Le migliori conversioni cinematografiche per Atari 2600

Ci sono molte cose che si possono sbagliare quando si crea un videogioco. E molti modi per poterle sbagliare. C’è però un solo modo per sbagliarle tutte quante insieme nel peggior modo possibile. E quel modo, non ve lo sto neanche a dire, è E.T. di Atari.
Milioni di tastiere sono state già abbastanza martoriate per descrivere questo increscioso avvenimento, il quale, nella memoria collettiva dell’atariano medio, è diventato sinonimo di disincanto e forse a maggior ragione, frustrazione. Quello stesso tipo di frustrazione che si prova quando qualcuno parcheggia davanti all’ingresso del garage e tu sai benissimo che se anche chiamassi i vigili 8000 volte non verrebbe mai nessuno, oppure, quando ti si guasta il router e l’assistenza ti chiede di mandare una mail per descrivere il problema. Ma guardiamo qualcuno di questi titoli, che poi è tutto quello che possiamo fare prima di deprimerci troppo.

All’inizio degli anni ’80, almeno negli Stati Uniti, tutti hanno un Atari 2600 collegato ai propri televisori, e questa cosa scatena la frenesia alimentare tra gli sviluppatori di videogiochi che guardano a Hollywood come a dell’ottimo materiale di partenza per guadagnare un sacco di paperdollari. Molta gente immagina che un film di successo equivalga a un videogioco di successo senza avere un’idea della tremenda cazzata che sta pensando.
Per questo motivo, in questo giugno stanco che sembra non regalare niente al genio e alla sregolatezza di questo blog, ho pensato potesse essere divertente guardare qualcuno di quei giochi, quali funzionarono effettivamente e quali no, quali ci ricordiamo ancora e quali erano roba tipo “Porky’s”.

E.T. the Extra-Terrestrial (1982)


Partiamo dal must-know. Il leggendario adattamento di mamma Atari del grande successo di Steven Spielberg, tornato di prepotente attualità negli ultimi anni dopo lo spettacolare scavo di Alamogordo e il conseguente documentario rilasciato sulla piattaforma XBOX Video Store.
Della leggendaria storia che Atari avesse condannato all’ergastolo i fantamilioni di cartucce invendute in una discarica del Nuovo Messico per il crimine di essere un affronto alla giocabilità ne avevamo già parlato sul blogghino in tempi non sospetti. L’idea alla base di questo videogioco dell’adesso pacioccoso Howard Scott Warshaw era quella di raccogliere e assemblare tre oggetti per “telefonare a casa”. Con una grafica tutt’altro che cinematografica (ma su questo possiamo anche soprassedere) e un gameplay tutt’altro che scintillante, E.T. fallì sotto ogni punto di vista dando la spallata definitiva ad una già claudicante Atari fiaccata da molti altri Epic Fail precedenti, e un bel calcio nei denti al mercato videoludico che ancora si ricorda quanto male fece quella tremenda mattonata.

Raiders of the Lost Ark (1982)

 

Se è vero che E.T. di Atari merita la maggior parte delle cattive recensioni per questo, quello, e quest’altro motivo, è anche vero che Spielberg non era nuovo agli adattamenti di Howard Warshaw, e anzi, si dice che lo stesso regista fosse rimasto molto impressionato dalla sua conversione ispirata a I Predatori Dell’Arca Perduta.
Certo. Rivedendolo adesso non è certo un videogioco per cui strapparsi il cuore in stile “Tempio Maledetto” ma è sicuramente originale anche grazie all’implementazione dell’uso di entrambi i joystick nel gameplay. Ebbe un discreto successo di vendite nonostante si ritrovasse a battagliare con la perfezione rappresentata da Pitfall di Activision.

Alien (1982)

 

In quegli anni di assalto alla diligenza videoludica tutti pensarono di imbarcarsi nel redditizio business dei videogiochi. Ci pensò anche la 20 Century Fox che fondò la sua propria casa software nominandola Fox Video Games e sfornando cartucce per Atari 2600.
La Fox iniziò andando sul sicuro (in tutti i sensi) e mise sul mercato questo videogioco ispirato ad Alien che era essenzialmente Pac-Man ma con gli Xenomorfi multicolori che sostituivano i fantasmi e un lanciafiamme al posto degli snack alla frutta. Sebbene non offrisse neanche lontanamente i brividi del film, almeno era migliore del contemporaneo porting di Pac-Man per Atari 2600.

Star Wars (1983)

 

Qui Atari giocava in casa. Questa era la versione casalinga del suo classico arcade che fece un botto di successo nelle sale giochi e ricreava l’assalto dell’ X-Wing di Luke Skywalker alla Morte Nera nel primo film di “Star Wars”. La Parker Brothers possedeva i diritti del franchise per le conversioni casalinghe e riuscì a riprodurre con efficacia la grafica vettoriale 3D su una macchinina modesta come il 2600. Non era cosa da poco e, tutto sommato, la Forza scorreva potente anche in questo gioco.

