CONVOY Trincea D’Asfalto: non il miglior Peckinpah, ma il Peckinpah di cui c’era bisogno

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convoy trincea d'asfalto

Fino a poco tempo fa, Hollywood era piena zeppa di ubriaconi.
Alcuni dei suoi migliori scrittori, registi e attori erano gente che si esibiva nel campionato mondiale bevitori dando uno spettacolo di qualità accademica. Sia che si parlasse di grandi della Silent Age come Charlie Chaplin, o stelle della Golden Age come Humphrey Bogart e William Holden, si poteva essere relativamente certi che dove trovavi una troupe cinematografica, trovavi anche ubriaconi di qualità.
Un ubriacone esemplare che non ha ottenuto il dovuto riconoscimento a livello professionale e personale è lo sceneggiatore, regista, innovatore e ribelle, Sam Peckinpah. Sono andato a rivedermi uno dei suoi ultimi film che hanno contribuito alla mia formazione di teenager dei primissimi anni ’80: Convoy – Trincea D’Asfalto.
Mai come adesso mi sembra opportuno lanciare una sigla a tema:

 

Due parole su Sam Peckinpah

Il mondo è spesso crudele con i geni, ma anche viceversa. Questo è il caso di Sam Peckinpah.
Già autore di western immortali come Sierra Charriba, Il Mucchio Selvaggio, e co-sceneggiatore de L’Invasione Degli Ultracorpi, arriva negli splendenti anni ’80 con una pesantissima dipendenza da alcolici e cocaina che ormai assume in quantità industriali. Anche se questo suo penultimo film, Convoy Trincea D’Asfalto, si dimostra essere il suo più grande successo commerciale con 45 milioni di paperdollari incassati, a parte i vecchi amici come l’attore Kris Kristofferson e pochi altri, nessuno gli dà più credito.
Per lui sono lontani i tempi d’oro, e se prima la sua abitudine di lanciare (da sbronzo) coltelli sul set, sfiorando nasi e orecchie di tecnici e attori, era considerata un semplice atto da guascone, adesso è vista come un grave atto da coglione. A Sam resta l’affetto (immeritato) delle sue molte donne e gli alimenti da pagare alle ex mogli, ed è, non senza colpa, in rotta persino con i figli.
Eppure, quando dirigeva capolavori immortali come Cane Di Paglia e Pat Garrett e Billy the Kid, la sua bandana gli conferiva un carisma monumentale che lo piazzava a metà strada tra un saggio apache e un hippie di mezza età. I suoi film erano come la sua vita: violenti, arrabbiati, sfilacciati, pieni di alcol, sesso, volgarità e rabbia contro le autorità corrotte (o l’autorità in generale).

La bandana del carisma

Eh sì. C’è stato un tempo in cui il suo nome in cartellone era quello che attirava il pubblico in sala, non certo quello degli attori che recitavano per lui; tuttavia, tanto erano bellissimi i suoi film, tanto lui era inaffidabile agli occhi dei grandi studios. Avere Sam Peckinpah alla regia significava avere un potenziale teppista a piede libero sul set, avere un alcolista fuori controllo con tutti i danni che poteva provocare, budget e tempi di lavorazione allegramente sforati, epiche risse sul set e nelle taverne messicane di Durango.
Al netto di tutto questo, Sam Peckinpah è stato probabilmente uno dei più grandi registi americani, tutto questo prima di dirigere un video musicale per Julian Lennon e trasformare la canzone di C.W. McCall nel film “Convoy Trincea D’Asfalto”.

 

Due parole sulla canzone da cui è tratto il film

Che la canzone del 1976, “Convoy”, sia stata creata da un musicista immaginario è forse la cosa meno interessante a riguardo.
Attribuita al cantautore C.W. McCall – un personaggio completamente inventato ed interpretato dal pubblicitario Bill Fries per una campagna pubblicitaria di un’azienda di pane – la canzone racconta una storia di camionisti che protestano contro i regolamenti governativi che penalizzano il loro settore in difficoltà. Ed è caratterizzata da una conversazione tra loro mentre guidano, dalla California al New Jersey, pronunciando tutto nell’imperscrutabile vernacolo dei camionisti.
Normalmente, una canzone pop sarebbe una sorgente miserella per farne un film, ma se ci si pensa bene, “Convoy” racchiude in sé tutto il necessario per diventare una Super hit degli anni ’70: è radicata nell’allora popolare mania per le radio CB e nell’amore ideale per i grandi veicoli con uomini virili al volante. È una canzone country, divertente, atipica e pop allo stesso tempo, così come improbabile materiale di partenza per quello che si rivela essere il film di maggior incasso di Sam Peckinpah, se non, secondo la modesta opinione di chi sta scrivendo, uno dei più sottovalutati: Convoy Trincea D’Asfalto.

convoy trincea d'asfalto

Più di due parole sul film

Lo so. È difficile credere che esista un film i cui crediti di apertura includano sia “Basato sulla canzone di C.W. McCall” sia “Diretto da Sam Peckinpah” ma così è stato e, ad essere onesti, non è andata neanche tanto male.
Convoy Trincea D’Asfalto appartiene a quel filotto di film che hanno caratterizzato i miei anni verdi agli inizi del decennio ’80. Quella fascia di età dagli 11 ai 14 anni in cui trascorrevo i pomeriggi estivi attaccato alla TV quando non avevo la possibilità di andare al mare. E a quei tempi l’etere era affollato da una vasta gamma di emittenti locali dalla programmazione più disparata che offrivano in rassegna titoli come questo Convoy Trincea D’Asfalto, oppure Mister Freedom, e mille altre produzioni provenienti dai ruggenti anni ’70 e più indietro ancora.
Proprio alla fine degli anni ’70, dopo una serie di film che avevano vivacchiato troppo modestamente in termini di incassi e uno sputtanamento mediatico epocale per via delle sue dipendenze stupefacenti, il regista Sam Peckinpah è abbastanza disperato da abbassarsi a dirigere una commedia d’azione on the road che entra di diritto in quella categoria che verrà rinfocolata da Filo Da Torcere quello stesso anno, e si esaurirà più che degnamente con La Corsa Più Pazza D’America nel 1981. Epopee a base di pistoni ed eroi che carburano con un potente cocktail di benzina, testosterone, whisky, adrenalina e risate. In molti ci ricordiamo ancora di Clint Eastwood e il suo scimmione, così come di Burt Reynolds e Capitan Caos, ma pochi ripensano a Convoy Trincea D’Asfalto nonostante abbia onorato il botteghino.

convoy trincea d'asfalto

Come fate ad esservi dimenticati questi occhiali a specchio?

Interpretato da Kris Kristofferson, una superstar cinematografica degli anni ’70 che i più adesso ricordano come il mentore di BLADE, Convoy Trincea D’Asfalto ci racconta l’avventura di “Anatra di Gomma”, un camionista maschio alfa che percorre lunghe distanze, su strade deserte, rompendo i silenzi di quelle ore solitarie comunicando tramite radio CB con i suoi compagni camionisti.
Per quelli più giovani che si avvelenano la vita scegliendo di andare ai concerti di Salmo, sappiate che gli anni ’70, e in parte anche i primi anni ’80, sono stati segnati dalla mania per la radio CB. A quei tempi la radio era molto simile a l’Internet di oggi: un gruppo di persone che non si conoscevano adottava nomi falsi e identità stupide per scambiarsi battute, insultarsi, e indulgere in scherzi. La radio CB, per i camionisti che percorrevano lunghe distanze ( ma anche per moltissime altre persone), era ciò che Internet rappresenta oggi per le moltitudini che premono tasti a caso e guardano i social tutto il giorno: un modo per stabilire una connessione con persone affini e passare il tempo. E al netto di questo, devo aggiungere che il popolo della radio CB si è comportato con più dignità e integrità rispetto alle persone che frequentano molti gruppi facebook dedicati al retrogaming. Sappiatelo.
A parte questo, come Internet, nel film la radio CB è usata per il bene e per il male. Se usata bene, aiuta a rafforzare i legami tra Anatra Di Gomma e i suoi compari camionisti; gente tipo “Casino Ambulante”, un monumentale Burt Young che per l’occasione dismette i panni di Paulie in Rocky ma si comporta comunque alla Burt Young, ovvero, fa la parte del rozzo grasso e grosso dal gran cuore. Ma, se usata male… Beh. Esattamente come per internet, della radio spesso non ci si deve fidare.

Perché? Direte voi, e vi ringrazio per la domanda.

Perché il malvagio Sceriffo Lyle, un poliziotto corrotto ed ebbro di potere (un “Orso”, per usare la terminologia dei camionisti su CB) interpretato da un maestoso veterano come Ernest Borgnine, sta spiando le conversazioni e usando una falsa identità per attirare gli innocenti camionisti in una trappola. Lyle li spinge a violare i limiti di velocità per poi fermarli e farsi pagare la mazzetta per rilasciarli.

convoy trincea d'asfalto

Un mix tra Zenigata e lo sceriffo Teasle di RAMBO

Da quel momento in avanti, il film viene segnato dalla maniacale persecuzione dello sceriffo Lyle che trova la sua legittimazione definitiva quando un gregario di Anatra, Spider Mike, e “Casino Ambulante” ( adesso ribattezzato “Maialotto Ambulante”), lo pestano, per una buona ragione, in un bar. Questo porta a una rissa totale, al rallentatore, tra camionisti e poliziotti, il tutto accompagnato dalle note di un banjo redneck che solo un maestro riverito come Peckinpah avrebbe potuto orchestrare onorevolmente.
Dopo questo, è guerra a tutto campo tra gli orsi e i camionisti. I poliziotti hanno molti vantaggi: possono mettere in aria un orso (un elicottero della polizia) per seguire i movimenti di Anatra Di Gomma, possono piazzare blocchi stradali e chiedere l’intervento della Guardia Nazionale.
Anatra Di Gomma, d’altra parte, ha il potere del convoglio, il quale inizia con Anatra in testa, e Casino Ambulante e Spider Mike dietro, ma procedendo sulla distanza le loro gesta di eroismo e l’infamia dello sceriffo Lyle vengono diffuse e amplificate dalla radio CB, propagandosi come un MEME, e spingendo sempre più nuovi membri ad unirsi al convoglio che diventa interminabile.

Peckinpah, scontento della sceneggiatura scritta dal regista di More American Graffiti, BWL Norton, incoraggia il cast a improvvisare. Secondo varie fonti, è spesso così ubriaco che molte riprese vengono effettuate dal suo regista della seconda unità, James Coburn, (sì, QUEL James Coburn. L’attore vincitore dell’Oscar). I tempi vengono sforati, il budget sale al doppio del programmato, e Peckinpah perde infine il controllo sul montaggio finale. Anche i critici disprezzano il film, ma, a quanto pare, non gli spettatori. Non è il miglior Peckinpah mai visto, ma è quello di cui c’è bisogno in quel preciso momento.
Convoy Trincea D’Asfalto è comunque un gran successo con un enorme vantaggio rispetto alla canzone che lo ha ispirato: una cosa è sentir parlare di un potente convoglio, ma un’altra è vederlo. C’è una certa grandiosità tamarra nell’assistere a così tanti enormi veicoli che viaggiano insieme come un branco di animali d’acciaio alimentati a benzina. Un uomo alla guida di un camion sta solo facendo il suo lavoro, ma un sacco di uomini alla guida di un sacco di camion sono qualcosa di più: sono un movimento. E se questi s’incazzano diventa un problema tipo quello che potete vedere sotto.

La liberazione di Spider Mike

Un’ultima parola su Peckinpah

All’inizio degli anni Ottanta, Peckinpah riceve una proposta dalla Colombia. Due finanziatori vogliono girare un film sul traffico di cocaina. Sam chiama a casa sua un vecchio amico dei tempi della televisione e gli propone di accompagnarlo laggiù, dove i due finanziatori lo aspettano. Partono con due aerei diversi; l’amico di Peckinpah si ritrova in compagnia di un avvocato colombiano che non aveva mai incontrato prima ma che viene arrestato alla dogana quando gli controllano la valigetta e la trovano piena di dollari di dubbia provenienza.
Una volta arrivati in Colombia, Peckinpah e il suo amico trovano un’automobile dai vetri oscurati ad attenderli. Li porta dai “finanziatori” del film che, senza tanti giri di parole, gli ingiungono di non sognarsi neppure lontanamente di girare un film sui trafficanti. Ritornati in hotel, a Peckinpah vengono sequestrati i documenti da dei gorilla, mentre il suo amico riesce a battersela saltando sul primo aereo in partenza. Dopo qualche giorno, anche il regista riesce a tornare a casa. Non farà mai più parola di quel film sul traffico di coca e su ciò che è accaduto. Morirà cinquantanovenne, stroncato dagli eccessi, nel dicembre del 1984.

I COMMENTI SONO GRADITI.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con sé stesso e non falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai videogiochi vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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6 Responses

  1. Lorenzo ha detto:

    Avevo iniziato a vederlo tempo fa in TV, ma non era di mio gusto e ho cambiato canale dopo 15 minuti. Alla luce del tuo post, la prossima volta cercherò di arrivare fino in fondo 😉

    • Simone Guidi ha detto:

      Se posso trovargli una debolezza ( a parte la semplicità di certe soluzioni di trama tipica di quegli anni, e anche nel decennio successivo) ti direi che il ritmo complessivo è piuttosto fiacco. È un film che dura 1 ora e 48 minuti ma, per quello che ha da raccontare, avrebbe funzionato meglio se si fosse fermato a 1 ora e 10. Per il resto è una grossa tamarrata con i camion grossi, i poliziotti cattivi e i camionisti buoni tutti d’un pezzo. Una scheggia di epica on the road che ormai non si vede più da vent’anni e dubito si rivedrà mai.

  2. Ste84 ha detto:

    Che personaggio Peckinpah. Ma esistono ancora personalità così “anarchiche” nel mondo del cinema o anche su questo dobbiamo rassegnarci a rimpiangere i decenni passati? Chiedo da ignorante.
    Ad ogni modo sono anni che mi riprometto di fare una maratona di tutti i suoi film ma poi vengo sempre fermato dal pochissimo tempo a disposizione. Gran peccato.

    • Simone Guidi ha detto:

      Credo che di gente così non ce ne sia più, anche perché lo stesso mondo del cinema è completamente rivoluzionato rispetto a quello degli anni ’60 ’70… e anche ’80, toh. Adesso c’è un controllo opprimente dei produttori su qualsiasi cosa e i registi godono di una certa libertà, ma è sempre relativa.
      Considerando che adesso le grandissime produzioni monopolizzano il cartellone, in quel tipo di cose i produttori si permettono di fare di tutto. Sostituiscono i registi in corsa e rigirano da capo più di metà del film piuttosto che confermare la loro visione.
      Forse nelle piccole/medie produzioni ( sempre meno, anno dopo anno) qualche testa matta ci potrebbe anche essere, ma no. Ormai quella generazione è andata, e quelli di adesso, se si abbandonano agli eccessi, lo fanno nel chiuso di una suite ben sicuri che nessuno li veda.

  3. Max ha detto:

    Mi ricordo del film…. non proprio uno dei miei favoriti (infatti di quel “genere” preferisco i 2 Cannonball e Il bandito e la madama) ahahah.
    PS: condivido in pieno il pensiero: “… il popolo della radio CB si è comportato con più dignità e integrità rispetto alle persone che frequentano molti gruppi facebook dedicati al retrogaming”.

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