È ora di tirare fuori i VHS dall’armadio: LA MOSCA

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la mosca
I remake sono il segno del declino creativo che affligge i nostri tempi? L’eccesso di remake, reboot, reimmaginazioni, prequel e sequel indica che Hollywood è ormai rimasta senza idee? Oppure, i remake sono solo il modo più cinico e sicuro di incassare gli interessi affettivi del pubblico più stagionato? Boh. Non so. Forse mi sto sbagliando o forse ci sto prendendo alla grande, fatto sta che i remake sono in circolazione da tantissimo tempo e sono una rodata strategia vecchia come la stessa Hollywood.
La Mosca di David Cronenberg è uno di questi remake, ed è anche tra i pochissimi film che mi danno un senso di inquietudine non appena compaiono le prime mutazioni nel protagonista. Lo vidi al cinema quando uscì venticinque anni fa, poi forse lo guardai per metà su Italia 1 prima che scappassi via cambiando canale. È ancora un film ben fatto e di sicuro si merita di stare tra i grandi film horror, ma è quel tipo di horror che, oltre a spaventarti, ti lascia frastornato, un po’ come se oltre ai suoi 92 minuti di angoscia ti desse anche un gran pugno sullo stomaco.
Rivediamolo insieme

 

Quando il film originale de La Mosca esce al cinema nel 1958, surclassa notevolmente in popolarità il racconto di fantascienza scritto da George Langelaan dal quale è tratto, e nessuno avrebbe mai potuto prevederlo nonostante la presenza nel cast di un master dell’horror come Vincent Price (Vincent girerà oltre 100 film nella sua carriera, la metà dei quali non saranno per niente memorabili). In Italia, il film arriva sotto le mentite spoglie de L’Esperimento Del Dottor K, non suscita il clamore riscontrato negli USA ma si fa comunque ben notare.  E qui vi sfido a tentare un esperimento sociale. Provate a gridare la frase: «AIUDOOO! AIUDADEMIII!» in qualsiasi consesso sociale che consideriate appropriato e contate i nerd anziani che ci sono nella stanza. Saranno pochissimi. Forse solo io e te, caro corridore, ma la ragione è semplice. L’originale de La Mosca è un film vecchio di 62 anni che racconta di un uomo con la testa di mosca. È vero, all’epoca fu un successo al botteghino, e uno sforzo produttivo notevole che lo salvò dal baratro dei B movies grazie a scene indelebili e grottesche. Seguirono pure un paio di sequel sempre più indifferenti, ma senza la rinascita culturale di 30 anni dopo con il remake di Cronenberg, probabilmente ce ne saremmo tutti dimenticati.

la mosca

Grazie David

La Mosca del 1986, tuttavia, è un animale ben diverso dal suo predecessore. Diretto dal canadese David Cronenberg, è molto strano per gli standard di quel periodo, così come è strano quanto poco sia durata la finestra di popolarità di questo appassionato regista di body-horror che segnò gli anni ’80 con un film sui sensitivi che si facevano esplodere le teste col pensiero.

A livello di incassi La Mosca è un successo finanziario persino maggiore rispetto al suo predecessore, e domina il box office americano per due settimane consecutive andando infine a guadagnare più di 60 milioni di paperdollari a fronte di un costo di soli 9. Oltre a questo è anche un successo di critica, e raccoglie tante recensioni positive che a un certo punto si pensa veramente che Jeff Goldblum si guadagni una nomination agli Oscar 1987 come migliore attore protagonista.
Ma cosa hanno in comune questi due film, uno del ’58 e l’altro del ’86, per aver segnato l’immaginario ed essersi impressi nella memoria collettiva del pubblico? Beh, diciamo che entrambi ruotano intorno ad un semplice ammonimento: “uno scienziato non dovrebbe mai approfondire ciò che l’uomo non dovrebbe conoscere, altrimenti ne subisce le drammatiche conseguenze“. Che se la si esamina per bene, è letteralmente la storia più vecchia del mondo quando si tratta di fantascienza; è la stessa sinossi che sta alla base della primissima storia di genere, per dire: Frankenstein. Scendendo nei dettagli, La Mosca aggiunge a tutto questo anche una certa repellenza del disumano e la convergenza di tutto ciò che troviamo disgustoso riguardo al regno degli insetti. Ma non dimentichiamoci neanche del soccombere della razionalità scientifica di fronte alla bestia primordiale che alberga in ognuno di noi. Vale la pena notare che uno dei pochi elementi che rimangono comuni tra i due film è proprio il lento soccombere dello scienziato protagonista di fronte alla natura dell’insetto che lo ha infettato.

