Vincitori e Vintage : Dylan Dog Al Servizio Del Caos

TEMPO DI LETTURA: 5 minuti

alserviziodelcaosGennaio 2015, accadono due cose:
La prima è che passo uno dei momenti più bui e tristi della mia intera esistenza.
La seconda è che Roberto Recchioni sforna questo Dylan Dog Al Servizio Del Caos che è il primo vero unico albo decente dall’inizio della sua rivoluzione.
Entrambi questi eventi mi hanno segnato moltissimo, ma è ovviamente il primo quello di cui porterò le cicatrici addosso per ancora moltissimo tempo, tipo IN ETERNO, mentre per il secondo, beh, a parte la piacevole sorpresa, rappresenta un vero e proprio spiraglio di luce nell’immenso vuoto che c’era a Craven Road.
Abbiamo delle sostanziali novità e, soprattutto, l’abbandono almeno temporaneo del vintage da parte di un Dylan che si lascia andare all’uso dello smartphone. Nel complesso una storia che tiene, con qualche MACCOSA bello robusto sì, ma tant’è, e che decreta finalmente il grande vincitore delle contraddizioni: Roberto Recchioni.

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Sopra: Tecniche di controllo mentale

Anche qui soggetto e sceneggiatura di Roberto Recchioni, come per Spazio Profondo qualche mese fa, però al contrario di Spazio Profondo la storia non si regge interamente su una grandinata di MACCOSA ignobili, ma solo su uno bello grosso che poi non è altro che il casus belli che induce il nostro OLD BOY ad accettare il caso e imbarcarsi in un’avventura lineare culminante nella perculata del lettore specificatamente, e dei social col telefonino generalmente.

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Intendiamoci, a me questo numero è piaciuto e lo giudico forse il migliore da quando la rivoluzione recchioniana iniziò con quella grande SCUREGGIA vestita nello SPAZIO PROFONDO. Non è il migliore dei Dylan Dog certo, ma alla luce dei precedenti è sicuramente una boccata d’aria fresca presa sul passo del Pordoi, non una scureggia nello scafandro.

Abbiamo dei cambiamenti:

1) Introducing il nuovo cattivo, John Ghost, che in quanto a stronzaggine è palesemente ispirato all’io social del suo creatore ( poi magari nella vita vera Roberto è un compagnone di quelli da gara di rutti, e chi lo sa? Io non lo conosco) e si muove e atteggia da rettile.

dylan22) Abbiamo Dylan Dog che stringe per la prima volta tra le mani uno smartphone e tenta anche di usarlo (inutilmente). Dylan manipola l’oggetto come fosse una bestia strana capace di morderlo da un momento all’altro e alla fine non si può dire che lo usa, lo MANIPOLA, appunto.

3) Abbiamo un overflow di citazionismo tanto pesante da buttarla quasi in CAFONAL. Con personaggi mutuati dall’attualità al protagonismo tra le vignette, e vecchi amici Dylandogghi che riappaiono dopo anni di oblio, ripescati direttamente dalla Belle Epoque dell’indagatore dell’incubo, tipo LUI…

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L’occhione tentacoloso

Che lo avevamo lasciato che pedalava in Tandem in quel bellerrimo numero 41 che fu GOLCONDA:

photofun-2472318818E poi l’avevamo rivisto en passant nella numero 117, “LA QUINTA STAGIONE“.

Dyd117Ma, come dicevo prima, non mancano i personaggi extra-dylandog, tipo il bastardissimo chef Gordon Ramsay:

dylan3Oppure il pluripremiato fumettista mago ancestrale e anche un po’ inquietante ALAN MOORE.

dylan4Ma oltre a queste chicche che piacciono alla gente che piace, abbiamo affettivamente una storia sì banalotta ma dal sapore antico, che riporta il lettore anziano ai fasti dei primi anni ’90 quando numeri qualitativamente storici come GOLCONDA venivano sfornati con una certa regolarità.
Erano gli anni del BOOM del Dog-Style dopo lo scherno e la segregazione dovuti a quella scomoda etichetta di fumetto per psicopatici che gli era stata affibbiata in principio.
A quell’iniziale rifiuto seguì una lenta metabolizzazione che portò Dylan Dog a diventare “di moda”, inondando il mercato di t-shirt e diari scolastici che diedero il loro pesante contributo a una generazione di depravati e alla fumettocrazia italiana tutta.

Il 1990 e la bara volante
 

La storia…La storia più che altro è un pretesto. Un motivo banale per introdurre nel Dylanverso John Ghost. Più che storia poi, un vero e proprio MACCOSA di quelli che più uno ci pensa e più si gratta perplesso la barbetta che ha sul mento.

