Che la luce sia! DARK STAR e il fatto che le bombe non dovrebbero mai citare l’antico testamento

TEMPO DI LETTURA: 6 minuti

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Nel 1974, in Portogallo i colonnelli facevano la rivoluzione dei Garofani. Nixon si dimetteva perchè inchiodato dal Watergate. Le Brigate Rosse erano molto attive e Curcio veniva ingabbiato. Il Burlesconi cominciava a connettersi con la mente degli italiani da TeleMilano. Io me la facevo nel pannolone e la cosa mi dava parecchia soddisfazione. Dark Star, una commedia fantascientifica a basso budget di un giovane regista americano di nome John Carpenter arrivava al cinema.

Viaggiando avanti di 40 anni nell’iperspazio, Dark Star ha raggiunto lo status di cult. Passando da millemila proiezioni a tarda notte su emittenti dai nomi imbarazzanti, è diventato un B-movie di quelli classici. Di quelli che pur costando 2 lire riescono a dare il ben servito a tanti cosiddetti A-movie fatti con un fracasso di dollaroni ma guardabili da un pubblico con il quoziente intellettivo di una cimice.
Ma cos’è alla fine Dark Star? Niente di che. Un incidente all’incrocio tra “2001: odissea nello spazio” e “Il Dottor Stranamore”, il tutto travolgendo un gruppo di fumatissimi hippie che stavano attraversando sulle strisce proprio lì vicino. Ma lasciate che il sottoscritto vi illumini su questo piccolo gioiellino che si destreggia tra alieni, carta igienica e fenomenologia.

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Il primo importante film di John Carpenter è qualcosa che merita di essere visto in compagnia di amici, davanti a un tavolo con sopra una scorta rispettabile di birra fresca, pop-corn, e un narghilè bello grosso sistemato proprio nel mezzo.
La questio principale è: cosa succede quando si tenta di fare un film fantascientifico abbastanza fracassone, a distanza di 6 anni dall’uscita di “2001” di Kubrik e a 3 anni dalla venuta delle guerre stellari, mentra hai a disposizione solo 60.000 paperdollari?
Beh. Succede che dei palloni da spiaggia diventano dei dispettosissimi alieni, le tute spaziali sono composte da padelle, ugelli di aspirapolveri e pompette per l’asma tenuto tutto insieme dal duct tape, e la colonna sonora sembra musica da ascensori suonata da un Johnny Cash un po’ spompato. Ma tutto questo non vi tratterrà dal voler vedere questo film fino alla fine per due validi motivi: 1) È molto breve, dura solo 78 minuti. 2) È troppo ganzo perché racchiude in sé delle trovate semplicemente GENIALI.
Vi introduco alla trama di Dark Star:

The spaceship “Dark Star”, from the 1974 movie by John Carpenter

Quattro astronauti in viaggio tra le stelle da più di vent’anni; esauriti, scazzati, nauseati dalla missione della loro nave che è quella di distruggere i pianeti che potrebbero, un giorno, volare fuori orbita e mettere in pericolo le colonie. Per adempiere alla missione, i nostri eroi sono adeguatamente provvisti di bombe termostellari “intelligenti” anche troppo “intelligenti”, e un giorno una di queste bombe, quella che in gioventù non aveva ricevuto abbastanza abbracci da mamma e papà bomba, decide di farsi esplodere quando gli pare a lei. Cosa fare a riguardo? Forse è il caso di andarci a parlare? Ma alla fine frega a qualcuno? Fottesega, io voglio solo fare surf!

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YippiYaYeah Baby!

Tanto per incominciare chiariamo subito che Dark Star deriva da una stiracchiatura di un progetto studentesco concepito a tavolino da Carpenter e Dan O’Bannon. Quest’ultimo sarebbe poi stato lo sceneggiatore di “Alien” nel 1979, quindi nella storia sono presenti diversi punti in comune con il film di Ridley Scott.
Iniziando dai nostri 4 astronauti, ( 5 contando anche il capitano Powell che vive in uno stato di animazione sospesa criostatica dopo che la sua console gli è esplosa in faccia) beh, sappiate che sono un po’ glamour mentre svolgono il loro lavoro da perfetti operai delle stelle. Dopo 20 anni di vita insieme, bloccati sulla nave spaziale, sono chiaramente annoiati e frustrati dalla reciproca compagnia e dalla monotonia della loro esistenza. Certo, non sono l’equipaggio della “Nostromo” di Alien, ma quell’indole caotica gli appartiene nel DNA.
Con solo la rilassante voce femminile del computer della nave (che si chiama “mother” proprio come quello di Alien) a tenergli compagnia, la musica lounge insipida tipica degli ascensori che viene continuamente suonata dagli altoparlanti di bordo, e il cibo in bustine da succhiare; chi più, chi meno, stanno tutti andando lentamente fuori di cotenna.
Non si radono, non si tagliano più i capelli, e a causa dell’esplosione di una stiva tutta la loro scorta di carta igenica è andata perduta nello spazio. Quindi, con i capelli lunghi, la barba incolta, e i baffoni a manubrio, l’equipaggio assomiglia più ai “Grateful Dead” piuttosto che agli eroi d’azione con la mascella quadrata tipici dei film di fantascienza anni ’50 e ’60. E menomale che la televisione non trasmette gli odori, altrimenti nessuno riuscirebbe a finire di vedere il film!
Presentandoci questi hippies nello spazio, O’Bannon e Carpenter perculano i miti del genere sci-fi. I pionieri coraggiosi che andavano là dove nessun uomo era mai giunto prima belli sbarbati e con la divisa fresca di tintoria.

