Capitan Rogers nel 25° secolo: il maschio alfa nello spazio

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Capitan Rogers nel 25° secolo

Visto lo smodato clamore con cui questo blog sta affrontando l’uscita dell’imminente film di Star Wars – L’ascesa di Skywalker, ho pensato che potesse essere un buon momento per riflettere su un altro classico della fantascienza. Uno di quelli che oggi viene ampiamente ignorato forse perché, anche all’epoca, non fece sfracelli: Capitan Rogers Nel 25° Secolo.
Non ricordarcelo adesso ha perfettamente senso visto che abbiamo la grande giostra Lucasfilm e i Marvel Studios a intrattenerci con effetti speciali da smascellarsi. Il punto è che non ce lo ricordavamo neanche allora perché, sebbene Capitan Rogers mostrasse effetti speciali decenti, venne abbondantemente offuscato da robe tipo Star Trek: The Motion Picture, Alien e, beh, lo stesso Star Wars che alzò di molto l’asticella delle aspettative fantascientifiche.
La premessa è semplice: Capitan Rogers è quel tipo d’uomo fuori dal tempo che svegliandosi 500 anni nel futuro riesce comunque a sentirsi a suo agio, e fa battute da marpione a tutte le donne che gli capitano a tiro.

 

DISCLAIMER: Questo articolo richiede lettori nati negli anni ’70 e cresciuti negli ’80, e si focalizza sulla nostalgia e su ciò che rende così divertente questo film.

La storia di Buck Rogers inizia da lontano. Dal 1928 per essere precisi. È uno di quegli eroi della fantascienza classica che si fanno largo nello spazio dando sberle a destra e a manca, ed esce dalle situazioni più pericolose in compagnia di procaci aliene verdi. Compare per la prima volta in un romanzo di John F. Dillesu, “Armageddon 2419“, per poi essere adattato in strisce a fumetti nel 1929, riproponendo fedelmente gli stilemi già annunciati da altri eroi classici del genere fantascientifico come John Carter, ma con il plusvalore di avere dei superpoteri. Il suo successo editoriale è molto vasto soprattutto tra i lettori giovanissimi, e la sua eco di popolarità è talmente grande da generare cloni che lo andranno ad affiancare. Flash Gordon è uno di questi, per esempio. Tutto questo per dire che Buck Rogers era in circolazione da un bel po’ di tempo prima che molte persone della mia generazione lo scoprissero in TV.

Capitan Rogers nel 25° secolo
Flashforward di cinquant’anni: nel 1977, Guerre Stellari esce nei cinema di tutto il mondo e sconquassa il concetto stesso di fruizione della cinematografia fantascientifica. D’improvviso il genere di fantascienza diventa la nuova gallina dalle uova d’oro e tutti vogliono accaparrarsi almeno un uovo. Così, sull’onda motivazionale originata da Lucas, anche gli Universal Studios sviluppano i loro prodotti di conseguenza. Tra questi, appunto, c’è una versione delle avventure di Buck Rogers per la televisione, e la produzione inizia già nel 1978.
Il progetto è quello di realizzare una serie televisiva da vendere alla NBC, e l’intera gestione viene affidata a quella garanzia umana che è Glen A. Larson, ma prima di procedere si ritiene opportuno verificare una cosetta: vuole il caso (ma neanche tanto) che quello stesso anno la Universal avesse prodotto l’episodio pilota di un altro possibile franchise di fantascienza: Battlestar Galactica. Il risultato pareva ottimo, talmente ottimo che, sempre per sfruttare l’euforia scatenata da Star Wars, si decise di distribuirlo nei cinema di alcuni paesi e in sale chiave del Nord America. I pronostici si dimostrarono azzeccati e Battlestar Galactica ottenne buoni risultati al botteghino aprendo la strada alla produzione della serie TV dedicata. Così la Universal decide di ripetere lo stesso percorso anche per Buck Rogers. Viene prodotto un lungo episodio pilota che nel marzo 1979 approda nei cinema con il titolo che qui da noi sarà Capitan Rogers Nel 25° Secolo. Manco a dirlo, i buoni ritorni al botteghino inducono la NBC a commissionarne una serie televisiva settimanale che inizia pochi mesi dopo, il 20 settembre 1979, con la messa in onda del pilota visto al cinema in versione leggermente modificata.

 

Capitan Rogers nel 25° secolo

Grandi aspirazioni

Capitan Rogers Nel 25° Secolo è un film bellissimo, ma solo se la propria idea di bellezza è un film da discoteca anni ’70 che tenta di essere futuristico.
Il film si apre con una voce narrante che ci racconta un prologo non dissimile da quello che avremmo visto nella serie TV pochi mesi dopo. William “Buck” Rogers, interpretato da Gil Gerard, è un solitario astronauta lanciato dalla NASA nel 1987 in un’ambigua missione nello spazio profondo.
Buck viene congelato «da temperature al di là di ogni immaginazione» (che poi è un ottimo modo per evitare di usare qualsiasi tecnobubbola o pretesa di applicare la scienza vera) e da lì in poi iniziano i titoli di testa che precipitano lo spettatore in un pastiche meravigliosamente tamarro in stile James Bond.
Credetemi, corridori, quando vi dico che ho inutilmente provato a caricare la sigla iniziale su YouTube, ma pare sia bloccatissima in tutto il globo terracqueo, quindi vi toccherà fare uno sforzo di immaginazione mentre ve la descrivo.
La sigla, apparentemente, dovrebbe rappresentare il passato e il futuro di Buck che si fondono insieme. C’è Buck Rogers a terra che dorme accasciato sopra a quelle che dovrebbero essere enormi lettere luminose che scrivono in suo nome, mentre intorno a lui vediamo il Colonnello Wilma Deering, interpretato da quel tocco di Erin Gray; la Principessa Ardala, la magnifica playmate Pamela Hensley; e numerosi altri figoni anonimi con i capelli alla Farrah Fawcett che si contorcono sul logo luminoso fasciate in costumi argento. Mentre in sottofondo suona il tema superpiacione di Kipp Lennon, tutto sembra l’inizio di un porno con John Holmes. Ma… Incredibile! Intanto che scrivevo ho trovato la sigla! Non si può incapsulare nell’articolo ma è raggiungibile QUI. È qualcosa che deve essere visto per essere creduto.

 

Il film inizia con Buck che viene raccolto nello spazio dalla principessa draconiana Ardala, e viene scongelato. Oggi, nel 2019, nessuno si sorprenderebbe scoprendo che un popolo noto come “draconiani” sia nefasto oltre ogni umana comprensione, tuttavia in questo film, Ardala è diretta sulla Terra per una missione di pace. Credendo che Buck Rogers sia una spia, Kane, che è il responsabile della sicurezza della nave draconiana interpretato da Henry Silva, lo rispedisce sulla Terra facendo il seguente ragionamento: A) Se lui è chi afferma di essere, verrà distrutto in fase di atterraggio dai sistemi di difesa della Terra B) Se lui non è chi afferma di essere, allora è una spia (che ho appena lasciato fuggire).

Un grande Henry Silva

Ardala è Pamela Hensley, una che si è fatta una reputazione sui paginoni centrali di Playboy, e dopo essersi contorta provocatoriamente nei titoli di apertura, è altrettanto vestita di niente come ci si aspetterebbe da una così in una produzione di Glen A. Larson. Qui ricopre il ruolo della fatalona che mette gli occhi addosso al buon Buck, ed è un peccato che nella serie che sarebbe seguita avrebbe indossato sempre abiti con calibrazione standard per la decenza delle produzioni TV del tempo.

Vestita con giusto il primo straccetto trovato nell’armadio

È anche chiaro che questo Capitan Rogers Nel 25° Secolo abbia un grosso debito di riconoscenza verso la precedente produzione fantascientifica di Larson, il già citato Battlestar Galactica. La nave spaziale di Buck, per esempio, era già stata utilizzato in un episodio di quella serie ma aveva un altro colore, e i tubi di lancio attraverso i quali le astronavi lasciano la nave madre draconiana arrivano direttamente dal Galactica, così come tutti gli effetti sonori e molti set riutilizzati per l’occasione.
C’è poi la scena del ballo che è una delle più memorabili del film, e lo è per una serie di motivi che vi elenco a seguire: in primo luogo, la principessa Ardala indossa poco più di un costume da bagno e un cappello con le corna. In secondo luogo, Buck Rogers sale in cattedra e insegna a quegli imbalsamati del 25° secolo come si fa a ballare veramente; va dal tastierista e gli dice: «Lasciati andare! Metti il Rock!» Quello comincia a premere i tasti a caso e schiaffa un pezzo disco dance che tutti ballano. In terzo e ultimo luogo, per ballare al ballo occorre passarsi una palla di metallo che fa sembrare l’intera faccenda abbastanza ambigua vedendo tutta quella gente con le palle in mano.

 

Come per tutti i film di questo tipo fatti in quel periodo, l’umanità migliora la propria condizione creando robot sofisticati che seguono le persone in giro come cuccioli, ma invece di essere carini, adorabili, e guaire affettuosamente, hanno la testa a forma di pene e sono balbuzienti. Twiki è l’aiutante robot di piccole dimensioni del nostro Capitan Rogers e non è possibile regolare il volume della sua voce che si piazza sempre a un livello più forte di quanto possa essere tollerato. Ha appeso al collo un grosso orologio pieno di componenti elettronici che si illuminano a caso; quello è il dottor Theopolis, un personaggio che conterà sempre meno durante il progredire della serie televisiva. La testa di Twiki rimane comunque la cosa più ambigua dell’intera serie e ho sempre avuto dei grossi dubbi riguardo a come potesse essere percepita dai bambini.

Alla fine, Capitan Rogers nel 25° secolo è un divertente diversivo di un’epoca passata, proprio come Buck Rogers stesso. È un buon esempio di quel tipo di fantascienza che ormai non fanno più. Non è cerebrale come Star Trek né filosofico come Star Wars, non tratta grandi temi, e chiede allo spettatore solo di sedersi e guardare cannoni laser che sparano, belle ragazze inguainate o vestite di niente che se ne vanno in giro, e robot ambigui che balbettano un fastidiosissimo BIDI-BIDI-BIDI.
Sì, certo, c’è del palese sessismo onnipresente, e gli spettatori più giovani potrebbero apprezzare di più le belle ragazze piuttosto che lo spettacolo in sé, ma va bene così. In fondo è uno scorcio un po’ idiota ma affascinante in un mondo futuro pieno di spandex e glitter che alla fine non è mai arrivato, e mai arriverà.

Figaccioni così non ne fanno più

IL VIDEOGIOCO ARCADE

Il videogioco “Buck Rogers – Planet of Zoom” viene rilasciato per la prima volta in sala giochi da Sega nel 1982. Non è niente di complicato se non uno sparatutto su rotaia a scorrimento frontale, e non c’è molto da fare se non procedere abbattendo il maggior numero possibile di nemici per fare un buon punteggio. In verità, il gioco non ha granché a che fare con Buck Rogers in sé e il telefilm interpretato da Gil Gerard oltre al titolo e al tema spaziale, questo perché non era altro che una riconversione per il mercato occidentale.
In originale, infatti, il gioco era stato battezzato ZOOM 909 e rilasciato con questo nome sui mercati asiatici, solo per facilitarne l’appeal sul pubblico occidentale (in particolare quello americano) venne opportunamente rinominato con il riferimento a Buck Rogers.

 

La cosa che mi è rimasta più nel cuore di questo gioco è la bellissima cover art sulla scatola della cartuccia per il mio Atari 800XL. Un disegno molto suggestivo che vi metto qui sotto.

 

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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