DUNE: più bello se non ci fosse stato Lucas

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Nel 1984, Dune sembra avere tutto con sé. Un regista autoriale come David Lynch che ha rifiutato di dirigere Il Ritorno Dello Jedi voltando le spalle a Lucas; un cast stellare; il design di H.R. Giger; la colonna sonora composta dai Toto e Brian Eno, e un musicista in super voga come Sting che accetta di recitare nel ruolo del cattivo.
Sulla carta non ci possono essere problemi e rimane solo da trovare un posto comodo dove sedersi a contare gli incassi del botteghino.
Voglio dire, cosa mai può mancare se anche il cantante di “Don’t Stand So Close To Me” è disposto a presentarsi di fronte al pubblico in un fantascientifico costume da bagno?
Il successo è assicurato, giusto? GIUSTO?

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Qualsiasi sceneggiatura che produca questa immagine merita una nomination agli Oscar

Quando Dune, adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo seminale di Frank Herbert datato 1965, viene pubblicato nel dicembre del 1984, riceve una derisione quasi unanime. Alcuni critici dell’epoca notano che molti dei suoi personaggi possiedono poteri telepatici, il che li mette nella posizione unica e privilegiata di essere in grado di capire cosa stia succedendo durante il film. TA DUM TSS!
A partire dal 1971, il progetto del film ispirato al romanzo di Hebert ha bruciato milioni di paperdollari mentre passava di mano in mano. Inizialmente affidato al produttore de Il Pianeta Delle Scimmie, Arthur P. Jacobs, per poi passare al regista cileno Alejandro Jodorowsky, al fantascientifico Ridley Scott, e infine approdare nelle mani del regista d’avanguardia David Lynch. La versione di Jodorowsky, addirittura, era stata pensata lunga 14 ore, con Mick Jagger, David Carradine, Salvador Dalì nel ruolo dell’imperatore pazzo della galassia, e la colonna sonora suonata dai Pink Floyd. Un progetto faraonico partorito sul filo del delirio che non trovò nessun produttore hollywoodiano abbastanza fuori di testa da crederci.
Insomma, nel corso di una decade, Dune si porta dietro un’alone quasi leggendario e riesce ad approdare nei cinema con la versione di David Lynch; una versione profondamente imperfetta che si rivela un fallimento commerciale, ma riesce comunque a catturare e distillare alcune parti essenziali di una delle opere di fantascienza più dense di contenuti mai scritta.

 

Se lo si analizza per bene nella sua rappresentazione Lynchiana, Dune è un anti-Star Wars. Di fatto annulla tutto ciò che la trilogia di Lucas aveva fatto per rendere la fantascienza un luogo confortevole e divertente per la quasi totalità degli spettatori del pianeta Terra.
Soprattutto nel suo primo film, Una Nuova Speranza, Star Wars aveva portato il pubblico in galassie favolesche, lontane lontane, certo, ma di facile metabolizzazione grazie alla loro assonanza con il genere fantastico e western, e con una storia semplice e riconoscibile: un contadino ingenuo incontra un vecchio saggio che diventa suo mentore, si procura una spada (fighissima) e parte all’avventura mentre un cowboy dello spazio lo aiuta. È quasi sconcertante che il produttore Dino de Laurentiis, che acquistò i diritti del progetto nel 1978 già un anno dopo che Star Wars era diventato un successo planetario, potesse anche solo guardare il romanzo di Herbert e pensare di farne qualcosa di accessibile, divertente, e coinvolgente per quello stesso tipo di pubblico.

 

Il libro di Herbert offre una saga meticolosamente dettagliata di un futuro oscuro in cui le case reali combattono per il controllo del pianeta desertico Arrakis e della sua preziosa risorsa, la spezia melange. Una dinamica molto più simile a prodotti contemporanei come Il Trono Di Spade e per nulla amichevole per il pubblico dell’epoca. Lo stesso linguaggio adottato nel libro, straripante di titoli nobiliari declinati in decine e decine di nomi dalla fonetica aggressiva come ARRAKIS o HARKONNEN, era distante anni luce dall’impostazione infinitamente semplice e cool dettata da Lucas con i suoi “blaster”, “X-Wing”, “Wookie”. Non meraviglia che l’opera di Herbert sia tra le preferite in assoluto di George R.R. Martin. Adattare tutta quella storia nella lunghezza di un solo film commerciale è impossibile, e già la versione di Jodorowsky si era dimostrata comicamente irrealizzabile.
Il film di Lynch soffre di numerosi tagli e ritocchi all’edizione finale, e si vede palesemente che è stato “costretto” nella sua durata di due ore e 17 minuti. È stata la produzione ad intromettersi nella sceneggiatura di Lynch e ha fatto in modo di ottenere quel montaggio così lontano dall’idea del regista.
Lynch odiò così tanto quel film che quando la Universal Studios ne pubblica una “versione estesa” per la televisione, contenente quasi un’ora in più di girato precedentemente scartato e una nuova voce narrante (questa volta maschile; Virginia Madsen aveva narrato la versione cinematografica) richiede che il credito della regia venga attribuito al regista Alan Smithee, lo pseudonimo che i registi usano quando non vogliono essere associati al loro stesso film, e la sceneggiatura a “Judas Booth” (altro pseudonimo che Lynch stesso inventò, ispirato dal tradimento di Giuda Iscariota e da John Wilkes Booth che assassinò Abraham Lincoln) per far capire ai dirigenti di aver tradito e assassinato la sua visione.

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David Lynch e la Produzione che discutono pacatamente del film

Proprio per il fatto che TUTTO il romanzo deve essere compresso nel minor tempo possibile, Dune incapsula al suo interno una raffica di spiegoni che abbattono mortalmente il ritmo e che si presentano allo spettatore con un iniziale monologo di Virginia Madsen in cui ella spiega tutto l’antefatto della storia, facendo presagire i sintomi di orchite che si accentueranno durante la visione.


Il linguaggio stesso di Dune rende il film quasi impenetrabile. Entro i primi 10 minuti, il film bombarda gli spettatori con parole come “Kwisatz Haderach” , “landraad”, “gom jabber” e “sardaukar” con poco o nessun contesto. A dare un volto ai personaggi a cui si riferiscono tutte queste parole oscure c’è un cast di attori prestigiosi, ma completamente carenti delle qualità umane che hanno reso Star Wars la pietra di paragone di tutta la filmografia fantascientifica del periodo. In Dune non c’è un Han Solo a fomentare le folle, non c’è un Luke Skywalker in cui immedesimarsi, non ci sono due droidi idioti a cui delegare il compito di fare da spalla comica, ci sono solo figure rigide, impalate, strane e scoraggianti che parlano in toni iper-drammatici e dichiarativi. È difficile essere meno umani di uno spartitraffico, ma alcuni protagonisti di Dune ci riescono benissimo.
Tutto questo ha decretato l’insuccesso di Dune in quel preciso momento storico. Certamente è un tipo di fantascienza completamente diverso rispetto a Star Wars, quest’ultimo creato per confortare e divertire. Dune invece voleva sfidare, voleva osare qualcosa di maestoso, e i suoi tentativi hanno anche prodotto alcuni dei momenti più roboanti del film.
Se l’obiettivo era quello di creare un mondo completamente alieno come quello del libro, beh, allora Lynch è stato la scelta giusta, con le sue bizzarre sequenze oniriche piene di feti non ancora nati ed energie scintillanti, scenari inquietanti come l’inferno industriale del pianeta natale degli Harkonnen, e spietate gerarchie sociali dove la vita di un uomo viene decisa da una cardiovalvola. Dune, però, è più vicino a Kubrick ( 2001: Odissea nello spazio ) che a Lucas. Cerca di piazzare lo spettatore in qualche luogo sconosciuto mentre gli dipana lentamente davanti una storia gigantesca e oscura.
Alcune scene sono dei MACCOSA clamorosi, come l’incontro dell’imperatore con il navigatore della Gilda (fondamentalmente una gigantesca arachide mutante che galleggia in un acquario mobile), per dire. Oppure il fatto che la corte dell’Imperatore nelle scene iniziali sembri una reliquia della Russia zarista, e su tutte c’è quella scena con Patrick Stewart che guida la carica della resistenza Atreides con un carlino in braccio.

Una gigantesca arachide mutante che galleggia in un acquario

Alla carica col Carlino in braccio

Tuttavia Dune ci regala degli effetti speciali che, se visti adesso, non sono particolarmente impressionanti dal punto di vista tecnico, ma nel 1984 potevano sempre cavarsela benissimo nonostante nell’immaginario popolare fosse ben presente il solito Star Wars.
I set in miniatura sono perfettamente inseriti. Gli iconici vermoni della sabbia creati da Carlo Rambaldi svolgono egregiamente il loro lavoro tant’è che sono diventati l’emblema della pellicola nel corso dei decenni. L’arte di H.R. Giger per il pianeta natale degli Harkonnen, Giedi Prime, riciclata dalla produzione fatta per Jodorowsky a metà degli anni ’70 è sempre meravigliosa. L’idea delle armi soniche ( originale della sceneggiatura di David Lynch ) è davvero molto bella. La scena della flotta Atreides che parte per Arrakis, con dozzine di navi che si insinuano in quello che sembra un gigantesco buco della serratura ornato è perfettamente accettabile anche ora.

 

Prima della sua morte nel 1986, Herbert dichiarò di essere molto soddisfatto della rappresentazione cinematografica di Lynch. Si può capire il perché. Sebbene non sia un’esperienza coesa, preso nelle sue singole scene Dune ha una potenza sorprendente. Guardarlo oggi penso si possa paragonare a una versione bignami a fumetti del romanzo originale. Considerando l’ampiezza e la densità immaginifica del mondo di Herbert, può comunque essere valutato come un buon risultato.
David Lynch, invece, non ama per niente Dune. Non avendo avuto il controllo sul montaggio finale, egli ritiene di essere stato ucciso come professionista. In più il film è stato anche un fallimento commerciale, quindi ritene di essere stato ucciso due volte. Voi che ne pensate? Vi è piaciuto Dune di Lynch? Scrivetelo nei commenti.

Uh, guarda. Là c’è David Lynch che sta morendo!

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con sé stesso e non falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai videogiochi vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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7 Responses

  1. Denis ha detto:

    Film imperfetto che alla fine narra sempre del viaggio dell’eroe, senza De Laurentiis forse non esisterebbe Lynch visto che gli produce anche il successivo Velluto Blu.
    Vedremo Villeneuve se farà meglio che reputo un registo palloso che fa film fotograti benissimo ma noiosi.
    La versione estesa cosa aggiunge.
    C’è anche la Sean Young di Blade Runner.
    Per me promosso

    • Simone Guidi ha detto:

      Il rischio Villeneuve è concreto. Come hai detto tu, la fotografia è mozzafiato ma i ritmi sono soporiferi (vedi Blade Rummer 2049 ).
      Di DUNE mi ha colpito di più Francesca Annis, l’ho trovata meravigliosa. Per me esteticamente una spanna sopra a Sean Young che comunque rimane un bel vedere.

  2. Giank ha detto:

    Dune (1984) non è stato l’adattamento che avrei voluto, ma non mi è dispiaciuto.
    Forse è complice il fatto di aver visto prima il film di aver letto e riletto i libri, ad ogni modo penso che un adattamento non dovrebbe essere uguale al libro.
    Per dire: me ne lamento sempre, ma sono ben conscio che fosse il meglio che potevamo avere. 🙂

    Sono molto entusiasta comunque del nuovo (doppio) film che sta arrivando, sul quale ho caricato parecchie attese, ed il fatto che il regista sia lo stesso di Blade Runner 2049 (che per me è stato perfetto così, compresi i ritmi che IMO erano quelli giusti), amplifica questo entusiasmo.
    Vedremo se l’opera finale rispetterà le (mie) aspettative, ma voglio essere fiducioso.

    • Simone Guidi ha detto:

      Fiduciosi, sempre. Critici, semmai dopo. Anche a me DUNE di Lynch non dispiace. Riconosco che ha dei punti deboli ma nel complesso non è un disastro come molti lo vogliono dipingere. Anzi, ti dirò di più, secondo me, oggi come oggi, il mondo è pronto per ricevere molto meglio lui e le sue nuove versioni.

  3. Ste84 ha detto:

    Dopo aver letto Dune le sensazioni che ho avuto sono state quelle di aver vissuto una grande ed emozionante storia epica, ricca di fascino e immaginazione. Poche volte mi è capitato, leggendo un romanzo, di aver sentito qualcosa di simile. Dovrei andare a scomodare il ciclo delle fondazioni di Asimov per avere un paragone forse non calzante ma sicuramente all’altezza di quelle sensazioni.
    Immediatamente mi sono anche reso conto che portare una simile ricchezza di contenuti dentro un singolo film in maniera soddisfacente sarebbe stato un vero e proprio azzardo. Troppo da tagliare e ancora troppo da far vedere in così poco tempo.
    A me il Dune di Lynch non è mai dispiaciuto ma è evidentemente pasticciato e carente per tutti i motivi di cui hai già scritto, ciononostante trovo che abbia il suo perchè. Questo giudizio tutto sommato benevolo dipende dal fatto che, a piccoli sprazzi, la musica e le immagini riescono davvero a formare delle sequenze molto belle ed evocative, vicine a come me le ero immaginate leggendo il romanzo. La sequenza sul viaggio che hai inserito nell’articolo è sicuramente una di queste assieme a certe parti nel deserto con i vermi che per me valgono tutto il film. Peccato per il resto.
    Per quanto riguarda Villeneuve, ben venga la scelta di dividere il suo Dune in 2 parti, vedremo a dicembre se sarà riuscito a giocarsi bene le sue carte. Io non temo i suoi ritmi soporiferi, anzi, ho sempre creduto che certe storie cariche di epicità abbiano proprio bisogno di prendersi tutto il tempo e la calma di cui hanno bisogno per svolgersi al meglio e sono contento che questo progetto sia in mano sua.
    Sai che ti dico, sono fiducioso.

    • Simone Guidi ha detto:

      Non l’ho mai letto ma ovunque sento riferimenti all’ampiezza e la complessità dell’opera letteraria di Herbert. Nel 2020 possiamo tranquillamente dire che il formato seriale televisivo ha raggiunto la piena maturità, sia per i professionisti che ci lavorano che spesso sono gli stessi dietro a grosse produzioni hollywoodiane, sia per i budget che ormai vengono impiegati per realizzarlo.
      DUNE in formato televisivo sarebbe l’unico modo per rendergli onore, un po’ come anche per la saga de LA TORRE NERA, del resto. Villeneuve al cinema se la può veramente giocare, ma a questo punto, dopo tutto quello che ho sentito a riguardo, forse era meglio se puntava direttamente a una trilogia 😉

      • Ste84 ha detto:

        Ah guarda, su questo con me sfondi un portone aperto. Visto che il romanzo è già idealmente diviso in 3 parti, il massimo sarebbe stato fare alla Il Signore Degli Anelli e dividere la storia in 3 film, su questo non ci piove. Evidentemente chi ha investito su questo progetto non ha voluto correre il rischio. Insomma, dovendo scegliere un formato film io avrei chiaramente puntato su una trilogia ma anche diviso in 2 parti potrà dire la sua se scritto con criterio, in 4 o 5 ore totali di cose se ne possono raccontare abbastanza.
        Questo rimanendo sull’idea cinematografica. Ma hai detto bene, oggi le serie tv sono mature per poter rappresentare qualsiasi cosa. Prendere Dune e farne una serie da almeno 10 puntate da un’ora sarebbe una cosa meravigliosa. E non dimentichiamoci che Dune è un ciclo di 6 romanzi che coprono una storia lunga migliaia di anni, volessero fare 6 stagioni da 10 puntate avrebbero tutto il materiale necessario e tutta la mia approvazione.

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