Titoli di testa
Ma vediamoli uno per uno questi 4+1 eroi spaziali, iniziando dal più carismatico, il Sergente Pinback.

L'importanza di chiamarsi Pinback

L’importanza di chiamarsi Pinback

Pinback (interpretato dallo stesso O’Bannon) è un personaggio paranoico, vittima di mille spregi da parte degli altri membri dell’equipaggio e capro espiatorio della nave. Il suo unico conforto è di guardare le pagine del suo videodiario. Mentre il film va avanti, ci viene rivelato che Pinback (il suo nome può essere tradotto come “dito nel culo”) è in realtà sulla nave per un errore. Il suo vero nome è Bill Frugge, un ingegnere addetto alle rampe i cui tentativi di salvare l’originale Pinback dal suicidio lo hanno portato a essere erroneamente scambiato per lui appena prima che la Dark Star venisse lanciata nello spazio.

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Powell

Il comandante Powell, che accidentalmente è morto in un altro dei molti errori del sistema della nave, è mantenuto in vita nella stiva in uno stato di animazione congelata. Viene interpellato solo nei casi di estrema emergenza e di solito fornisce risposte sconclusionate, dimostrando molto più interesse per il campionato di baseball piuttosto che per le sorti della sua astronave.

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Doolittle

Doolittle è un indolente ex surfista che ha creato un organo musicale usando delle bottiglia di vetro, e lo suona da solo nel suo tempo libero in una delle tante sale macchine della nave. È colui che ha preso il comando dopo la morte del comandante Powell e ricopre il suo ruolo con menefreghismo e assoluto distacco dai componenti dell’equipaggio. Il suo unico amico a bordo sembra essere Talby, un tipo che passa il suo tempo fumando canne nella cupola di osservazione in cima alla nave.

Talby

Talby

Guardando l’universo, Talby attende di vedere gli asteroidi della Fenice. Un gruppo di corpi celesti che scivolano nello spazio e «brillano di tutti i colori dell’arcobaleno». Lui è il vero hippie che più hippie non si può. Ti stimo fratello.

Boiler

Boiler

Infine c’è Boiler, il vichingo della nave. Tra un grugnito e un sigaro passa il tempo libero a fare il gioco del coltello (come faceva l’androide Bishop in “Aliens”) e usare il fucile laser della nave per il tiro al bersaglio alla ‘ndo coio coio.

Ma eccovi infine il passo saliente di Dark Star. Un’intensa discussione sulla fenomenologia della vita tra Doolittle e la Bomba numero 20 che ha deciso di esplodere nonostante sia ancora agganciata alla nave. Prendete e godetene tutti.

Le cose che si possono imparare da questo film

1) Le bombe che distruggono i pianeti non dovrebbero mai citare la Bibbia. È male.
2) Mai mettere tutta la vostra carta igienica in un posto solo.
3) Gli ascensori delle astronavi corrono costantemente su e giù senza alcun apparente motivo.
4) E difficile ragionare con una bomba intelligente e nevrotica.

