Nascosto nel TRASH : breve compendio a DUNGEONS OF DAGGORATH in vista del film tratto da Ready Player One

Quasi tutti quelli che disponevano di un computer nei primissimi anni ’80, cosa tra l’altro NON scontata a quei tempi, hanno assistito ai vagiti dei videogiochi di ruolo e delle avventure grafico/testuali. Su queste frequenze ho trovato occasione per citarvi le avventure grafiche di Scott Adams e della LucasArt, per dire, ma prima di esse c’erano veri e propri pionieri tipo Ultima e l’inossidabile Zork. Come al solito questi giochi traevano ispirazione dalla letteratura fantasy, dai film e dai fumetti. E anche se ad oggi vengono ingiustamente sottovalutati non godendo dell’attenzione che meritano, avevano un’enorme carica innovativa e, soprattutto, didattica.
Io, per esempio, ho avuto i miei primi approcci alla lingua inglese giocando a The Dallas Quest… Si. Ok, bravi. Magari qualcuno dirà che quegli approcci mi hanno condotto solo a un gigantesco due di picche con la suddetta. Ve lo concedo, potrebbe essere vero. Però, il punto non è la mia preparazione nella lingua inglese. Il punto è che quei giochi, purtroppo, non sono ricordati abbastanza ADESSO.
Dungeons of Daggorath è uno di questi giochi, ma per fortuna arriva Ernest Cline a rinfrescarci la memoria. E adesso un po’ di musica giusta per farvi entrare in situazione.

Dove eravamo rimasti? Ah, già! Proseguendo nella lettura del romanzo Ready Player One e collegandoci all’articolo che ho scritto la settimana scorsa, ritroviamo il nostro protagonista, Perzival, che ha sconfitto il Lich giocando a Joust, e adesso si rigira tra le mani la chiave di rame. A questo punto deve trovare la corrispondente porta da aprire, ma dove sarà mai?
L’indicazione gli viene rivelata inclinando la chiave alla luce della torcia. Due versi incisi nel metallo si possono leggere ad alta voce:

Ciò che cerchi è nascosto nel trash
Nel più profondo di Daggorath

Qui si ritorna nel mio campo di elezione, corridori miei, e vi dico che «Nascosto nel trash» è un riferimento alla linea di computer TRS-80.
Il TRS-80 Color Computer è frutto di una collaborazione fra Tandy e Radio Shack, viene prodotto a partire dal 1980, ha ben tre incarnazioni con relativi salti generazionali e, anche se usa un processore Motorola 6809 notoriamente costoso, riesce a mantenere il suo prezzo competitivo sul mercato. I suoi utenti gli affibbiano il soprannome di «Trash-80» non tanto per eventuali prestazioni scadenti o design pacchiano, ma piuttosto come goliardico acronimo di “Tandy Radio Shack”, da cui derivava il suo stesso nome: TRS-80.

TRS-80 Color Computer 2

Dal 1983 al 1986, il TRS-80 vive la sua seconda incarnazione con la versione Color Computer 2, immessa sul mercato americano con verie dotazioni di memoria, 16/32/64K, per combattere la concorrenza di Commodore e Atari.
Ecco. Adesso che abbiamo definito il campo da gioco, veniamo velocemente al dunque di quest’articolo.
Nel libro di Cline, James Donovan Halliday è il creatore dell’immensa simulazione virtuale denominata OASIS attraverso la quale Perzival si sta muovendo, e al momento della sua morte lascia al mondo un almanacco per aiutare i Gunter (ovvero, coloro che partecipano alla caccia al tesoro che lui stesso ha indetto) a trovare l’Egg.
Nell’almanacco di Anorak, appunto, Halliday scrive chiaramente che DUNGEONS OF DAGGORATH era il gioco che l’aveva portato a decidere di diventare un programmatore di videogiochi. E, guarda caso, nella sua vecchia cameretta di ragazzino, proprio Dungeons of Daggorath è uno dei giochi impilati nella scatola da scarpe accanto al suo TRS-80.
Ricapitolando tutte queste informazioni, l’enigma iniziale si risolve da sé: Perzival deve teletrasportarsi su Middletown, un pianeta virtuale interamente ricoperto da duecentocinquantasei copie identiche della città natale di Halliday ( Middletown, appunto). Entrare nella casa di Halliday, andare nella sua cameretta e mettersi al TRS-80, giocare a Dungeons Of Daggorath raggiungendo il livello più profondo del sotterraneo e… Oplà. Lì avrebbe trovato la Prima Porta.


Dagorath è una parola in Sindarin, la lingua elfica creata da J.R.R. Tolkien nel Signore Degli Anelli. Significa «battaglia», ma Tolkien la scriveva con una sola G, non due. Daggorath, con due G, è invece la variante che gli sviluppatori, Douglas J. Morgan e Keith Kiyohara, scelsero per il loro gioco con il chiaro intento di omaggiare il famoso scrittore.
Prodotto da DynaMicro, Dungeons Of Daggorath viene rilasciato nel 1982 per il Trash-80 su una cartuccia ROM da soli 8 kilobyte. Nonostante ciò, presenta un labirinto multilivello ed ha, grazie all’innovativo lavoro di Phil Landmeier sul suono, un uso degli effetti sonori molto avanzato per quel momento storico, tant’è che attraverso di essi vengono forniti indizi importanti sulla posizione dei mostri e la progressione del gioco.
Intorno al 2001, il copyright esclusivo di Dungeons Of Daggorath ritorna in possesso di Douglas J. Morgan in quanto, per anni, non c’è stata produzione e vendita da parte di Radio Shack. Morgan, quindi, decide di rilasciare gratuitamente al pubblico il gioco come freeware, chiedendo solo un piccolo contributo facoltativo. Proprio grazie alla disponibilità del codice sorgente, la community dei fan lo porta praticamente su tutte le piattaforme recenti come Windows, Linux, e anche PlayStationPortable tramite libreria SDL.

Dungeons Of Daggorath è uno dei primi videogiochi 3D in prima persona mai creati. È un lontanissimo antenato di DOOM. Fondamentalmente lo Skyrim del 1984. Per i primi anni ’80 rappresenta l’avanguardia, e la sua premessa avventurosa è molto semplice: il minuscolo villaggio di Rivenshire è minacciato da un antico mago malvagio, e tocca al giocatore, armato della sua fida spada di legno, esplorare i dungeons sottostanti il villaggio per trovarlo e cacciarlo via.
I tempi dello SCUMM sono ancora da venire e l’avventura si gioca come tutte le altre avventure ad esso contemporanee: tramite tastiera digitando il comando completo, oppure, le lettere che lo abbreviano. Per esempio: “A R” significa “Attack Right” (attacca a destra). Il movimento funziona allo stesso modo: “M R” significa “Move Right” (muoviti a destra).

Il gioco consente di portare nel proprio inventario vari tipi di torce a visione limitata. La torcia peggiore, la “torcia di pino”, dura circa 15 minuti prima di spegnersi. Ci sono anche torce lunari e solari che durano più a lungo e mostrano praticamente tutto, anche porte nascoste e animali magici che sono altrimenti invisibili. Si può salire o scendere attraverso vari livelli tramite una scala, oppure cadere dentro a delle trappole.
Come consuetudine per quei tempi, la mappatura del Dungeon è una pratica manuale che il giocatore doveva sobbarcarsi, segnando i percorsi su carta per ricordarsi la posizione delle insidie, e ogni livello ha nemici diversi che diventano progressivamente più forti.
Al primo livello, si affrontano i serpenti, i ragni, i giganti di pietra, e un paio di blob. Al secondo livello ci sono i cavalieri e altri giganti più cazzuti. Al terzo, una falsa versione del mago malvagio, e così via fino al quinto e ultimo livello dove ci attende il crudele mago in persona. Se ci si muove troppo spesso tra i livelli, un Balrog comincia a inseguire il giocatore ed è praticamente invincibile.

A oltre tre decenni dalla sua uscita, Dungeons of Daggorath si erge, nonostante i suoi suoni primitivi e la grafica monocromatica, come uno dei migliori giochi di ruolo mai realizzati. Il gioco culmina nel quinto livello del dungeon, quando con l’aiuto di una Spada Elfica e un Anello di Ghiaccio si riesce a uccide il mago e il player lo sostituisce come nuovo governatore di Daggorath.
Volete giocare a Dungeons Of Daggorath sul vostro PC? Cliccate QUI.

 

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4 risposte a Nascosto nel TRASH : breve compendio a DUNGEONS OF DAGGORATH in vista del film tratto da Ready Player One

  1. Ste84 scrive:

    Onore ai pionieri, se fossi nato 15 anni prima un gioco del genere mi avrebbe mandato fuori di testa. Non lo conoscevo questo Dungeons of Daggorath ma, nonostante non sia uno fissato con la grafica, recuperare un gioco così adesso non so se riuscirei a digerirlo. Per ora per quanto riguarda il gdr non sono riuscito ad andare più indietro di Ultima VII (titolone pazzesco tra l’altro) però questo sotto sotto mi intriga e dalle immagini mi ricorda The Elder Scrolls: Arena, ovviamente più primordiale… magari un giorno gli darò una possibilità, mi piace scoprire vecchie gemme.

    • Simone Guidi scrive:

      Sai che, adesso non abbiamo più neanche la pazienza per giocare a questo tipo di giochi. Al tempo erano pienamente giustificati dai ritmi di quella società e dalla tecnologia che offriva, adesso siamo andati troppo oltre. Siamo troppo abituati alla super CGI e al montaggio Action serrato. Adesso i giochi sembrano film e i film sembrano giochi. Giocare a Dungeons of Daggorath e i suoi parenti è come vedere un film dei fratelli Lumiere e confrontarlo con Star Wars.

      • Ste84 scrive:

        A me quello che manca più che la pazienza è proprio il tempo. Vado matto per i gdr ma non è più come quando andavo a scuola che al pomeriggio studiavo due orette (ma proprio quando volevo esagerare eh) e il resto della giornata potevo stare incollato al pc, magari anche dopo cena. Ancora adesso cerco di farmi qualche partita ma se riesco a giocare un’ora di fila è un miracolo e poi possono passare giorni o settimane prima di riprendere. Questo porta a due sgradite conseguenze, la prima è che ci metto un anno a finire un gioco (successo veramente con Baldur’s Gate) e la seconda è che se passa troppo tempo dall’ultima partita poi non mi ricordo le cose da fare, quale quest stavo seguendo e perchè, i dialoghi che ho avuto con gli altri personaggi, ecc, e ci va del tempo anche per rimettersi in carreggiata… I gdr vanno seguiti con costanza e dedizione se no è un casino.

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