Ray Kassar colpisce ancora: Easy to Learn, Hard to Master – The Fate of Atari

Non so se ci avete fatto caso (è una domanda trabocchetto così capisco chi non è un vero fan del blogghino e lo caccio fuori), ma quest’anno è caduto il 40esimo compleanno della console Atari VCS.
Per festeggiare, noi Cugini Del Terribile con il supporto del Signor Santilio e dei Bit-elloni, abbiamo fatto un mese intero di programmazione a tema su Atom Radio, e addirittura uno speciale dedicato. Questo lo abbiamo fatto noi che siamo fan nel nostro piccolo. Chi è fan nel suo grosso, invece, lancia una campagna su Kickstarter per produrre l’ennesimo documentario e… Ci riesce raggiungendo clamorosamente il goal! Ma fermi tutti, non è così facile come pensate. Come ebbi modo di dire ai bei tempi di quella storia su Nibbler, sono due i problemi che affliggono i documentari che trattano un soggetto su cui si sono spesi fiumi di parole: 1) avere senso per chi non ne sa un cazzo; 2) avere senso per chi sa già tutto. E io, modestamente, lo seppi.
Prego la regia di mandare un contributo video.

Vengo direttamente a vedere il mio stesso bluff e vi dico subito che questo documentario, se pur curato e fresco di presentazione a quella Milano Games Week dove incontrai personalmente DIO un paio d’anni fa, non rappresenta niente di speciale per un fanboy come me.
A livello divulgativo e didattico non contiene niente che non sia già stranoto e che non abbia trovato il giusto spazio su questo blog o in una trasmissione de I Cugini Del Terribile e, tralasciando le bellissime interviste ai protagonisti, pesca spesso tra immagini e foto tranquillamente disponibili su internet con una veloce ricerca google.
E allora, direte voi, cosa rende Easy to Learn, Hard to Master – The Fate of Atari meritevole di essere visto e conservato gelosamente nella vostra videoteca? Grazie per la domanda, ragazzi. Vi rispondo subito. Sotto Easy to Learn, Hard to Master – The Fate of Atari si nascondono in realtà due documentari distinti da circa 50 minuti l’uno (più o meno), splendidamente decorati da interviste ai protagonisti dell’epoca.
Il primo è quello dedicato alla fondazione di Atari sotto la presidenza di Nolan Bushnell, notoriamente uno dei periodi migliori dell’azienda, ricco di aneddoti e sperimentazione. Devo ammettere che pur ripercorrendo dei fatti arcinoti fa un gran lavoro. C’è più o meno tutto quello che c’è da sapere, raccontato con cognizione e senza eccessivo sensazionalismo. La cronologia è rispettata, gli avvenimenti più importanti sono puntualmente citati, il vecchio Nolan è uno spettacolo da vedere e sentire. Pure il suo Buddy di fiducia, Al Alcorn, è in formissima. E lo si può sentire snocciolare aneddoti appetitosi tipo quando Nolan lo infinocchiò mandandolo a una cena d’affari al posto suo e lui si ritrovò la Yakuza che gli puntava la pistola in faccia per una questione di gestione delle sale giochi e di percentuali da devolvere ai mammasantissima nippo.
Che burlone il vecchio Nolan, eh?!
Oppure di quella volta che andarono a farsi una birra in incognito all’Andy’s Capp Tavern per vedere di persona il delirio che PONG aveva scatenato e sputtanarono un tizio che millantava di conoscere personalmente i creatori del gioco per far colpo sulle ragazze.

 

Tutto questo funziona comunque benissimo come onesta ed equilibrata sintesi di quel brillante periodo, e lo consiglierei vivamente come punto di partenza per chi non ne sa una beneamata fava.
Il secondo documentario è quello che inizia dal momento in cui Bushnell viene sostituito al timone da Ray Kassar. Avete capito bene cosa ho detto? KASSAAARRR! Il bel presidente Kassar. Il bravo presidente Kassar. Un santo.

Il bel presidente Kassar
 

Trattasi infatti di una cosa abbastanza differente dalla precedente, che se pur raccontando del periodo stellare di Atari, (quello in cui il marchio diventò sinonimo di videogioco a livello mondiale) sviscera gli argomenti con un’insolita leggerezza e ingiustificato pressapochismo quando, invece, di cose da dire e da approfondire ce ne sarebbero a tonnellate. Perché questo accade? Ancora un’altra domanda intelligente da voi lettori. Bravi! Mi rendete un blogger orgoglioso. Ve lo spiego subito.
Come l’intervista a Bushnell nella prima parte, la spina dorsale di questa seconda è sicuramente l’intervista a Ray Kassar nella quale il nostro amato presidente sottolinea i vari accadimenti con il suo tipico aplomb da merda fumante.
Anche se non sembra, tutto questo non è cosa da poco.
Il buon Ray non ha mai rilasciato molte interviste riguardo alla sua esperienza in Atari, e questa è tipo la terza in TRENTAQUATTRO ANNI! È una delle pochissime in cui accetta di farsi riprendere da una telecamera da quando fu cortesemente (neanche tanto) invitato a dimettersi nel lontano Luglio 1983. Va da sé che rappresenti il vero valore aggiunto dell’intero progetto, giustificando il guanto di velluto nei confronti delle vicende che lo riguardano direttamente.
Così, ecco che si tende a mitigarne i fallimenti ed esaltarne i successi quando si evita di parlare di quel fiasco che fu la console 5200, oppure quando Kassar finge di non sapere niente riguardo alla vicenda Activision mentre David Crane, con un montaggio ad hoc, lo sputtana asserendo che l’intero team (al tempo composto da Lui, Kaplan, Miller e Whitehead) venne chiaramente invitato ad andarsene appena mise piede fuori dall’ufficio del capo.
Insomma, sicuramente il buon Ray avrà voluto avere l’ultima parola sulla versione definitiva del documentario, è quindi comprensibile che non abbia desiderato farsi scaricare troppa merda addosso.

ActiCOOOSA??? Cacciatemeli fuori a calci nel culo, per favore.

Conclude il film una veloce carrellata dei protagonisti mentre raccontano gli effetti del tracollo finanziario avvenuto nel 1983, con un occhio di riguardo per Kassar del quale, ovviamente, non viene minimamente accennato quel fastidioso caso di insider trading che lo catapultò sulle prime pagine dei giornali in quel periodo tumultuoso.
Tirando le somme, è un buon film per quelli che non sanno un cazzo ma anche quelli che sanno già tutto possono trovare un’attrattiva nell’intervista a Ray Kassar, il presidente buono, guardandolo mentre fa i salti mortali cercando di convincere il mondo che quell’uomo cattivo di cui tutti raccontano non esiste (un po’ come Keyser Söze, del resto). A tal proposito vi consiglio di attendere dopo i titoli di coda, quando potrete rivedere il vecchio Ray all’apice della sua performance.

Frase del documentario:
«Devi rendere obsoleti i tuoi prodotti il prima possibile, altrimenti quancun’altro lo farà al posto tuo.»

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