Pallottole su Disneyland Paris: Intanto Berlino sta 10 anni avanti, e Parigi almeno 5

P1120112C’è un momento nella vita in cui un uomo prende coscienza della propria individualità e dei propri limiti. C’è un momento in cui si capisce di essere realmente troppo vecchi per continuare a dire di no a priori, e negare l’evidenza che sì, in fondo quella certa cosa ti piacerebbe anche a te e magari questo è proprio il momento giusto per farla.
Cos’altro fare sennò? Rimanere in casa ad avvilirsi aspettando che arrivino gli 80 euri al mese e “The walking dead” riesca finalmente ad ingranare? Delle due cose forse è più probabile la seconda, ma siccome mancano 2 puntate alla fine della quarta serie e le dimensioni del tuo scroto sono ormai oltre i livelli di guardia, sai che c’è? Andiamo tutti quanti a EuroDisneyland, che la bambina si diverte tanto (e pure il papà), altrimenti l’alternativa sarebbe rimanere a casa a fare lo STRONZO.

Ché uno fa presto a dire: «Oh! Andiamo a EuroDisney!» Però non è mica dietro l’angolo eh?! C’è da preparare le valigie, c’è da prendere un aereo, c’è da sbattersi abbastanza e spendere sostanzialmente un pacco di verdoni, e allora? Chissenefrega dico io! Tanto c’ho la signora Guidi che è la maga di Internet e ti scova i pacchetti offerta nei posti più impensati, e per quanto riguarda i soldi…Beh, tanto ora ci pensa Renzi e riparte l’economia(cazzo me ne frega a me).

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I soldi? E chi ha bisogno dei soldi!? Ah-Ah

Dopo un volo di circa due orette scarse con Air France, su un aereo zeppo di flatulenze e turbolenze, ci accoglie l’aeroporto Charles De Gaulle con il suo gigantesco abbraccio candido e immacolato, e subito fuori dal terminal ci aspetta il tassista opportunamente prenotato: Un losco individuo che lì per lì mi ricorda SPUD di “Trainspotting” però vestito come Vincent Vega. E infatti al primo tentativo anglofono di stabilire un contatto sociale, chiedendo una banalità del tipo, chessò, “come butta il tempo?” Mi sono sentito rispondere come Spud durante il colloquio di lavoro, però in francese.

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Sopra: Buone vibrazioni

L’abitacolo del taxi puzza di spinelli e scorregge ma tutto ciò ovviamente non conta granché perchè Spud, appena entra in autostrada, inserisce l’aereosistema e comincia a telare di brutto, manco avessimo gli sbirri alle calcagna. A colpi di clacson e sorpassi sulla destra arriviamo al parco in mezz’ora, un tempo da record sui 40 minuti preventivati, e veniamo depositati, un po’ pallidi, all’ingresso dell’hotel Sequoia. Un hotel strutturato e fatto in modo da riprodurre alla perfezione un ambiente tipo Parco di Yellowstone, con tanto di dipendenti vestiti con la divisa del Ranger Smith. Spud ci guarda e si accende il ciccozzo con la mano tremante; aspetta la mancia. Io gli do 5 euro con l’intima certezza che li investirà sapientemente in anfetamina. Entriamo nell’hotel.

Ora, chiariamo subito che la Francia in generale è cara, e che Parigi in particolare è cara APPESTATA. Quello che il visitatore si trova davanti entrando in un hotel del circuito Disney è un gigantesco ingranaggio perfettamente oliato per offrire al visitatore qualsiasi, ripeto, QUALSIASI tipo di servizio, e conseguentemente spremerlo fino all’ultimo centesimo.

Il personale è multilingue ed estremamente cortese e tutti sono pronti a tutto pur di soddisfare il cliente. Volete cucinarvi un Matsugoro di Sampei alle 11 di sera, la domenica del primo maggio? Nessun problema! Vi verranno date indicazioni per raggiungere il rivenditore di Matsugori più vicino o, in alternativa, partirà dall’hotel un omino-ranger con la sua brava macchinina-ranger e ve lo andrà a prendere lui il Matsugoro. Facendovelo trovare sguizzante sul comodino di camera nel giro di qualche ora. In pratica, negli hotel Disney, PAGANDO si può ottenere qualsiasi cosa. Ovviamente TUTTO tranne armi da fuoco, prostitute e droghe psicotrope, ché quelle non sono molto Disneyish.

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Sopra: Il Matsugoro

Ci sistemano in una camera con 2 letti alla francese, ovvero 2 lettoni semi-matrimoniali. Grande è il gaudio di papà che pregusta le splendide ronfate, avvinghiato al materasso come una stella marina allo scoglio, mentra la mamma, com’e d’uso sin dai bei tempi della clava, dormirà insieme alla pargola bisognosa d’affetto. Il giubilo però dura poco e se ne fugge di fronte alla triste constatazione della mancanza di un bidet. Quello strano oggetto a forma di chitarra è infatti sconosciuto all’etnia francese che, pur avendolo inventato, lo ripudia e si ostina ad andarsene in giro per il mondo con il di dietro sudicio in quella maniera. Anche lo scopino da bagno sembra aver seguito la stessa sorte. Mi prendo un minuto di raccoglimento davanti alla tazza del water.


Nell’albergo siamo tanti e di tutte le nazionalità. Il principale gruppo etnico è, come era logico supporre, quello dei francesi, seguito a ruota dagli spagnoli (veramente tanti) e dagli inglesi. Questi ultimi, soprattutto in prossimità della festa di San Patrizio, sono riconoscibilissimi dallo sfoggio dei colori verdi sgargianti delle magliette irish e dal naso rosso paonazzo, sennonché dai veri e propri pezzi da film per quanto riguarda le cadute dalle scale, i rutti, i canti, e tutto ciò che riguarda la perdita dell’istinto di autoconservazione. Noi italiani in quanto a presenza sul posto arriviamo solo quarti, e ci distinguiamo per essere quelli che camminano rasenti il muro, con in faccia quell’espressione un po’ così, tipica di uno che è stato appena catapultato su Marte e pensava di arrivare a Gallarate. Ma adesso usciamo per andare al parco, via.

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Sopra: Falcon Crest

Arrivare al parco dagli hotel è veramente facile. A piedi prende a malapena 10 minuti percorrendo un suggestivo lungolago e se proprio uno si sentisse poco propenso all’uso della motoscarpa, può sempre prendere l’autobus navetta che fa la spola ogni 15 minuti subito fuori dall’hotel.
A piedi però, l’accesso al parco avviene attraversando una vasta area denominata “Disney Village”, opportunamente concepita e realizzata per imprigionare per l’eternità qualsiasi essere femminile (e di conseguenza la sua famiglia) si accinga ad attraversala. Il “Disney Village” infatti, non è altro che un conglomerato di negozi di gadget, ristoranti a tema, weird-shop e cinema disneyani che attende il visitatore alle soglie dei cancelli, tipo “Purgatorio” del portafogli . Non è necessario avere un biglietto per accedervi e l’unica sorta di filtro è un grossolano controllo all’ingresso tramite metal-detector.
Se riuscirete a superare indenni quest’area, sappiate che il monte Fato è proprio dinnanzi a voi e i noterete una strana agitazione pervadere i corpicini dei vostri figli. È la frenesia che comincia a farsi strada nelle loro giovani menti e di lì a poco assisterete a una vera e propria escalation di eccitazione.

Sopra: L'ingresso del paese dei balocchi

Sopra: Alle porte di Mordor

L’ingresso al parco è maestoso e contemporaneamente curato nei minimi dettagli, a cominciare dalla costante pulizia delle sue vie d’accesso per arrivare fino alla finitura delle aiuole e la pulizia dei laghetti. La cosa è veramente sorpendente se uno pensa che da quella strada lì ci passano migliaia e migliaia di persone ALL’ORA. Arrivando dalla via principale si può scegliere se accedere all’altra metà del parco di Disneyland Paris, quella dedicata ai Disney Studios, una sezione da poverelli interamente dedicata ai film d’animazione della casa del topo, con teatri di posa, memorabilia e cinema 3D che permettono la visione a nastro dei capolavori Disney. È sicuramente una parte adatta ai più grandicelli e personalmente non l’abbiamo trovata troppo coinvolgente. Bella certo, ma alla fine esticazzi. Anche Viola, dall’alto dei suoi 3 anni e mezzo, ha dato un tiro al sigaro cubano e poi ha concordato con i suoi vecchi.

