Considerazioni su “Under the Dome”: Una serie con le sceneggiature scritte da Vujadin Boskov


tumblr_mri1ajTL1g1rt2i9so1_1280-1024x777I due gatti che incrociano i mouse su questo blog sapranno che io e Zio King abbiamo un rapporto abbastanza controverso. Cioè, roba che se fossimo una coppia passerei le nottate chiuso in una stanza a prenderlo a sberle, mentre lui mi direbbe: «Sì-sì, dai. Ancora-ancora. Mmmh» e io giù botte come se non ci fosse un domani. E la cosa si ripeterebbe tutte le notti della settimana, per tutti i mesi dell’anno, fino a che morte non ci separi. Se una notte entrassi in quella stanza e non lo trovassi più, impazzirei dal dolore e mediterei il suicidio perché non avrei più il mio buon caro Stefano Re da prendere a sberle tutte le sante notti.

Il vecchio sporcaccione

Il fatto è che Stefano mi ha stancato molti anni or sono. Lo amavo alla follia e mi sono accorto che mi tradiva scrivendo libri fotocopia che ormai reputavo quantomeno prevedibili. Abbiamo rotto, era inevitabile. Però, però, però…non sono mai riuscito a togliermelo dalla mente, quel depravato. Gira che ti rigira, ogni tanto in libreria la raccolta gliela compro. Vuoi che non prenda l’ultimo libro della Torre nera? Naaa, impossibile. Non resisto. È più forte di me.
Quando però vidi “Under the dome” non ebbi dubbi a riguardo: Ecco, ci risiamo. Stefano ha visto il film dei Simpson e c’ha riciclato un libro sopra.  Mi ripromisi di non comprarlo MAI: Mi cascasse il cielo in testa se lo compro!

Stavolta non mi freghi

E per qualche anno ce l’ho fatta a tenere duro sulla mia linea. Poi, però, ti esce fuori la notizia che di “Under the Dome” ne avrebbero fatto una serie televisiva, e lì allora ho cominciato a nicchiare. La guardo? Non la guardo? Ma si dai, LA GUARDO! (Almeno non corro il rischio di comprarmi il libro.)
Allora vedo la prima puntata. Vedo la seconda. Vedo anche la terza e comicia a salirmi l’incazzatura. Eh sì, ragazzi, i punti in comune con il film dei Simpson sono veramente tanti.

Ma non sono quelli che mi indispongono. Non sono quelle somiglianze a farmi saltare sulla poltrona. Il vero grande problema è che, puntata dopo puntata, non riesco a fare a meno di pensare a Vujadin Boškov.

Un giocatore con due occhi deve controllare il pallone e con due il giocatore avversario.

Dice: Che c’entra un allenatore slavo con un serial televisivo americano?
Come che c’entra? C’entra, c’entra.
Tanto per incominciare Boskov era un allenatore in grado di regalare perle di logica sopraffina come le seguenti:

  1. “Palla a noi, giochiamo noi, palla a loro, giocano loro.”
  2. “Quando Dio vuole palla entra in rete.”
  3. “Rigore è quando arbitro fischia.”
  4. “Questa partita la possiamo vincere, perdere o pareggiare.”
  5. “È meglio perdere una partita 6 a 0 che 6 partite 1 a 0.”
  6. “Dopo pioggia viene sole.”

Tutti concetti impregnati di quella logica essenziale che pervade gli episodi di “Under the Dome”. Non volendo contare l’incedere narrativo che viaggia con la rapidità di un bradipo zoppo, questa serie televisiva soffre tremendamente della mancanza di accadimenti. In parole povere: “Mediamente non succede una mazza“. E tutti i personaggi girano in tondo abbandonandosi a brillanti deduzioni Boskoviane mentre accade poco o nulla.
Giunto ormai  a metà stagione posso dire che, a parte un missilino sparato inutilmente sul cupolone, di grandi cose non se ne sono viste e allora io, vagabondo che non sono altro, ci sono ricascato e ho comprato il libro dello zio King solo per il gusto di fare paragoni. Beh, ragazzi, devo dire che la musica è completamente diversa se lo si legge su carta. Il romanzo ha essenzialmente quello che il serial non ha, ovvero IL RITMO. Ma di questo vi parlerò adeguatamente quando lo avrò finito di leggere. Se lo finirò, ovviamente.
Grande nota di merito del serial televisivo è la scelta dell’attore che interpreta il cattivissimo Big Jim. Dean Norris è azzeccatissimo nel suo ruolo, se non altro perché somiglia come una goccia d’acqua a una vera CAROGNA.

Breaking Bad (Season 4)

 

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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