La vecchiaia non e’ cosa per signorine : Buon Compleanno Atari 2600

A grandissima richiesta, torna il mese di Atari!
Lo so cosa vi state chiedendo: Richiesta di chi? C’è mai stato un mese di Atari prima? Perché non un mese di Intellivision, allora? Oppure il mese di SuperNintendo, la settimana del Mega Drive, il giorno della PlayStation, il nanosecondo del Vectrex? Pochi discorsi, corridori. Settembre è il mese di Atari, punto e basta. Fatevene una ragione.
Adesso concentratevi perché vi sto per dire una cosa importante: esattamente l’11 Settembre 1977, la console meglio ricordata di casa Atari veniva messa in commercio; si chiamava Atari VCS. Quest’anno l’Atari VCS segna il suo 40° compleanno, e anche se a voi giovini (con i blue jeans) la cosa non interessa, noi vecchi di merda festeggiamo perché la sua influenza è molto più profonda di quanto si possa immaginare e il suo nome rimmarà scolpito nella storia dei videogiochi.
Quello che sto dicendo è che quando la civiltà crolla, le uniche cose che sopravvivono sono gli scarafaggi, Keith Richards, e l’Atari 2600 (soprattutto i suoi joystick).
Sigla.

Se frequentate il blogghino probabilmente già conoscete la storia di Atari. È la storia dell’azienda che ha dato vita al mercato dei videogiochi così come lo conosciamo adesso e poi si è autodistrutta inanellando una serie scandalosa di epic fail manageriali.
Nel frattempo, prima di fare il grande botto, Atari ha fatto conoscere a due o tre generazioni le gioie del divertimento videoludico piazzando in sala giochi diversi arcade bombetta che ci portiamo nel cuore ancora adesso e, soprattutto, commercializzando la console casalinga ATARI VCS ( poi rinominata ATARI 2600) che diventa l’unico e solo sogno bagnato di orde di ragazzini tra il 1980 e il 1983.
Grazie all’Atari VCS la console è una parte necessaria dell’arredo casalingo e i videogiochi una forma di intrattenimento unanimamente accettata dalla massa, in più, nascono gli sviluppatori di terze parti quando, nel 1979, quattro dei migliori designer di Atari, frustrati dalla politica dell’azienda di non accreditarli come autori dei giochi, si dimettono per formare una nuova software house: Activision.
Sulle orme di Activision, seguono più di 30 nuove software house che si formano nell’arco dei successivi sei mesi. Alcune producono buoni giochi, memorabili tutt’oggi, altre della spazzatura ingiocabile tipo Custer’s Revenge (se non lo conoscete, fatevi una cultura con l’articolo degli amici Bit-Elloni).

Cultura

Il nome di Activision, tuttavia, è sinonimo di qualità. I loro giochi per 2600 sfidano la stessa Atari in cima alla lista dei bestseller, e uno dei più redditizi è sicuramente Pitfall! del programmatore David Crane. Rilasciato nel 1982, nello stesso anno del giocazzo tratto da E.T., ma anche dei memorabili Yar’s Revenge e Battlezone, Pitfall! si schianta direttamente in cima alla classifica delle vendite grazie anche al fatto che Crane partorisce uno dei primi platform game dignitosi per la piattaforma studiando attentamente il suo stesso modo di correre e camminare.

Pitfall!, comunque, non è l’unico successo di Activision. Giochi come River Raid e Kaboom! vendono altrettanto bene. Ma poi arriva il 1983 e la grande crisi esplode in tutta la sua virulenza attraverso gli Stati Uniti D’America. Le vendite dei videogiochi casalinghi colano a picco portandosi dietro quasi tutti i cavalli di quella grande giostra, Atari compresa. Tuttavia, se negli Stati Uniti le vendite diminuiscono quasi del 97 per cento nei successivi due anni dallo scoppio della crisi, lo stesso non si può dire del resto del mondo dove, nonostante tutto, i videogiochi e le console si continuano a vendere.
La crisi dei videogiochi è, infatti, un evento fortemente localizzato nel Nord America, mentre in Europa, Sud America, e anche nella lontana Australia il mercato resiste, tant’è che negli anni successivi, anche grazie alle elevate tariffe di importazione, Nintendo fatica non poco a penetrare dovendo competere in mercati dove Sega, Commodore, e la stessa Atari hanno radici profonde.
Nel 1986, con la gestione Tramiel, Atari rilancia l’Atari 2600 con il modello Junior.

TAH-DAAAH

La furbacchionata sta nel fatto che è la stessa macchina di prima ma più piccola, con un design più accattivante, e costruita con componenti economici per abbatterne il prezzo. Nel quadro manageriale è intesa come sorella minore (fascia bassa) della “nuova” Atari 7800 che nei piani dovrebbe essere quella destinata ai veri appassionati. Ma succede che l’Atari 7800 sia retrocompatibile con tutta la libreria software del 2600, così gli sviluppatori delle terze parti non vedono alcuna ragione di produrre nuovi giochi per una console che avrebbe tutto un nuovo mercato da conquistare, mentre, paradossalmente, scelgono di produrre software per il suo ampiamente diffuso predecessore 2600, di fatto regalandogli una seconda e improbabile vita commerciale quasi 10 anni dopo la sua nascita.

 

Improvvisamente, nel 1987, l’Atari 2600 diventata la scelta del giocatore spiantato, un’alternativa internazionale di classe operaia al Sega Master System che invece si posiziona nella fascia media, e al NES che sta in fascia alta, ma con un enorme catalogo di giochi economici a disposizione.
È il super-economico Game Boy con Tetris in bundle che stacca definitivamente la spina all’Atari 2600. A seguito di un pasticciaccio brutto in cui Atari crede di possederne i diritti, l’azienda viene trascinata in tribunale per i diritti di Tetris, e perde. Nel 1990, serve a poco pubblicarne un surrogato per il 2600 tramite TENGEN: Klax. Il gioco non è appetibile quanto l’originale e diventa l’ultimo gioco commerciale ufficialmente rilasciato da Atari per la sua piattaforma anche se la console 2600 continua la produzione fino al 1991.

Quattordici anni. Questa è la durata commerciale dell’Atari 2600 che ha combattuto contro i più agguerriti concorrenti armata solo di un joystick con un unico pulsante e un processore grafico (TIA) che non riusciva a gestire troppi oggetti in movimento se non facendoli sfarfallare epiletticamente. È una console che ha visto aggiornamenti nel corso degli anni come, ad esempio, la maggiore capacità di stoccaggio delle sue cartucce che sono arrivate a dimensioni di 64 Kb. Anche grazie a questo si deve la longevità della console. Mentre altre aziende aggiornavano le funzionalità nel proprio hardware e rilasciavano una nuova console ogni due anni, l’Atari 2600 espandeva la capacità delle proprie cartucce permettendo di far girare giochi che spesso spremevano al limite le potenzialità della macchina. Così facendo, il 2600 è sopravvissuto fin quasi alla fine della terza generazione di console, e se vogliamo dirla tutta, vive ancora. Gli sviluppatori Homebrew continuano a rilasciare giochi per Atari 2600, spesso su cartucce ROM.

 

Insomma, ci sono molte ragioni per ricordare con affetto l’Atari 2600. Non è solo la console sulla quale si poteva giocare un brutto tie-in cinematografico e neanche quella che ha tutti i giochi sepolti in discarica. È, invece, la console che ci ha dato gli sviluppatori di terze parti e i giochi platform, le cartucce aggiornate e il mercato dei videogiochi.
Così, buon quarantesimo compleanno Atari 2600. Mantieni i tuoi joystick indistruttibili e vivi bene nella tua vasta comunità Homebrew.

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