Dylan Dog come se fosse antani: I raminghi dell’autunno

TEMPO DI LETTURA: 4 minuti

GBfU6BQOWw=--1Il numero della svolta»

2Un punto fermo dal quale ripartire»

3Finalmente un buon numero di Dylan Dog dopo anni di mediocrità»

Per me va bene la numero 3. L’accendiamo? Sì via, accendiamola. Anzi, diamogli proprio fuoco con l’ausilio di una tanica di benzina e un buon zippo, ché se proprio devo entrare in ballo è giusto che lo faccia da SMANIERATO quale sono. Del resto questo è un argomento delicato, altrimenti tutta questa maretta sul net per l’albo di Dylan Dog pubblicato questo mese non ci sarebbe stata.
Il numero 333, “I raminghi dell’autunno”, ha tirato su più polvere di quanta ne avesse mai tirata Maradona durante i suoi anni di permanenza a Napoli. Il mio spacciatore di fumetti truculenti non è riuscito ad astenersi, e al motto di: « ‘mo voglio proprio vedere se è bello come dicono », per la gioia di Recchioni se l’è andato a comprare ( soldi cash Roberto. TAAAK!) e poi, ovviamente, me l’ha passato e…Oh ragazzi, questo albo dice veramente qualcosa. Peccato che sia una supercazzola.

Certe volte penso che sia meglio se smetto di leggere i fumetti, e questo vale soprattutto per quelli che ho già smesso di leggere. Perchè alla fine un po’ di pregiudizi me li porto dietro. Per forza di cose, è così. Vuoi per il fatto che di quel fumetto lì ne ho letti a zillioni, vuoi che mi aspetto qualcosa che mi possa VERAMENTE sorprendere, alla fine un fumetto come “Dylan Dog” diventa come un’amicizia su facebook: se non ce l’ho tra i contatti un motivo preciso di dovrà pur essere no? Sìssì. A questo mondo niente accade per caso.

Comunque, mantenendo un profilo alto e tanta fiducia nella rivoluzione Recchioniana, mi sono cimentato nella lettura e devo ammettere che questo albo non è da buttare. C’è del buono in lui, lo si percepisce quasi subito. Mentre lo si legge si avverte un fremito nella forza, e non è la peperonata che avevo mangiato, intendiamoci. Come Darth Fener ritorna ai Jedi, questo albo pare ritornare ai vecchi fasti di “Johnny Freak”, riprendendone i soggetti e utilizzandoli in modo diverso. Di questo bisogna ringraziare il buon Fabio Celoni che se lo è interamente scritto e disegnato, regalando al lettore delle pregevoli tavole dal tratto marcato e dense di particolari.
Nella sua storia troviamo un Dyland Dog amareggiato e depresso, reso cinico dalla dipartita di Groucho, il quale se ne è andato in tutta fretta per unirsi ad un circo itinerante di freak due anni prima, senza preavviso, così, lasciandolo senza Ferrero Rocher e senza pulire il water.

DD2Fabio Celoni dicevo, svolge un ottimo lavoro dal punto di vista grafico e fa dimenticare ai lettori l’aumento del prezzo di copertina da 2,9 a 3,2 euro che li ha investiti in pieno durante un’assolato pomeriggio di giugno. Altrettanto non si può dire del lavoro del Celoni dal punto di vista narrativo. La storia, pur essendo abbastanza labirintica ma capace di portare a spasso il lettore senza mai dissuaderlo dal seguirla o stancarlo, pecca di un finale confuso, che lascia a chi legge un forte retrogusto di incompiuto, e quindi la sensazione di essere stato preso per il culo.

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Ci sono diversi momenti onirici che si sovrappongono a quelli reali e viceversa, spiazzando il lettore e tenendolo sempre in bilico tra il Vero/Non Vero. Succedono pure delle cose importanti che vanno ad influenzare la figura stessa del protagonista, tipo quella che potete vedere qui sotto.

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Tiè. Due in un colpo solo

Ma il punto rimane sempre lo stesso: Questa storia è vera o no? È un sogno o non lo è? Il Celoni non ce lo vuol dire e lascia il lettore a pagina 100 con un grosso punto interrogativo in grassetto sopra la testa. Con l’espressione a metà tra schifo e perplessità, e un lunghissimo “Eh?” pronunciato con il naso arricciato. Tanto forte da meritarsi un sonoro “PUPPA!” urlato dall’intera curva del Livorno al Picchi.

Puppa

E lì casca l’asino, signori miei. E lì è come se Darth Fener, alla fine del famoso film, invece di buttare di sotto l’imperatore, lo avesse aiutato prendendo Luke a calci nel ventre. Come aver tentato  di interpretare cosa ci stesse dicendo il Celoni per 99 pagine e poi, alla centesima pagina, capire che era una supercazzola.

Giudizio finale

MEHMa qualcosa si muove

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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1 Response

  1. Lucifero ha detto:

    Pienamente d’accordo con te

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