Considerando che le bombe che vedete nel film sono fatte con il rimorchio di un camion giocattolo in scala 1/25, e la sequenza dell’iperspazio che viene mostrata all’inizio, con le stelle che scorrono verso la nave in un effetto tunnel (dovuta alla super velocità) è stata utilizzata in Star Wars tre anni dopo, ne consiglio vivamente la visione a voi che siete ancora hippie dentro. Pace fratelli.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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3 Responses

  1. Ste84 ha detto:

    Caro Simone, è da circa una settimana che ho scoperto il tuo blog ed è già prepotentemente balzato in cima alla lista dei miei preferiti, è incredibile come i nostri gusti abbiano tanto in comune, sarò un tuo assiduo lettore! Che dire di Dark Star… adoro Carpenter in generale e questo film è uno dei miei preferiti del regista assieme a The Fog, La Cosa, Grosso Guaio A Chinatown e Il Signore Del Male. Ovviamente ho consigliato il film a un paio di amici, i quali, senza ritegno, l’hanno etichettato come il film più brutto della storia. Tra le motivazioni: è senza senso, non si può usare un pallone da spiaggia per ricreare un alieno, è ridicolo, è noioso, ecc. Beh, ovviamente mi trovo in disaccordo su tutto, io la reputo una commedia fantascientifica molto originale e intelligente che di senso ne ha da vendere e a ogni visione colgo nuovi particolari e sfumature che arricchiscono sempre di più il film. L’alieno sarà anche un pallone da spiaggia ma la cosa, più che infastidirmi, mi diverte e infine non è noioso, anzi, le scene dei video-diari di Pinback mi fanno pelare dal ridere così come i suoi vani tentativi di fare comunella con il resto dell’equipaggio e poi voglio dirlo, il dialogo con bomba è una delle scene più geniali che io abbia mai visto e da sola vale il prezzo del biglietto. In definitiva, è uno di quei film che, nonostante le innumerevoli visioni casalinghe, andrei volentieri a rivedermi in un’improbabile riproposizione al cinema. La pellicola ha un solo difetto (o è un pregio?): solo i “puri di cuore” sapranno apprezzarlo, gli altri continueranno a vedere un pallone da spiaggia invece che un alieno, un camion giocattolo invece di una bomba e non riusciranno a cogliere quella particolare e sottile ironia nascosta nei dialoghi, nelle situazioni, nei personaggi. Per fortuna l’industria cinematografica è ampia e pensa un po’ a tutti; infatti, per compiacere questo tipo di spettatori, ha creato film come Independence Day. 😉
    Saluti!

    • Simone Guidi ha detto:

      Caro Ste84, mi verrebbe da dirti: Ma che gente frequenti? Però sarebbe scortese oltre che inopportuno. A parte gli scherzi, credo che “Dark Star” sia un buon film. Forse non prettamente Carpenteriano, cioè, ci ritrovo di più Dan O’Bannon nelle atmosfere piuttosto che Carpenter, ma COMUNQUE resta un ottimo film di esordio, girato con 2000 lire da un giovane regista molto in gamba e pieno di potenziale, che da lì a poco sarebbe esploso in quel di Hollywood. Quella gente là lasciala perdere. Come hai detto tu, che vadano a vedere Indipendence Day (che però io non reputo così male. È una CAGATA ma con stile. C’è Will Smith che prende a cartoni un alieno e ricorda tanto il capitano Kirk). Sei sicuro che non siano loro quei due spettatori che andarono a vedere “BATTLESHIP”? LOL

  2. Ste84 ha detto:

    Eheh in realtà pure a me Independence Day non fa totalmente schifo ma di solito lo uso come metro di paragone per indicare quei film fracassoni e costosissimi che intrattengono più con gli effetti che con i contenuti. Il che, a dirla tutta, non è sempre e per forza un male, di tanto in tanto un paio d’ore di svago con film del genere è anche divertente e salutare. Per quanto riguarda quei due miei amici ti assicuro che sono irrecuperabili, uno non è riuscito a vedere 2001 perchè non ce l’ha fatta a superare la parte iniziale con le scimmie e l’altro è stramazzato dopo neanche un’ora di Ran di Kurosawa 🙂 ovviamente essendo due tra i miei film preferiti in assoluto sono rimasto indignato da cotanta eresia! Queste poi sono cose che mi fanno riflettere.. cosa spinge persone di ottima intelligenza e cultura (perchè sembra incredibile ma lo sono) ad avere questa mancanza di sensibilità che va oltre il gusto personale? Non trattandosi di ignoranza magari è solo che la gente non ha più la pazienza e non è più abituata ai ritmi lenti, a causa forse di una vita sempre più frenetica che ci porta a volere tutto subito già pronto e coi “fuochi d’artificio” incorporati, disabituandoci per giunta a usare l’immaginazione (e qui ripenso alle parole di Sheldon sul “chip grafico più potente al mondo” quando gioca a Zork!). Ed ecco quindi che film dall’andamento compassato appaiono noiosi piuttosto che finemente ragionati, oppure vecchi perchè “si vede che è tutto finto” e poi vuoi mettere quei ridicoli pupazzi in stop motion rispetto alle meraviglie della CG?? Per dire, io non scambierei MAI lo Yoda della vecchia trilogia con quello della nuova, ma sarò strano io. 😉 Buona serata!

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