La dura legge dello spin-off : Dastardly e Muttley e le macchine volanti

Il 1969 fu una grande annata che vide verificarsi due eventi estremamente significativi per la storia della civiltà umana. 1) Per la prima volta l’uomo mise piede sulla Luna. 2) Lo studio d’animazione Hanna & Barbera fece debuttare Scooby Doo in televisione. Uno di questi due avvenimenti segnò profondamente il corso della storia e condizionò il futuro della nostra specie sotto tutti i punti di vista, infatti Scooby Doo divenne piuttosto famoso nel mondo e in seguito generò numerosi spin-off di cui ormai si è persa memoria, ma la vera storia degli spin-off a cartoni animati iniziò quando alla Hanna & Barbera Productions il programmatore di rete, Fred Silverman, chiese ai creativi di mettere a punto una nuova serie a cartoni animati usando i personaggi di un’altra serie che aveva avuto un gran successo appena l’anno prima: Wacky Races. Così nacque Dastardly e Muttley e le macchine volanti, comunemente riconosciuto da tutti i mocciosi d’Italia come “Lo Squadrone Avvoltoi”. Vi ricorda qualcosa questo titolo? Aspè che vi rinfresco la memoria.

Ah, quella vecchia storia del riciclare cose per ottenerne altre. Vi ricordate che bello? In casa Atari succedeva spessissimo, ma anche un successone come il videogioco di Ghostbusters può vantare la stessa medesima evoluzione, con buona pace dei fan di quel geniaccio di David Crane che in quanto genio geniale ha saputo reinventare qualcosa di superlativo. Beh, ecco, non so come dirvelo ma questa cosa del riciclo è impazzata per un bel po’ di tempo anche nell’ambiente dei cartoni animati. Un esempio palese e spesso sfacciato sono sicuramente i cartoni animati della Cambria Production, quelli con i personaggi fermissimi con la sola bocca che si muove, per intenderci. Ma arrivando a un esempio più coerente con l’argomento di trattazione c’è la serie Dastardly e Muttley E Le Macchine Volanti.

Nel 1969, in casa Hanna & Barbera avevano già pronto un progettino intitolato “Stop The Pigeon” caratterizzato da un pilota della prima guerra mondiale genericamente chiamato “The Baron” e il suo cane. La genialata fu sostituire i due personaggi con Dick Dastardly e Muttley e capire, nel giro di pochissimi secondi, che la cosa avrebbe funzionato bene, anzi, forse meglio.
Certo, il pubblico dei giovanissimi si sarebbe posto qualche domanda dal momento che il cartone era ambientato durante la prima guerra mondiale mentre Wacky Races era ambientato nel presente relativo (1968). Tuttavia, le personalità dei due personaggi si adattavano perfettamente alla serie. Questo era un cartone in cui i protagonisti dovevano essere cattivi, quindi gli interpreti dovevano avere un certo fascino per mantenere alto l’interesse dei giovani spettatori. Beh. Dick Dastardly e Muttley ne avevano più che abbastanza e, come al solito, la trama era molto semplice.

Dick Dastardly, a capo di un inetto squadrone di avieri denominato Lo Squadrone Avvoltoi, ha l’ingrato compito di fermare un piccione messaggero che nel primo doppiaggio RAI degli anni ’70 venne battezzato come il sottoscritto, ovvero: “Simone”, ma successivamente scoprimmo tutti chiamarsi Yankee Doodle ( non a caso è colorato di rosso, bianco e blu ).

Non viene mai spiegato perché il piccione debba essere fermato. Presumibilmente, Yankee Doodle è un messaggero che contribuisce a proteggere i migliori interessi dell’America Trumpiana, mentre lo Squadrone Avvoltoi lavora per una bieca potenza straniera, ostile, e sicuramente europea.
Essendo in guerra, Dastardly risponde del suo operato a un superiore con il quale parla per telefono: Il Generale. Il quale non viene mai mostrato ma in compenso si sente parlottare animatamente alla cornetta.
Muttley, tecnicamente, è l’assistente di Dastardly ma di fatto, proprio come in Wacky Races, pare essere lì solo di passaggio o per divertirsi. In questo cartone riceve nuove capacità e attitudini: può girare la coda vorticosamente per volare (il che torna molto utile dal momento che quasi tutte le avventure si concludono con una caduta libera), ed è sempre alla ricerca di una medaglia, spesso per cose che farà solo di conseguenza.

 

Gli altri 2 dello squadrone Avvoltoi sono Klunk, un inventore pazzo con un modo incomprensibile e incasinatissimo di parlare, e Zilly, il timido e pauroso interprete di quello che Klunk vorrebbe dire.

L’episodio tipico si presentava così: lo Squadrone Avvoltoi era intento a mettere in pratica un arzigogolato schema per catturare il piccione, e ovviamente lo schema comportava una nuova e strampalata invenzione di Klunk. Ecco. Qui, corridori miei, sulle invenzioni di Klunk occorre aprire una veloce parentesi.
State sicuri che il parto della mente di Klunk sarebbe stata una pazzeschissima macchina volante di un qualche tipo, la quale riusciva a volare con un numero random di coppie di ali, e spesso era equipaggiata con dispositivi assurdi tipo un aspirapolvere super-gigante o mani meccaniche per afferrare il piccione, e alla via così, in una sequela senza fine di idee bislacche. La creatività di Klunk non aveva limiti ed era un punto forte di tutto il cartone animato.

 

Dato che lo Squadrone Avvoltoi erano i cattivi e visto che lo show era destinato ad un pubblico giovanissimo, ovviamente i nostri eroi fallivano ogni volta e spesso in maniera molto umiliante, magari anche con strapazzata finale da parte del Generale. In genere ogni episodio seguiva lo stesso canovaccio con modeste modifiche e comprendeva 2 storie regolari oltre a un paio di brevi gag che erano poco più che interstiziali (interpretate dai personaggi del cartone ma senza uno straccio di trama).

Nel 2018, a distanza di ben 50 anni dal suo rilascio, cosa si può dire di un cartone animato del genere? Beh, vedendolo oggi si può dire che non era il top dell’animazione di Hanna & Barbera, certo, ma ognuno dei miei coetanei (me compreso) tende a giudicarlo con gli occhi dell’infanzia, quindi Dastardly E Muttley E Le Macchine Volanti ha ancora il suo fascino benché faccia poco per distinguersi dalla massa delle produzioni dell’epoca.

 

Non posso dire che i piani di Klunk non siano spettacolari, e il semplice umorismo delle gag riesce ancora a solleticare qualche risatina. Dastardly è spassoso quando ripete la sua punch-line «Accidenti. Doppio e triplo accidenti!», e naturalmente c’è il risolino di Muttley come marchio di fabbrica.
Insomma, fa sempre piacere guardare un cartone animato che in quanto “vecchio” è anche relativamente “puro”. Scevro dal dover essere per forza alla moda o dover prestare la sponda al tie-in dei giocattoli e del merchandising. La cura dei disegni è bassa e lo sfondo blu del cielo viene usato all’infinito per tutta la serie, ma il lavoro di progettazione di Jerry Eisenberg e Iwao Takamoto sugli aerei e sui personaggi è sempre fresco e divertente. E poi c’è la musica del tema che è dannatamente orecchiabile e ti rimane appiccicata peggio di una cicca sotto la suola della scarpa.

IL RILANCIO A FUMETTI

Lo scorso anno DC Comics ha rilasciato alcune testate basate sui personaggi creati da Hanna-Barbera, oltre ai Flintstones e a Scooby Doo, tra le altre, ne troviamo una dedicata anche a Dastardly & Muttley. Ad occuparsi della cosa è stato designato mister Garth Ennis, che ha dato vita a qualcosa di veramente bizzarro.
Il concetto alla base di questa nuova versione è semplice: mantenere gli stilemi caratteristici dello sfortunato duo villain, compreso il look, calando però il tutto in un mondo realistico e attuale, mescolando horror surreale e humour.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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