Di sinonimi, citazioni, e metafore: NEON GENESIS EVANGELION

Dopo aver guardato una serie animata come Neon Genesis Evangelion, potrei benissimo essere in grado di scriverne due recensioni speculari, esattamente in opposizione l’un l’altra. In una di esse criticherei la serie ferocemente, trovando mille modi per scaraventarla nella polvere. Nell’altra, potrei scriverne tutto il bene del mondo, da perfetto fanboy scalmanato, descrivendo con perizia il perché sia un capolavoro degno delle sale del Valhalla. E indovinate un po’ ? Entrambe le recensioni potrebbero essere valide nello stesso momento!
È un caso più unico che raro, vero? Un paradosso animato. Una specie di gatto di Schrödinger degli anime, ma c’è di più. Ho contato i finali, e tra serie tv, film ufficiali, film reboot, e manga, Neon Genesis Evangelion può arrivare a contarne ben 4! In pratica, un gatto di Schrödinger elevato alla quarta potenza.
Bene. Adesso è il momento di aprire la scatola.

Il 4 ottobre 1995 esce Neon Genesis Evangelion e il mondo è un posto — non dico tanto, ma — leggermente migliore. In giapponese lo pronunciano: «Shin Seiki Evangelion». Qui da noi dirlo uguale era un casino ma se lo si volesse tradurre suonerebbe circa “Il vangelo del nuovo secolo”.
Prodotto dallo Studio Gainax e diretto dal veterano Hideaki Anno, Evangelion si distinse immediatamente dalle altre serie di robot giganti viste fino a quel momento. Anche adesso, ventun’anni e quattro finali più tardi, Evangelion resiste nel paradiso dei cartoni animati belli ed ha legioni di fan fedeli sparsi ovunque nel mondo.
Ma cos’è che lo rende così unico? Così meritevole di essere ricordato? Sarà forse la complessità della trama con tutte quelle pippe mentali e l’originale, indimenticabile, finale di sterco? Saranno forse i personaggi che il suo stesso regista definisce “malati” ma molti ritengono iconici? Saranno i bei disegni, il mecha design delle unità Evangelion, e tutte quelle sboronate tecnologiche? Cazzo ne so. Boh? Credeteci o no, ma dopo tutto quello che ho letto e guardato su Evangelion, ho sicuramente tante idee, ma confuse. Vediamo di scoprirlo insieme senza che il nostro tasso di sincronizzazione arrivi al 400%.

Ignoranza

Dunque, Neon Genesis Evangelion si svolge in un futuro prossimo dove una mega esplosione, denominata Second Impact, ha devastato e disciolto il continente antartico causando l’innalzamento degli oceani e lo spostamento dell’asse terrestre. Per questo motivo parecchie metropoli mondiali sono finite sott’acqua, non ci sono più le mezze stagioni (veramente), e terre dannatamente creative come il Giappone sono condannate a un’eterna estate dove si veste smanicati e le cicale rompono i coglioni dalla mattina alla sera.
Oltre a questa sfiga, di per sé abbastanza pesante, la Terra è sotto attacco da parte degli “Angeli”; esseri misteriosi di varie forme che si dilettanto ad attaccare un solo, unico posto in Giappone senza che nessuno si accorga di questa consuetudine geografica. L’unica difesa che l’umanità ha contro i giganteschi angeli è l’organizzazione nota come “NERV”, che guarda caso è il puntuale obiettivo degli angeli stessi, e utilizza i suoi robot bio-meccanici, gli Evangelion, per contrastare la loro furia distruttiva a suon di mazzate e pistolettate.
Pilotati mentalmente da un gruppo selezionato di quattordicenni, gli Evangelion si menano con gli Angeli allo scopo di prevenire un “Third Impact” che, si dice, distruggerebbe tutta l’umanità.

