D.A.R.Y.L. : Dio benedica l’America e tutti quei filmettini che ci hanno vessato l’adolescenza

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Sì, bravo. Proprio quelli. Proprio tutti quei film per cui eri disposto a spergiurare che: «Bello, guarda. Mi ricordo che era proprio bello.» Che durante quegli anni là ti hanno fatto emozionare per un qualsiasi motivo e te li porti ancora nel cuore.
Ma se li rivedi adesso? A trent’anni di distanza riescono ancora tener botta? Dentro di te una vocina ti dice che sì, dai, era bello. Fidati. Poi c’è il messaggio positivo che trasmette. Poi c’è lui che gioca con l’Atari 800XL. Poi ci sono i militari cattivi che alla fine se la prendono in saccoccia. Poi c’è sempre lui che guida un aereo super veloce come se portasse la bicicletta, e poi BADABUM!
Ecco.
Finisce che te lo scarichi dal mulo e lo rivedi durante una serata piovosa. Solo allora capisci tutto.
D.A.R.Y.L. ERA bello. ERA ganzo. Ma perché tu avevi tredici anni ed erano gli anni ’80. Anni in cui la gente si buttava giù per il gargarozzo i più grandi e scandalosi MACCOSA della storia del cinema e ne chiedeva ancora, a gran voce. Insomma, tutta roba che a guardarla con gli occhi di adesso suona come un pacco annunciato.

DARYL

Neverending Storiii nananà nananà nananà

Ma tu certi film non li devi vedere con gli occhi che hai in testa, li devi vedere con gli occhi del CUORE, vecchio balordo che non sei altro. Che se cominci a fargli le pulci non ci rimangono neanche i titoli di coda. Devi recuperare quella semplicità tipica di quegli anni, quando truccavi il motorino e sfondavi le cabine telefoniche. Adesso non ci sono più né i motorini né le cabine telefoniche, pensa te com’è diventato NOIOSO il mondo.
Comunque, ad essere onesti, arrivo a questo film perché nella mia blanda vita parallela di redattore di THE RETROGAME MACHINE mi sono imbattuto spesso in gente che lo ha citato come degno di nota dato che a un certo punto il protagonista si spara una bella partitozza a POLE POSITION su un fumigante Atari 800XL. Io, vagabondo che non sono altro, non potevo esimermi dal contemplare questo pezzo di anniottantudine che per partigianeria Atariana ho adorato. In verità forse è l’unica parte del film che ho gradito veramente ma ciò non significa che il resto faccia schifo. In fondo di kid’s movie come questo gli anni ’80 ne sono zeppi, quindi tant’è. Ci può stare benissimo anche D.A.R.Y.L., no? Allora cominciamo dal momento più bello. Beccatevi subito il partitozzo che dopo comincia la discesa.


È interessante vedere come Daryl, il protagonista che gioca la super-partita, sia talmente bravo a giocare che mentre lo fa riesca ad overclockare la CPU dell’800XL, o accelerare lo scorrere del tempo, giudicate voi. Bah. Ma figuriamoci se all’epoca ci faceva caso qualcuno. Era solo l’ennesimo MACCOSA in mezzo ad altri migliaia di MACCOSA che impregnavano il cinema giovanilistico durante la proiezione della domenica pomeriggio.
Ma adesso vi illustro in breve la trama, che sennò non ci capite molto:

DARYL è un ragazzino cyborg, frutto di esperimenti scientifici orditi dai MALVAGI militari americani. L’hanno fatto così bene che sembra proprio un bimbo vero, solo un po’ smorto. Gli stessi scienziati suoi creatori si muovono a compassione dinnanzi alla sua perfezione, gli cancellano la memoria e lo lasciano fuggire con la sola consapevolezza del suo nome. Dopo la fuga rocambolesca viene intercettato dai servizi sociali che, scambiandolo per un trovatello, lo affidano ai tipici coniugi americani, quelli che recitavano in tutti i film e telefilm americani dell’epoca ed erano lì che aspettavano un figlio in adozione per poterci fare le peggiori figure di melma insieme. Ovviamente si forma subito un nucleo familiare felice che neanche al Mulino Bianco. Il Baseball e la torta di mele scorrono potenti tra quelle mura. Però, sul più bello, ti ritornano i perfidi militari che rivogliono indietro Daryl perché… perché è roba loro e il tatuaggio sulla coscia non mente.
Daryl viene riportato nella base segreta giusto il tempo necessario perché i militari decidano di rottamarlo. Gli scienziati non ci stanno e lo fanno fuggire di nuovo. Lui ruba un aereo militare supersonico, fa in modo che si distrugga per fingersi morto e poi torna a riabbracciare la sua allegra famigliola. Titoli di coda. FINE.

Sopra: Il punto più bello

Sopra: Il punto più bello

Insomma, se non l’aveste ancora capito D.A.R.Y.L. ha una delle sceneggiature più prevedibili e stereotipate di tutto il decennio ’80. Tutto lineare, tutto già visto, nessuna sorpresa, e alla fine il bene vince. Ma non è un brutto film. Non lo è per niente. D.A.R.Y.L. è semplicemente INOFFENSIVO, e per questo è, con una particolare predisposizione d’animo, ancora vedibile.
Lo spettatore deve prendere la propria incredulità e la deve sospendere bella alta, possibilmente impiccata, così almeno non c’è neanche il rischio che si divincoli e torni a terra. Deve sorridere mentre vede Daryl parlare con il bancomat ( ci parla con la BOCCA!) e spippola sulla tastiera caricando ingenti cifre sul conto del suo genitore.
Deve rimanere freddo quando l’Americanometro arriva a fondo scala mentre il padre adottivo gli insegna che «Il baseball è l’essenza di tutta la vita» e la madre si indispone con lui perché come bambino «È troppo servizievole e sincero». Insomma, ci sono una serie di MACCOSA non indifferenti da affrontare, tipo il perché l’esercito degli Stati Uniti abbia investito milioni di dollari per costruire il prototipo di un ragazzino cyborg abbastanza confuso, quando in realtà voleva un Terminator disposto a uccidere senza il minimo scrupolo. Che poi alla fine se ne accorgono: « Oh, raga. Noi vogliamo un soldato adulto, mica un bambino?!» « Ah già! È vero! Allora questo lo distruggiamo bruciando milioni di dollari dei contribuenti, e poi ricominciamo da capo. Tutti d’accordo?» – «SIII!“»

Nel Trailer il nome “DARYL” viene nominato 8 volte. Il record di Chuck Norris resta tutt’ora imbattuto.

A parte i buchi, la trama di D.A.R.Y.L. rivela la meraviglia e la paura della rivoluzione elettronica che era in corso durante gli anni ’80. Nel suo anno di rilascio, il 1985, gli home-computer a 8-bit stavano passando per cedere il posto a macchine più potenti a 16-bit e ai personal computer. Era un momento molto emozionante in cui la tecnologia si muoveva ad una velocità incredibile e l’idea di un essere umano potenziato elettronicamente, sviluppato dai militari, era probabilmente molto più plausibile e digeribile per lo spettatore medio rispetto a quanto lo potrebbe essere oggi.
Adesso abbiamo una consapevolezza tecnologica molto più profonda e chiunque sarebbe in grado di giudicare l’idea di riprodurre un cervello umano come estremamente difficile e fantasiosa, ma D.A.R.Y.L., insieme a film come “WarGames“, sono una capsula del tempo illuminante sulle aspirazioni e le fobie di quel periodo.
Anche se la trama è i cliché sono estremamente prevedibili, questo film suscita una sana simpatia. Parla di crescita, di appartenenza, e di amicizia. Il giovane protagonista è l’embrione di quello che sarebbe stato DATA in “Star Trek – The Next Generation” l’anno dopo, e la pellicola nella sua interezza è un parente ritardato di “E.T. ” e “Starman”. Resta un film tutto sommato piacevole, anche se il momento migliore è…

QUESTO!

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Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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