Storia in breve: John Ghost, ricco e stronzo magnate industriale, incarica Dylan Dog di risolvere un mistero relativo alla produzione di una sua nuova linea di cellulari. Dylan indaga e scopre che c’è del marcio in Danimarca mentre contemporaneamente Ghost tenta di ostacolarlo e ucciderlo nel corso dell’investigazione. Alla fine Dylan minaccia di divulgare tutto quello che ha scoperto e Ghost lo percula dicendogli che sì, hai voglia fessacchiotto, fallo pure tanto nessuno ci farà caso perchè la gente è stupida. Il numero si conclude che la gente è effettivamente stupida. END.

Ed ecco il conseguente grande MACCOSA: A quale scopo assumere uno per investigare nei tuoi affari per poi passare il tempo ad ostacolarlo in tutti i modi? Non si farebbe prima a NON ASSUMERLO PER NIENTE questo tizio? Sai quanti problemi ti risparmiavi caro il mio John Ghost?!

TAFAZZI

John Ghost prima di diventare ricco e famoso

Segue a ruota il piccolo MACCOSA contraddittorio: Chi è Roberto Recchioni? Un grande comunicatore, uno che è diventato qualcuno ANCHE per la sua grande padronanza dei social e dell’internet sotto tutti i suoi aspetti. Una macchina da polemica su faccialibro, un like-maker, un tweet-o-matic, insomma avete capito no? Ecco. Uno così poi ti scrive un fumetto polemico sulla manipolabilità dei navigatori. Mi sembra giusto no? Per il prossimo Dylan Dog mi aspetto una bella storia di denuncia sull’abuso degli stupefacenti in generale, però la deve scrivere Keith Richards.

GIUDIZIO

arroganzaPerchè nel paese dei ciechi l’orbo è re

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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4 Responses

  1. Ste84 ha detto:

    Leggere questo tuo ultimo pezzo su Dylan mi ha fatto venir voglia di provare a dare una possibilità a Recchioni. Anche se “fare o non fare, non c’è provare” quindi questa possibilità o gliela dò oppure no e questo non l’ho ancora deciso. Ieri, chiuso in casa con un raffreddore epico, ho avuto il tempo di guardarmi bene Vittima Degli Eventi e devo dire che non so se mi è piaciuto o meno, non riesco proprio a capirlo. Poi alla fine dei titoli di coda troneggia un sentito ringraziamento a Recchioni poichè ha creduto molto nel progetto.. Insomma, ogni volta che mi imbatto in qualcosa che c’entra anche solo lontanamente con Recchioni vado in bambola e non capisco più niente. Da qui l’illuminazione: Recchioni in realtà NON è Recchioni ma è Hamlin con barba e capelli finti e ogni volta che vengo a contatto con qualcosa che lo riguarda il suo potere ipnotico mi confonde i sensi come se fossi dentro a Safarà. Il dubbio è atroce: rimanere con il bellissimo ricordo dei primi 100 numeri di Dylan (quindi anche ben prima della rivoluzione recchioniana..) o smetterla di restare aggrappato al passato come una cozza su uno scoglio e provare invece a lanciarmi sul nuovo Dylan??

    • Simone Guidi ha detto:

      Caro Ste84, che piacere rileggerti. Ora magari “lanciarsi” nell’era recchioniana non mi sembra proprio il caso visto che per adesso la qualità è stata molto discutibile. Diciamo che puoi provare a dare uno sguardo, ma se usi come metro di paragone i bei tempi che furono, rischi delle cocenti delusioni. Roberto è un venditore DOC, uno che venderebbe il gelato agli eschimesi, una roba tipo Ray Kassar, per intenderci, o anche Jobs, però il paragone Jobs/Recchioni suona tipo Nembo Kid contro Nonna Abelarda.
      Questo numero non è male. Non è perfetto, non è bellissimo. Si può leggere. È il PRIMO della gestione Recchioni che apprezzo. Vedi te.

      • Ste84 ha detto:

        Uhm mi sa che alla fine prenderò ancora un po’ di tempo titubando guardingo. Comunque non sono contro gli ammodernamenti a prescindere, ad esempio ho apprezzato tantissimo il lavoro fatto con la serie Sherlock, ma lì la qualità è alta a mio avviso e quindi la rivisitazione regge perchè è brillante. La sfiga di Recchioni è proprio questa, Jobs sapeva vendere alla grande dei prodotti che seppur sovraprezzati erano comunque ottimi (e lo dico sportivamente da linuxiano allergico a tutto ciò che è Microsoft o Apple) mentre il nostro buon Roberto si trova invece a dover vendere un prodotto di scarsa qualità cercando di farlo passare per altro. Quanto potrà andare avanti così?.. Io magari nel frattempo potrei provare a esorcizzare la paura verso gli albi di Recchioni pensando che al mondo si sta tramando di peggio… tipo Ghostbusters 3…

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