Creepshow: L’horror fumettoso e il sogno proibito di tutti i mariti

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Eh, signora mia, anche l’horror non è più lo stesso di prima. Si stava maglio quando si stava peggio, dico io. Bei tempi quelli, signora mia, quando se qualcuno moriva di morte violenta, per cause futili o ultraterrene, voleva dire che in fondo in fondo se lo meritava. Che era una persona CATTIVA, e la morte era una giusta punizione per le sue malefatte. E poi suvvia, se proprio il morto ci scappava e proprio non se lo meritava, allora 99 su 100 sarebbe risorto per vendicarsi.
Si, certo signora, ovviamente qualche salmetta sparsa qua e là per l’occasionale mostro alieno o il demone di turno ci poteva scappare, in quel caso sarebbero state morti di “farcitura”. Le vittime, nella maggior parte dei casi, si andavano ad infilare spontaneamente nelle fauci della bestia per loro manifesta idiozia.
È stata colpa di coso, lui, come si chiamava? ICCIS, ICCOC, HICHCOCK! Ecco si, Quello lì. Ma adesso mi scusi sa. Hanno chiamato il mio numero e il dottore non aspetta nessuno.

Premessa: C’era una volta Flashzine.it, ma abortì. C’era una volta Flashtoons.org, ma è morto anche lui. Un grazie all’amico orediorrore per l’ispirazione e la voglia che mi fa venire di ripubblicare il vecchio materiale 😉

Poi è arrivato il Sig. Alfred Hitchcock, dicevamo, e il modo di morire nei film non è stato più lo stesso.
Dopo di lui le persone cominciarono a morire senza una ragione precisa. Non c’era uno scopo, un’eredità o una donna da conquistare, non c’era una punizione occulta o la selezione naturale darwiniana a giustificare l’omicidio, si moriva e basta. Punto. Unico motivo per farlo era il trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, tutto qui. Maledetti serial killer, neanche lo sforzo di dare uno straccio di motivazione alle loro azioni!
A me questa cosa non è mai piaciuta. Voglio un minimo di giustificazione, una traccia di movente. Vuoi mettere la soddisfazione nella ricerca del delitto perfetto?
Insomma è troppo facile liquidare un uomo così. Chiunque ne sarebbe capace.
Ah, non ci sono più quelle sane morti di una volta, tipo in CREEPSHOW.

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Mister George Romero è un classe 1940 arrivato dietro la telecamera direttamente dal dorato mondo della pubblicità e della televisione.
Ebbe un insperato e inaspettato successo nel 1968 con il film CULT “La Notte Dei Morti Viventi”, sua prima e più grande prova, ma all’esordio indiscutibilmente originale non fecero mai seguito prove migliori, o perlomeno equivalenti.
Oh, questo non significa che il nostro abbia fatto soltanto ciofeche. Tra i suoi film vanno comunque ricordati “La città verrà distrutta all’alba” e “Due occhi diabolici”, quest’ ultimo una rivisitazione in chiave moderna di alcuni racconti di Edgard Allan Poe, diretto in collaborazione con il nostro ormai decaduto Dario Argento

Ecco, bravo. MORDILO!

Sicuramente uno dei più rappresentativi e godibili film di Romero è Creepshow, fedelissimo tributo ai fumetti della EC comics “Tales From The Crypt” (in Italia “I Racconti della cripta”, e successivamente passati sulle tv dell’omino con le orecchie grosse con il più commerciale “Zio Tibia”) datato 1982.
Creepshow rappresenta un punto fermo per ogni appassionato dell’horror che si possa definire tale, e resta un fenomeno inequivocabilmente unico.
Molto interessante è la sottile vena ironica che pervade tutti e cinque gli episodi che lo compongono, tipica dei mitici fumetti di un tempo. Sono proprio loro, i fumetti, il filo conduttore che lega il susseguirsi delle narrazioni, con un bambino “troppo” appassionato dell’orrore che cerca di leggerli, e suo padre “troppo severo” che (questo è il vero orrore) li getta nella spazzatura.
I primi due episodi sono di impronta classica, molto cupi e incentrati sul senso del macabro più che sul terrore vero e proprio. Nel secondo è divertente trovare un Leslie Nielsen (al tempo ancora senza pallottole spuntate in curriculum) nei panni di un tradito e vendicativo marito.

Gli sparò addosso tutto il caricatore ma non riuscì a colpirlo

Il terzo episodio, invece, vede addirittura come protagonista un giovane Stephen King, nelle vesti di un tonto contadino che per caso si ritrova un meteorite nell’orto di casa. Guardatelo con attenzione e dopo ricordatevi che uno con una faccia così è diventato lo scrittore più famoso del mondo.

scary

Il quarto è decisamente più terrorizzante dei precedenti, e assume anche un connotato splatter con l’entrata in scena di una feroce creatura che abita da secoli dentro una cassa nascosta nel sottoscala di un college. Ancora oggi, quando apro le vecchie scatole riposte, ho quel sottile brivido lungo la schiena che non so spiegarmi.
L’ultimo episodio è il più impressionante, con uno spietato uomo d’affari che resta intrappolato dentro la sua casa super-tecnologica infestata da milioni di scarafaggi.
Molto belle le sequenze disegnate (come da fumetto) che fungono da raccordo tra gli episodi e che dimostrano quanto il film sia soprattutto un tributo a quelle splendide storie che popolavano “Tales From The Crypt”. Questo particolare andrà perso in “Creepshow 2”, dove invece un vero e proprio cartone animato provvederà a creare un collegamento tra i vari episodi.
Questo film deve molto a Romero, che qui mette in evidenza tutte le sue doti artistiche di gran maestro dell’horror. Anche se gli effetti speciali non brillano, il ritmo è sempre serrato e frenetico. È un film che si può ancora rivedere volentieri, con almeno 3 episodi gemma da non dimenticare.


Il sogno proibito di tutti i mariti
 

Una curiosità: per l’ultimo episodio furono utilizzati 25.000 scarafaggi veri che alla fine delle riprese vennero uccisi col gas, e la protagonista de “La cassa” era la moglie di John Carpenter. La cassa è infatti indirizzata ad un certo Juan Carpenter.
È molto bello cogliere questi piccoli omaggi diretti a coloro che a quel tempo (1982) erano considerati i Re del brivido, e che nell’ambiente si conoscevano reciprocamente perculandosi un po’. È come se ai nostri tempi, in un film di fantascienza diretto da Steven Spielberg, la protagonista interpretata dalla figlia di Philip Dick scoprisse un messaggio destinato a George Luchi.
Saluti dalla cripta.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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