Ernest Cline allo scavo di Alamogordo: Cristo Erny! Come faccio a non adorarti?

10767114923_5890e228fc_bSpesso su queste frequenze rammento il signor Ernest Cline. Non capisco esattamente perché ciò accada. Forse perché è uno dei miei scrittori preferiti, credo. Ma forse anche perché mi fa simpatia come persona e sguazza nello stesso brodo primordiale di anniottantudine e nerdaggine spicciola dal quale provengo anch’io.
Sì-sì. Ernest Cline, tu mi piaci. Vieni a casa che ti faccio scopare mia sorella (tanto non ce l’ho).
Ma come se non bastasse il gigantesco bagaglio di stima e ammirazione che nutro per lui, che si è fatto tutto il tour promozionale del libro in DeLorean, mi sento quasi in dovere di fondare una nuova religione e dedicargliela quando leggo sul suo blog quest’interessante notiziona che posso riassumere con la seguente formula:

Cline AlamogordoAtari = LOL

Penso che ormai tutti conosciate quella vecchia storia che riguardava l’extraterreste senza campo e la casa videoludica più ganza della via lattea, giusto? Giusto.
Beh, da adesso anche Ernest Cline è entrato a far parte di quella storia.
Dal 25 al 27 aprile, il mio scrittore preferito sarà ad Alamogordo, per prendere parte alle riprese del documentario ufficiale che stanno girando, e sembra che in quei giorni verrà effettuato uno scavo più che decisivo.
Ernest partirà in volo da casa sua, ad Austin (Texas), per fare tappa a casa di George R.R. Martin a Santa Fe, e riprendersi la sua DeLorean che gli aveva prestato, dopodichè intraprenderà un lungo giro per trovare amichetti sparsi e porterà il suo grasso popò fino a quella trappola per turisti che è Roswell. Una volta visto l’UFO si dirigerà ad Alamogordo, dove intende trovare il pozzo delle anime e razziare l’arca perduta. Sul suo blog ha già fatto l’itinerario con Google Map. Chi incrocerà una DeLorean su quelle strade saprà che è lui.

Indovina dove va Erny

Se vi state chiedendo che ruolo avrà Erny in tutta questa storia, sappiate che sarà uno degli “archeologi videoludici” presenti per testimoniare la storia dei videogiochi sotto invito del regista del documentario, Zack Penn.
Inutile dire che Ernest è entusiasta di questa possibilità. È un atariano della prima ora ed è TRENT’ANNI che sente ripetere in giro questa leggenda urbana delle cartucce sepolte nel deserto. Non vede l’ora di esserci per dare un’occhiata di persona.
Ma voi vi chiederete: che cosa succede se scavano e non trovano un accidente di niente? E soprattutto: come fanno a sapere dove scavare dopo tre decenni e così tante chiacchiere?

Con queste, cari babbani miei.

Fotografie! Tante fotografie. Hanno usato immagini tipo questa sopra, reperite sui giornali locali di quei tempi, nel 1983. Attraverso queste foto sono risaliti alla posizione degli edifici visibili sullo sfondo (molti dei quali sono in piedi ancora oggi) e hanno calcolato il presunto luogo in cui tutto è sepolto. Quindi, altro che localizzazioni satellitari. Vai di ritaglio e cerca la casa del Signor Smith, vedrai il posto è da quelle parti.
Finalmente il grande interrogativo potrà avere una risposta:  Hanno davvero scaricano milioni di cartucce “E.T.” e “Pac-Man” lì sotto? Ci saranno mica i prototipi del controller Mindlink laggiù? E cosa sarà mai successo a quei premi non assegnati per il concorso di Swordquest? Brivido, terrore, raccapriccio, siore e siori.
Per la verità mi piacerebbe esserci anch’io. In un’ipotetica realtà parallela in cui le peggio fregnacce sono realizzabili, vorrei andarci in compagnia del Ninja e di Emiliano Buttarelli. Filippo Santellocco verrebbe anche lui, ma fornito di un equipe di scienziati pronti a fare gli esami al carbonio 14 a tutto il resto. Sono sicuro ci divertiremmo. Io invece porterei il fumo.

tesssoriii

Ernest ha poi deciso che aggiungerà un po’ di sano funny-time durante gli scavi del 26 Aprile. Organizzerà una caccia al tesoro in giro per Alamogordo nascondendo delle copie autografate del suo libro, “Ready player one”, insieme ad altri tesori della cultura pop, tipo quelli che vedete sopra. Poi, durante tutta la giornata, twitterà delle mini-missioni e gli indizi che serviranno per portarle a termine. Chi lo seguirà su twitter avrà il suo bel daffare quel giorno.
Inoltre ha intenzione di portarsi dietro anche il suo vecchio gioco di carte di “E.T.” e il gioco da tavolo di “E.T.”, per poi convincere Howard Scott Warshaw, il programmatore del gioco di “E.T.” Atari, anche lui invitato per l’occasione, a giocare con lui. Non vi stupite di quante volte ho nominato “E.T.” in questo periodo. L’ho fatto per Google.

Tanti saluti dallo scavo.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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