El lucha libre: parola d’ordine ROCK STAR!

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El lucha libre

“ El lucha libre “ è un’opera prima e come tale vanta tutti i pregi e soffre di tutti i difetti di un’opera prima. La cosa che però voglio assumere come punto fermo di questa recensione è che ci si diverte parecchio leggendola, e non è cosa da poco.
Ci si diverte per un semplice quanto basilare motivo: gli autori si sono divertiti molto scrivendola.
[pullquote]Sono seduto in auto con un pluriomicida…sono scampato a un incendio…ho trafugato un cadavere…eppure ho la sensazione che le cose debbano ancora precipitare[/pullquote]
Questo è il fattore fondamentale, l’ingrediente segreto, la chiave di volta di (quasi) tutte le opere prime: la spensieratezza. La voglia di scrivere nero su bianco quello che si ritiene più opportuno o gradevole al momento, senza pregiudiziali, senza il peso di un paragone (quello arriverà con la stesura delle opere successive), senza aspirare a null’altro che la soddisfazione personale.

Gente che non si fa dei problemi

Questo è “ El Lucha libre “; un’irrefrenabile sfogo di idee, battute fulminanti e citazioni più o meno cinemusicali.
Al centro delle traversie di questa storia c’è Yuri, scafato e cinico produttore di sigle per cartoni animati negli sfavillanti anni ’80. Dopo essere sopravvissuto agli eccessi e alle droghe di quel decennio, riscopre l’ardore idealista quando, per caso, scova in un concorso di provincia il nuovo profeta del rock. Un redivivo Jim Morrison. Peccato che la futura rockstar abbia decisamente bruciato le tappe dell’ascesa all’olimpo, morendo di overdose ancor prima che Yuri lo potesse scritturare e avviare un’operazione musicale che avrebbe riscattato le sconfitte artistiche di tutta la sua vita. Yuri peró non si perde d’animo e tenta di imporlo ugualmente sul mercato. Peccato che il nuovo idolo sia già morto stecchito. Da questo paradosso si dipana tutta la storia.

Un esempio di rockstar zombie precedentemente conosciuta col nome di Keith Richards. Da notare lo sguardo intenso e la pelle PLISSETTATA.

L’impronta dell’opera è abbastanza cruda, Tarantiniana. Ne deriva che la lettura, spesso PULP, presupponga un pubblico già avvezzo a questo genere che non tutti riescono a “digerire” con il dovuto apprezzamento.
Ma allora cosa c’entra la Lucha Libre? C’entra, c’entra. Sono Lucha libre il linguaggio spregiudicato, il ritmo incalzante, l’irriverenza per le regole, il sarcasmo, l’allucinazione colorata in cui viene distorta la realtá. È un trip narrativo che prende il lettore portandolo all’euforia prima dell’inevitabile calo.

Si, perché un calo indubbiamente c’è

Verso la metà dell’opera si assiste a una lenta ma graduale deriva dei toni verso soluzioni che hanno più del fumettistico piuttosto che del letterario, ma la struttura comunque regge, il patto narrativo non si interrompe e il lettore naviga curioso verso il finale.

E le fans sono entusiaste

Notevole è il bagaglio musicale dei due autori, ed è un punto di forza di questo breve ma dirompente romanzo. Giulio Del Bianco e Luca Lippi hanno un passato (e un presente) da musicisti “on stage” e la loro arte trasuda da ogni riga della loro opera.
Luci e qualche ombra su questo primo romanzo del dinamico duo, ma un talento e una padronanza lessicale indubbia che riservano continue sorprese.
Consigliato a tutti quelli che vogliono divertirsi con spensieratezza.
Perché la parola d’ordine è una sola: ROCK STAR!

GIUDIZIO

arroganza

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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