto che, a un certo punto, Il Dottor Strange si offre di insegnarli qualche incantesimo ma Howard lo manda a quel paese.
Infine, alcune volte usa un’armatura che lo trasforma in “Iron Duck”.

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Niente male come personaggino, eh?! Sembra quasi un blando Lobo-Papero senza potere rigenerante che se ne va in giro a vivere avventure parodistiche e fuori di melone. Alla luce di questa cosa, come poteva essere venuto fuori il famoso (in negativo) adattamento live-action del 1986? Perché è diventato un classico di culto per alcuni, mentre altri hanno ancora gli incubi la notte?
Nell’interesse della scienza ho guardato il film e, francamente, dopo uno spettacolo del genere mi sono fatto un wisky per poter ritornare a ragionare lucidamente.
E pensare che tutto cominciò con quella che, all’epoca, sembrava una decisione finanziariamente blindata. Infatti, quelli erano gli infausti giorni in cui George Lucas abbandonò temporaneamente la presidenza della Lucasfilm per dedicarsi all’attività di produttore a tempo pieno, e un bel filmetto su “Howard the Duck” era un suo pallino già da parecchio tempo. Si dice addirittura che avesse cominciato a pensarci subito dopo il termine delle riprese di “American Graffiti”, pensate un po’ che covata lunga che è stata.

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Bòn. Alla luce dei Giga-sbirillioni di dollari incassati dalla prima trilogia di “Star Wars” e dai primi due colpi di frusta di “Indiana Jones”, la Universal Pictures consegnò a Giorgino carta bianca per produrre praticamente qualunque cosa gli passasse per la mente. Poveri stolti. Non capirono che George era già impazzito e in pieno delirio di onnipotenza berzerker.
Così, con Lucas alla produzione, e la coppia composta da Willard Huyck (che lo diresse pure) e Gloria Katz alla scrittura, si pensò di investire la corposa cifra di ben 37 milioni di paperdollari per fare un film che, inizialmente, doveva essere di animazione, ma poi si traformò in live-action, sfuggendo di mano a praticamente tutti.
Bypassando l’estrema semplicità della trama anniottantissima, che oh, per certi versi può anche essere un bene: Howard che arriva sulla Terra per sbaglio da una dimensione parallela, fa amicizia con una bella ragazza, combatte un’entità malvagia che è venuta sulla terra insieme a lui, vince, e resta bloccato sulla Terra con la gnocca. Il problema principale sembra proprio essere l’estrema snaturalizzazione del personaggio e tutti gli sforzi fatti da Lucas per trasformarlo in un pupazzo idiota da rivendere in giocattoleria a orde di ragazzetti, tipo Jar-Jar Binks.

Questa ambiguità tra personaggio originale del fumetto e personaggio Lucas per bambini lenti serpeggia per tutta la durata della pellicola, e risulta a tratti veramente inquietante.
Cioè, questo film nasce come un prodotto per bambini ma deve fare i conti con la continua tensione sessuale tra Howard e Beverly, che ricordiamo, nel fumetto lei è la ragazza di Howard, ergo, lui SE LA TROMBA! Com’è possibile sposare una tale realtà sessuale interspecie con il PG(parental guidance) senza snaturare il personaggio? Ve lo spiego subito. Con l’inserimento di puttanate tipo QUESTA:

Accade dopo 4 minuti e 18 secondi

Dopo 4 minuti e 18 secondi: DUCKTITS!

La cosa lascia perplessi. Howard è un papero Disney o un essere umano? Non si capisce, e intanto ci becchiamo un sacco di momenti ambigui da “quasi bacio” con Beverly, e lei che lo invita pure nel lettone di Putin con questa scena qui.

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Ché poi, tra parentesi, lei era pure Lea Thompson, la mamma di Marty McFly nella trilogia di “Ritorno al futuro”, e al tempo non era per niente male. Già aveva fatto la sgallettata con Marty l’anno prima, adesso ci riprovava addirittura con un papero. «È proprio una gran porca questa Lea!» Esclamavano i brufolosi in sala, mentre i padri coscienziosi tappavano gli occhi e le orecchie ai loro figlioletti piccoli, ancora esenti dalle inevitabili complicazioni dello sviluppo.

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Come se non bastassero i bislacchi ammicchi ad un molesto INTERRACIAL tra una giovane, piacente ragazza e un papero (UN PAPERO!), c’è spazio anche per dei piccoli brividi che fanno ulteriormente schizzare l’INQUIETANTOMETRO oltre i livelli di guardia: un tentacolo uncinato esce dalla bocca del super-cattivo e punta sordidamente la ragazza per poi deviare verso l’accendisigari, regalandoci il primo mostro alieno che si ricarica anche in macchina, come uno smartphone.

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Unica nota felice, ma anche qui dipende da come la si vuole interpretare, è che essendo un film fatto nel bel mezzo di quel decennio è di un’anniottantudine esagerata, ma di quella proprio arrogante che se la gioca perfino con Buckaroo Banzai. Uno sta lì che guarda e dopo un po’ si ritrova a sorridere vedendo i neon, le acconciature, i vestiti, le giacche con le spalline, i punk finti tenuti insieme da gel e lacca. Insomma, è un film che di quegli anni lì non si fa mancare niente.

Sopra: La testa di lei

Sopra: La testa di lei

Però, dai, nel complesso è proprio brutto. Di quei film che anche quando tentano di essere divertenti, alla fine sono ridicoli. Anche gli effetti speciali non sono un granché. Forse il mostro finale è passabile ma, anche se fatto bene, resta pur sempre uno stop-motion ben poco rivoluzionario.
L’unica cosa che si salva è la colonna sonora, talmente super-anniottantissima anche lei da rasentare il plagio di un qualsiasi pezzo di Prince dall’album “Purple Rain”.
La produsse tutta Thomas Dolby, che all’epoca se la giocava con Moroder ( senza mai infastidirlo ) per quanto riguardava le musichette synth-pop orecchiabili.
Lea Thompson rimase in dubbio fino alla fine delle riprese ma poi venne scelta per cantare le canzoni, e con il suo complessino del film, le “Cherry bomb”, (anche loro, per altro, tutte musiciste fighe ma VERE) se la cavò molto bene.

Assolo finale al 100% scopiazzato da Ritorno al Futuro

CURIOSITA'

1) Si dice che al momento del rilascio del film, George Lucas fosse già pesantemente indebitato a causa della costruzione del suo famigerato Skywalker Ranch, e contasse sugli incassi della pellicola per ripianare il bilancio. Proprio in conseguenza del fiasco che ne derivò, fu costretto a vendere alcune sue attività per rimanere a galla. Il suo amico Steve Jobs, al tempo CEO di Apple Computer, si offrì di aiutarlo acquistando la neonata divisione di animazione CGI della Lucasfilm ad un prezzo ben al di sopra del valore di mercato, e Lucas, disperato ma grato per l’assistenza, acconsentì. Quella neonata divisione venne rinominata Pixar Animation Studios.

Staff of Pixar Animation

We are Pixar

2) Confezionare il costume da papero di Howard costò a George Lucas circa 2 milioni di dollari. Ben otto attori diversi lo indossarono durante le riprese. Inizialmente un attore bambino venne scelto per essere Howard, ma non funzionò. Un altro attore, Ed Gale, finì per recitare la maggior parte delle scene e per questo si guadagnò il credito nei titoli del film.

3) George Lucas asserì che, nel giro di 20 anni, il film sarebbe stato giudicato un capolavoro. Ne sono passati quasi trenta ma le cose non sono cambiate.

4) Inizialmente Lucas chiese a John Landis di dirigere il film, ma quest’ultimo, dopo aver letto la sceneggiatura, rifiutò adducendo una scusa per la scena finale con tutti quegli incidenti con le macchine della polizia. « È troppo simile a The Blues Brothers » disse.

5) Che ci crediate o no, Budweiser stipulò un contratto per avere Howard come testimonial. Probabilmente gli “analisti” avevano previsto un grande successo della pellicola.
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6) Per il suo look in stile anni ’80, Lea Thompson (Beverly) doveva stare sotto le mani del parrucchiere per circa due ore al giorno. Successivamente ammise che una parrucca sarebbe stata molto più pratica e salutare per i suoi capelli.

7) Nel film compare una sbarbatissimo Tim Robbins nel ruolo del comprimario idiota e divertente. Guardatelo bene mentre chiacchiera animatamente con un’anatra, e pensate che, anni dopo, avrebbe vinto un oscar.

IL VIDEOGAME

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Ci pensò l’Activision a portare Howard a portata di joystick, e lo fece principalmente su Commodre 64, ma poi si unirono anche i possessori di Amstrad e MSX.
Il gioco seguiva le avventure di Howard il papero mentre tentava di salvare due suoi compagni dall’Occulto Super-sovrano dell’universo che li aveva rapiti e rinchiusi in una fortezza su di un isola vulcanica.
Il gioco era diviso in 3 fasi ed incredibilmente lungo da caricare in confronto alla brevità del gameplay.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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4 Responses

  1. Ste84 ha detto:

    Meno male che al rientro da queste disastrose “vacanze” alpine trovo questo bel pezzo su Howard a risollevarmi il morale, tu si che sai come coccolare i tuoi corridori! 😀 Premetto che io AMO questo film. E lo amo per una serie di precisi motivi, tra cui:

    1. E’ uno dei film della mia infanzia, come Willow (fu il mio primo film visto al cinema ed è un piacevole ricordo di mio papà che in quell’occasione si era “sacrificato” a portarmi eh eh) e come anche Nightmare, High Spirits, La Storia Infinita e molti altri che a loro modo mi hanno lasciato qualcosa.

    2. E’ un film anni ’80 ed è brutto (anche se ho visto di moolto peggio). Se così non fosse stato, da bambino non mi sarebbe probabilmente piaciuto e ora non sarei qui a ricordarlo. A salvarlo in parte sta il fatto che non avendo mai letto il fumetto, non esiste per me l’impietoso confronto col personaggio originale.

    3. Le musiche sono piacevoli e orecchiabili e dato che in quel periodo nasceva in me il germe del rock alimentato dai Doctor&TheMedics e da un live dei Queen che mi fu regalato in VHS e che ho consumato fino a renderlo inutilizzabile, le scene dove suonano le Cherry Bomb erano tra le mie preferite.

    4. Facevo un tifo sfrenato per l’occulto supersovrano dell’universo, che adoravo letteralmente, e quasi quasi speravo che alla fine vincesse lui e si trombasse la Thompson anche se mi spiaceva un po’ per Howard ovviamente.

    5. Ad ogni modo, visto che nè l’occulto nè Howard sono stati in grado di trombare la Thompson, questo mi dava delle chances sul fatto che un giorno sarebbe diventata la mia fidanzata.

    6. Come hai fatto notare questo film è di una anniottantudine svergognata e questo per me è un punto decisamente a favore. Lo è almeno adesso perchè da bambino di certo non potevo avere quel punto di vista.

    • Simone Guidi ha detto:

      Grande Ste84, il punto 5 è sicuramente quello che abbiamo condiviso con maggiore intensità, quasi quanto il punto 6 e il 4, solo che, in quest’ultimo, a me per Howard dispiaceva relativamente poco.
      Anche per il punto 3 mi trovi concorde, anzi, dopo che ho scritto il post sono andato in loop infinito per la colonna sonora e l’ho fustigata su winamp.
      Il punto 2 te lo passo perché l’Howard di Lucas è veramente ambiguo e un certo fascino sui brufolosi effettivamente ce l’aveva.
      Il primo punto è di cuore e va bene così. Ma lo sai che io non ho mai visto Willow? In quel caso dicono che Lucas abbia fatto una cosa decente. Mi Sa che provvederò al più presto 🙂

  2. Ste84 ha detto:

    Effettivamente è difficile per me dare un giudizio oggettivo su Willow ora che ci penso. Devo dire che da piccolo non ero propriamente un cultore del bel cinema e credo che anche questo non sia un capolavoro. L’ho rivisto qualche anno fa dopo averlo rincorso per lungo tempo (non ricordavo quasi nulla se non dei vaghi flash mentre il resto l’hanno fatto, come al solito in questi casi di ricordi riesumati, google, youtube e un pizzico di culo) e la visione mi ha lasciato uno strano senso di nonsoché. E’ stato senz’altro piacevole perchè mi ha permesso di liberare certi ricordi non proprio legati al film in sé, che poi era l’obiettivo principale della mia ricerca, ma per quanto riguarda il film vero e proprio ho constatato che le uniche cose che ricordavo bene erano l’ambientazione fantasy, l’aspetto del protagonista (Warwick Davis), un vago combattimento con un mostro e poco altro. Insomma, dal punto di vista cinematografico è stato quasi come se l’avessi visto per la prima volta anche se la sensazione generale è che in quel lontano 1988 il film mi colpì tantissimo (quindi fece a meraviglia il suo). Comunque devo dire che a rivederlo non mi è dispiaciuto affatto. Ammetto di non essere un grande intenditore di cinema, l’impressione generale è che il film abbia qualche ingenuità come quasi tutti i film fantasy per ragazzini di quel periodo credo, come una trama forse un po’ scontatella, ma trovo che senza essere un film indimenticabile si attesti sopra la media del genere di quel periodo e che una visione la meriti tutta anche al giorno d’oggi. A suo modo anche Willow ha quella magia che solo un film di quegli anni poteva possedere.

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