Star Wars: The Empire Strikes Back (1982)

 

Credeteci o no, questo è stato il primo videogioco su Star Wars mai pubblicato IN ASSOLUTO. Come detto poco sopra, Parker Brothers deteneva i diritti del marchio e consegnò al giovanissimo pubblico questo gioco ispirato a L’IMPERO COLPISCE ANCORA.
Non c’era la lotta tra Luke e Darth Fener. Non c’era Han Solo e il campo di asteroidi. Non c’era Lando né Cloud City. C’era, invece, la Battaglia di Hoth, con i giocatori che prendevano il controllo di uno Snowspeeder che tentava di bloccare i camminatori AT-AT. Una specie di DEFENDER che regalò a una generazione la prima possibilità di diventare digitalmente Luke Skywalker e combattere l’Impero. Impressionò così tanto Jeff Minter che sentì l’esigenza di reboottarlo non ufficialmente con il suo Attack Of The Mutant Camel per Atari 8bit e C64.

Tron: Deadly Discs (1982)

 

Questo titolo l’ho inserito ad honorem perché il franchise di TRON era posseduto dagli acerrimi nemici di Intellivision che lo cavalcarono il più possibile producendo ben 3 titoli per la loro console. Proprio uno di questi tre titoli, TRON DEADLY DISCS, riscosse un buon successo e pensarono bene di convertirlo per altre piattaforme più diffuse (anche se antagoniste) come l’Atari 2600. Tramite una sussidiaria Mattel denominata M-Network il titolo arrivò nei salotti di tutti gli atariani del mondo.

Krull (1983)


Di questo tipico esempio di cosa avveniva nei cinema negli anni ’80 c’è già un ottimo articolo qua sul blogghino. Vi basti sapere che Krull offrì una prestazione migliore su Atari 2600 piuttosto che al botteghino mondiale.
Grafica solida, quattro livelli impegnativi, una trama sensata. È uno dei rari esempi di videogioco Atari migliore del suo materiale di partenza.

Porky’s (1983)


Buon Dio corridori, c’era anche un gioco ispirato a Porky’s!
Altro titolo rilasciato dalla Fox Video Game che abbiamo già incontrato poco sopra con la conversione di Alien, a questo giro si cercava di produrre qualcosa di interessante sulla base di una delle millemila commediole scollacciate che imperversavano al cinema in quegli anni. E mentre qui da noi avevamo Pierino e la Fenech a tenere alta la bandiera (scusate la metafora non voluta), nella terra dei presidenti arancioni avevano roba tipo Joystick e, appunto, Porky’s. Si doveva completare un livello di stile “Frogger”, superare una palude con un salto con l’asta difficilissimo, sopravvivere alla doccia delle ragazze e, infine, far saltare in aria il bar.
Per quanto ne so, questo era l’unico videogioco per Atari 2600 che presentava una ragazza nuda sotto la doccia.

Halloween (1983)

 

Negli anni 70/80, Wizard Video era una compagnia cinematografica specializzata nella distribuzione di quei film a basso budget che poi si rivelavano dei successoni clamorosi, tipo Non Aprite Quella Porta o, appunto, Halloween.
Negli anni verdi dei videogiochi pensò anche lei di buttarsi nel rigoglioso mercato videoludico con la sua sussidiaria, la Wizard Video Games, e passò agli onori delle cronache per la distribuzione dei due videogiochi per Atari 2600 dedicati ai film citati sopra. Tuttavia, questi giochi erano destinati al mercato degli adulti; quindi, a causa del loro contenuto al tempo ritenuto “violento”, vennero banditi dai negozi o nascosti dietro al bancone per poi essere tirati fuori solo su richiesta. Proprio a causa della loro scarsa vendita, quindi, i due giochi sono considerati dai collezionisti delle vere rarità.
Tralasciando per un attimo Tobe Hooper, punto la mia attenzione sul classico di John Carpenter, dove il giocatore comanda la baby-sitter che cerca di salvare i bambini da Michael Myers armato di coltello. A quei tempi bastava veramente poco per impressionare il pubblico.

Ghostbusters (1984)

 

Qui, ragazzi, sfondate una porta aperta. Faccio prima a dirvi di scrivere la parola “Ghostbusters” nel campo di ricerca del blog e vedere la marea di roba che vi salta fuori.
Il gioco di Activision prevedeva tre modalità distinte: una schermata dello stradario di New York per navigare con la Ecto-1, una sessione di guida per raggiungere il luogo infestato, e lo schermo dove si svolgeva l’intrappolamento della bestia dove i giocatori cercavano di catturare lo Slimer di turno o passare sotto le gambe di Stay Puft. Ovviamente non si doveva mai incrociare i flussi. Per ulteriori approfondimenti sul bellissimo videogioco di David Crane cliccate Qui e condividete se siete indignati.

Gremlins (1984)


Questa poco ispirata conversione di un film di successo presenta il giocatore come l’eroe della storia, Billy (con una strana cuffia in testa), che deve catturare i Mogwai prima che mangino hamburger e si trasformino in Gremlins in una bolsa imitazione del Kaboom! di Activision. Il livello successivo è Space Invaders con i mostriciattoli. Per la cronaca, la versione per Atari 8bit è molto differente e, anche se più statica, risulta essere ancora un discreto prodotto.

Questa voce è stata pubblicata in Retrogames e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *