Death Note e il salto dello squalo

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DEATH NOTENe stavo parlando col mio spacciatore di fumetti truculenti e avevo fatto spallucce. «Si. Va bene. Poi lo leggo» gli avevo detto. Poi, quando durante l’affare Atari sono andato a casa del piccolo grande mago dei videogames, lui mi ha accolto nel suo salotto esibendo una T-shirt con sopra la faccia di un bruttone e la scritta DEATH NOTE in evidenza. Lì ho cominciato a pensarci seriamente, a cercare di capire cosa diavolo fosse, a fare domande a riguardo. La stessa sera, tornando a casa, ho deciso: «Si, via. Mi guardo ‘sto anime di cui tutti parlano. Tanto sono solo 37 puntate su youtube (finché durano)»
E così, due mesi fa, ho cominciato. Così, appunto, per curiosità. Pensavo: «Se la prima puntata fa cagare, mollo». E invece, puntata dopo puntata, non ne ho più potuto fare a meno. Come una droga, mi ha preso di brutto.
Infine, proprio quando ero in sballo totale c’è stato il salto dello squalo, ovvero l’episodio culmine, il punto più altro dove la serie ti porta prima di cominciare una discesa a tuffo verso un grande mare di cazzate.
Fortunatamente è andata bene. Il 70% della serie era passato e DEATH NOTE riusciva, nonostante tutto, a conservare uno standard elevato.

Il Dio della morte con mela religiosamente significativa

Che dire a riguardo di Death Note senza fare spoileroni o rovinare il divertimento a qualcuno che lo volesse vedere? Poco, cari corridori. Veramente poco.
Partiamo dalla trama in versione super-zip:

Un Dio della morte annoiato lascia cadere sulla terra una quadernino molto speciale. Chi ne entra in possesso può uccidere chiunque semplicemente scrivendoci sopra il nome e conoscendo il volto della vittima. Il quaderno della morte (DEATH NOTE, appunto) viene trovato da un giovane ragazzo di bella presenza e speranze, che decide di usarlo per estirpare il male dal mondo, cioè uccidendo sistematicamente tutti coloro che si macchiano di un qualche genere di crimine. Dopo che i furfantoni di tutto il globo cominciano a morire come mosche, il governo mondiale decide di vederci chiaro e incarica il più grande detective del mondo di indagare sul caso.

Lui

DEATH NOTE è la storia di questa indagine, della infinita partita a scacchi tra “ELLE” (lo pseudonimo del detective) e “KIRA” (lo pseudonimo del possessore del quaderno). Il tutto accuratamente illustrato all’interno di una cornice profondamente dark, con rimandi alla religione onnipresenti e continui, condito da musiche d’effetto in uno stile che spesso sposa l’elettronico al canto gregoriano.
Come il Cristo, KIRA viene investito da Dio di un potere enorme che gli consente di cambiare il mondo, di porre rimedio ai peccati dell’umanità, e sempre come Cristo, KIRA ha molti detrattori ma anche molti fedeli.
In una deriva religiosa sempre più marcata, ELLE e KIRA arriveranno allo scontro finale, e a KIRA non basterà farsi lavare i piedi dal suo rivale, esattamente come fece Giuda nei confronti del messia prima del tradimento. La storia andrà avanti e lo squalo verrà saltato.
Compariranno un cioccolataio e un nano albino che, per quanto poco presenti nell’intera economia della serie, contribuiranno alla conclusione della vicenda.
Il tutto in conseguenza della più potente arma mai apparsa sulla faccia della terra, il DEATH NOTE.

Vietato usarlo con i vicini di casa e gli ultrasettantenni orecchiuti con i capelli di plexiglass

VEDETEVELOVELOVE, vi piacerà. Lo squalo c’è, ma è bene avanti.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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