Dedizione

Mentre la trama complessiva di Evangelion sembra semplice, è in realtà tutt’altro. Volete una metafora? Bene. Ve la regalo io. Prendete un camioncino bello carico e mettetelo in cima a una collina con la marcia in folle. Fatto? Una volta che vi sarete piazzati al posto di guida, verificate che freni e volante siano fuori uso. Fatto? Adesso lasciate che il camioncino venga spinto giù dalla fisica delle cose in pendenza e noterete che, man mano che acquisterà velocità, non avrete la minima idea di dove potrebbe andare a finire; potrebbe virare a sinistra, a destra, o continuare ad andare dritto. Tutto quello che saprete al momento sarà che state andando sempre più veloce, e alla fine vi dovrete per forza fermare dolorosamente contro qualcosa che non dimenticherete tanto facilmente.
Ecco. Questo è il percorso che ha seguito Neon Genesis Evangelion nell’arco della sua serie originale, per poi andarsi a schiantare, con molto dolore, contro un nefasto finale.

 

Impegno

La serie è pregna di significati psicologici e riferimenti religiosi che non vi dico, ma la si può godere anche dal punto di vista drammatico o, più semplicemente, per il suo mecha design da urlo e i cruenti combattimenti con sbudellamenti e grossissime esplosioni di cui non è avara. Lo stesso motto della NERV: «God’s in his heaven. All right with the world» è un riferimento a un poema scritto da una vecchia conoscenza di questo blog, Robert Browning, che molto ispirò lo zio King per mandarlo alla ricerca della sua torre d’ebano.

Sono l’unico che vede una scimmietta invece che mezza foglia di fico?

Oltre alle molte citazioni, una caratteristica distintiva di Neon Genesis Evangelion è sicuramente il fatto che ogni personaggio viva impantanato, su vari livelli, nel proprio inferno personale.
Se è infatti vero che in Africa ogni mattina una gazzella si sveglia e sa che dovrà correre, in Evangelion, ogni mattina, Rei Ayanami, Asuka Langley Soryu, e Shinji Ikari (i tre piloti dei tre robottoni), si svegliano e sanno che dovranno soffrire, o perlomeno farsi 3 o 4mila paranoie per ragioni che la maggior parte dell’umanità riterrà futili. Questa cosa delle pippe mentali coinvolge proprio TUTTI i personaggi della serie, dai protagonisti principali, ai comprimari, fino ad arrivare a quelli che caricano i distributori di merendine dentro allo studio Gainax.
Ci sono, poi, altri personaggi che le pippe mentali, oltre a farsele, le fanno venire, sono dei veri e propri “Mook Makers” di paranoia per gli spettatori e per gli altri personaggi che interagiscono con loro, come il comandante della NERV e padre amoroso di Shinji: Gendo Ikari. Oppure il vice comandante Kozo Fuyutsuki. Tutta gente con i propri ordini del giorno segreti e passato incofessabile che rende lo spettacolo ancora più interessante da guardare, soprattutto ascoltando attentamente i dialoghi per riuscire a capire quali sono i loro veri obiettivi e background.

World’s best dad

Ma alla fine, dopo quanto detto, Evangelion merita ancora di essere visto o no? Beh, il fatto che ne sto parlando a ventun’anni di distanza dal suo rilascio è una prova che una traccia l’ha lasciata, anzi, un bel solco, direi. In Giappone, Neon Genesis Evangelion gode tuttora di una popolarità inaudita, con gadget, videogiochi, merchandising a go-go, e chi più ne ha, più ne metta. È una specie di istituzione sacra nel pantheon dei robot giganti, gomito a gomito con Gundam.
La sua trama è ancora intrigante e densa di colpi di scena, i suoi protagonisti sono probabilmente i più iconici del mondo anime, le animazioni sono accellenti. Se così non fosse, Gullielmo Del Toro non vi avrebbe attinto così pesantemente per il suo Pacific Rim, e nessun film, o reboot, o manga sarebbe stato pubblicato dopo la sua chiusura.
Ma sapete, spiegare di Neon Genesis Evangelion è più facile quando lo si fa verbalmente, tra amici, ed è difficile quando si tratta di scrivere una recensione strutturata, nero su bianco. Per questo motivo l’argomento sarà oggetto di un podcast congiunto tra I Cugini Del Terribile e I Bit-elloni. A breve disponibile su questo blog, sicuramente prima che la camera del Guf venga aperta.

 

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