Dodici di Zerocalcare e il profumo dei soldi

dodici-zerocalcareAnche se quest’anno non sono andato al Lucca Comix ho la rara fortuna di avere a disposizione i servigi dello spacciatore di fumetti truculenti, il quale al Comix c’è andato eccome, e poi mi ha passato la “roba” sottobanco, come se fosse la metanfetamina blu di Eisenberg. In questo modo ne ho potuto godere senza portarmi addosso le cicatrici delle risse in coda allo stand della Bao Publiching. Come anticipato, Zerocalcare era in uscita con la pubblicazione del suo quarto albo a fumetti nel giro di due anni. Questo vi dovrebbe dare un’idea delle dimensioni del fenomeno che ormai è diventato quest’uomo. Un autore richiestissimo, che vende tanto, che pubblica di più e del quale non si butta via niente, come il maiale.

Eccolo qui, il nostro uomo.

Di Zerocalcare ne parlai giusto un anno fa, e oltre a quello che già affermai posso aggiungere che mi fa pensare a Giovanni Lindo Feretti da giovane. Non so cosa mi faccia scattare l’associazione di idee Calcare/Ferretti. Proprio non saprei dirlo. Mi sono andato pure a guglare le foto di Ferretti da sbarbato, ma alla fine questa grande somiglianza non l’ho trovata. 0Forse perché Ferretti sembrava già vecchio anche quando era giovane, tipo Keith Richards. Sta di fatto che ogni volta che vedo Calcare penso a lui. Credo che sia una mia tara mentale. Comunque, tornando al fumetto, il mio giudizio a riguardo è positivo se pur viziato da alcune riserve. Il punto fondamentale è che il nostro Zerocalcare ha sentito l’odore dei soldi e (giustamente) adesso ci sta dando dentro di brutto, altrimenti uno 4 albi in 2 anni mica riesce a pubblicarli eh?! Quindi, se “La profezia dell’Armadillo” era stata una prova per saggiare il terreno. Se “Un polpo alla gola” era stato l’esordio artistico nella massima serie. Se “Ogni maledetto lunedì su due” era stata un’operazione “salumeria” per vendere tutto il vendibile, questo “Dodici” è un’albo tributo a tutte quelle cose che piacciono e sono piaciute tanto al nostro buon Calcare. In particolare mi riferisco a tutto quell’universo narrativo relativo all’apocalisse zombie e derivati. ermeteSembra quasi che Calcare sia andato davanti allo specchio del bagno e si sia detto: “Oh Michele, scommetti che anch’io riesco a fare uno zombie-fumetto?” L’immagine allo specchio ha scrollato le spalle e se ne è andata. “Dodici” assume quindi tutti i connotati di una parodia. La riproposizione dell’universo Calcare ma con i morti viventi. Lo stesso tipo di operazione che spesso Ortolani effettua quando disegna le sue famosissime Rat-parodie. Ecco il perchè di tutte quelle strizzatine d’occhio a film come “Zombieland” e alla fissazione per le merendine “Twinkies” che nel nostro caso vengono chiamate “Soldino”, ai vari momenti “Walking Dead” che si succedono a cominciare proprio dall’inizio del fumetto nel bel mezzo dell’azione. Insomma, una specie di esercizio di stile che frulla nello stesso contenitore uno zillione di ammicchi, qualche riferimento, e tante citazioni in perfetto stile Zerocalcare. Onestamente, questo albo lo ritengo immancabile nella raccolta delle opere dell’autore, ma non necessario. Non così incisivo come invece lo era stato “Un polpo alla gola” e credo lo sia proprio per il suo essere parodia. Certo, ci sono delle idee veramente notevoli che colpiscono il lettore al mento e lo lasciano a terra esanime, in un lago di risate. Vedi quella del “Cristo di Hokuto” e tutta la filosofia che ci sta dietro, che ricorda molto uno dei migliori monologhi di Randall Graves in “Clerks” tipo la questione dei subappalti della Morte Nera.

Poi il susseguirsi di mille altre situazioni assurde che si incastrano come in un mosaico, il tutto scandito da una diversa colorazione delle tavole che usano il colore per gli avvenimenti del passato e il bianco e nero per gli avvenimenti presenti. tucatuca di nantoTutto questo però soccombe nel finale che semplicemente NON C’È. Vada per l’inizio a bomba che non spiega il come e il perchè. Del resto anche serie famose come “The Walking Dead” non raccontano il come e il perchè il mondo sia piombato nell’apocalisse, però il finale…il finale cazzo, ci vuole! Il lettore(io) ci resta male se una storia viene terminata frettolosamente con troppe questioni in sospeso. Voglio dire, di “Lost” ce n’è stato uno e mi è bastato e avanzato. Concludendo quindi, “Dodici” è una buona opera del nostro Calcare, ma dettata più dalla voglia di sperimentare e dalla necessità di pubblicare qualcosa, sennò Makkox gli si mette a dormire sul pianerottolo. Amen.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *