Una serata fra amici, una chitarra e uno spinello : la rece senza spoiler di Doctor Strange

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doctor-strange-posterCerti film sono come i cristiani; ci sono quelli nati con la camicia e quelli in braghe di tela. Ant-man, per esempio, era uno di quelli nati con le braghe di tela. Ché nessuno ci credeva veramente. Chè, sì, la Marvel ci metterà sicuramente tutta la buona volontà del mondo ma signora mia, già il personaggio è loffio, poi hanno pure cambiato il regista in corsa. Guardi, se il film strappa un pareggio fuori casa è tutto grasso che cola.
Invece Ant-man è andato ben oltre le più rosee aspettative, e ha dato un nuova speranza di realizzazione a tutti quei film in cui il protagonista poteva essere un personaggetto un po’ insipido e demodè tipo Aquaman.
Doctor Strange, invece, è nato con la camicia; ché c’è Benedict Cumberbatch attore di grido. Chè il personaggio intriga. Chè poi la CGI spacca e te la tirano dietro a badilate. Guardi, signora mia, questo film è un investimento assicurato, svincoli pure i bot.
Invece no, non è per niente così. E cosa impedisce a Doctor Strange di diventare la nuova speranza bianca del Marvel Cinematic Universe? ‘Ndiamo và, che vi racconto il mio punto di vista.

Vai a giocare di là che ci sono i tombini aperti

Vai a giocare di là che ci sono i tombini aperti

Prima di introdurvi alla trama di questo fantasmagorico movie vi voglio raccontare una storia.
Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, io e un rispettabile numero di miei conoscenti di cui ovviamente non farò mai il nome neanche sotto tortura, eravamo avvezzi all’abuso di cannabis. Come molti giovani virgulti di questa grande nazione, ci rompevamo i coglioni a giornate sane e avevamo preso abitudine di ritirarci in intimità, frequentando posti lontani da occhi indiscreti per consumere in santa pace dei Jamaica dalle dimensioni incalcolabili.
Soprattutto durante le notti estive eravamo adusi a stordirci in spiaggia, seduti sugli scogli mentre la brezza ci carezzava i capelli, di fronte alla vastità poetica del mare, e con alle spalle le Alpi Apuane che cingevano in un tenero abbraccio la città di Viareggio(suono di violini). Ah, quasi dimenticavo, sopra ai capoccioni avevamo l’immancabile tetto di stelle.
Niente di trascendentale, direte voi, l’abbiamo fatto tutti (?), senonchè le nostre nottate di sballo venissero ulteriormente rallegrate dal fondamentale apporto di un registratore portatile.
Infatti, a seguito del rito del calumet, registravamo tutto quello che ci dicevamo, tutti i discorsi che venivano fatti per poi riascoltarli in un secondo tempo, solitamente il giorno dopo, con effetti quantomeno esilaranti.
Non occorre un nobel in fisica quantistica per immaginarsi il tenore di quei discorsi. I ragionamenti si barcamenavano tra lampi di assoluto genio e l’idiozia allo stadio più brutale. Partendo da un accendino si arrivava a trattare di massimi sistemi, di geopolitica, dell’intero sistema solare che poteva essere come un minuscolo atomo nell’unghia di un gigante, della tettonica a zolle, e della tettonica della Beltramini: la tipa bona che abitava davanti alla pasticceria e faceva danza.
Insomma, chiunque fosse entrato in possesso di una di quelle cassettine e per caso l’avesse ascoltata, avrebbe detto con la massima certezza che erano un mucchio di cazzate. Sì, proprio così. CAZZATE, avrebbe detto.
Ecco. Io adesso mi immagino che una di quelle cassettine lì abbia preso, non si sa come, la via di Hollywood, e sia capitata per caso sulla scrivania di Scott Derrickson, il regista e sceneggiatore del film, il quale, dopo averla ascoltata abbia esclamato: «FANTASTICO! Con tutte queste storie ci posso fare un film sul Doctor Strange!»

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Boia botta che dà questo fumo

Il principale difetto di cui soffre Doctor Strange, oltre alla sua netta divisione in due blocchi distinti, è il banale pressapochismo di una storia che sembra una collection di bozze messa insieme con lo scotch. Dopo una prima parte, tutto sommato godibile, interamente dedicata alle origins del supereroe, lo spettatore impatta con violenza nella seconda, fatta di lentezza e spiegoni comicamente inverosimili; fatta di uno sviluppo dei personaggi con il turbo inserito, talmente sbrigativo da far quasi incazzare.
Tecnicamente il film è ineccepibile. L’uso massiccio della CGI fa salire lo spettatore su una giostra caleidoscopica che non si ferma praticamente mai, e gli effetti grafici sono talmente tanto usati che ci si chiede se esista una piccola parte del film, magari tagliata e rimasta sull’hard disk di un assistente di produzione, dove NON siano stati usati.

Come Inception ma coi maghi

Come Inception ma coi maghi

Ma pur essendo uno spettacolo per gli occhi, Doctor Strange non riesce mai veramente a prendere quota, si piazza a un’altezza mediocre, a velocità di crociera, viaggiando a tratti col pilota automatico. È un film che fa il compitino portandosi a casa la sufficienza minima, senza colpo ferire.
Il cattivo, poi, è una vera e propria barzelletta. Colui che trama nell’ombra ha un nome che è tutto un programma: DORMAMMU. Una divinità oscura, probabilmente sarda, di cui uno, all’uscita dal cinema, si è già bello e che dimenticato (come quasi tutti i nomi dei protagonisti e dei luogi che figurano nella pellicola, tra l’altro). Dormammu, dicevo, ha ben poco per cui farsi ricordare, se non forse l’idiozia dei comportamenti che lo equiparano a un altro super-cattivo di zoolanderiana memoria e sardo anche lui: MUGATU.

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Un rispettabilissimo MUGATU

Mugatu, però, in confronto ha molta più dignità di Dormammu, che alla fine del film, per far trionfare l’eroe, si lascia infinocchiare nel peggiore e ingiustificabile dei modi.
Che dire ancora di questo Doctor Strange? Niente. Personalmente credo che il tentativo della Marvel di rimpiazzare la figura di Tony Stark sia miseramente fallito. Stephen condivide molto con Tony, è vero. Entrambi dal retaggio agiato, entrambi arrogantelli e un po’ stronzi, entrambi che vogliono fare e disfare tutto.
Robert Downey Jr si avvia al pensionamento dall’universo Marvel e Benedict Cumberbatch, giovane e fiero, può essere un eccellente sostituto. Peccato aver cominciato in questo modo, che non dico sia il peggiore ma è sicuramente un modo mediocre per introdurre un personaggio che sulla carta si appresta a ricoprire un ruolo di peso nella ricerca delle gemme dell’infinito.

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Pigiama Party in centro

 

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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