Nintendo vaffanculo : La rece di CONSOLE WARS

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Essendo io ufficialmente entrato in ferie, mi sono potuto dedicare a tutte quelle frivolezze che rendono la vita di un marito quarantenne piacevole e meritevole di essere vissuta, ovvero tutte quelle cose TERRIBILI, dicevo, che di consegenza rovinano la vita delle mogli e le fanno innervosire oltre soglia mestruo, tipo leggere libri e fumetti, guardare vecchi film, scrivere cose in giro per internet o contemplare il cielo blu.  Quindi mi spiace tanto amore, ma il rubinetto che gocciola lo aggiusto domani, oggi devo finirmi di leggere quel malloppo di CONSOLE WARS, che dal pesantissimo pinnacolo delle sue 787 pagine (in ebook) mi sta lì a guardare già da tre mesi e se non ci do una botta adesso ne ripasseranno altrettanti. Iamme ià, che vi dico com’è andata.

 

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Vi anticipo già che io non sono stato un grande fan dell’era a 16 bit. L’ho vissuta che era già agli sgoccioli con il mio fantasmagorico Amiga 600 e poi arrivarono PC e figa a fare tabula rasa di tutte quelle esaltanti erezioni tecnologiche tipiche dello sbarbato, è naturale quindi che quando è arrivato in Italia CONSOLE WARS di Blake J.Harris, all’inizio di quest’anno, mi ci sia immediatamente fiondato sopra, se non altro per colmare questo gravissimo gap di conoscenza che mi portavo dietro da quei tempi, e che mi impedì di assaporare in maniera piena gli schiaffoni tra SEGA e NINTENDO, tra Sonic e Mario.
Oh, che tempi che erano quelli raga, quando l’industria videoludica era ancora una bestia strana che non si faceva ingabbiare e ogni mezzo era lecito pur di prevalere sulla concorrenza. Eh sì, ci potete scommettere, erano i bei tempi della clava, dico io.
In fondo era una questione di carattere: si nasceva, si moriva e nel frattempo si passavano gli anni a cercare il modo di essere i più forti, sotto ogni aspetto, e se proprio non lo si era, perlomeno lo si doveva sembrare. In un mondo pieno di troppe persone impegnate a gridare di tutto e di più, era quella l’unica cosa che contava davvero: trasmettere la percezione di essere forti. E questo, cari corridori, è quello che fece SEGA durante la presidenza di Tom Kalinske, dal ’90 al ’95. Perchè per avventurarsi nel bosco bisogna essere lupo, pensare come lui, e SEGA divenne lupo, e fece intendere chiaramente a tutti di essere lupo prima di cagarsi nelle mutande con il 32X, il Saturn e il Dreamcast. Amen.

 

Non cadiamo però nell’errore di attribuire a questo tomo una sacrosanta veridicità storica. Nain, non è questo il caso di Console Wars. L’autore chiarisce da subito di essersi ispirato a fatti documentati e a centinaia di interviste ad ex-dipendenti di Sega e Nintendo per ricostruire gli eventi raccontati ma, appunto, si tratta pur sempre di un romanzo, cioè una versione alterata, quando più, quando meno, della realtà. In linea di massima gli eventi si sono svolti in quella maniera ma, tanto per dirne una, tutti i dialoghi sono una pura invenzione di Harris. Ciò nonostante al libro è stato dato il timbro di approvazione da parte di Howard Lincoln e Tom Kalinske, i rispettivi presidenti di Nintendo e Sega dell’epoca, così, possiamo dire con ragionevole certezza che quello che si dice qui è, more or less, quello che succedeva veramente. Occhio ragazzi che il confine è labile.

 

Dei due antagonisti in lotta, Console Wars ci rende una visione più positiva di Sega, mentre i cattivoni di Nintendo, pur essendo ben chiaro che siano i cattivoni, non vengono mai demonizzati. È un libro abbastanza equo per tutte le parti coinvolte, mentre fin dall’inizio intriga con la descrizione degli sforzi di SEGA per risalire la china commerciale con delle campagne di marketing iper-aggressive ed esplicitamente dirette ad affondare Nintendo. Le astuzie e l’impegno messi per raggiungere lo scopo e il fatto che la casa di Sonic ambisse a non essere semplicemente un logo su un prodotto ma la parola d’ordine sussurrata tra i cospiratori di una rivoluzione videoludica. Insomma, un buon libro-diesel che entra a pieno regime piano piano, pagina dopo pagina con ritmo crescente,  fino a portare il lettore ad un vero e proprio botto nel finale, con il lancio pasticciato del Sega Saturn e l’entrata in scena di Sony con la sua Pleistescion. A quel punto non potevo girare le pagine abbastanza velocemente. Giuro.

LA TRAMA

Nel 1990, il mercato videoludico amerrigano è tiranneggiato da Nintendo con il suo NES che ne detiene il 90%. La concorrenza è concentrata in un risicato 10% nel quale galleggia anche SEGA nonostante abbia in vendita già da due anni una macchina come il Mega-Drive, di tutto rispetto e di una generazione avanti. Perchè accade ciò? I motivi sono vari ma quello che brucia di più è che i rivenditori hanno letteralmente PAURA di inimicarsi Nintendo che li potrebbe lasciare a secco di forniture da un giorno all’altro. Sapete, corridori, nei monopoli di solito funziona così.
L’ex-presidente di Mattel, Tom Kalinske, l’uomo dietro a I DOMINATORI DELL’UNIVERSO e alla rinascita di BARBIE, viene reclutato per operare un’impresa impossibile: scalzare Nintendo dal trono, se possibile, e portare SEGA in una posizione più dignitosa. Partendo dal lancio di Sonic fino ad arrivare all’affaire Mortal Kombat, l’ascesa di SEGA sarà inarrestabile, e la porterà addirittura a superare Nintendo sul mercato americano. Una storia di rinascita e rivalsa, di vittoria e inevitabile declino. Una storia americana dove, come spesso succede, due amici sono solo due nemici che hanno deciso di collaborare momentaneamente per un bottino comune.

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Nella foto: Colui che ha portato Sega sulla vetta del mondo facendogli vendere milionate di console, l’altro è Tom Kalinske

GIUDIZIO

Console Wars non è un libro per tutti, ma ritengo che chiunque sia un giocatore classico ne godrà pienamente, anche a discapito della sua (ohibò) lunghezza. Io, per esempio, l’ho trovato molto interessante e a tratti avvincente. A uno come Tom Kalinske l’industria videoludica moderna deve molto, tra cui l’esistenza di un sistema per classificare i videogiochi e l’istituzione dell’E3. Non male per uno che si occupava di pupazzetti e puntava più sullo stile piuttosto che sulla sostanza, non credete? Quindi che aspettate? Leggetelo, che a breve ce lo ritroveremo al cinema. I diritti della trasposizione sono stati acquistati da Sony e ci sono di mezzo Seth Rogen ed Evan Goldberg. A piè pagina, troverete anche la rece dell’esimio collega dell’accademia del mortaretto e del lardo di Colonnata, Giacomo Lucarini.

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Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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2 Responses

  1. Ste84 ha detto:

    Tutto questo mi ha fatto tornare in mente quando nei primi anni 90 passavo molte ore a giocare con un mio vicino di casa, io possessore di SNES e lui di Mega Drive. Devo dire che noi la console war non la sentivamo per niente, anzi, eravamo contenti di avere due console diverse per poter giocare un po’ a tutto. Certo che quando io ero ancora piantato sul NES e lui se ne uscì con “vieni da me che a Natale mi hanno regalato il Mega Drive!” ecco quella volta schiattai di invidia perchè i giochi erano fighissimi e la console aveva un fascino ganzissimo, merito probabilmente della sua livrea nera accattivante e dalle pubblicità aggressive dell’epoca che tanto facevano presa su un pubblico giovanissimo. Poi uscì il SNES che scelsi come console nella generazione 16bit e quando feci partire Donkey Kong Country allora fu l’altro a rimanere abbagliato, tanto che dopo pochi mesi passò da Mega Drive a SNES. Al di là dei gusti personali, una cosa è certa, Kalinske ha fatto un lavoro eccezionale. Poi come sia successo che dopo il Mega Drive sia andato tutto in vacca nel giro di un paio di console non lo so, perchè la mia avventura di giocatore consolaro finisce con il SNES (grazie a genitori che consideravano questi giochi roba da bambini quindi non mi compravano più le console e poi a fare tabula rasa per me arrivarono l’heavy metal e la chitarra elettrica) per ricominciare poi un po’ per caso con xbox360 negli anni universitari e tutto quello che sta in mezzo per me è sconosciuto, comunque dicevo, non so come mai sia finita male per Sega ma onore a Kalinske perchè superare il gigante Nintendo anche solo in America considerando lo svantaggio iniziale è roba tipo da partani alle Termopili.

    • Simone Guidi ha detto:

      Il Mega Drive ebbe un indiscusso vantaggio temporale. Uscì sul mercato con quasi 2 anni di anticipo sullo SNES e fu praticamente la prima console a inaugurare la generazione 16bit. A causa della pessima gestione del suo marketing non riuscì a capitalizzare il vantaggio e quando arrivò SNES, questi era una macchina tecnologicamente migliore proprio perchè godette di quei 2 anni di sviluppo in più che in termini informatici sono un tempo enorme. Kalinske fu veramente un mago a fare quello che ha fatto. Qui da noi, in Europa, manco ce ne accorgemmo, come del resto non ci accorgemmo neanche della prima console war tra Atari e Mattel, ma in America il fenomeno era sentitissimo.
      Spero che ne venga fuori un bella trasposizione, magari una mini serie da 8 episodi sarebbe l’ideale.

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