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Ti vedo un po’ sciupato, Jeff.

La storia in breve:
Seth Brundle è un fisico brillante ma piacevolmente eccentrico. Dopo aver convinto in qualche modo una giornalista dalle cosce lunghe, Ronnie ( Geena Davis ), a seguirlo nel suo appartamento / laboratorio pazzo, le mostra il lavoro di una vita: la sua collezione di capsule per il teletrasporto.
Incredibilmente, le capsule sembrano funzionare perfettamente, ma solo quando non si tratta di organismi viventi. Dopo una notte d’amore e un babbuino rivoltato, Seth ha l’epifania e insegna al computer a trasportare organismi viventi, testando con successo il teletrasporto su un altro babbuino che gli è capitato di trovare lì, in giro nel suo appartamento dove i babbuini crescono spontaneamente.
Una scenata di gelosia con Ronnie e 4 bottiglie di vodka dopo, Seth decide di provare il teletrasporto su sé stesso e l’esperimento sembra riuscire perfettamente, ma una volta uscito dalla capsula qualcosa in lui è cambiato. Ha acquisito forza sovrumana, un’erezione millenaria, e un temperamento violento, inoltre sul suo corpo spuntano numerose piaghe e peli superflui. Seth decide di vederci chiaro e interroga i registri del computer scoprendo che una mosca domestica è entrata casualmente nella cabina durante il teletrasporto, fondendosi con lui a livello genetico.
Col passare delle settimane, Seth inizia a crollare, in tutti i sensi, e in modo spettacolare. Cerca disperatamente di trovare una cura mentre un’istinto primordiale e brutale inizia a prendere il sopravvento.

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Seth Brundle mentre esibisce un esemplare di babbuino pettinato appena sbocciato nel tinello di casa sua

Parte del motivo per cui La Mosca funziona così bene è il fatto che ruoti tutto intorno al tragico e malinconico decadimento di Brundle, cosa che accade nel giro di pochi giorni, ma non dimentichiamoci neanche l’appetito di Cronenberg per l’exploitation del truculento e per quel vecchio discorso ricorrente nei sui film della carne che si fonde con qualsiasi cosa gli capiti a tiro, il che conduce a orribili mutazioni in robe di mosca, larve che nascono al posto di bambini, babbuini ribaltati come fossero guanti e piedi che si sciolgono sotto litri di vomito di insetto. Come effetti speciali stravaganti, La Mosca è secondo solo a Videodrome, e la finezza di Chris Walas nel realizzarli gli fa giustamente vincere un Oscar nel 1987.
Incredibilmente, poi, ho scoperto che La Mosca così come la vediamo adesso è una versione “alleggerita” rispetto al taglio che Cronenberg gli aveva dato inizialmente. Pare, infatti, che una lunga scena riguardante Brundle che uccide una mutazione mezzo gatto e mezzo babbuino sia stata tagliata in fase di montaggio, così come è stata tagliata anche una sequenza in cui a Seth spunta un’appendice di mosca dal costato e lui se la strappa via a morsi. Anche il finale doveva essere diverso e delegava attenzione a quello che accadeva a Ronnie dopo quell’orribile esperienza. Giusto per farvi stare male, vi metto parte delle scene tagliate qui sotto.

 

Anche nella sua versione finale, La Mosca rimane uno dei film più grotteschi e truci della carriera di Cronenberg ed è spesso sottovalutato. Dopo tutti questi anni non credo che sia stato mostrato così spesso in TV, il che in un certo senso è comprensibile. La sua visione è abbastanza “pesante” soprattutto se si ha problemi di digestione all’ora di cena, ma è comunque un film incredibilmente efficace, di quelli che ti colpiscono davvero, il tipo di film che non puoi fare a meno di guardare e quando lo fai, speri con ansia che qualcosa ti distragga.
Ah. Aspettate! Sapevate che Mel Brooks ha prodotto La Mosca? Eh, sì, il vecchio Mel ci ha messo i soldi (così come fece anche per “The Elephant Man” di David Lynch, del resto) e come potete ben immaginare, la notizia di un uomo noto per le sue commedie demenziali che produce un remake horror di un film di fantascienza degli anni ’50 poteva pregiudicare il successo della pellicola già prima che uscisse nelle sale, così Mel fece molta attenzione a non comparire per esteso nella lista dei produttori e delegò la sua casa di produzione, la Brooksfilm, a rappresentarlo con circospezione.
E voi? Vi ricordate de LA MOSCA? Che effetto vi fece? Scrivetelo nei commenti.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con sé stesso e non falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai videogiochi vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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4 Responses

  1. Cassidy ha detto:

    Il mio secondo Canadese preferito è uno dei miei autori del cuore, questo sarà anche il suo film più famoso, l’ultimo della sua fase body horror più spinta (successivamente le mutazioni dei suoi personaggi, sono diventante interne quindi ancora più devastanti), ma lo trovo un film incredibile che mi smonta in atomi e mi ricompone differente ad ogni visione. Tre attori in croce, due interni, la mutazione che come una malattia non si arresta, anzi peggiora, e quel finale che fa venire voglia a me di gridare «AIUDOOO! AIUDADEMIII!». Dove si firma per avere solo remake così? 😉 Cheers

    • Simone Guidi ha detto:

      Bello davvero. “Pesante” per via di quella cosa che ti immedesimi in Jeff Goldblum e stai male al solo pensiero di trasformarti come sta facendo lui, ma per il resto è proprio bene fatto. Un film asciutto, essenziale, che va a cazzo dritto fino a un finale inesorabile e pienamente soddisfacente. Cronenberg fece bene a scartare l’idea di seguire Ronnie e ilmerda negli eventi successivi alla morte della Brundlemosca. Agli spettatori non fregava gran che. A ME non fregava gran che. È perfetto chiuderla così, con quel suicidio assistito e uno sparo devastante.

  2. Ste84 ha detto:

    Rivisto per la milionesima volta giusto un mesetto fa mentre stavo montando un mobile in salotto e volevo un sottofondo cinematografico. Ebbene si, a volte invece della musica “ascolto” film. Devo ovviamente conoscerli bene e a quel punto, se ho il sonoro, le immagini appaiono tutte perfettamente nella mia testa. Ho fatto questa premessa per dire che mai scelta fu più sbagliata. Amo talmente questo film infatti che, per la gioia di mia moglie, dopo 15 minuti ho mollato tutti i pezzi del mobile in mezzo alla stanza, mi sono aperto una birretta e spaparanzato sul divano a vedermi La Mosca, è stato più forte di me.
    Credo di essermi approcciato a questo film in giovane età, probabilmente in periodo scuole medie, e sicuramente mi colpì fin dalla prima visione anche se per motivi diversi rispetto ad oggi. Non ho mai visto l’originale (prometto che rimedierò a questa mancanza) ma rivedendo La Mosca del 1986 oggi, a 35 anni, devo dire di provare davvero un senso di disagio e paura. Non per le innumerevoli schifezze, dal vomito di mosca al Museo di Storia Naturale Brundle sito nel mobiletto del bagno, quanto per il significato che, negli ultimi anni, ho dato al film. Non ho idea se fossero le intenzioni del regista ma per me La Mosca è la rappresentazione del calvario del malato terminale. E così, guardandolo, mi sento spettatore impotente dei drammi, delle sofferenze, la paura e non ultimo il disgusto verso il proprio corpo dei tanti malati di cancro che, dallo shock della scoperta della malattia, attraverso i tormenti della chemio, i dolori fisici e psicologici, la caduta dei capelli e il terrore di non farcela, si avviano inesorabili verso una tragica fine.
    Trovo quindi innumerevoli spunti di riflessione ripercorrendo le vicende di Brundle-mosca, riflessioni che mi portano inevitabilmente a interrogarmi sulla fragilità delle nostre vite e, ultimamente, anche sull’impatto che certa tecnologia ha, o può avere, sui nostri corpi.
    Il fatto singolare, ma forse neanche troppo, è che tutta questa serie di pensieri non mi travolge durante la visione (altrimenti non l’avrei guardato così tante volte probabilmente) bensì in seguito. Magari anche dopo ore o giorni, prima o poi arriva quel momento dove sono solo, in silenzio, e non posso non pensare a quanto ho detto.
    Per questi motivi reputo La Mosca un capolavoro assoluto non solo dell’horror ma di tutto il cinema.

    • Simone Guidi ha detto:

      È difficile non condividere quanto hai scritto, Ste. La Mosca di Cronenberg ti rimane proprio dentro, ti si imprime a livello genetico nel DNA proprio come succede nel film. È un film che te lo ricordi per sempre e non invecchia. Lo riguardi adesso ed è sempre assolutamente credibile. Se ci pensi, a parte l’abbigliamento dei protagonisti che urla anni ’80 a squarciagola ( Jeff Goldblum con i pantaloni con le pinces e Geena Davis con le giacca con le spalline imbottite) è un opera che trascende da tutto. Si focalizza su dei punti che sono completamente slegati dal contesto temporale.
      Bel film. È tanto bello quanto è brutto il suo sequel.

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