Category: Le cose che non sapevi

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Volevo soltanto giocare a Galaga: Le 10 cose che non sapevi e che forse ne potevi fare anche a meno

Ci sarebbe piaciuto fare i pompieri o gli astronauti, ci sarebbe piaciuto guidare un carroarmato o un jumbo jet. In gioventù immaginavamo che in un futuro molto remoto le nostre speranze si sarebbero concretizzate regalandoci un lavoro da sogno, di quelli che facevamo cose eccitanti ma pericolose, tipo Tom Cruise in Top Gun, oppure non facevamo una beata minchia ma guadagnavamo un sacco di soldi, e lì la mente spaziava nella sezione dedicata ai fancazzisti dove c’erano due tipi di lavoro da sogno a cui una persona poteva ambire. Uno di questi poteva essere fare il notaio, l’altro era  infilarsi...

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Ho visto anche dei tentacoli felici: Remembering Day Of The Tentacle

Come dimenticarsi Il Giorno del Tentacolo? Probabilmente è una delle più divertenti avventure punta-e-clicca della mai abbastanza compianta LucasArts. Un’avventura che ha la particolarità di non essere soltanto punta-e-clicca, ma punta-e-clicca-e-ridi. Sì-sì. Day of the Tentacle (titolo originale) è una mutazione demente di un gioco d’avventura che fonde in sé elementi di fantascienza, tipo un burbero tentacolo antropomorfo che vuole conquistare il mondo e una macchina del tempo con il quale salvarlo, con un’ironica presa per il culo della storia degli Stati Uniti. È innegabile che la trama di questo gioco sia brillante, ma i suoi personaggi lo sono ancora...

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Più brutto era difficile: Il primo e unico(menomale) fumetto di DOOM

C’è che cerchi notizie sull’imminente DOOM 4 e te ne vai in giro sull’internet. C’è che per caso vai a finire su questo fan-sito QUI e scopri una delle cose più raccapriccianti mai concepite da mente umana. Esiste un fumetto basato sul videogioco DOOM della Id Software, e fino a qui va bene. Voglio dire, esiste anche  quello fan-coso di CARMAGEDDON e prima o poi lo recensirai, dov’è la novità? Il problema è che del fumetto di DOOM ne fecero un solo unico numero e lo distribuirono alle convention di gaming, ecco dove sta il problema. LO DISTRIBUIRONO! Sì, perché questo...

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Centipede: Le 10 cose che non sapevi e che forse ne potevi fare anche a meno

Centipede è stato uno di quei videogiochi che non potevi non giocare quando entravi in una sala giochi dei primi anni ’80. Disposti alle pareti ce n’era a file di minimo 3 cabinati tanto era popolare all’epoca, ma nella sala giochi del mio paese mi ricordo che arrivai a contarne anche 5. Belli orgogliosi e piazzati uno accanto all’altro come soldatini. Uno dei motivi del suo successo furono i controlli semplici (una trackball e un pulsante) e la velocità frenetica del gameplay che diventava man mano sempre più allucinante, quasi quanto i colori di quei funghetti che si moltiplicavano sullo...

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Durare quanto un gatto sull’Aurelia: The Atari Adventure Centers

Ci sono cose che proprio non ci si crede, tipo il fallimento di quella grande società videoludica che fu Atari. Se nel 1981 aveste detto a chiunque che, da lì a meno di 24 mesi, la società con una fatturazione passata da 0 a 2 miliardi di dollari in 10 anni se li sarebbe bruciati tutti in meno di uno finendo a gambe all’aria, vi avrebbe riso in faccia talmente forte da farvi un lifting. Eppure questa è la cruda realtà. Atari ha fatto la fine di Gomorra: è sparita in una notte. Lasciando dietro di se tantissimi errori manageriali,...

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The Dallas Quest: L’avventura che convertiva Dallas nel simulatore di San Francesco

Non ero un fan di “Dallas” ma negli anni ’80 questa serie televisiva divenne un inevitabile fenomeno pop, onnipresente nella vita delle casalinghe di Voghera e, per decantazione, nella vita dei loro brufolosi figli. “Dallas” in sé non era altro che una soap opera interminabile su un gruppo di persone ricche sfondate dedite agli intrighi, le manipolazioni, e a trombarsi a vicenda da qualche parte nello stato del Texas  (non mi è mai stato chiaro in quale città). Nel 1984, il telefilm era diventato talmente popolare da meritarsi il successivo passo logico: essere trasformato in un videogames, possibilmente per Commodore...

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Parli male della Disney ed ecco che ti rispunta GRIM FANDANGO

Oggi è successa una cosa bella che mi ha indotto a riflettere e a riconsiderare alcuni capisaldi del mio essere quarantenne. Innanzitutto cosa voglio dalla vita? La risposta è semplice. Desidero le stesse cose di qualsiasi altro blogger: tanto ammore, un libro piazzato bene, qualche amico fidato e, in nome di Dio, uno dei miei giochi preferiti di tutti i tempi sfilato dalle fredde dita morte di Lucasarts e rilasciato nuovamente in commercio, nel selvaggio west del mercato videoludico moderno. Se vi sono piaciuti i giochi di avventura (o di intrattenimento in generale) probabilmente avrete già fatto caso al lavoro...

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Remember, don’t shoot food: Gauntlet old and reborn

Mi ricordo quando vidi per la prima volta Gauntlet, intorno alla metà degli anni ’80. In sella alla mia graziella ero andato alla sala giochi di un Luna Park. Sapete quei Luna Park itineranti e parecchio tristi che si impiantavano nelle città in occasione di spumeggianti manifestazioni di vita tipo la festa del patrono? Ecco. Proprio quel tipo di Luna Park lì. Quelli che quando arrivavano poi sparivano i gatti e i panni stesi. Sì, lo ammetto, come ricordo non è che sia un granché, però è sempre vivido a distanza di quasi trent’anni e allora uno se ne domanda...

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Pensavo fosse Jack Kirby invece era un calesse: Le side art del prototipo di Defender

OK, sapete chi è Jack Kirby, vero? Ed evitate di rimanere lì come dei pesci lessi, indecisi se fare gli gnorri andando avanti con la lettura o fare un fulmineo copia/incolla interpellando Google. Beh, se non lo sapete sappiate che dovreste saperlo, cari i miei BABBANI che non siete altro. Jack Kirby è stato uno dei più grandi disegnatori di fumetti del secolo scorso e se è vero che l’imitazione è la forma più sincera di ammirazione, di ammiratori ne ha avuti e ne ha ancora parecchi. Ne ha avuti anche alla Williams Electronics quando sfornarono il prototipo di DEFENDER,...

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Polvere di pinguino: Quelle differenze sostanziali tra Pengo e Penta

Probabilmente questo gioco mi è piaciuto molto più di quanto avrebbe dovuto. Forse perchè io ero alto un soldo di cacio e le ragazze degli oggetti strani ancora sprovvisti di tette. Fatto sta che quando Pengo arrivò al bar davanti alla chiesa i protoragazzetti come me ci si impiantarono sopra come zecche sul culo di un cavallo. Io lo amavo. In realtà amavo proprio tutto questo genere di giochi. Quelli di labirinto che mi davano la possibilità di usare il cervello (almeno per una volta) con l’aggiunta di un bel po’ di azione. Sì-sì, Pengo rappresentava veramente il Nirvana del...

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Se lo sapevo prima ci scommettevo un rene: Quando Atari rifiutò Amiga

La storia dell’informatica è fatta da tizi che perdono il treno. Cioè, loro sono bravi, si impegnano, ma quando l’occasione gli si para davanti se la lasciano sfuggire perché: a) Non la riconoscono b) La riconoscono ma non credono che valga la pena prenderla. In questo eterno Trainspotting elettronico sono rimasti incastrati tanti personaggi sconosciuti perché, ovviamente, noi conosciamo solo quelli che il treno l’hanno preso. Così ci ricordiamo bene di Steve Jobs come uno dei più brillanti innovatori di questo siliceo ambiente, e gli diamo la paternità del primo sistema operativo a finestre (quello del Macintosh) quando invece l’idea...

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I Prototipi Atari: Potenzialita’ sprecate e disastri scampati negli anni ’80

E dopo gli sperimentali anni ’70, eccoci catapultati a bomba dentro agli sfavillanti anni ’80. L’inizio del decennio vide tutte le  divisioni di Atari espandersi oltre ogni rosea previsione. Soprattutto la divisione arcade si diede un gran daffare, bulleggiandosi e mettendo un sacco di prototipi sul fuoco che però i giocatori riuscirono a gustarsi solo parzialmente in sala giochi. Molte strade vennero battute, dai lasergame ai touchscreen, dagli sparatutto in prima persona fino, addirittura, a una versione arcade di quel GIOCONE di “E.T.”. Ma prego, accomodatevi che vi illustro come andarono le cose…

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I Prototipi Atari: Potenzialita’ sprecate e disastri scampati negli anni ’70

Se c’era una cosa per cui Atari divenne famosa nel corso degli anni erano i suoi giochi prototipo. A 41 anni di distanza dalla fondazione della casa videoludica più ganza della via lattea, voglio esplorare a fondo questa interessante sezione occulta della sua storia. Molti di questi prototipi non andarono mai oltre la progettazione concettuale e qualche sessione di brainstorming, ma qualcuno riuscì a guadagnarsi un cabinato tutto suo e dei test sul campo. Proprio l’esito negativo di questi test rappresentò la mannaia finale che decapitò il progetto. Signori, qui non si parla di console 2600 o 7800, così come...

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Crystal Castles: Le 10 cose che non sapevi e che forse ne potevi fare anche a meno

“Come se fosse antani anche per lei soltanto in due, oppure in quattro anche scribài con cofandina? Come antifurto, per esempio.” Il conte Mascetti, nel film “Amici Miei”, si esprime spesso così. Con frasi prive di alcun senso logico, piene di parole inventate sul momento che vengono usate per confondere l’interlocutore, rendendolo ridicolo di fronte agli astanti. Nella forma, il Mascetti trasmette un messaggio che la persona crede di interpretare in un certo senso, se non che durante la trasmissione, il messaggio subisce interferenze, ingarbigliamenti e modifiche tali da risultare, nella sostanza, incomprensibile. Da risultare tutto e il contrario di...

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Robe che dovrebbero conoscere tutti: Atari, il videogioco di E.T. e lo scavo commemorativo

Trent’anni fa c’era un’altra religiosità, c’erano i videogiochi. Divennero talmente popolari, talmente iconici che la gente non ci capiva più niente. Erano indubbiamente altri tempi, di pionieristica scoperta, ma anche anni di estrema creatività, limitata soltanto dalle scarse capacità hardware. Succedeva spesso che i videogiochi fossero prodotti da un unico programmatore che nello spazio di pochi kilobytes riusciva a spremere al massimo tutte le potenzialità della macchina facendo divertire schiere di giocatori per mesi, oppure, che grandi compagnie investissero capitali enormi per immettere sul mercato giochi bruttissimi e assolutamente ingiocabili. Il fatto era che la gente credeva a tutto, ABBOCCAVA...