Sopra. Laggiù è il Monte Fato

Sopra: Laggiù è il Monte Fato

E adesso il gioco si fa duro. A questo punto non ci sono più mezze misure, si combatte veramente. Come pellegrini verso la Mecca, i visitatori convergono in massa verso il castello delle principesse e la testa dei loro figli comincia gradualmente a gonfiarsi tipo palloncino a elio che pian pianino si stacca dal collo per volarsene via lontano, sennonché addirittura scoppiare alla vista di una delle numerose comparse in costume che imperversano per il parco. Perchè il punto è molto semplice: per te, quarantenne avvilito dalle tasse e dal colesterolo, quelli sono attori che si stanno guadagnando la pagnotta, ma per tua figlia NO. Per tua figlia quella ragazza mascherata da Cenerentola È VERAMENTE CENERENTOLA! È PROPRIO LEI! Cioè oh, sta abbracciando la protagonista di quel bellerrimo film che ha visto un milione di volte e conosce a memoria!

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Ed è lì che il vero papà PIG tipo me si strugge nell’intimo e pensa che sì, ha fatto proprio bene a portare la bambina al parco, ché altrimenti una scena del genere se la sarebbe persa perchè distratto dalle mille puttanate della quotidianità e che forse, dico FORSE, uno spiraglio di redenzione c’è anche per lui, che sta ammirando tutto ciò con il cuore pieno di gioia e senza pensare minimamente alla biancheria intima della ragazza vestita da Cenerentola.

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Tutto vero Viola. Tutto vero!

Mentre guardo mia figlia fare uno dei più bei trip della sua vita, mi chiedo cosa sarebbe la mia di vita senza di lei e senza sua madre. Poca cosa, credo. Questa piccola bambina mi ha ridato indietro tante cose e la prima fra tutte è la gioia di stupirsi ed emozionarsi per tutto. Perchè alla fine questa storia di incontrare le principesse è piaciuta anche a me e come minimo mi ha fatto ringiovanire di trent’anni.
Sì, sì. L’incontro con le principesse è fortemente consigliato a tutti coloro che hanno una figlia femmina in giovane età. Vi regalerà delle emozioni.

High-five per Biancaneve

Un cinque alto per Biancaneve

Altro fiore all’occhiello del parco è la parata pomeridiana delle 17. Anche in questo caso l’Hype infantile sale a livelli stratosferici quando gli inservienti cominciano a delimitare la MAIN STREET, preparando il percorso a una discesa di carri allegorici e figuranti che in pratica rappresentano tutto il parterre dei personaggi cinematografici Disney dagli anni 30 ad oggi. L’evento viene effettuato tutti i giorni e se intendete assistere vi conviene portarvi delle catene robuste per trattenere la progenie vicino a voi. Mi raccomando, catene belle grosse perchè sennò le spezzano.

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Ma l’evento più bello in assoluto, quello che a noi rimarrà nel cuore e a nostra figlia rimarrà impresso sulla retina per mesi a venire, è sicuramente il Disney Dreams. Un complesso spettacolo di luci, colori, musica e celebrazione Disney  che viene effettuato direttamente sul castello delle principesse utilizzando dei proiettori laser potentissimi sistemati a casa di Dio. La resa visiva è stupefacente, ma anche tutto il resto. Giudicate voi:


Concludiamo l’esperienza sottolineando la gigantesca offerta di pupazzetti e bambole che il Parco propone. Girando per i millemila store è possibile trovare di tutto e in tutte le salse, ma d’improvviso ecco l’orrore che ci riporta nella cruda realtà.

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E d’improvviso, l’orrore

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2 risposte a Pallottole su Disneyland Paris: Intanto Berlino sta 10 anni avanti, e Parigi almeno 5

  1. Emiliano scrive:

    …pero Yoda-Stich spacca i culi eh

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